Totò e l’arte della magia

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Nessuna disciplina ne è immune, ma una volta individuato il problema, lo si può evitare!

di Davide Marrè

Un fantasma si aggira per l’Italia esoterica: il borioso dilettantismo. In se il problema non è il dilettantismo, ma la boria a cui spesso si accompagna. Turisti per caso della spiritualità e delle discipline esoteriche disposti a improvvisarsi maestri di qualsiasi cosa: guaritori, runologi, sciamani, pagani, wiccan, medium, druidi, tradizionalisti della domenica, illuminati e buddha… e anche un po’ buddhane, io direi… mi si perdonerà la storpiatura che non vuole essere una offesa a nessuna corrente spirituale e religiosa, né ad alcuna categorica o genere. E’ evidente però che nemmeno gli “illuminati” d’oriente sono immuni al fenomeno! È l’arte del fai da te, portata all’ennesima potenza, secondo la massima: se non sai fare una cosa insegnala.

Il problema del dilettantismo degli improvvisati (e della loro boria) affligge in particolar modo i saperi “umanistici” e l’area della spiritualità che abbiamo citato sopra… e poi naturalmente il grande calderone delle discipline olistiche, dove la realtà supera sempre qualsiasi fantasia.

Ovviamente neanche la scienze cosiddette ufficiali sono immuni dal fenomeno dell’improvvisazione: non è così raro, lo sappiamo dalle cronache dei giornali, che l’odontotecnico (diploma di scuola superiore) si camuffi da odontoiatra (il dentista laureato), che il dietista (diplomato) diventi miracolosamente un dietologo (laureato), che il massoterapista (corso privato) si trasformi magicamente , è il caso di dirlo, in fisioterapista (laureato). E ci sono casi di improvvisazione anche più gravi di questi che coinvolgono l’esercizio abusivo della professione medica per esempio.

Quando ci si sposta nei campi delle professioni non normate il caos è totale. A parte il fatto che chiunque con un po’ di pelo sullo stomaco può definirsi naturopata senza aver mai frequentato un corso di naturopatia oppure counselor senza aver mai fatto nemmeno un’ora di analisi, e malgrado esistano pure delle associazioni professionali che dovrebbero consentire di distinguere la figura preparata dal ciarlatano, ormai è altresì necessario distinguere associazioni professionali serie da quelle associazioni culturali che fanno cassa vendendo i diplomini (counselor in un week end, naturopata in un giorno, ecc.) e che si fregiano del titolo di Università Popolari, che non vuol dire nulla naturalmente.

Vorrei anche chiarire che non parlo per sentito dire, io mi muovo in parte tra queste aree. Sono un counselor accreditato, con i suoi anni di scuola, tirocini, pratica, ma sono anche un sacerdote wiccan con i suoi anni (molti ormai) di preparazione, un astrologo membro dell’ Astrological Psychology Association, persino un giornalista, iscritto, questa volta si, a un albo professionale: ho visto cose che voi umani… Questa strana impressione dei boriosi dilettanti, si è formata negli anni. Anche perché acquisire ognuno di questi saperi, spesso complementari uno all’altro, mi ha richiesto più di un ventennio di studi. E alcuni li sto ancora perfezionando: quando guardo alle conoscenze che ancora mi mancano spesso mi sento molto stupido. In questo ventennio la mia domanda è stata sempre una: come mai ci sono persone che acquisiscono tutto ciò o cose analoghe, in tempi che variano da un paio di mesi a un paio di anni? Sono io duro di comprendonio? (è possibile) O c’è qualcuno che con grande scaltrezza si inventa a seconda della stagione? Li vedo solo io i dilettanti allo sbaraglio che hanno l’abito giusto per ogni occasione?

A me sembra che nell’area della spiritualità, per sua natura persino più impalpabile degli effetti dei fiori di Bach, e soprattutto delle spiritualità alternative  e dell’esoterismo, il dilettantismo degli improvvisati diventa non più l’eccezione, ma la norma. Druidi, sacerdoti wiccan, streghe tradizionali, patres della tradizione se parliamo di moderno paganesimo… e poi maghi di ogni genere e sorta e astrologi, cartomanti e ormai runologi come se piovesse se alziamo pure il velo esoterico. Devo dire la verità che questo fenomeno non è sconosciuto all’estero, ma in Italia la ciarlataneria assume proporzioni da flagello biblico.

Penso ad una recente discussione proprio con alcuni studiosi di rune, chiamiamoli così. Alcuni di loro alla prova dei fatti di rune non ne sapevano molto più di me (che non le conosco certo a fondo), se poi ci spostava nel campo della mitologia… era la fine. Per non parlare dell’incredibile fatto di non saper leggere l’inglese, l’unica lingua in cui sono scritti moltissimi testi sulla materia (rune e mitologia nordica). Quello che mi è parso di capire è che è diffuso il concetto che se ti vesti da Viki il vikingo (o da Merlino), allora sei un vikingo (e con un po’ di fantasia anche un runologo)!

Come non ricordare Totò che ora si finge Carabiniere (dopo opportuno scambio di vestiti) né I 2 marescialli, ora si finge prete nell’ancora più famoso Signori si nasce. Totò tuttavia recita personaggi perfettamente consapevoli, che esercitano una finzione nella finzione mettendo a nudo quel pregio/difetto italico che è la fantasia e la capacità di reinventarsi continuamente. È quello spirito truffaldino a cui gli italiani sono sempre un po’ compiacenti che è al limite dell’inconsapevolezza: non sapevo che fosse sbagliato fare il prete vestendomi da prete, oppure che male c’è, o ancora uno scherzo innocente.

Il problema è che mentre Totò recitava una finzione nella finzione, quando arriviamo al campo della spiritualità e dell’esoterismo, assistiamo al paradosso che l’eccezione diventa la norma e che moltissimi esercitano su se stessi un’opera di autoconvincimento per cui essere druidi significa semplicemente vestirsi da druidi o magari vivere sul picco di una montagna, meglio ancora tutt’e due; oppure per diventare sacerdoti wiccan/pagani basta inventarsi improbabili iniziazioni e ancor più improbabili lignaggi (qualche anno fa andavano di moda quelli americani)… e poi le streghe cosiddette tradizionali (che ce ne siano anche di serie e non cosiddette è fuor di dubbio) che riescono a fare di comunissime tisane pozioni della visione, soprattutto se sanno accendere il camino (questa pratica squisitamente esoterica che si tramanda di generazione in generazione) magari con nota sulfurea da diavolina. E la nonna strega? Negli stati uniti negli anni ’70 girava il detto che ormai non c’era più nessuno che non potesse vantare almeno una nonna strega! Figuriamoci per gli italiani, varrà ben doppio!

Poi ci sarebbero gli auto-tradizionalisti romani: vogliamo parlarne? Quelli che farebbero impallidire il medio wikkino per tasso di scemenza (a base alcolica)? Auto-tradizionalisti o più che altro auto-transformer romani che a malapena sanno che è esistito (ed esiste) un movimento tradizionale romano con una storia e che ti dicono che Evola, bhé… era un compagno, anzi un camerata che sbagliava. Il che può essere anche vero, se ti fossi letto almeno un libro di Evola!

Passando infine all’esoterismo e ai praticanti dell’alta magia purtroppo la situazione dei dilettanti allo sbaraglio non cambia. A parte i fantomatici ordini dai nomi più stravaganti che si risvegliano dopo millenni e si palesano al mondo con campagna di tesseramento. Diciamoci la verità, una cartina di tornasole è spesso che chi appartiene a un ordine esoterico è schivo e scontroso. E’ persino ritenuto uno snob. La motivazione è molto semplice: quando vi incontra si chiederà sempre da quale disturbo mentale siete affetti. Perché la regola sono quelli che si affacciano a un ordine esoterico con le idee più assurde. Ho diversi amici che considero fratelli e sorelle nell’Arte, nonostante la diversa appartenenza, che mi hanno raccontato scene agghiaccianti: momenti post rituali dove gli ultimi arrivati si improvvisano in improbabili danze sciamaniche gracchiando seminudi attorno a un fuoco.

Danze sciamaniche… perché chiunque abbia un bodran ormai è praticamente uno sciamano, non contano gli anni di studio, perché di persone che molto hanno studiato ce ne sono, se un improvvido animale guida ha deciso che tu faccia lo sciamano e che pure lo insegni agli altri.

Tutto ciò è il flagello del dilettantismo. Voglio chiarire che non sto parlando dei tanto vituperati praticanti solitari, che solitamente non vantano pretese. Parlo dei titolati, di quegli improvvisati Regine di tutte le Stregonerie auto-iniziate e Maghi Trismegisti che abbondano, Streghe Madre Divine, per citare V. Crowley, che non hanno mai sentito la necessità di seguire (per diversi anni possibilmente) qualcuno che semplicemente ne sa più di te (come avviene in qualsiasi reale ordine spirituale, religioso ed esoterico dallo sciamanismo all’esoterismo, passando per la Wicca e il tradizionalismo).

A me sembra assurdo che uno arrivi a improvvisarsi ciò che infondo infondo sa bene di non essere.

Ormai Samhain è passato, al di là del dolcetto o scherzetto, una grande consapevolezza dovrebbe giungere in questo senso, che l’unica medicina è quella merce rara che è il buon senso. E, torno a ripeterlo, il dubbio! Quando siete davanti alla Regina delle Streghe di turno, allo sciamano del week-end, all’iniziato per caso, all’autotransformer romano… l’unica cosa che vi può salvare è la domanda giusta al momento giusto. L’ignorante parla a vanvera. L’intelligente parla poco. ‘O fesso parla sempre, diceva Totò. La capacità “critica” di se stessi in particolar modo e quindi anche del mondo che vi circonda: questo è già guardare oltre il velo. Se conservate questa e la sviluppate, mentre percorrete il vostro cammino di evoluzione spirituale, se maturate una sana autoironia (perché se un piccione ti caga in testa non sempre è un segno degli dei!), sarete immuni o quasi a tutto questo dilettantismo ed eviterete di caderci a vostra volta!

Non so se si nasca streghe, ma se avete in voi nobiltà e grandezza d’animo e onestà intellettuale, non avrete bisogno di mortificare il prossimo con le vostre fantasie di gloria: non contano solo i gradi iniziatici (su cui presto o tardi aprirò un capitolo…), non conta la meta, ma il percorso. Tutto vale la pena se l’anima non è piccola, recita Pessoa.  Si può essere immensamente colti, ricchi e potenti, ma non avere alcuna nobiltà. Se però avete dentro di voi grandezza e magia lasciate che splendano, e allora potrete davvero dire come Totò: Signori si nasce non si diventa… e io lo nacqui modestamente, caro Signore!

E se dentro di te ti senti in qualche modo attaccato da questo articolo, ti chiedo di farti almeno una domanda… siamo stati un po’ tutti dilettanti allo sbaraglio, ma hai davvero bisogno di farlo sapere in giro?

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