“tutti gli atti d’amore e di piacere sono rituali a me consacrati”
Con queste parole, Doreen Valiente nel suo Incarico della Dea racchiude l’essenza stessa del concetto di amore universale, su cui le religioni e correnti neopagane fondano il loro credo. Rispetto alle altre religioni tradizionali e monoteiste, il concetto di peccato, nella Wicca per esempio ma anche in tutte le altre religioni neopagane, è assolutamente non contemplato, in quanto la sessualità, a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, viene considerata come atto di amore verso gli Dei e manifestazione stessa del divino. Tale concetto, nella Wicca, è sostenuto anche dalla “legge morale” del “finché non danneggia nessuno, fa ciò che vuoi” che sottolinea la completa libertà e responsabilità di azione dell’individuo, astenendosi dai giudizi universali. Facendo un passo indietro nella storia, al vecchio paganesimo, le forme di amore e sessualità tra persone dello stesso sesso erano estremamente tollerate, tanto da entrare a far parte della vita quotidiana degli antichi pagani e influenzare la letteratura, in particolare quella greca, di narrazioni e personaggi pervasi dall’ estasi d’amore verso persone dello stesso sesso, così come la mitologia, che risulta essere ricca di storie di amanti omosessuali e di divinità anche inclini all’amore queer o addirittura dalla sessualità non binaria o transessuale come nel caso delle divinità vediche. Ci sono prove che in antiche città come Tebe e Sparta, le fila dei soldati fossero piene di coppie di amanti gay che prima della battaglia officiavano riti sacri al divino Eros.
I culti pagani antichi però, come sappiamo, sono stati distrutti e assorbiti dal cristianesimo, che secoli fa obbligò le persone ad abbandonare le divinità antiche per il suo Dio e tutte quelle forme di amore ritenute offensive nei suoi riguardi, come quello omosessuale, vennero considerate peccaminose e deviate e dunque da combattere. In generale, le manifestazioni di libertà di pensiero e di espressione della propria diversità ed unicità venivano ritenute tentativi del demonio di contrastare la parola di Dio e per questo motivo, se pensiamo alle donne che praticavano rituali della tradizione contadina e legate ad un principio divino femminile, vennero portate sul rogo e uccise.
Ma all’inizio del XX secolo, i culti tradizionali della stregoneria iniziarono a risorgere contro i tentativi di oppressione, in particolare quando cominciarono a formarsi in Inghilterra delle congreghe segrete che fondavano le loro pratiche sui riti tradizionali delle streghe. Negli anni ‘50 Gerald Gardner e Doreen Valiente diedero una struttura a quelle pratiche stregonesche, arricchendole con altre pratiche esoteriche e formando ciò che oggi è riconosciuta come religione neopagana ufficiale, ossia la Wicca, che venera il divino come immanente e che si manifesta sottoforma di principio di Dio e di Dea. Ma non tutte le tradizioni wiccan si basano su questo dualismo così come non tutte le streghe sono wiccan e tantissime di queste si rifanno ad altre tradizioni e correnti, alcune rivolte a sole donne o soli uomini, alcune molto inclusive ed alcune particolarmente attive per la lotta ai diritti civili:
Dianismo: una tradizione per sole donne
Il Dianismo o Tradizione dianica è una corrente religiosa neopagana ginocentrica incentrata sulla Grande Madre primigenia e sullo sviluppo della consapevolezza femminile, i cui rituali e prtatiche sono accessibili solo alle donne biologicamente femmine. Questa tradizione può essere intesa come una corrente enoteistica, poiché concepisce la presenza di una unica fonte divina che possiede diverse manifestazioni, ovvero tutte le Dee dei diversi pantheon delle culture del mondo. La corrente dianica femminile si ispira ai culti romani precristiani di Diana, alle tradizioni matrilineari del mondo insieme alle pratiche di stregoneria tradizionali ma anche moderne. Il divino viene percepito come “essere femminile” in quanto matrice creativa primordiale che ha allo stesso tempo partorito sé stessa, senza un processo di unione dei sessi, ed emanato tutte le diverse forme di vita dal centro della sua spirale.
Diana è la divinità rappresentativa di questa tradizione in quanto modello di indipendenza, libertà, integrità e completezza e nel dianismo l’attenzione è focalizzata sul corpo femminile dove i processi di guarigione e l’esperienza del divino sono resi possibili grazie alla riunificazione del corpo, con la mente e lo spirito. Lo sviluppo di questa particolare corrente può essere collegato ai movimenti femministi degli anni Sessanta. Nel 1970, Zsuzsanna Budapest, una strega ereditaria dell’Ungheria, diede origine ad una coven femminista, aprendo anche il primo negozio di libri esoterici di spiritualità femminile chiamato “Feminist Wicca”. La Budapest è considerata colei che ha riportato alla luce una corrente spirituale esclusivamente femminile e tutti i suoi insegnamenti ancestrali andando così a creare una tradizione, fondendo le diverse pratiche e credenze di stregoneria tradizionale (in particolare quella italiana legata alla stregheria e al culto di Aradia) con quelle a lei tramandate dalla madre. Grazie alla celebrazione consapevole dei misteri del sangue femminile: nascita, menarca, gravidanza, menopausa e morte, questa tradizione si pone come uno dei sentieri per riscoprire la parte intuitiva e la sacralità della donna come manifestazione terrena della Dea e del suo potere creativo. La coscienza femminista e le sue visioni sono inoltre spesso amalgamate tra i contenuti di un rituale,
Una Fratellanza di uomini gay: i Minoici
Se da una parte esiste una tradizione di streghe accessibile solo da persone di sesso femminile, esiste d’altro canto anche la Fratellanza Minoica, una tradizione stregonesca misterica ed iniziatica rivolta solamente agli uomini principalmente omosessuali e bisessuali. La celebrazione della vita, l’amore tra gli uomini e la magia, riferita principalmente all’isola di Creta ma anche con elementi delle mitologie egea e dell’antico vicino oriente, sono i tratti caratterizzanti di questa tradizione che prevede nelle sue pratiche anche una forte impronta di spiritualità queer.
Con un nucleo di tipo gardneriano, la Fratellanza è strutturata su tre gradi di iniziazione che contraddistinguono, come nella Wicca tradizionale, diversi livelli di responsabilità e coinvolgimento nei misteri ed ha una organizzazione formata in gruppi chiamati “grove”, gestiti da un Minos insieme a un Server e/o un Kouros. Si parla di una tradizione iniziatica, basata sulla segretezza dei riti e dei misteri e con un lignaggio risalente a Eddie Buczynski (Lord Gwydion), ritenuto il suo fondatore. La Fratellanza Minoica nasce a New York City nel 1975 in un periodo in cui prolificano la maggior parte delle correnti della Traditional Witchcraft in risposta alla cultura eterosessista. Eddie era un anziano della tradizione gardneriana e della New York Welsh ed anche il fondatore della Wica Tradition, sulla quale la Fratellanza fonda le proprie basi. Queste tradizioni si basano sul concetto di polarità della Natura e che la magia, all’interno di un gruppo, possa essere efficace solo se praticata tra un uomo e una donna e che senza questo bilanciamento ogni esperimento magico è destinato al fallimento. Queste idee incoraggiavano un atteggiamento omofobico in molte congreghe di quel tempo, tanto che solo qualche raro gruppo accoglieva gli omosessuali. E furono tali atteggiamenti che spinsero così Lord Gwydion a sviluppare una corrente che celebrasse la magia che è possibile creare tra uomini che amano altri uomini, unendo il lavoro fatto nelle tradizioni nelle quali era stato iniziato insieme alle sue conoscenze e ricerche sulle civiltà antiche.
Iniziazioni “same gender”, Wica Tradition
Dopo il terzo grado gardneriano, Lord Gwydion fondò una coven con la sua partner Hela che prosperò per diversi anni. Ma egli non condivideva lo stampo troppo conservatore imposto dai gruppi da dove proveniva e decise dunque di fondare così una nuova tradizione, riprendendo e riadattando alcuni aspetti degli insegnamenti gardneriani mantenendo però le pratiche misteriche e l’ortoprassi dei suoi riti. Una parte centrale dei fondamenti della Wica Tradition è il concetto che si basa sul fatto che la polarità esiste in ogni individuo senza doversi necessariamente riferire al sesso biologico, sebbene la polarità venga enfatizzata in ogni pratica rituale. Ciò comportò per esempio, in alcune celebrazioni, che sacerdoti ricoprissero parti che di solito venivano affidate alle sacerdotesse. Perciò, agli albori della storia della Wica Tradition, partner dello stesso sesso così come le iniziazioni “same gender” divennero valide espressioni di questa nuova tradizione che consentiva anche la gestione delle congreghe da parte di due persone biologicamente nate dello stesso sesso, aprendo inoltre le porte alle persone transessuali che nel Cerchio potevano riferirsi al sesso che sentivano più affine a se stesse, questione che negli anni Settanta rappresentava un vero e proprio tabù.
Sesso, estasi e amore universale nella Feri Traditition
Conosciuta anche come Anderson Feri, la Feri Tradition è una tradizione orale iniziatica della moderna stregoneria. Si tratta di una particolare tradizione dalle caratteristiche estatiche e con influenze Huna, Vodou ed Hoodo, che enfatizza l’esperienza con il divino attraverso stati di coscienza alterati mediante anche espressioni sessuali. Queste esperienze, che sono da considerarsi delle vere e proprie tecniche mistiche, non limitate alla sola pratica eterosessuale, furono introdotte da Victor Anderson e sua moglie Cora, considerati i capostipiti di questa linea iniziatica. I due coniugi si conobbero nel 1944 e decisero di sposarsi dopo soli tre giorni dal primo incontro, poiché ritenevano di essersi incontrati in precedenza durante i loro viaggi astrali. Attratti dalla stregoneria e dalle pratiche esoteriche, gli Anderson si avvicinarono alla Wicca iniziando a leggere il libro di Gardner Witchcraft Today, considerando e mettendo in pratica il lavoro dell’autore come “guida stilistica” per lo sviluppo della loro tradizione di stregoneria pagana moderna. Uno dei loro iniziati infatti ha successivamente dichiarato come lo studio di Gardner diede un’impronta sempre più strutturata agli albori della tradizione e che l’incoraggiamento di Leo Martello, sacerdote wiccan americano e attivista per i diritti LGBT, spinse gli Anderson a fondare la prima congrega Feri negli anni ‘60, aperta ufficialmente a tutti gli omosessuali. Il termine Feri, derivante dai termini inglesi “faery” o “faerie”, fu utilizzato dallo stesso Victor Anderson negli anni ’90, in modo da distinguere la sua tradizione, di cui si considerava un Maestro, dagli altri movimenti che nascevano nello stesso periodo. È importante sottolineare però che il termine “fata”, per indicare i membri di questa corrente di impronta neopagana, non è stato utilizzato a caso. Essa, infatti, mette il rispetto per la Natura e degli esseri fatati che la abitano, come punto focale dei suoi insegnamenti. Le streghe Feri spesso si considerano “Fae (s)“, ossia al di fuori delle definizioni sociali e sulla strada per la Terra delle Fate, ritenendo che la realtà sia in gran parte invisibile o che i suoi confini siano quantomeno incerti, così da rifiutare gli schemi imposti dalla società, soprattutto eterosessuale, ed offrendo di conseguenza ad ogni individuo di potersi esprimere secondo la propria natura. Tra i principali iniziati di Victor e considerato il vero padre della Feri Tradition per aver dato una maggiore struttura agli insegnamenti di Anderson, vi è Gwydion Pendderwen. Egli introdusse molte pratiche ed elementi della cultura gallese, poiché appassionato della mitologia celtica ma anche tratti alexandriani dopo gli incontri in gran Bretagna con Stewart Farrar e Alex Sanders.
Il Reclaiming e la lotta ai diritti civili
La Tradizione Feri ha dato i natali, da un punto di vista iniziatico, anche a Miriam Simos conosciuta dal largo pubblico come Starhawk, autrice del best seller La Danza a Spirale. Pochi anni dopo la sua iniziazione, avvenuta nel 1976 da parte dei coniugi Anderson, Starhawk fonda tre congreghe, dando vita a una nuova corrente di stregoneria neopagana denominata Reclaiming. L’approccio spirituale si basa sul movimento femminista della Dea e sulla religione matriarcale. Sotto alcuni aspetti, Reclaiming ha molto in comune con la Wicca, relativamente alla celebrazione delle otto festività ed alcune pratiche ma, tuttavia, data la sua attenzione alla disgregazione e alla resistenza verso le strutture di potere e dominio, non prevede una struttura gerarchica nelle sue congreghe come nelle tradizioni wiccan originarie, poiché i membri sono incoraggiati a prendere parte attiva alla co-creazione di rituali di gruppo. I valori di Reclaiming derivano dalla comprensione che la terra è viva, così come ogni forma di vita che si ritiene interconnessa l’una all’altra. La Dea viene considerata immanente nei cicli di nascita, crescita, morte, decadimento e rigenerazione della terra. La pratica di questa tradizione nasce inoltre da un profondo impegno spirituale per la terra, per la guarigione e per il collegamento della magia con l’azione politica. La lotta ai diritti, compresa l’azione diretta nonviolenta, per tutte le forme di giustizia, è uno degli aspetti più rappresentativi di Recaiming che si batte per i diritti delle minoranze, non solo quelle etniche, e per la difesa della figura femminile, ma anche per le discriminazioni della comunità LGBTQI+.
Queer e Radical FaeriesInfine, esiste un gruppo internazionale formato principalmente da gay seguaci degli antichi culti pagani, nato negli anni ’70 in California per contrastare la cultura eterosessista degli Stati Uniti: i Radical Faeries. Le origini della Fate Radicali si ritrovano come movimento sociale di uomini omosessuali durante la rivoluzione sessuale degli anni ’70. Nel 1979, Harry Hay, il suo compagno ed altri veterani del movimento americano per i diritti dei gay indissero in Arizona il primo raduno spirituale di Radical Faeries, introducendo i principi di emancipazione omosessuale che fondano il movimento e giocando un ruolo chiave anche per il femminismo e il movimento per i diritti degli afroamericani. I seguaci di questo gruppo, che usano il nome “fata” per auto-definirsi, rifiutano la commercializzazione e gli aspetti patriarcali sia della società in cui viviamo ma anche, dal loro punto di vista, del moderno mondo gay, preferendo invece le celebrazioni di rituali pagani alle moderne tecnologie e vivendo uno stile di vita rurale ed ecologico. Come parte della loro espressione creativa, fuori dai dogmi e preconcetti sociali, i membri incarnano gli ideali fiabeschi o femminizzati della cultura queer, mantenendo la loro indipendenza nei confronti di altri gruppi con un focus particolare sullo spirito della propria comunità. Le comunità della Radical Faerie si ispirano agli aborigeni e alle spiritualità tradizionali, specialmente quelle più inclusive nei confronti della comunità LGBTQIA+. Per andare a fondo nella propria essenza e scoprirne l’unicità, le Radical Faeries si incontrano in un cerchio centrale (cerchio del cuore) per discutere su temi di vita comunitaria ma anche su ciò che avviene nella società, celebrano la Natura attraverso il ciclo delle stagioni ed attraverso la danza, la nudità rituale, il sesso e la magia, entrano in comunione con il divino. I loro incontri si svolgono travestendosi da esseri fatati, con un occhio attento al costume ed al trucco con cui presentarsi agli altri membri, così da andare oltre il concetto di uomo/donna, per manifestare invece la propria identità personale. Anche il nome di battesimo viene abbandonato, preferendo invece un nome magico con cui si possa essere conosciuti nella comunità e che rappresenti la propria natura. Le riunioni inoltre forniscono degli spazi appositi per avere intimità tra i membri o semplicemente per dormire tutti insieme.