Archivi tag: neopaganesimo

Il fascino del Bonzo

Phende

Dona a chi ami ali per volare, radici per tornare e motivi per rimanere

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

 

 di Salvatore Fortunato

 

 

Dukkha – la sofferenza

Esiste una religione che è anche filosofia e che è anche pratica spirituale: il Buddhismo. Esso si pone prima di tutto come farmaco, esattamente come l’Epicureismo antico ed il suo tetrafarmaco[1].  Questo può spiegare la grandissima attrattiva che il Buddhismo suscita in tutto il mondo neopagano (e su tutti i cercatori spirituali in genere). Se c’è qualcosa che unisce tutti gli esseri senzienti (per usare un termine adatto), è infatti la sofferenza, il dolore. Questo è sotto gli occhi di tutti e dall’alba dei tempi i saggi di tutto il mondo si interrogano sulla sua origine e sul modo di farla cessare. Per l’antica filosofia occidentale, in genere, è l’attaccamento alla materia che genera sofferenza, l’elevazione spirituale di contro la risana. Ma le antiche filosofie, che spesso tenevano fuori dalle loro grazie la stragrande maggioranza delle masse affamate, ha dovuto cedere il passo alla montante marea del nuovo messaggio: il cristianesimo. Anche il cristianesimo infatti si interroga sul dolore e, addirittura, lo umanizza, gli da un volto che diventa un archetipo ed un esempio per ogni fedele. A differenza delle complesse filosofie precedenti però il messaggio è chiaro e diretto e va a colmare uno dei più antichi bisogni dell’essere umano cioè il bisogno di essere salvati. La salvazione è un grandissimo tema portato alla ribalta proprio dal cristianesimo. Per la filosofia pagana infatti era l’uomo che doveva elevarsi al Divino. Per il cristiano è un Dio che si fa uomo e lo salva e lo fa proprio attraverso la sofferenza. È la croce infatti il simbolo della nuova fede ed indicherà da allora in poi che “ognuno ha la sua croce”, ognuno ha le sue sofferenze, che accetta come Cristo ha accettato le sue sul patibolo. È un messaggio semplice che, se non cura, almeno addolcisce l’animo umano. Ho sempre visto infatti il Cristianesimo, più che un farmaco, una sorta di caramella spirituale verso la sofferenza. Soffri? “Ecco, mangia un po’ di Gesù e tutto è più dolce”. Il Buddhismo invece si propone come vera e propria medicina. Si indica un metodo seguito ad un’analisi razionale. Ciò che colpisce in particolare è che questo metodo sembra funzionare! È quello che io chiamo “il fascino del bonzo”. Il monaco, colui che vive il dharma intensamente, dedicandovi la propria vita appare sereno, tranquillo, raggiante. La sua testa calva ed i suoi abiti particolari suscitano un non so che di luminoso. Forse è questo il segreto del fascino di questa dottrina. Ho infatti visto “nostre” sacerdotesse (di diverse tradizioni), struggersi per il Dharma (Dhammain Pali), prenderne come delle gazze ladre, pezzi di filosofia ed usarne gli oggetti di culto. Penso che sia altrettanto normale per un tipo spiritualmente inquieto, viste queste cose, rivolgersi direttamente alla fonte. Le vie neopagane infatti non si pongono assolutamente nessun problema verso i grandi interrogativi dell’essere umano perché sono per la maggior parte vie “defilosofizzate”. Questo naturalmente vale anche per la sofferenza. Nella Wicca si ha una concezione gnoseologica del dolore ma non ci sono certo trattati che affrontano il tema né esistono discussioni in merito. Spesso mi è capitato di parlare con i “colleghi” e la risposta più comune a riguardo è: “queste cose le lasciamo ad altri …”. Si, ma la riflessione sulla sofferenza? “ma sai, è un percorso pratico, certe cose le lasciamo ad altri …”.

 

Anicca – l’impermanenza

“Tutto scorre” come si suol dir, attribuendo la massima ad Eraclito, che probabilmente non la pronunciò mai. Questo è tutto ciò che un neopagano può dire riguardo ad un altro tema fondamentale dell’essere umano. Perché l’essere non è stabile? perché tutta muta la propria forma? Che cos’è il divenire? A cosa porta? In genere un neopagano, se proprio vuole discutere, va a pescare concetti teosofici che a sua volta sono stati estrapolati dalle filosofie dell’oriente, Buddhismo compreso. Nessuno si aspetterebbe un trattato di ontologia, ma sarebbe stato interessante partire da posizioni come quelle della “durata del tempo” di Bergson, ad esempio. Perché è importante speculare? Semplice perché la teoria aiuta la pratica e molto spesso la precede. Se sai come porti verso il divenire, allora saprai affrontare i cambiamenti della vita e saprai dare consiglio su come fare. Ma per quello ormai c’è lo psicologo che ti dice che sotto sotto te piace soffrì … di la verità Mr. Grey! Per la dottrina buddhista invece la speculazione sul divenire è utile a giungere alla conclusione che la pace deriva dal non attaccamento. Tutta la realtà fenomenica infatti sarebbe un insieme di aggregati che prima o poi si dissolveranno. “Proprio come una goccia di rugiada in cima a un filo d’erba si dissolve rapidamente al levar del sole e non ne rimane più nulla, così la vita degli uomini, come una goccia di rugiada, è di breve durata ed effimera[2] . Anche l’uomo è quindi un insieme di aggregati. I così detti cinque Khandha. Prima o poi questi aggregati si scioglieranno come neve al sole e di quello che noi chiamiamo Io, non rimarrà nulla. Ecco che l’attaccamento verso ciò che è impermanente, mutevole, destinato a dissolversi, reca sofferenza. La presa di coscienza del carattere impermanente di tutte le realtà fenomeniche e della propria individualità, è lo scopo della disciplina mentale, cioè della famosa meditazione buddhista, per raggiungere la liberazione. Moltissimi neopagani integrano la meditazione buddhista nelle loro pratiche, perché? Probabilmente perché l’incantesimo da solo non è in grado di donare quella serenità della mente di cui tutti oggi abbiamo bisogno. Così siamo Buddhisti di giorno, Pagani di notte e Hindu nei week end … o magari Cristiani, in fondo “Parigi val bene una messa.” Si, ma la riflessione sul divenire? “ma sai, è un percorso pratico, certe cose le lasciamo ad altri …”.

 

Anattā – il Non Sé

Secondo l’insegnamento di Buddha, non esiste né atman individuale, né atman universale. Ricordo che l’atman è un concetto vedico che indica il soffio vitale, il concetto che più spesso viene indicato con il Sé e che si potrebbe accostare a quello di Anima individuale. Ora secondo la filosofia Hindu vi è una sostanziale equivalenza tra l’atman e il Brahman cioè l’atman universale, il Divino. Questa teologia sottolinea l’immanenza del divino nell’uomo e quindi scopre la sostanziale divinità insita nell’uomo. Un concetto molto simile a quello della misteriosofia occidentale dopo l’orfismo. Il divino non può quindi essere concepito come altro da Sé. « Chiunque adori una divinità diversa dall’Immensità, pensando ‘Essa è uno, io sono un altro’, non sa. È come un capo di bestiame per gli dèi. »[3]. Ora il Buddhismo annienta questa concezione teologica. Come non vi è alcun Io (che in quanto aggregazione è impermanente) così non vi è alcun Sé né personale né universale. Questo perché tutto è impermanente e quindi non può esistere alcun “soggetto” sia in senso fisico che metafisico. Questa dottrina è veramente fondamentale: se non la si capisce è impossibile una vera conoscenza del Buddhismo perché l’Anatta (Anatman in sanscrito) è forse la sola dottrina specificatamente Buddhista. Tutto, per il Dharma, è un flusso senza un’esistenza indipendente.  Queste nozioni sono alquanto shockanti per un occidentale abituato a pensare ad ogni essere umano con una propria anima individuale. Pensare ad una persona senza anima è allibente eppure la riflessione buddhista è sempre soteriologica, mai pura speculazione teoretica. Ovviamente nel neopaganesimo non c’è né pura speculazione né un intento soteriologico per cui l’anima … C’è? Non c’è? Cos’è? Boh! Ci si affida a Platone, il padre dell’Anima ma poi non ci piace perché la separa dal corpo, allora ci affidiamo alla teoria olistica di derivazione ebraica ma con una spruzzatina di teosofia che non guasta mai … Perché nel Buddhismo si riflette sulla mancanza di Anima? Perché appunto il suo intento è soteriologico per cui si punta a salvare l’uomo, si punta alla liberazione. L’idea di Io, di anima, di Sé è falsa e immaginaria, non corrisponde a nulla nella realtà e , anzi, è la causa di pensieri pericolosi di “me” e di “mio”, di desideri egoistici e insaziabili, dell’attaccamento, dell’odio e della malevolenza, dei concetti di orgoglio ed egoismo. È  la fonte di tutte le difficoltà del mondo, dai conflitti personali fino alle guerre fra le nazioni. Togliendo tutto ciò che è personale il Buddha pensa di liberare il mondo. Sarà per questo che ogni ricercatore spirituale cade prima o poi in questa filosofia. Chi non vuole essere liberato? La stragrande maggioranza dei neopagani sono spiritualmente inquieti come biglie di metallo sul pavimento, pronti ad essere attratti dalla calamita a gambe incrociate. Credo che il neopaganesimo sia veramente e nuovamente pagano, nel senso che non riesce a dare delle risposte alle inquietudini dell’uomo, ma con una differenza rispetto al passato. In passato ci furono circoli culturali aperti alla riflessione e i cui frutti tutti mangiano, ancora oggi, in Occidente. Oggi non vi è più riflessione, per cui da una parte servono continue stampelle (dal Buddhismo, dallo Yoga, dalle tradizioni sciamaniche, dalla Qabbalah masticata male, un po’ da tutto … purché esotico!), dall’altra non ci si pone nemmeno il problema, tanto per chi vuole andarsene la porta è aperta. E la riflessione sull’Anima? “ma sai, è un percorso pratico, certe cose le lasciamo ad altri …”. Si, ma a noi cosa rimane!?

 


[1]La filosofia antica infatti non era pura chiacchiera come è oggi, ma era una vera e propria pratica spirituale che “adiuvava” il culto. N.d.A.

[2] Ariguttaro-Nikaya, VII, 70)

[3] (da Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, I, 4, 10; citato in Alain Daniélou, Miti e dèi dell’India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008)

Da Melusina al femminino castrato

Fallogocentrismo e corpo della donna

di Pietro Colombo

 

 melusina 2

 

La corporeità femminile, l’identità della donna e la sua capacità di generare sono sempre state al centro del dibattito sociale. La femminilità è sempre stata inquisita dalla comunità politica, sociologica, medica e familiare. Ma nulla e nessuno può definire la donna, al singolare, a meno che la donna stessa. Questo è un breve articolo, un articolo scritto da un uomo, un pezzo non solo sulle e per le donne. Queste sono parole di auto-riaffermazione, per chi volesse, mettere in discussione e decostruire il fare societario e in maniera traslata, rivedere le radici delle proprie convinzioni.

 

Il serpentesco dalla doppia natura, la curiosità uccide il gatto

 

Il mito di Melusina[1] è una storia più volte rivisitata, presente in diverse culture, ricreata e narrata in differenti contesti[2] ma con una storyline dai punti comuni. Tralasciando l’origine del mito e le figure mitologiche ispiratrici della donna Melusina vorrei fare qualche riflessione sulla sua narrazione. Il protagonista del folklore sembra essere Raimondino che, mentre è a caccia nei boschi di Colombiers, uccide per errore suo zio. Sconvolto dall’omicidio si rifugia in una selva dove decide di compiere suicidio. Recandosi a una fonte, assetato, incontra tre giovani ma nel girarsi solo una si palesa. È Melusina. Gli rivela di essere al corrente dell’incidente e di poterlo salvare, ma a due condizioni vincolanti: lui la sposerà e non dovrà mai cercarla o guardarla il sabato. Data l’avvenenza della giovane, Raimondino accetta il patto. Il matrimonio porta felicità e prosperità: nascono numerosi figli e le ricchezze del giovane aumentano. Le assenze della fanciulla non passano però inosservate, la gente mormora, si sospetta dell’infedeltà di Melusina e Raimondino diventa sospettoso. Da qui la rottura del tabù. Raimondino si nasconde nella stanza da bagno e attende la moglie, tradendone la fiducia.  La sposa si muta così in una figura antropomorfa, metà donna e metà serpente, intrinsecamente dicotomica. Venuta a sapere del tradimento la giovane scompare, in alcune versioni con i figli, lasciando la superficie e il marito per tornare nelle acque.

Questo mito è stato più volte rimaneggiato, il carattere di curiosità del giovane rispetto alla fata-demone Melusina ha preso piede rispetto al mancato controllo dell’uomo della donna. Melusina non è solo donna, non è solo madre, non è solo fanciulla. Lei è “altro”. E solo lei, nella sua identità può autodeterminarsi e proclamarlo.  La sua corporeità è affar suo, unicamente lei ha il diritto di proclamarsi fata o demone o donna o madre. Il mancato rispetto dei patti, strizzando l’occhio alle Wunschelwybere tedesche, porta a una sola conclusione: l’abbandono dal campo di gioco. Un meccanismo tipicamente morale che porta il “protagonista palese” del mito a interrogarsi. E quindi riflettiamo.

 

Le politiche di controllo societarie nella modernità

 

L’italia è un paese fallocentrico. Basti pensare all’uso terminologico. Riguardate il titolo di quest’articolo, non l’ho scelto a caso. L’uso del maschile per definire la donna, la metafora fisica legata a doppio filo con i testicoli. Ce ne accorgiamo solo quando vi facciamo attenzione. L’utilizzo linguistico porta con sé il livello si significante. E fa cultura. Il movimento femminista nel nostro stato porta con sé un retaggio statale fallocratico, misogino, antropologicamente limitante.  Le politiche del controllo del corpo e dell’identità della donna sono all’ordine del giorno, pensiamoci: l’acceso dibattito sull’aborto, sulla maternità surrogata, sulle quote rosa, la grande narrazione sociale della sindrome premestruale (chi si ricorda la pubblicità delle famose pilloline con le impiegate d’ufficio?), la differenza lavorativa, la creazione della subcultura dell’otto marzo. Queste voci non sono spesso narrazioni dalle donne ma bensì racconti di uomini sulle donne. Apriamoci la testa, un passo culturale alla volta.  Lorella Zanardo, attivita e giornalista italiana, ha realizzato per esempio una serie di documentari[3] sull’utilizzo mediatico del corpo femminile. Per me, che non ho a che fare ne con un corpo ne con un’identità femminile sono stati un sorso di acqua fresca, un modo per osservare come si è creato un precedente ideologico senza precedenti.

 melusina

 

Le streghe, le donne e gli archetipi

 

E nell’universo del neopaganesimo moderno? In che modo emerge la donna, la sua voce, il suo corpo e la sua identità?  Parliamo di archetipi, ovvero: in ambito filosofico, la forma preesistente e primitiva di un pensiero (ad esempio l’idea platonica); in psicologia analitica da Jung ed altri autori, per indicare le idee innate e predeterminate dell’inconscio umano e per derivazione in mitologia, le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell’uomo. In stregoneria è fin troppo noto l’archetipo della dea tripartita, legata alla generatività della donna, divisa da menarca e menopausa. Ma qui le voci delle donne sono diverse. La filiazione non fa parte di tutte le donne così come la maternità non fa parte di tutte le gravide. La voce di un concetto non sviluppa la vostra (di donne) identità ma la arricchisce. La divinità può essere guerriera, amante, madre, poliforme o indeterminata. È compito delle donne autodefinirsi, autorivendicare chi sono singolarmente e cercare di distruggere con un fulmineo colpo di coda sepentina la fallocrazia. E qui la stregoneria aiuta, libera, de-dogmizza. Da uomo, cresciuto da una fervente femminista, sono fermamente convinto come la vostra voce sia in grado di liberarvi, di autoriaffermarvi, singolarmente. La donna è. La donna sa. La donna crea e distrugge:

 

“Perché io sono la prima e l’ultima, Io sono la venerata e la disprezzata, Io sono la prostituta e la santa, Io sono la sposa e la vergine, Io sono la mamma e la figlia, Io sono le braccia di mia madre, Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli. Io sono la donna sposata e la nubile, Io sono colei che da’ la luce e colei che non ha mai procreato, Io sono la consolazione dei dolori del parto. Io sono la sposa e lo sposo, E fu il mio uomo che mi creò. Io sono la madre di mio padre, Io sono la sorella di mio marito, Ed egli è il mio figliolo respinto. Rispettatemi sempre, Poiché io sono la scandalosa e la magnifica”.[4]

 



[1] Il nome è per la prima volta presente nel folklore celtico, il termine Melusina, considerata fata nella mitologia è stata traslata grazie al romanzo Histoire de Lusignan (o Roman de Mélusine), scritto da J. d’Arras verso il 1390. Nel periodo medievale è stata inserita nell’araldica grazie alla sua iconografia di donna con doppia coda di pesce.

[2]The Fair Melusina (Albania, Horace E. Scudder). Legend of Melusina (France, Thomas Keightley). The Legend of Beautiful Melusina, the Ancestress of Luxembourg Counts (Luxembourg). Melusina (Soldiers’ Legend) (Luxembourg). The Mysterious Maiden Mélusine (Luxembourg). Melusina (Germany, Ludwig Bechstein). Herr Peter Dimringer von Staufenberg (Germany, Jacob and Wilhelm Grimm). The Water Maid (Germany, August Ey). Brauhard’s Mermaid (Germany, A. Kuhn and W. Schwartz). Melusina (Germany, Joh. Aug. Ernst Köhler).

[3] Visionabili attraverso la sua piattaforma web http://www.ilcorpodelledonne.net/

[4] Inno a Iside ritrovato a Nag Hammadi

Il credere non è uguale all’iniziazione

untitled

Il credere non è uguale all’iniziazione[1]

 

di Seamus McKeon (traduzione di Carmelo Moretti)[2]

 

La Wicca non è il cristianesimo. Accettare la Dea come tua Signora e Salvatrice non ti renderà automaticamente un wiccan. Accidenti, nella maggior parte dei casi, anche credere in Gesù Cristo, non ti renderà automaticamente un cristiano, perché per esserlo è richiesto il battesimo, il quale a sua volta necessita (pensa un po’) persino di un vero e proprio cristiano che ti battezzi! Riti di passaggio, riti di ingresso, ordinazioni e iniziazioni sono tutti termini per processi simili, i quali portano un individuo all’interno di un gruppo religioso e necessitano di “un altro”, a sua volta, già iniziato. Così come non si può diventare un prete cristiano per auto decreto, allo stesso modo non ci si può iniziare come sacerdote della Wicca, in quanto tutto ciò viene fatto per noi, da qualcun altro che ci ha preceduto.

Non posso iniziare me stesso alla Massoneria o in una confraternita qualunque, ma questo non significa che travestendomi, io non possa risultare vestito tale e quale ad un rincoglionito fanatico di una confraternita. Potremmo sembrare molto simili, seguendo alcuni tristi modi di fare tipici degli anni ’90. Ma uno sarebbe già un membro della confraternita e l’altro … boh, probabilmente lo potrebbe diventare: chiedendo l’ingresso, impegnandosi, bevendo fino allo sfinimento, per poi essere iniziato[3].

Molti di coloro che si definiscono pagani e che si approcciano alla Wicca, ma che non sono iniziati, hanno la falsa percezione che possono auto-consacrarsi alla Wicca e che possono diventare sacerdoti o sacerdotesse, soltanto leggendo qualche libro e decidere di “sentirsi tali”. La cosa più triste è che questi individui sono quelle stesse persone che non sanno neanche che: nella Wicca viene usato un “certo” Libro delle ombre (in diverse forme che variano leggermente a seconda della corrente Gardneriana, o una sua derivazione, come la Alexandriana, e dal luogo in cui ti trovi); che abbiamo tutti gli stessi riti, eseguiamo gli stessi o simili Sabbat, i quali rievocano la mitologia dei nostri comuni Dei; che eseguiamo rituali strepitosi e sempre unici, durante le lune piene, nonostante condividiamo anche una liturgia apposita, ogni volta che ne abbiamo bisogno. In questo modo la probabilità che la nostra pratica diventi stagnante e noiosa è minima. I nostri rituali sono come la fase di preparazione sul trampolino, dal quale potremmo decidere di eseguire una capriola, un avvitamento o un tuffo ad angelo o persino schiantarci di testa e sprofondare nella merda, pagando il prezzo per qualcosa di cui non eravamo assolutamente pronti. Dopotutto, siamo tutti umani e non possiamo pretendere di essere Greg Louganis[4] (anche se ognuno di noi dovrebbe SEMBRARE il Greg Louganis delle olimpiadi durante gli anni ’90).

untitledOlympicGreg

Questa tipologia di Wiccan IRAB (I read a book – ho letto un libro) sono anche spesso i primi, i più accaniti e i più pressanti nel cercare di affermare interpretazioni errate di alcuni dei nostri insegnamenti, nel tentativo di controllare e frenare altre streghe; un atteggiamento che, a quelli come noi che sono già iniziati, sembra davvero sciocco. Così come sappiamo che non c’è una legge universale o regola del ritorno e anche che la Rede Wicca è composta da soltanto 8 parole e che consiglia, non impone. Così come siamo a conoscenza che per diventare parte della Wicca non basta solo leggere, meditare e interiorizzarne la cultura.

La maggior parte di noi deve cercare e la stragrande maggioranza di noi in effetti lo fa[5]. Ed è anche vero che ci sono alcune streghe che sono state veramente fortunate da ritrovarsi una “coven della porta accanto” o giù per la strada, o magari numerose coven nella stessa città (mi riferisco proprio a voi, di Louisville, Kentucky, o di Sandwich, Massachusetts, a metà della costa sud del Massachusetts, e a Salem).

Ma una parte fondamentale per ognuno dei nostri sentieri da strega è quello che di solito viene definito il “ritorno a casa” nella Wica[6]. E’ una sensazione che tutti noi condividiamo, un qualcosa che ci accomuna tutti. Ci vuole tempo, dedizione e perseveranza e quando finalmente si concretizza nell’iniziazione, la sensazione di essere riusciti a ritornare a casa, è praticamente tangibile. Siamo ritornati un’altra volta in famiglia e questo non è altro che una delle chiavi per risvegliare la magia insita in noi stessi e nei mondi tra i quali stiamo a cavalcioni.

Dunque il primo passo verso l’iniziazione è quello che noi chiamiamo il “cercare”. No, questo non significa salire sulla scopa e dare la caccia ad una sfera dorata volante chiamata boccino[7]. Non significa neanche ricercare false verità per poi spacciarle per veritiere, e credetemi, siamo capaci di farlo, per capire basta soltanto chiedere di Aidan Kelly[8]. La ricerca avviene quando in maniera propositiva si iniziano a cercare le persone giuste per noi stessi.

Molte volte questa ricerca viene fatta su internet, passando al setaccio Witchvox.com, gruppi Facebook, Twitter e tonnellate di altri luoghi. Un botto. Non c’è alcuna garanzia che tu possa trovare qualcosa di neppure lontanamente utile, ma è proprio lì che giace parte del mistero. Ti potrebbe capitare di non trovare per molti mesi o anni, una coven che si trovava proprio nelle tue vicinanze,  prima che i tempi siano maturi per te, prima che tu la noti e la trovi e che finalmente la consapevolezza di tutto il ricercare che ne hai fatto, non venga sbattuto dentro la tua coscienza. Potresti non trovare una coven nel raggio di 500 miglia. Forse dovrai prendere aerei, treni, guidare per grandi distanze, perché hai davvero bisogno che tutto si realizzi e perché tu senta che ne valga la pena. Ciò richiede sacrifici. Queste cose sono già accadute a molti di noi: alcune persone hanno volato regolarmente, per anni, dalla Polonia all’Inghilterra per poter avere il training, l’istruzione necessaria. Alcune persone, invece, hanno solo dovuto attraversare l’isolato! Ma la Wicca c’è persino in Tasmania. TASMANIA! PER AMOR DEGLI DEI! Ho perfino sentito di uno di noi che è stato in Antartide. Uno con le palle!

untitled3

La ricerca è un qualcosa che nasce dentro di noi. A chi dobbiamo rivolgerci quando desideriamo trovare altre streghe? Gente sconosciuta su internet prende iniziative alquanto affascinanti, creando strane situazioni; ma davvero, i primi a cui dovremmo rivolgerci sono gli Dei. Non sai quali siano i Loro nomi tradizionali? Non preoccuparti, Loro sapranno ascoltarti. Noi abbiamo il “monopolio” su come chiamarli, ma anche se Li chiamiamo, non controlliamo la Loro abilità di ascoltare altre streghe che cercano la via per ritornare ad Essi.

In effetti, noi contiamo su questo, che essi vi guidino. Chiedi agli Dei. Traccia il cerchio, accendi le tue candele e lancia Loro un appello onesto e sincero affinché ti guidino nella giusta direzione, ti portino dalle giuste persone e portino le giuste persone da te. Quando si ha un reale bisogno e si chiede l’aiuto degli Dei per riuscire ad ottenere un onesto risultato, si riesce a realizzare una magia straordinaria, specialmente se ciò ti avvicina a Loro e al Loro servizio. La Taumaturgia può essere divertente, ma la Teurgia è dannatamente straordinaria.

Un incantesimo per cercare una coven dovrebbe essere il primo pensiero logico e uno dei primi passi quando si è impegnati nella ricerca. Alcune streghe decidono di inglobare tutto ciò in un rituale per loro stesse, comunemente riconosciuto come dedicazione. Si dedicano ufficialmente verso lo studio dell’Arte per un certo periodo di tempo, spesso fatto di un anno e un giorno, perché questa è la tipica quantità di tempo minima, che una coven aspetta per poter conoscere un cercatore e vice versa. Quando si frequenta una persona in ciascuna stagione, ci si fa un’idea di chi si vuole unire al gruppo e se sia compatibile con esso.

Una dedicazione non è un’iniziazione ma è un punto d’inizio verso essa. Un incantesimo per assisterti, rafforzare la tua risolutezza, per garantire l’intuizione e portare una persona vicina agli Dei, è una grande idea, specialmente quando non ci aggiungi dettagli stringenti e chiedi Loro di aiutarti a far sì che Loro ti ritengano adatto. La magia con la guida dei nostri Dei può compiere tanto.

Nonostante gli incantesimi e la magia siano una questione di visualizzazione e di un intenso potenziamento della propria visualizzazione con energia e intenzione, NON C’E’ NESSUN INCANTESIMO CHE TI INIZI MAGICAMENTE DA SOLO, SECONDO LA TUA TESTOLINA O IL GIUDIZIO DI TUA MADRE, MENTRE MAGARI TUTTI SONO IN CHIESA. Per essere iniziato dovrai passare per il rito di iniziazione Wiccan presente nel Libro delle Ombre. Dannazione, persino se tu volessi percorrere un sentiero eclettico che non utilizza completamente riti wiccan, devi provarci: l’iniziazione sarà sempre necessaria per essere un membro di qualsiasi forma di Wicca, persino se si fanno cose sciocche e non wiccan, come tenersi i vestiti addosso!

untitlPICCOLOed

La parte difficile è che le opzioni sono limitate da ogni cosa, a partire dall’età, sino alla posizione geografica, nella maggior parte dei casi dipendente dalla possibilità di spostarsi e ciò implica anche da quanto si guadagna e dai mezzi di trasporto. Se una di queste cose è abbastanza da costituire per te una barriera, allora è proprio lì che è meglio concentrare i propri sforzi. Non hai sufficienti soldi per un abbonamento dell’autobus? Lavora sulla magia per la prosperità, trova un lavoro migliore o un lavoro in più e costruisciti la via per avere una tua macchina, come mezzo per raggiungere la tua coven. Chiedi aiuto agli Dei. E’ necessario che tu sia il cambiamento che serve, per far sì che la magia ti aiuti, perché gli Dei aiutano chi, in primis, aiuta se stesso. Gli Dei possono anche darti una mano a procurarti un abbonamento per l’autobus. Lo so, perché sono stato quello che ha sborsato 80 $ per permettere ad un amico di essere presente nel cerchio in modo continuo. Dopotutto, siamo una famiglia.

La parte grandiosa è che ne vale la pena. La parte migliore è che l’iniziazione in “The Wica avviene con la famiglia. Diventi un fratello o una sorella nell’Arte e avrai fratelli e sorelle di coven! E in più una reale fottuta tonnellata di fratelli e sorelle dell’Arte sparsi nel mondo, che spesso si riuniscono e magari vi incontrerete al Pantheacon[9]; ti inviteranno magari a casa loro, che ne so… nei Paesi Bassi[10] e solitamente ti tratteranno benissimo, per nessun’altra ragione, oltre al fatto che possiedi qualcosa di unico rispetto al comune: una devozione all’Arte, ai nostri Dei e una forza di volontà tale, da farti sentire sempre a casa in mezzo a tutti noi. L’iniziazione è il benvenuto ed è anche una trasformazione. La consiglio vivamente. Quindi non essere stupido. Alzati e comincia a cercare.



[1]Testo tratto dal blog ‘Gardnerians. No one speaks for all of us, but some are louder than others’.  https://gardnerians.wordpress.com/2015/09/04/belief-does-not-equal-initiation/

[2]N.d.T. Traduzione su gentile concessione dell’autore.  Seamus McKeon è un gardneriano che vive in California e che ci porta il suo tipico e simpatico punto di vista di americano della West Coast su molti temi tipici della Wicca.

[3]In questo caso l’autore fa riferimento alle tipiche confraternite presenti in molti college universitari del suo paese,  l’accesso alle quali prevede quasi sempre un rito di iniziazione abbastanza goliardico, durante il quale non è escluso l’uso abbondante di alcol. I membri si distinguono spesso tra di loro indossando dei tipici abbigliamenti

[4]Celebre tuffatore olimpionico americano, vincitore di innumerevoli medaglie e premi

[5]N.d.T. Il tema della ‘Cerca’ (the Quest) la ricerca spirituale o eroica, e dell’essere ‘cercatori’ (seekers), ha rilevanza nella nostra cultura occidentale da molti secoli e ritorna nella Wicca, in una dimensione magari più ridotta, anche nella semplice ricerca di una coven dove entrare, per poi continuare assieme ad altri il proprio sentiero

[6]Wica, con una ‘c’ sola, come diceva Gardner

[7]Qui ovviamente l’autore fa riferimento ai romanzi di Harry Potter, dove nel gioco del Quidditch il cercatore (seeker), a cavallo di una scopa, cerca di acchiappare il boccino d’oro (Snitch). Subito dopo c’è anche un gioco di parole intraducibile, Snitches get stiches, per significare che la cerca non deve tradursi nello spiare, altrimenti si resta bastonati… sia chi fornisce informazioni non dovute, sia chi le cerca in modo fraudolento

[8]Aidan Kelly è un autore americano molto controverso. Wiccan a fasi alterne, critico feroce sulle origini mitiche della Wicca, da un lato ha cercato di smontare completamente Gardner, affermando che si fosse inventato tutto, dall’altro, proprio grazie alle sue approfondite ricerche documentali, ha aperto tutto un nuovo filone di ricerca, che per paradosso ha portato a scoprire che Gardner non si era inventato affatto la New Forest Coven dove venne iniziato

[9] Uno dei numerosi congressi o conferenze wiccan o neopagane, che si tengono con regolarità in varie parti del mondo

[10]Esperienze effettivamente capitate all’autore

Lammas, la Stagione del Sacrificio

Siamo ormai giunti ai giorni del raccolto, Lammas, pronti a raccogliere i frutti della Natura, ma anche a restituire qualcosa a cui teniamo.

di Vivianne Crowley

Celebriamo il mistero di Lammas,

la stagione della Regina d’Estate e del Dio Sacrificale.

Dobbiamo rendere nuovamente ciò che più amiamo,

che la danza a spirale della vita continui ancora e ancora.

Dalla morte scaturisce nuova vita, e quindi la rinascita;

dalla gioia al dolore e al dispiacere, poi di nuovo allegria.

Noi umani sembriamo essere programmati per la reciprocità. Quando riceviamo, avvertiamo anche l’esigenza di dare. Come quando da bambini ci hanno insegnato a dire “Grazie” quando si riceveva un regalo o quando qualcuno faceva qualcosa per noi. Questo dà soddisfazione a colui che dà e lo incoraggia a farlo di nuovo. I nostri antenati concepivano il mondo come controllato dagli Dei: se il sole splende, se la pioggia cade, se la terra è fertile, e il raccolto del grano è buono, allora ci sarà abbastanza cibo di riserva per l’inverno, cibo che farà la differenza tra la vita e la morte. Quando gli Dei provvedevano a tutto ciò, le persone li ringraziavano, perciò nelle differenti culture ancestrali abbiamo creato riti e cerimonie, azioni e parole, per onorare gli dei che ci hanno nutrito e per ringraziarli affinché continuino a farlo.

Il sacrificio è uno scambio di energia

È nell’istinto naturale il voler offrire qualcosa più del solo ringraziamento. I nostri antenati offrivano ogni sorta di sacrificio, a seconda di cosa era accettabile a quel tempo e cultura. Potevano essere prigionieri di guerra, bambini appena nati, animali, uccelli, armi, gioielli preziosi, frutti o fiori. Ci era stato dato qualcosa a livello materiale, quindi il nostro istinto era quello di offrire qualcosa di materiale in cambio. Al giorno d’oggi, la maggior parte di noi non crede che gli dei spendano il loro tempo cercando di cambiare le condizioni atmosferiche per noi. Tendiamo invece a vedere la Natura come un ecosistema interconnesso e interattivo. Possiamo vedere la Natura come un’entità viva e cosciente, ma non crediamo necessariamente che alcuni aspetti della Natura siano stati disposti per il nostro benessere dalla nostra divinità tribale. Ad ogni modo, sappiamo istintivamente, anche se non formuliamo consciamente il pensiero, di essere dipendenti dalla Natura. Siamo organismi che fanno parte della totalità della Natura e le nostre azioni, per quanto piccole, possono incidere sul grande sistema. Ognuno di noi individualmente ha poco effetto, ma collettivamente la nostra specie costituisce una delle forze maggiori nel nostro ecosistema, le cui azioni hanno impatto su tutto il resto. Essendo una delle specie più consce sul nostro pianeta, abbiamo il grande potere di cambiare ciò che facciamo e il modo in cui viviamo, abbiamo l’unica responsabilità di assistere l’ecosistema nel suo mantenimento affinché rimanga sano e in equilibrio.

Cosa c’entra tutto questo con Lammas?

Lammas è la festività in cui si celebra il culmine del ciclo materiale dell’anno. La Natura è rinata in primavera, è maturata a Beltane e al Solstizio d’Estate. Ora entriamo nella fase discendente del ciclo, dove la crescita si avvia al declino e iniziamo a raccogliere i frutti prima che la Natura declini e prima che il grano e i frutti muoiano in inverno. È il naturale periodo in cui si ringrazia la Natura per quel che ci offre. Ma come possiamo farlo? Alla Natura importa davvero se tracciamo un cerchio e invochiamo i quarti, o se invochiamo il Re del Grano come Signore del Raccolto e lo tagliamo come sacrificio simbolico? Penso di no. A qualcuno di noi importa? Per molti di noi pagani la risposta è, “Sì”. Questi azioni e riti  simbolici portano dei messaggi molto potenti riguardo a ciò che noi esseri umani riteniamo importante. Ci ricordano che dobbiamo essere costantemente consapevoli che le nostra esistenza umana dipende dall’ecosistema del pianeta. Ci incoraggiano ad essere grati di essere parte di questo ecosistema e a ringraziarlo per il sostegno al nostro corpo e alla nostra coscienza che ci permettono di vivere, respirare e sperimentare le meraviglie della vita.

Essere coscienti del nostro ruolo nell’ecosistema

Essere coscienti di noi stessi come parte della Natura è importante ed è anche molto facile da dimenticare. È facile non essere coscienti e vivere in modo meccanicistico fuori dalla realtà. Quando ci fermiamo dopo il lavoro a comprare del cibo, entriamo nello strano mondo illuminato al neon del supermercato, dove il cibo è raffinato, colorato, tagliato, disegnato, irradiato, riempito di conservanti chimici, trasportato per migliaia di chilometri, confezionato, inscatolato, congelato – mille e uno modi di fare una cosa semplice come permetterci di nutrirci. È molto più difficile mostrare entusiasmo nel celebrare un freezer pieno di cibo congelato, se comparato a un campo pieno di grano dorato. E proprio perché è più difficile dobbiamo sforzarci di ricordare e celebrare Lammas con tutti i suoi significati, perché noi dipendiamo esattamente quanto dipendevano i nostri antenati dall’ecosistema e da ciò che esso può fornirci. Possiamo modificare il nostro cibo con tutti i processi possibili, possiamo imparare a coltivare le cose nel migliore dei modi, ma abbiamo bisogno del sole, dell’acqua, del terreno, come ne avevano bisogno i nostri antenati, se decidiamo di coltivare il cibo di cui abbiamo bisogno.

‘Né io chiedo sacrifici’

Il cibo non è l’unica cosa materiale che il nostro pianeta ci fornisce. Abbiamo un riparo, una climatizzazione, la corrente elettrica – tutti i comfort materiali che attingono dal pianeta e le sue risorse. Lammas può essere quindi la celebrazione di tutto cje che ci è stato dato e un momento per onorare tutto questo con un sacrificio. Il sacrificio è un atto magico di scambio energetico; un modo di ricordarsi delle energie reciproche e interattive che sono alla base del nostro universo. Per i Wiccan, questo può essere una forma di polarità. Nella Wicca, la Dea ci dice, “Né io chiedo sacrifici.” Ma sebbene i nostri Dei non richiedono sacrifici per se stessi, non significa che non valga la pena di sacrificare volontariamente in cambio di ciò che ci viene offerto. Offriamo libagioni alla Terra durante i rituali, ma cos’altro possiamo dare tra le cose che ci sono state offerte? Il cibo è uno dei temi principali di Lammas. Possiamo donare a una banca del cibo, dare soldi in beneficenza per promuovere l’agricoltura sostenibile, o possiamo donare un po’ del nostro tempo e della nostra energia cominciando a coltivare il cibo – anche se si tratta di un vasetto di erbe su un piano cucina. Lo scambio di energie è un principio cardine in magia; un altro è come sopra così sotto. Onoriamo il reame invisibile degli Dei e nel mondo materiale sacrifichiamo qualcosa donando agli altri o al pianeta. Ed ecco che si compie il sacrificio di Lammas.

traduzione di Valentina Ferracioli

Benedizioni solstiziali della dea Belisama

La dea Belisama avava sacro il biancospino, come una delle vie del centro di Milano, identificata con Minerva, i resti del suo tempio romano stanno sotto il Duomo, la chiesa dedicata non a caso a Maria bambina. L’effige di Belisama, trasformata in Madonnina, brilla indisturbata sopra la città: la Splendente.

di Vivianne Crowley – trad. Valentina Voxifera

Al Solstizio d’Estate nella nostra terra in Bretagna, una regione celtica nel nord-ovest della Francia, invochiamo Belisama, la Splendente, la Signora dell’Estate. Alcuni dicono che sia la luce splendente e dorata del sole; altri dicono che sia più focosa, la Signora delle Battaglie e delle Frecce. La troviamo in Francia e anche nella zona di Milano nel nord Italia, dove arrivarono le tribù celtiche in cerca di nuove terre.

scrofa semilanutaRitrovare una Dea del Territorio

Il paganesimo bretone si trova poco al di sotto della superficie, la sua cultura è stata protetta per secoli grazie alla lingua bretone, che nessuno tranne i bretoni conosce. Il Cristianesimo e il Paganesimo si fusero e le antiche vie celate dietro l’apparenza del nuovo. Gli altari romani a Mitra vennero inclusi nelle chiese cristiane. Le statue delle dee romano-celtiche riapparvero come Madonne.

Le antiche divinità bretoni vivono e quando abbiamo iniziato a celebrare all’aperto nella nostra terra, abbiamo scoperto che le divinità che adoravamo nel nostro tempio a Londra non ci parlavano più qui su questa ricca terra, né nella brezza e la salsedine, e nemmeno nelle ombre dei massi eretti verso un cielo carico di stelle. Durante i nostri primi rituali nel cerchio di pietre che abbiamo creato, invocavamo le quattro direzioni usando immagini della tradizione celtica – l’aquila ad est, la cavalla bianca a sud, il salmone ad ovest e il toro nero a nord. Siccome i nomi delle divinità che usavamo in Inghilterra e in Irlanda sembravano non essere adatti, invocavamo allora la Dea e il Dio chiamandoli “Signora” e “Signore”. Una volta durante un rituale ci sedemmo attorno al fuoco e rimanemmo in attesa. Ascoltammo il vento tra gli alberi, il richiamo dei gufi, i fruscii tra i cespugli che indicavano la presenza di alcuni animali curiosi venuti ad assistere al nostro rituale intorno al fuoco. Alla luce tremolante del fuoco e con il sibilo degli alberi, ascoltammo molto attentamente per trovare un significato in questi suoni. Alcune parole arrivarono e in queste trovammo un significato.

Ascoltammo e, nel vento, arrivò un suono. Confrontammo le nostre annotazioni. Sì, avevamo udito la stessa cosa. Trovammo così la nostra prima divinità. L’intuizione aveva trovato un nome e il pensiero ora prendeva il suo posto. Comprammo così alcuni libri sulla storia celtica della Bretagna e scoprimmo le ricerche di Christian-J. Guyonvarc’h, un professore di Studi Celtici all’università locale di Rennes, e le ricerche dei nostri storici bretoni, come Gwenc’hlan Le Scouëzec. Trovammo così le nostre divinità. Scoprimmo  Belisama e così iniziammo ad invocarla.

La Dea Dorata

I mari che circondano la Bretagna su tre lati portano con sé la nebbia, la pioggia, il vento e il sole. È una terra dalle serate estive dai toni dorati, quando il tramonto colora il cielo d’ambra, arancio, albicocca e rosa. È proprio questa luce del sole dorata che portò in Bretagna, nel diciannovesimo, secolo pittori come Paul Gauguin per dipingere “Il Cristo giallo” e “Paesaggio bretone con pagliaio”. Scoprimmo che a Beltane iniziava il tempo di Belisama la dea dell’estate dorata. Nelle lunghe sere dorate, i raggi solari colpiscono i cristalli di quarzo nel granito del nostro cascinale che si illuminano di un bagliore dorato . Sentiamo la presenza di Belisama nel cerchio e tutto intorno mentre le giornate d’estate si allungano. La sentiamo come energia, dorate e luminosa, gioiosa e creativa. Vi è la gioia della risata ma anche la forza. Non la sentiamo né come Vergine né come Madre; ma come la Dea amante, colei che prende come amante chiunque lei voglia e che dona il proprio amore a tutti.

Fuoco e acqua

Al Solstizio d’Estate con il sole al massimo della sua forza, si entra nel segno del Cancro. Il Solstizio porta con sé le energie sia del fuoco che dell’acqua, l’acqua delle piacevoli piogge estive. Lavorando con Belisama nei nostri rituali, lei si presenta a noi come dea della luce solare e dell’acqua. Le nostre estati bretoni sono le estati del sole e degli acquazzoni, quindi tutto ciò ha un senso per noi qui. Nelle nostre ricerche, abbiamo scoperto che c’è effettivamente un legame con l’acqua. Il geografo romano Tolomeo registrò il nome di un fiume del nord-ovest dell’Inghilterra ora chiamato Ribble come Belisama. Abbiamo notato come la nostra visione di Belisama sia del tutto simile a quella della carta dei tarocchi delle Stelle. Spesso la vediamo vicino a ruscelli dove scorrono acque fresche. Non l’abbiamo mai vista vicino al mare o vicino a specchi d’acqua come i laghi. È una dea che scorre. La vediamo camminare sulle rive dei fiumi tra i fiori e i giunchi. Invochiamo Belisama quando i nostri iniziati italiani ci vengono a trovare da Milano. Quando la Dea viene invocata, la luna piena sorge grande e dorata. Vediamo un’altra immagine di Belisama. È forse lei la luna dorata d’estate che vediamo così spesso nella nostra terra illuminata d’oro?

Avvicinarsi ai nostri Dei

In molte tradizioni misteriche pagane, l’invocazione è il sacramento, il nucleo sacro attraverso il quale colui che invoca e la divinità invocata creano un’identificazione temporanea tra l’essere umano e il Divino. In questi momenti di fusione, troviamo visioni, significati, ispirazione, potere e, attraverso un’esperienza interiore, saggezza che può arricchire la nostra pratica spirituale e la nostra vita quotidiana.

La spiritualità pagana usa spesso più i simboli che le parole per veicolare significati spirituali. Non siamo intrappolati come le religioni “del libro” da esseri umani in un particolare tempo e cultura. Attraverso i simboli, gli Dei possono parlarci e evolvere la comprensione che abbiamo di loro. Adoriamo Belisama e le nostre immagini e la comprensione che abbiamo di lei evolvono. Il concentrarsi della spiritualità pagana sui simboli significa che le idee possono evolvere nel tempo – avvengono cambiamenti, e la spontaneità e la creatività rituale vengono incoraggiate. Sappiamo molto poco di come le persone secoli fa la concepissero e la adorassero. Belisama è come la luce del sole – cambia di giorno in giorno. Siamo felici di adorarla così come ha scelto di mostrarsi a noi e in lei vediamo, conosciamo e ricordiamo la bellezza dell’estate.

Benedizioni di Mezzestate

Che le vostre divinità si mostrino a voi quando onorate le maree stagionali. Che il vostro Solstizio sia ricco di prosperità e guarigione. Che il vostro cammino sia benedetto.

Intervista a Heather Greene – portavoce della Covenant of the Goddess

La Covenant of the Goddess è un organizzazione che riunisce congreghe e singoli praticanti della Wicca. Ha una lunga storia negli Stati Uniti che merita di essere raccontata.

di Davide Marrè

 

heather-greeneDi recente Heather Greene, la portavoce, si è occupata della situazione del paganesimo in Italia con un articolo apparso sul rinomato blog www.wildhunt.org, in cui descriveva la situazione delle associazioni gruppi che aderiscono alla neonata Unione Comunità Neopagane che propongono un percorso di riconoscimento del neopaganesimo come confessione religiosa sulla scia di confessioni come buddismo e induismo e quelli invece che, facenti capo al Pagan Pride sono contro a qualsiasi tipo riconoscimento e che hanno più di recente dato vita alla protesta dei selfie contro qualsiasi forma di organizzazione denominazionale del neopaganesimo. La Covenant of the Goddess è un’organizzazione che ha compiuto un percorso interconfessionale di difesa dei diritti religiosi, ma anche di assistenza nelle carceri e negli ospedali e di coordinamento delle comunità wiccane pagane aderenti, ovviamente in un contesto molto più liberale come quello degli USA, che non prevede leggi e articoli costituzionali che regolano il riconoscimento delle confessioni.

 

Sei la reponsabile nazionale delle relazioni esterne per la Covenant of the Goddess, che cos’è la Covenant of the Goddess?

La Covenant of the Goddess (CoG) è un’organizzazione no profit statunitense che supporta le streghe e i wiccan presenti nel paese. L’organizzazione venne fondata nel 1975 in California da un insieme di coven il cui scopo era quello di promuovere la comunità e dare ai propri membri una qualifica sacerdotale. Nel tempo la Covenant of the Goddess ha avuto una crescita sostanziale. I suoi membri si occupano di dialogo interconfessionale, di difendere la libertà e i diritti religiosi, di prestare servizio in prigioni e ospedali, e si occupano di rimanere contatto con le comunità pagane locali.

 

Qual è il tuo compito?

In quanto responsabile nazionale delle relationi esterne, mi occupo dei media e delle pubbliche relazioni per il CoG.

 

Il CoG è una chiesa? Ha ottenuto un riconoscimento da parte del governo americano?

La CoG è un’organizzazione religiosa 501c3 no profit registrata in California. È stata riconosciuta come tale dall’Internal Revenue Service (IRS) del governo federale. È un riconoscimento unicamente basato sui tributi. Un’organizzazione religiosa e una chiesa non sono la stessa cosa. Il governo degli Stati Uniti non riconosce una religione al di sopra di un’altra. Il nostro status è quello di organizzazione religiosa no profit – non di religione.

 

Quando avete iniziato il processo per essere riconosciuti come organizzazione?

La CoG ha ottenuto il suo status di 501c3 nel 1975 al momento della formazione.

 

Hai detto che il governo degli Stati Uniti non riconosce alcuna religione al di sopra delle altre. E che lo status che avete ottenuto è quello di organizzazione religiosa no profit – non di religione. In Italia avviene la medesima cosa, lo Stato non riconosce una religione, ma una confessione, a livello di una o più organizzazioni che in qualche modo sono rappresentative di quella religione. Per esempio abbiamo due grandi denominazioni buddiste: Unione Buddista Italiana e Sokka Gakkay che hanno richiesto il riconoscimento, come confessioni autonome nell’ambito del buddismo. Ma un’organizzazione ha bisogno di molti requisiti per essere riconosciuta, per esempio un grande numero di aderenti, rappresentanze, l’indipendenza economica. Quali sono le differenze negli Stati Uniti?

La differenza sta nel termine “confessione”. Questa parola suggerisce una singola tradizione religiosa oppure una struttura dogmatica che sia in qualche modo definita. La CoG non rappresenta alcuna confessione di Wicca o Stregoneria. Non ci sono tradizioni o insegnamenti wiccan specifici nel CoG. La CoG rappresenta una grande diversità di tradizioni e persone che considerano sé stesse wiccan o streghe.

Il Governo non richiede a un’organizzazione no profit di provare la propria religiosità e non cerca di qualificare un’organizzazione basandosi sulla pratica. Semplicemente deve soddisfare requisiti ormai secolari per le associazioni senza scopo di lucro.

 

Rilasciate la qualifica legale di sacerdote ai vostri membri ?

La CoG rilascia la qualifica di sacerdote a tutti i membri che ne fanno richiesta e che soddisfano i requisiti.

 

La CoG ha quindi dei sacerdoti che possono celebrare dei matrimoni legali per esempio?

In alcuni stati puoi anche non essere un rappresentante religioso o un ministro di culto per poter celebrare un matrimonio. Variano le regole riguardo a chi può celebrare un matrimonio legalmente riconosciuto.

 

In Italia il cattolicesimo è stato religione di stato fino agli anni ’80, e il cattolicesimo è tutelato da un artcolo specifico della nostra costituzione il 7, per le altre confessioni religiose nell’articolo 8 viene detto: “Art.8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.” Quindi solo i sacerdoti di una data confessione religiosa possono celebrare matrimoni legali. Con un’intesa, inoltre una confessione religiosa ottiene altri diritti come l’assistenza militare, simboli e aree regolamentate nei cimiteri, prestare assistenza negli ospedali, assistenza carceraria, diritti nell’istruzione, ecc. C’è qualcosa di simile nella legge americana o nella vostra costituzione?

No, non abbiamo una simile legge. Sotto la nostra Costituzione, il governo non può “non rispettare l’organizzazione di una religione o impedire la pratica” di una religione. Ciò significa che il governo americano non può instaurare un’intesa con nessun gruppo religioso per nessun motivo. I punti in cui il governo e la religione si incontrano vengono negoziati solo dagli specifici enti coinvolti.

Per quanto riguarda i matrimoni, ogni stato americano ha requisiti diversi che determinano chi può celebrare legalmente matrimoni. Un officiante può essere un sacerdote o un laico.

I permessi per prestare servizio come cappellano per i militari e per le carceri vengono decisi dalle singole organizzazioni e istituzioni. Alcune carceri permettono cappellani pagani, altre no. L’esercito sta diventando sempre più aperto e accomodante nei confronti delle pratiche pagane. Ha permesso ai sacerdoti pagani l’assistenza in qualità di laici nel servizio dei cappellani militari.

Il Circle Sanctuary ha portato avanti l’iniziativa della Pentacle Quest, che ha introdotto con successo un simbolo pagano nei cimiteri militari. Il successo di questa iniziativa è dovuto in parte al lavoro interconfessionale fatto da molti pagani. Il supporto di altre organizzazioni religiose non pagane hanno poi avuto un effetto positivo sulla libertà religiosa.

Il lavoro per assicurare diritti legali ai pagani negli Stati Uniti è un’impegno basilare che non richiede alcun riconoscimento ufficiale o intesa con il governo da parte di un’organizzazione rappresentante. Sfortunatamente, mentre la legge è chiara, spesso i capi politici usano la religione per manipolare i voti come in qualunque altro paese.

 

Cos’è una Chiesa negli Stati Uniti? In Italia per molti pagani è una parola tabù a causa della presenza della chiesa cattolica.

“Chiesa”, in forma colloquiale, viene ovviamente usato in riferimento a qualunque luogo di culto cristiano. Altre religioni usano altre parole come “tempio” o “moschea” etc. E molti pagani, che personalmente ho incontrato, naturalmente preferiscono usare la parola tempio, in riferimento ai loro luoghi sacri al chiuso, piuttosto che il termine chiesa.

Come ho detto prima, la CoG è ufficialmente riconosciuta solo dall’IRS come organizzazione religiosa no profit. Non è una chiesa legalmente registrata, né ovviamente una chiesa nel senso più tradizionale. Semplicemente raggruppiamo coven wiccan e stregonesche e solitari le cui pratiche e tradizioni sono molto diverse. Non abbiamo una dottrina religiosa centrale. Siamo solo legati dalla nostra struttura di base, dalle leggi governative e dal nostro interesse comune per la missione della CoG.

 

La CoG come ha cambiato la percezione della Wicca nelle ultime due decadi?

La CoG, insieme ad altre organizzazioni pagane, ha continuato ad educare i media e le comunità locali riguardo alla Wicca e alla Stregoneria. Ogni decade porta con sé le sue sfide, ma i membri si sono sempre battuti per la libertà religiosa e per sfatare dei miti dove occorreva. Per esempio, la CoG ha aiutato e supportato le famiglie in difficoltà alle prese con i pregiudizi nelle scuole; ha parlato alla polizia e ad altre autorità delle pratiche stregonesche; ha corretto i cliché dei media sull’argomento; e ha lavorato nelle organizzazioni interconfessionali per dare voce alle minoranze pagane.

 

Ci sono stati oppositori all’inizio? Qualcuno che fosse contro la vostra organizzazione? O qualche wiccan (o membri di qualche tradizione affine) che hanno criticato la CoG?

Essendo wiccan incontreremo sempre delle persone che si sentono investite della missione divina di cancellare l’eresia dalla faccia della terra. Ma non abbiamo incontrato particolari opposizioni durante la fondazione perché nessuno, eccetto il governo, sapeva della nostra esistenza.
Inoltre, quando la CoG venne creata, la popolazione pagana era molto più piccola e la diversità nella pratica non era così grande. L’organizzazione ha soddisfatto un bisogno sociale di un piccolo movimento californiano in crescita.

Legislativamente parlando, la nostra costituzione americana garantisce ai pagani il diritto di beneficiare di tutti i programmi del governo che vengono offerti alle altre organizzazioni religiose. Abbiamo il diritto legale di formare un’associazione no profit purché si aderisca alla regolamentazione legislativa legata a questo status. Con l’avvento di internet, siamo molto più esposti e più pubblici.

 

Com’è il movimento neopagano negli Stati Uniti? Pensi che la CoG faccia parte delle comunità neopagane o preferite fare riferimento solo a quelle wiccan?

In generale, i pagani americani non usano il termine “neopagano”. In rare occasioni, viene usato per differenziare gli antichi e i moderni praticanti. Quindi trasfromando la domanda in termini più americani cioè se penso che la CoG faccia parte della comunità pagana o se preferiamo rivolgerci solo a quelle wiccan posso dire che la CoG è un’organizzazione wiccan e stregonesca. I suoi membri devono aderire allo statuto, che include qualche elemento genericamente wiccan che deve essere accettato farne parte. In ogni caso, la CoG è anche parte della grande comunità o movimento pagano.

Negli Stati  Uniti, “pagano” è un termine che comprende la Wicca, ma anche molti praticanti della Stregoneria. Essendo parte di questa comunità, interagiamo regolarmente con eteni, druidi, asatru e altre tradizioni affini.

 

Ci sono grandi differenze tra i pagani contemporanei? Di recente ho letto questo articolo  Defining Paganism and Neopaganism che cosa ne pensi?

Si, ci sono moltissime differenze nella moltitudine di pratiche pagane, anche all’interno della Wicca stessa.
Siamo una piccola parte di un più ampio movimento di cambiamento religioso e culturale. La natura e la bellezza delle culture religiose alternative risiedono proprio nella diversità della pratica e nella fluidità delle credenze. È un movimento religioso basato fondamentalmente su un’esperienza spirituale creativa che è altamente personale.

 

In quanto pagani, pensi ci sia qualcosa che condividiamo nelle pratiche e nelle credenze? In Europa abbiamo la PFI che ha cercato di trovare alcuni principi comuni per tutti i pagani. E ci sono autrici come V. Crowley e J. Farrar che spiegano a grandi linee ciò che il paganesimo dovrebbe essere. Che cosa ne pensi?

Questa è una domanda di difficile risposta, è come il cosiddetto “Santo Graal”. Tutti vogliono cercare una struttura comune ma potrebbe non essercene una. Per essere membri, la Covenant of the Goddess, come la PFI, richiede l’accettazione di alcuni principi di base che appartengono alla tradizione wiccan. Comunque, il nostro statuto non cerca di stabilire alcuna connessione con la pratica. Inoltre non pretendiamo che quei principi generali vengano accettati da tutti all’esterno della nostra organizzazione.

La parola pagano viene liberamente usata per un gran numero di pratiche. Questo numero sembra aumentare ogni anno. C’è una caratteristica comune tra loro? Non lo so e non sono sicura che abbia importanza. Alla fine di questa ricerca, l’unica cosa comune potrebbe essere l’uso del termine pagano.

 

In Italia abbiamo iniziato a esaminare le grandi differenze tra i neopagani (wicca, neodruidismo, avaloniana, etc.) e i tradizionalisti/veteropagani (qualche eteno, tradizionalisti romani, ellenici, nazionalisti celtici e altre religioni etniche), che cosa ne pensi? Negli Stati Uniti ci sono queste forti distinzioni tra questi due rami del paganesimo moderno?

Negli Stati Uniti, non percepiamo queste due pratiche così diverse come ramificazioni distinte. In America, queste fanno parte di un movimento culturale e religioso alternativo più ampio. E non abbiamo neanche le pratiche tradizionaliste o folkloriche come nei paesi europei. Le religioni indigene americane molto spesso non sono pratiche ereditarie di una parte della popolazione etnicamente non nativa americana. Mentre spesso vengono stimate e venerate, queste religioni indigene sono solitamente praticate da una piccola popolazione di Nativi Americani (First People) che hanno vere radici indigene. Quello è un ramo differente dell’albero delle religioni e, soprattutto, i nativi non si considerano pagani.
Detto questo, ci sono grandi differenze tra le varie pratiche pagane ed etene, come ho affermato prima. I wiccan non sono ricostruzionisti ellenici. Gli asatru non sono druidi. Queste sono religioni e strutture separate e distinte.

Alcune organizzazioni legate al druidismo, alla wicca, alla tradizione avaloniana o generalmente neopagani hanno creato l’Unione della Comunità Neopagane. Hanno trovato un cuore comune di credenze e pratiche e ovviamente molte differenze. Seguono l’esperienza della comunità buddista che ha unito la tradizione mahayana, il buddismo tantrico, e il buddismo giapponese, nell’UBI (Unione Buddisti Italiani). siccome la legge italiana è molto diversa da quella americana, l’UBI è stata riconosciuta come denominazione religiosa dopo 30 anni. Cosa ne pensi? È possibile che differenti forme di neopaganesimo possano diventare anch’esse una denominazione religiosa riconosciuta? O pensi che le differenze siano molto più marcate rispetto a quelle riscontrate nel buddismo?

Quando la CoG venne fondata nel 1975, le differenze nella pratica erano all’apparenza talmente grandi che pensavamo non saremmo mai riusciti a riunire streghe di diverse tradizioni. Comunque, ciò non è accaduto. Ora, dopo quasi 40 anni, abbiamo capito che le nostre differenze non sono poi così grandi. Anche con le nostre differenze nelle credenze e nella pratica, abbiamo lavorato dandoci costituzioni e statuti neutrali. I membri possono rivederli ogni anno e proporre cambiamenti, che vengono adottati o rifiutati attraverso il consenso.
Non siamo una confessione; siamo molte tradizioni ma ci siamo riunite sotto un unico tetto che è la CoG. Non è e non è mai stato il nostro desidero quello di diventare “una” tradizione della “Stregoneria” o della “Wicca”. Apprezziamo le nostre diversità e incoraggiamo la diversità nella pratica.

Alcuni pagani pensano che se l’UCN verrà riconosciuto perderanno qualcosa, hanno paura che il Neopaganesimo diventi una religione istituzionalizzata. Che cosa è avvenuto negli Stati Uniti? Alcuni wiccan hanno problemi nell’avere un’organizzazione istituzionale come la CoG? Pensano che la CoG voglia rappresentare tutti?

Negli Stati Uniti ci sono molti pagani ed eteni che non supportano alcuna organizzazione o istituzione di sorta. Allo stesso tempo, ce ne sono altrettanti che riconoscono i benefici dell’avere delle istituzioni e delle organizzazioni legali. Coloro che sono contro, semplicemente non aderiscono e sono liberi di praticare come vogliono.

La CoG, in quanto organizzazione, lavora per la comunità che serve nella sua interezza. Molto di quel lavoro, e quello di altre organizzazioni, porta benefici per tutti – indipendentemente dall’appartenenza a un’organizzazione. Ad ogni modo, nessuno obbliga nessuno a diventare membro. Siamo diversi e rispettiamo questa diversità in tutti i modi.

Siamo una comunità veramente piccola in Italia, che cosa suggeriresti per crescere? Qual è il modo migliore?

Non ci sono regole sul come “crescere”. La CoG è nata negli anni ’70 in California. Quel tempo e quel luogo erano completamente diversi dalla cultura americana contemporanea. E, certamente, l’Italia è molto diversa. Gli unici ingredienti che possono essere comuni a entrambe le situazioni sono: la sincerità nella propria opinione, la flessibilità, e la perseveranza.
Credere sempre in ciò che si fa è giusto. Siate flessibili perché le attitudini e la cultura cambiano. Andate avanti; continuate a superare gli ostacoli. Siate sempre sintonizzati, guidati e connessi al vostro spirito personale.
L’unica cosa che mi sento di dire è di ricordarsi che crescere non significa diventare strutturalmente grandi. Una piccola istituzione ben strutturata e ben gestita può avere un’impronta e un’influenza notevoli.

 

Traduzione di Valentina Ferracioli

Onorare la Terra

La stagione autunnale e la sua sintonia all’elemento Terra. In che modo possiamo onorarla e quali suggestioni spirituali ci può trasmettere.

di Vivianne Crowley

 

Sono il fresco suolo di Primavera lavato dalla pioggia,

nettare per le narici, in cui tutti i semi fioriscono;

Sono i soleggiati campi d’Estate,

caldi al tocco, letto degli amanti;

Sono il sottobosco in Autunno,

ricoperto di foglie, proteggo ciò che sotto giace;

Sono la terra ghiacciata in Inverno,

sembro arida, ma in me c’è vita.

Vivianne Crowley, Earth Charge

 

Per me, l’autunno è la stagione più in sintonia con l’elemento Terra. Intorno alla nostra casa nella campagna francese, i campi sono stati spogliati del grano dorato dell’estate. La terra è arata e ricca di concime per le colture invernali. Il mais è secco e imbrunito, pronto per essere raccolto. Le foglie sotto ai piedi nei boschi sono anch’esse secche e marroni, e castagne di un marrone inteso sono disseminate qua e là. L’odore della Terra è intenso nelle mattine nebbiose e cariche di rugiada.

 

In autunno è tempo di onorare la Terra

Abbiamo celebrato il raccolto del grano, ora è tempo di celebrare il raccolto dei frutti della Terra. Onoriamo la terra che ci dà ricchezza e abbondanza. La Terra ancora produce abbastanza cibo per la maggior parte di noi, ma man mano che la nostra popolazione cresce, aumenta anche il nostro appetito per il cibo, come le proteine animali che consumano molte delle risorse della Terra e creano gas serra. Diventiamo sempre più coscienti della fragilità dell’economia agricola globale che ci tiene in vita. Ci preoccupiamo della biodiversità dei semi e della diminuzione della popolazione di farfalle e api che impollinano le coltivazioni di cui abbiamo bisogno. Scopriamo che le grandi compagnie hanno preso possesso delle risorse dei semi e cercano di tutelarle e controllarle. L’interconnessione dell’economia globale rende difficile capire cosa possiamo fare come individui pagani o come comunità. È facile sentirsi  tanto impotenti da credere che non si possa fare nulla per cambiare qualcosa.

 

Siamo i figli della Terra

Non tutti i pagani sono eco-pagani. Abbiamo pagani da Tempio e pagani da natura selvaggia. Vi sono alcuni che trovano la loro più alta espressione spirituale da soli sotto le stelle, la luna, o il sole; altri che trovano l’intensità del Divino durante i rituali in un tempio sacro. Non tutti vogliono occupare Wall Street, ma tutti noi siamo figli della Terra, i figli di Gaia. Uno dei fili unificatori del variopinto arazzo che è il paganesimo contemporaneo, è l’amore per la natura e per la Terra. È banale, ma è vero, se vogliamo adorare la natura dobbiamo avere una natura da adorare. Il successo della nostra specie è straordinario su molti livelli, ma a un prezzo alto. La Terra e gli altri esseri che condividono questo pianeta stanno pagando questo prezzo. La perdita del nostro mondo naturale è un disastro per tutte le specie della Terra, ma per i pagani il dolore ha una dimensione dolorosa ulteriore; per noi la terra è un essere senziente con coscienza e volontà.

 

Riparare l’Etere

Un buona notizia che in parte ha dato speranza è stata data qualche giorno fa:  almeno una parte dell’elemento etere inizia a ricostituirsi dal danno che abbiamo provocato. La novità dal World Meteorological Organization e dalla United Nations Environment Programme è che l’attuazione del Protocollo di Montreal del 1987, che prevedeva la cessazione della produzione di gas CFC di refrigerazione e degli spray aerosol, sta iniziando a riparare il danno allo strato di ozono. La cattiva notizia è che i gas atmosferici di serra hanno raggiunto livelli da record.

C’è ancora molto da fare e c’è bisogno di tutta la nostra energia e pressione sui governi affinché qualcosa venga fatto. Quando i problemi sono così grandi, ci sentiamo schiacciati. Se soccombiamo alla mole di problemi reagiremo con il rifiuto, o persino disperazione. Possiamo arrivare anche ad odiare e disprezzare la nostra stessa specie, dimenticandoci che siamo creature di bellezza e ingenuità così come di distruzione.

Canterò per Gaia

Canterò per l’antica Gaia,

Madre di Tutto, più antica della creazione,

Tu che nutri tutti gli esseri del mondo,

tutto ciò che dimora sulla terra,

tutto ciò che nuota nei mari,

tutto ciò che vola –

tutti sono nutriti dalla tua abbondanza.

Attraverso te, siamo benedetti con figli

e con raccolti abbondanti.

Tu hai il potere di dare la vita – e di portarla via.

Dall’ Inno omerico a Gaia, VII sec. AEC

 

Per onorare la Terra possiamo fare rituali per lei, possiamo offrire libagioni per lei, possiamo lasciare regali o offerte nei suoi luoghi sacri. Tutti questi atti di devozione ci ricordano ciò che è importante e sacro e ciò che apprezziamo. E come i nostri antenati pagani hanno fatto, possiamo cantare per lei. Ma possiamo trasformare la devozione in azione. Possiamo onorare Gaia attraverso le scelte che operiamo riguardo all’energia che usiamo, il cibo che mangiamo, i beni che compriamo, e le organizzazioni che supportiamo. Rendere verde il pianeta renderà verde anche il nostro spirito. Fare le scelte giuste ci da energia e potere. Quando ci sentiamo potenti abbiamo il coraggio di agire e di fare di più. Creiamo una spirale in cui un’azione ne ispira un’altra.

 

Trovare rifugio nel piccolo

i_ching_09_hsiao_chu Ciò che spesso mi viene in mente quando penso a queste cose, è l’antico sistema di divinazione e filosofia cinese I Ching, il Libro dei Cambiamenti. L’esagramma 9 dell’I Ching è Hsiao Ch’u. I vecchi testi inglesi lo traducono come “Il Potere Addomesticante del Piccolo”. Testi più recenti parlano di “Attenzione al dettaglio” o “Piccolo raccolto”. Appare spesso quando siamo in una condizione di debolezza e abbiamo bisogno di di focalizzarci sui piccoli cambiamenti che accumuliamo per raggiungere l’obiettivo che cerchiamo. Quando dobbiamo raggiungere la sostenibilità per il nostro pianeta, se tutti noi facessimo dei piccoli cambiamenti, ne otterremmo uno più grande. Bisogna anche dire che quando il viaggio è lungo, può essere difficile iniziare, quindi iniziamo con piccoli passi – e andiamo avanti.

 

Azione collettiva

All’Equinozio molti di noi nel mondo si recheranno a New York, Rio, Bogota, Santiago, Amsterdam, Parigi, Londra, Madrid, Roma, Milano, Berlino, Varsavia, Delhi, Melbourne, e in altre grandi città e piccoli centri nel mondo per il People’s March Against Climate Change per dimostrare che le persone ordinarie vogliono agire per il cambiamento climatico. Chi di noi abita in una democrazia dove le manifestazioni pubbliche sono permesse sono in una posizione invidiabile. Molti altri non possono protestare, non possono avere voce così, noi che possiamo, dobbiamo parlare anche per loro. Ma camminare per Gaia non è sufficiente. Possiamo operare cambiamenti nel nostro stile di vita, e possiamo anche persuadere gli altri. Le parole possono essere potenti ma le azioni simboliche come i rituali di una comunità  possono essere d’ispirazione per gli altri. In quanto pagani, possiamo usare ciò che ci riesce meglio, perciò facciamo dell’autunno la stagione della Terra e con le parole, le azioni, le canzoni e i rituali muoviamo con gli altri qualche piccolo passo avanti.

 

 

traduzione di Valentina Ferracioli

 

 

Il Neo del paganesimo

 Il Neo del paganesimo

“C’è un vecchio detto a riguardo di coloro che dimenticano la storia. Non lo ricordo, ma è molto bello.”
Stephen Colbert

di Salvatore Fortunato

Un grande filosofo contemporaneo, Salvatore Natoli, usa coraggiosamente il termine neopaganesimo per parlare di una nuova etica capace di dare un senso all’epoca post-cristiana. Un’etica indubbiamente non cristiana ma non necessariamente anti-cristiana. Per farlo Natoli si riferisce alla visione greca del mondo ma, in particolare, di una certa grecità e non della cultura greca in tutta la sua interezza. Perché questa scelta selettiva? Ce lo dice esplicitamente lui stesso: “Certo ai greci non si torna. Caso mai li si sceglie. Il paganesimo – per quel tanto che è possibile – non designa un’appartenenza, indica solo un’opzione. Anzi è a questo titolo che esso è ancora possibile. Ma che cosa vuol dire che il paganesimo è ancora possibile come opzione? È vero, quel che il tempo consuma si perde irrimediabilmente, ma è altrettanto vero che quanto è accaduto, per il fatto stesso d’essere accaduto, dura indefettibilmente, almeno secondo la classica formula che factum infectum fieri nequit: ciò che è accaduto non è suscettibile in alcun modo di mutamento. Quel che è accaduto in qualche modo resta com’è, e bisogna stabilire come. L’accaduto non è solo qualcosa che cessa d’essere, ma è anche qualcosa che in certo senso guadagna per sé l’eternità. Detto altrimenti, tutto ciò che cessa d’esistere come vita, continua a vivere come idea, resta impregiudicato come modello.[1] Ovviamente il filosofo parla di etica cioè il modo in cui gli uomini scelgono di vivere. Noi, in quanto nuovi pagani, scegliamo un modo di vivere ma anche un modo di praticare la nostra forma di religione, l’interrogativo però è sempre lo stesso: Cosa significa Essere pagani nel nuovo millennio?

 

Paganesimo storico e modernità

Tutti i culti pagani contemporanei intendono riferirsi, in qualche modo, al cosiddetto paganesimo storico (e già qui sorgerebbe un lungo dibattito sul termine “pagano”). La differenza sta proprio nel “modo” in cui ci si riferisce al passato. Abbiamo quindi due elementi, il “passato” cioè quello che viene definito paganesimo storico, ed il “modo di riferirsi ad esso” cioè le modalità con il quale ci si relaziona con questo bagaglio storico. Per il primo elemento, necessita un brevissimo excursus per capire quanto è lontano quel “mondo”. Nel 380 e.v. l’imperatore Teodosio I decreta l’imposizione del cristianesimo quale religione di stato. Due anni dopo, nel 382, l’ara della Vittoria, l’ultimo importante simbolo pagano viene rimosso per sempre dalla Curia romana per decisione di Graziano. Tra il 391 ed il 392 e.v. si susseguirono i decreti teodosiani che sancivano definitivamente l’intolleranza verso la religione preesistente. Si mise al bando ogni genere di sacrificio pagano, si proibì addirittura di volgere lo sguardo verso gli antichi santuari. Si proibirono persino i culti privati con la grave accusa di lesa maestà. Ovviamente il processo di “de-paganizzazione” fu graduale perché gli antichi culti sopravvissero in campagne e luoghi remoti. In oriente, Giustiniano, ancora nel 529 comminava la pena di morte a quanti avessero continuato ad osservare i riti antichi. Più lenta fu la cristianizzazione dell’Europa del nord ed ancora più lenta quella dell’est dove ancora oggi in alcune campagne della Lettonia ci sono piccole comunità pagane. Questo solo in Europa naturalmente, ma l’occidente cristianizzato ha conquistato le Americhe per esempio, l’Oceania e parte dell’Asia. Emerge un dato storico incontrovertibile: la fine di un Mondo, la fine di un’epoca. Eppure dopo più di un millennio di “morte” pagana c’è chi si dichiara ancora pagano. Vi sono altri che non si dichiarano pagani ma addirittura usano altri termini per indicare la prosecuzione di quel mondo ormai scomparso. C’è chi usa termini (simili) come Gentili, praticanti la Religio e così via. Questi ultimi vorrebbero “continuare” le religioni del passato così come erano all’epoca (certo magari togliendo i sacrifici cruenti!), ricostruendo pratiche cultuali attraverso un’attenta analisi documentale, che spesso però è solo ideale. È proprio questo il punto: si può continuare qualcosa che non c’è più? Ed ecco il secondo elemento alla nostra attenzione. Vi sono vari modi attraverso cui i moderni pagani si relazionano con le religioni del passato. Alcuni ammettono semplicemente di ispirarsi ai vecchi culti, altri come i Gentili sopra menzionati, affermano di voler continuare il passato, di continuare una Tradizione. Mentre la posizione di chi si ispira semplicemente è più intuibile, di meno facile comprensione sembra la posizione del continuum.

 

Mala tempora currunt

La nostalgia per il passato è una costante che attraversa ogni generazione . “Si stava meglio quando si stava peggio” è la classica frase qualunquista e nostalgica che si usa dire quando il contatto con la realtà sembra labile, quando il presente è vissuto con paura ed incertezza. Ecco che scatta la nostalgia che, a sua volta,  crea un grande mito, quello dell’età dell’oro, immaginato come un tempo fuori dal tempo dove tutto era bello e “si potevano mangiare anche le fragole”[2]. Così la Roma antica diventa la civiltà dei valori, dell’integrità morale, della religiosità vissuta intensamente… dimenticando che concausa della decadenza dei Fasti romani fu dovuta anche alla dissoluzione morale e che la gravitas romana spesso era in contrasto con il pragmatismo più sfrontato, soprattutto in campo religioso. [3] La Grecia diventa un ideale di perfezione, un’epoca di intellettuali e di uomini razionali … dimenticando la misoginia imperante e l’irrazionalità misticheggiante tipica della grecità.[4] Insomma ogni epoca ha avuto ovviamente dei lati positivi ed altri negativi così come i due aspetti sono insiti nell’uomo stesso. Ora data questa premessa, può avere un senso nel tempo presente ri-evocare quel passato? Appurato il dato incontrovertibile della fine storica di un’epoca e di un culto che senso ha, nel tempo presente, celebrare il natale di Roma o l’anniversario della dedicazione del tempio di Venere (ora distrutto)? Suona un po’ come se ora a Torino volessero celebrare San Nicola di Bari! O come se nel mio piccolo paese ci mettessimo a festeggiare per l’anniversario della dedicazione del Duomo di Milano! Altra questione delicata, a quale passato ci si riferisce? Volendo celebrare (nonostante il discorso di prima) una ritualità romana, o greca o celtica, a quale passato ci si riferirebbe? La Roma dei Re era diversissima da quella degli Imperatori. La Grecia di Atene era diversa da quella di Sparta ed entrambe le città furono diverse da loro stesse nel periodo classico ed in quello ellenistico, tanto per fare un esempio. Ogni comunità aveva le sue festività, i suoi riti e di suoi miti che spostati dal loro contesto perderebbero il loro senso originale. La verità è che la storia non è una serie di diapositive di cui si può tranquillamente scegliere quella che ci piace di più, ma è piuttosto un fiume in piena che tutto travolge, religioni comprese. Attaccarsi alla sua immutabilità non fa che sancirne, definitivamente non solo la  morte, ma la mummificazione, come una guida turistica che mostra un reperto in un museo. Quante ritualità pagane ha preso la chiesa cattolica? Basti pensare alle cose più semplici come portare una statua in processione o incensare un luogo. Si può parlare in questo caso di tradizione, cioè di un passaggio? E quando si può parlare della così sospirata Tradizione?

 

Tradizionalmente tradizionali

La tradizione è un passaggio ininterrotto di forma oltre che di consapevolezza. Se guardiamo al mondo religioso, c’è sempre un passaggio, un travaso da un’anfora all’altra ma non sempre passa la forma e la consapevolezza insieme. Se guardiamo al folklore vediamo che alcune forme (riti carnascialeschi, accensione di fuochi ecc) sono passate da un mondo (quello pagano) ad un altro (quello cristiano) senza un passaggio di consapevolezza. Sono per caso consapevoli i manifestanti mascherati di compiere un gesto apotropaico? Sono per caso consapevoli i paesani che accendono un fuoco per Sant’Antonio che quel fuoco è propiziatorio? Ci sono consapevolezze invece che sono passate in forme diverse, pensiamo ad esempio al culto di un santo. Come prima invocavo una forza con la consapevolezza che possa guarirmi da un male, adesso invoco la stessa forza sotto un’altra forma con la stessa consapevolezza che possa guarirmi da un male. Mentre nel caso in cui ci sia passaggio di forma e consapevolezza, si è certi di trovarsi di fronte ad una tradizione, in questi casi  è dubbio. Il concetto di Tradizione è stato ampiamente trattato da colui il quale viene definito il codificatore dell’esoterismo dottrinale del XX secolo: René Guenon . Egli definendosi esclusivamente come un tradizionalista, esalta l’idea di una Tradizione primordiale, fonte di ogni conoscenza veritiera fin dall’origine e trasmessa, dall’inizio del mondo, senza alterazione attraverso l’iniziazione. Naturalmente, tutto ciò che non si conforma a questa concezione della Tradizione è giudicato antitradizionale, mentre ciò che appare come deformazione dell’iniziazione sarebbe, in realtà, una contro-iniziazione, come nel caso della teosofia, per esempio. Da questa concezione deriva non solo una critica alla scienza, ma anche una forte critica alla religione, considerata come degenerata in moralismo e rea di provocare delle pseudo-spiritualità come ad esempio lo spiritismo. Nonostante ciò, la Tradizione primordiale veicolata dall’iniziazione (cioè l’esoterismo) ha bisogno dell’appoggio della religione (essoterismo). Ma quale religione? È necessario per l’iniziato, secondo Guenon, unirsi alla religione culturale in vigore, considerata come garante del deposito tradizionale proprio ad una razza, ad uno spazio e ad un dato tempo. Conformemente all’esoterismo tradizionale, un iniziato occidentale sarà, quindi, frammassone. Mentre sul piano essoterico sarà cattolico o ortodosso. Guenon stesso si convertirà all’islam, trasferitosi in medio oriente.  Evola fa propria questa idea, ma anziché di principi da conoscere, parla di “stati dell’essere da realizzare”. Entrambi gli esoteristi vedono però la Tradizione su di un piano “ideale”, che non è mai traducibile senza residui in quello storico. Essa è perciò qualcosa che trascende ogni forma storica, per cui fossilizzarsi su determinate forme storicamente condizionate vorrebbe dire per Evola tradire, nel vero senso della parola, la Tradizione. «La tradizione – dice Evola – è, nella sua essenza, qualcosa di metastorico e, in pari tempo, di dinamico: è una forza generale ordinatrice in funzione di principi aventi il crisma di una superiore legittimità (…) forza la quale agisce lungo le generazioni, in continuità di spirito e di ispirazione, attraverso istituzioni,leggi, ordinamenti, che possono anche presentare una notevole varietà e diversità». E subito dopo denuncia come errore fatale «l’identificare o il confondere l’una o l’altra di siffatte formazioni di un passato più o meno lontano con la tradizione in sé stessa »[5]. Il compito dell’uomo tradizionale non é quindi per Evola imbalsamare la storia, di negarla, ma quello di mantenere inalterati, nel tempo, i rapporti rispetto ai principi metafisici che sono immutabili e che rappresentano la Tradizione stessa. Ma se la Tradizione é metafisica, come é possibile la conoscenza di essa? Evola dichiara esplicitamente lo sforzo razionale della filosofia come insufficiente e il sentimento della religione inadeguato a ciò. Il mezzo principe é rappresentato per l’ esoterista dall’esperienza, non solo sensibile, ma anche e soprattutto quella di natura sovrasensibile. Ora molti ricostruzionisti pagani (gentili) fanno proprie le teorie di Evola applicandole però al culto strictu sensu, dimenticando la concezione metafisica e atemporale della Tradizione, imbrigliandola ad un epoca e ripetendo gli stessi gesti, gli stessi riti e celebrando gli stessi avvenimenti di millecinquecento anni fa. Molti si domandano se questo abbia un senso. Spesso poi viene data una colorazione politica alla ricostruzione religiosa, che diventa una ricostruzione culturale tout court. Questo ovviamente solo per dare giustificazione religiosa ad una teoria, quella evoliana, che era squisitamente metafisica e spirituale, ma non religiosa in senso devozionale. Quando Evola voleva spingere il regime fascista a ritornare alla Romanità lo voleva fare attraverso i mezzi propri della Tradizione: I simboli.

 

Indietro tutta o verso l’infinito e oltre?

In conclusione possiamo dire che alcuni pagani tentano di “ricostruire” il passato come se non ci fosse mai stato il crollo di un mondo ed il subentro di un nuovo mondo cristiano, con il suo modo di fare e di pensare. Stranamente sono vittima anch’essi di questo modo di pensare. Si, perché pensare di avere la verità, sentirsi una religione privilegiata e migliore rispetto alle altre é una mentalità tipicamente giudaico – cristiana! I neopagani hanno un approccio che potremmo definire antropologico alla storia. Ogni religione ( come ogni pensiero umano) va contestualizzato. É sempre stato cosi anche nelle antiche civiltà. Pensare di avere la stessa sensibilità di un romano (di quale romano poi?) può essere vista come un’ingenuità anacronistica. É un po’ come voler pensare a tutti i costi come i nostri bisnonni, vestendoci come loro e magari pensare ad un bel matrimonio combinato per i nostri figli. Avrebbe senso? Se é vero che esiste una Tradizione fatta di principi metafisici che passano attraverso i simboli, non si potrebbe impiegare quei simboli e basta? Che senso ha dire: ” Salue Iuppiter” magari in qualche improbabile accento d’ oltre oceano, quando si può benissimo utilizzare la nostra lingua attuale per invocare il padre degli Dei? É necessario celebrare l’inaugurazione di un tempio attualmente inesistente, o forse avrebbe più senso per noi festeggiare l’apertura di un nostro tempio? Ha senso festeggiare l’unificazione dell’Attica sotto la città di Atene che attualmente ha un’altra organizzazione amministrativa? Ai posteri l’ardua sentenza…



[1] S. NATOLI, I Nuovi Pagani. Neopaganesimo: una nuova etica per forzare le inerzie del tempo. Il Saggiatore, Milano 1995, p. 16

[2] Cit. Vasco Rossi, Sally

[3] Basta per esempio vedere il caso dei prodigi. Il desiderio di ottenere segni da parte degli dei si è sempre accompagnato con il bisogno, a volte contraddittorio, di non determinare in anticipo l’azione umana. Da qui tutta una serie di procedure di rifiuto di consultare tali segni, quelle scappatoie ritualizzate, quelle tecniche di capovolgimento di presagi nefasti (come la formula absit omen) , e quel ricorso costante a una controprova se i primi segni apparivano sfavorevoli. Oltre ai presagi c’è da dire che una delle cause dell’ascesa del cristianesimo fu proprio la poca fede che i romani avevano nei propri dei.

[4] Nel ’49 il Dodds c’ha scritto anche un libro: Dodds Eric R. – I greci e l’irrazionale, BUR

[5] J. Evola, Gli uomini e le rovine (1953), Roma 2001, p. 64.

Neopaganesimo: verso una definizione

Neopaganesimo: verso una definizione

La galassia del moderno paganesimo sta acquisendo nuove consapevolezze. Le differenze sono il punto di partenza attraverso cui conoscersi meglio.

di Cronos

Sette anni fa, in un paragrafo de L’essenza del Neopaganesimo, parlavo di ricerca di una definizione, ma molte cose sono cambiate da allora all’interno della variegata comunità neopagana. Quella ricerca si è approfondita negli ultimi anni grazie a diverse iniziative, tra cui il Progetto articolo 8 che ha suscitato un notevole dibattito.

Questo progetto ha costretto loro malgrado, favorevoli e contrari a schierarsi e a misurarsi nelle loro differenze e questo confronto ha creato e sta creando la fondamentale consapevolezza tra i “nuovi pagani” che esistono delle aree diverse nel moderno paganesimo italico. Una linea di confine sembra essere quella che separa i “tradizionalisti” dai neopagani.

Neopagani e veteropagani

Entrambi questi gruppi si rifanno in modo diverso al vasto numero di religioni che viene oggi incluso nella definizione di paganesimo antico. Queste religioni precristiane dell’area europea e mediterannea erano per lo più legate ad un popolo specifico ed erano religioni che presentavano anche localmente spesso notevoli differenze tra di loro.

Tutte queste religioni erano legate ad un appartenenza al gruppo sociale, che chiameremo per comodità etnos, anche se il termine si presta a notevole confusione. Fino ad un certo punto della storia se eri romano praticavi la religione romana, se eri greco la religione greca o una delle sue varianti misteriche, riservate a una fetta assai ridotta della popolazione (orfismo, misteri di eleusi, pitagorismo), se eri egizio praticavi la religione locale di una delle città dell’Antico Egitto, se appartenevi ad una delle varie popolazioni celtiche una declinazione locale della religione dei druidi. La religione era un tutt’uno con l’appartenenza culturale ad una società, quella di un villaggio di campagna o di una città all’interno di un popolo.

È qui che inizia una prima distinzione tra i moderni pagani, quella tra neopagani e veteropagani3, l’approccio con il passato. Per i primi il passato è un’ispirazione, la cui interpretazione tra l’altro cambia a seconda del periodo storico, per i secondi il passato rappresenta talvolta addirittura un’età dell’oro i cui valori (non solo quelli riferiti alla religione) devono essere riportati all’età presente. Inoltre in questo passato ci sono le radici di un’identità etnica tuttora esistente secondo la loro ottica. Chi pratica una qualche forma di religiosità legata alla tradizione romana si conforma in qualche modo anche all’etica della Roma antica, per quanto possibile nell’età contemporanea, cercando di far risorgere i valori di Fides, Pietas, Majestas, Virtus, Gravitas.

I neopagani, pur prestando attenzione alla storia, acquisiscono invece modelli etici più tipici dell’età contemporanea, penso alla filosofia e all’etica dell’ecologia profonda, alle influenze della Legge di Thelema (fa ciò che vuoi), ai movimenti per i diritti civili (femminismo, ecc.) ed anche alla New Age. Da tutto ciò  consegue per esempio una morale sessuale più aperta e inclusiva di tutte le differenze, una visione della famiglia legata al rapporto armonico con la natura (che tiene conto della devastante sovrappopolazione), il rispetto profondo per la vita animale, e non solo quella umana, che si traduce spesso in regimi vegetariani, se non vegani, la coscienza di essere parte di un ecosistema, il pacifismo e il rifiuto della violenza, la parità di diritti e opportunità tra i sessi, il rifiuto delle forme di governo totalitarie di qualsiasi orientamento politico, per dirne brevemente qualcuna. È solo in seconda battuta che vengono recuperati dei paralleli con il paganesimo antico ogni volta che è possibile (e spesso lo è!).

 

Ricostruzionismo e decostruzionismo

Le tendenze ricostruzionistiche, cioè la riproposizione di una pratica spirituale (o persino di uno stile di vita) che sia il più possibile simile quello dei nostri antenati pagani, hanno in realtà operato in entrambi i campi. Ma ovviamente esse sono preponderanti in tutti quei gruppi veteropagani, o tradizionalisti che dir si voglia, che si rifanno a un etnos e che cercano di recuperare o ricostruire il passato perduto.

Questa non è un esigenza fondamentale per i neopagani.  Non hanno la necessità di radicare la propria identità etnica in questo o quel popolo. Per esempio nel druidismo si sente sicuramente il fascino fortissimo della tradizione celtica, ma le suggestioni sono molteplici, e come religione viva sente l’influsso anche di altre spiritualità indoeuropee o di suggestioni contemporanee o di reinvenzioni (non molto si sa del resto della religione dei druidi). Se il Druidismo nelle sue origini è neopagano, non si può dire altrettanto del celtismo, che si rifà invece all’identità etnica (questione che apre notevoli problemi storici) dei popoli celtici (e che talvolta è succube di strumentalizzazioni politiche). Seppur spesso confusi Druidismo e Celtismo non sono la stessa cosa.

Indubbiamente il confine non è netto, ma i praticanti del druidismo si sono diffusi ben oltre l’area di influenza celtica, e si sono trovati di fronte alla sfida di ridare vita ad una religione seguendo l’ispirazione dell’Awen, e non solo le tradizioni celtiche o il folklore di questo o quel luogo che non avrebbero potuto colmare da sole la lacuna.

Questo seguire l’ispirazione ha dato per esempio origine a quello che è oggi il calendario delle festività neopagane, la Ruota dell’Anno, il calendario di otto festività seguito dal Druidismo, dalla Wicca, dal Reclaiming, e da diverse altre correnti neopagane. Ross Nichols nel crearlo operò non tanto un processo di ricostruzione, ma un processo di decostruzione, a cui seguì una riformulazione di quello che era il calendario delle festività dell’Ancient Druid Order.

Laddove si decostruisce altrove si ricostruisce, per esempio le religioni etniche tendono a riproporre  i calendari civili (a cui corrispondono i calendari religiosi) dell’etnos di riferimento. Per esempio il calendario delle festività civili romane.

 

Una diversa percezione del tempo

Certo il problema qua si fa molto più complesso, nel corso della storia romana i calendari cambiarono, e addirittura potevano esistere diversi calendari tra l’Urbe romana e le campagne, con festività di importanza diversa. Il calendario agricolo romano era legato, come quello celtico ai fenomeni stellari e portò i romani a suddividere l’anno in 8 parti in cui gli Equinozi e i Solstizi indicavano il periodo centrale delle stagioni. L’inizio delle stagioni era invece legato alle levate eliache delle Pleiadi, o del tramonto di Lira.  L’inizio della primavera era scandito da un fenomeno metereologico: il primo soffio dello Zeffiro o Favonio, un vento dolce che proveniva da Ovest e che iniziava a farsi sentire intorno al 7-9 di febbraio come spiega Ovidio nei Fastes1.

Nell’Antica Grecia invece avveniva più o meno lo stesso, Esiodo in Le Opere e i Giorni spiega minuziosamente i riferimenti astronomici del calendario agricolo. La levata eliaca delle Pleiadi, circa 2500 – 3000 anni fa avveniva alla metà di maggio2 che era anche un dei riferimenti seguiti dai Celti nel calcolo della festività di Beltane. Ma il calendario agricolo anche qui poteva differire dal calendario della polis e delle sue festività civili e religiose, un tempo a cui vorrebbero rifarsi i praticanti dell’ellenismo.

Io credo che esista una diversa percezione del tempo che distingue fondamentalmente il neopaganesimo dal veteropaganesimo. Nel primo la proposta è quella di un tempo nuovo che sia fedele al ritmo della terra e al ciclo delle stagioni. Nel secondo c’è la riproposizione di un tempo antico che sia fedele all’etnos e all’ethos rappresentato in questo tempo, un tempo di ricorrenze religiose, ma anche civili (penso alla fondazione di Roma, alla morte di Cesare, ecc.).

In questo non c’è un meglio e un peggio, ma semplicemente due prospettive differenti.

 

Religioni della Terra e Religioni Etniche

La maggior parte delle religioni neopagane si considerano religioni della Terra4, della Natura se preferite, mentre una buona parte dei tradizionalismi considera se stesso come religione etnica, perché la tradizione finisce per rappresentare un etnos identitario che non esclude ovviamente un legame con il luogo, ma che vede un legame prima di tutto con il territorio, inteso come specificità locale che ospita l’etnos. Il neopaganesimo vede la Terra come Madre globale, e in secondo luogo fa riferimento al Genius Loci. La religione etnica ha più a cuore il legame col territorio particolare. Anche qui le prospettive non sono in contraddizione, sono volti della stesa medaglia, anzi a volte convivono in uno stesso gruppo.

Anche a livello internazionale i riferimenti sono diversi, non è un caso che il Movimento Tradizionale Romano, faccia parte dell’ECER, l’European Congress of Ethnic Religion, mentre le organizzazioni neopagane hanno come riferimento la filosofia della Pagan Federation5.

 

Il guado

Individuare queste, che sono solo alcune delle differenze tra neopaganesimo e veteropaganesimo, non significa tracciare una muraglia, ma bonificare una palude in cui realtà diverse si confondono tra di loro per un uso un po’ spregiudicato del termine paganesimo, in un’area, l’Italia che ha già visto diversi paganesimi moderni. I termini a volte vengono usati impropriamente come delle entità onnicomprensive sotto cui si pretende debbano stare tutti: si guarda alla parola senza curarsi del significato e soprattutto del senso che essa assume nel contesto.

Ma ora che il guado è visibile è anche possibile parlarsi da una sponda all’altra nel rispetto delle reciproche differenze. Abbandonando quell’atteggiamento difensivo e derisorio dove gli uni vedono solo i difetti degli altri. I passi che verranno compiuti nei prossimi anni all’interno dell’uno e dell’altro campo determineranno comunque il destino di entrambi. C’è già sufficiente storia del veteropaganesimo per capire probabilmente la forma che prenderà in futuro, mentre è tutto da vedere se il neopaganesimo si dimostrerà in grado di strutturarsi come religione (o insieme di religioni) in grado di influenzare l’epoca presente o resterà un movimento sconnesso di spiritualità alternative e di alternativi, molto attivi nel mondo virtuale, ma incapaci di fare fatti: la partita è ancora tutta da giocare.

 

1 Silvia Cernuti, La patera di Parabiago, in L’Astronomia n. 237, pag 44 – 52.

2 Davide Calonico, Riccardo Oldani, Il tempo è atomico: breve storia della misura del tempo, Hoepli editore

3 Per la distinzione si veda anche AA. VV “L’essenza del neopaganesimo”, pag  , e John Halstead,  Defining Paganism e Neopaganism in http://www.patheos.com/blogs/allergicpagan/2012/09/19/defining-paganism-and-neopaganism/:   If you are attempting to reconstruct a Pagan past, then you are more of a “Retro-Pagan” (thanks Pagan Princess for the term) than a Neo-Pagan.

4 La dicitura anglosassone è earth based religion.

5 E oltre alla PF, le organizzazioni wiccan guardano alla Covenant of the Goddess e all’Aquarian Tabernacle Church, quelle druidiche al Druid Network e all’OBOD, ecc.