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Auguri per l’Equinozio, dalla Primavera a Sud, all’Autunno al Nord

Il confronto tra due emisferi nelle celebrazioni dell’equinozio e nella ritualità pagana con una particolare prospettiva al paganesimo contemporaneo del Cile

di Vivianne Crowley

Nel tempo dell’equinozio,
benedizioni di Luce e Oscurità,
che i poteri della terra e del mare, del cielo e del sole,
benedicano il tuo viaggio.
Che tu possa navigare con gioia sulle acque agitate della vita,
che tu possa trovare pace nel pieno del cambiamento,
Benedizioni.

Come molti di voi sapranno, io e Chris siamo in Cile – la nostra prima visita in assoluto nell’America del Sud. Il Cile è un luogo di drammatici contrasti, di caldo e freddo, di temperature brucianti estive nei deserti del nord e la glaciale carezza delle acque antartiche nel sud. Siamo passati da Lammas in Europa all’Equinozio di Primavera e celebriamo il periodo dell’equinozio a sud dell’equatore.

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Una terra antica
Il movimento pagano contemporaneo in Cile è relativamente nuovo, ma esistono ancora resti di un Paganesimo precedente, antico di migliaia di anni. Lungo la costa del Pacifico andino centrale vi sono testimonianze archeologiche di insediamenti umani risalenti dai 13.000 ai 14.000 anni fa. Nel Cile settentrionale, 7000 anni fa, i Chinchorro mummificavano i loro morti per prepararli all’aldilà – due millenni prima degli Egiziani e in una società completamente diversa e meno gerarchica. Nella cultura Chinchorro la mummificazione non era riservata solo ai reali e alle classi d’élite più ricche. Bambini, donne e uomini – tutti i corpi umani venivano trattati con cura e dignità.

file-19-09-2016-22-31-58I serpenti della terra e del mare
Mentre ci connettiamo con questa terra, possiamo sentire l’antica presenza umana, ma quella presenza è sfuggente e incide molto poco sul territorio. Questa non è una regione del mondo come l’Europa, dove gli esseri umani hanno coltivato artificialmente e “addomesticato” la terra per eoni. Sui pendii delle Ande la nostra impronta umana è leggera e la terra non è sempre amichevole con l’umanità. Questa è una regione di terremoti, vulcani e tsunami. Nella cosmologia degli indigeni Mapuche, Trengtreng il serpente terrestre gigante, conosciuto anche come Xeg-Xeg filu o Ten Ten vilu, combatte con Kai-Kai o Caicai filu, il serpente del mare, e da questa lotta nacquero la terra (la porzione continentale) del Cile e le sue duemila isole. Quando Kai-Kai si agita sotto la superficie delle acque, le grandi onde dello tsunami divoratore arrivano ad inghiottire la terra. Trentreng porta i terremoti e le eruzioni vulcaniche, ma quando lo tsunami arriva i suoi pendii costituiscono un rifugio sicuro che protegge gli esseri viventi del territorio (del paese). Le pendici delle montagne andine sono guardiani che proteggono l’umanità, offrendo rifugio quando le onde fanno ritorno. Le loro cime divennero luoghi sacri.

file-19-09-2016-22-31-36Fuoco e Terra
Qui in questo territorio esplosivo, il potere della natura è evidente e forte. Il terremoto più recente e grande, 8.8 sulla scala Richter, avvenne nel 2010. Fu uno dei più grandi mai registrati su un sismografo e centinaia di persone persero la vita nel disastro provocato dal terremoto e dal conseguente tsunami. Nel 2015 e 2016 vi sono state violente eruzioni vulcaniche nel Cile meridionale. L’idea dei serpenti di terra e di mare in lotta fra loro ha perfettamente senso in questo territorio, dove sono avvenuti già sette terremoti nel breve periodo in cui siamo stati qui.
Il potere della terra è forte anche in altri modi. Prima del nostro primo rituale wiccan in un cottage di pietra nella campagna del Cile, abbiamo pregato gli spiriti della terra e di tutti gli esseri umani vissuti qui prima di noi affinché aprissero la via per riceverci, qualora lo volessero. La terra sembrò immediatamente svegliarsi, riempiendoci con un’ondata di energia pura e pulita. Energie diverse rispetto a quelle percepite in Europa, in Nord America, Asia, Nord Africa e Australia – diverse, ma non del tutto; perché l’energia che sentiamo qui sembra provenire da una stessa radice comune anche a quelle sperimentate in precedenza in altri luoghi. E, come in altre parti del mondo dove l’insediamento umano non ha inciso molto sul territorio, questa energia è pura, si ha la sensazione di essere in contatto con la Terra esattamente com’era migliaia di anni fa.

Sviluppare il Paganesimo contemporaneo
Vi sono tracce del Paganesimo antico nei ritrovamenti archeologici e le tradizioni delle popolazioni indigene del Cile sono ancora vive. Il Paganesimo occidentale moderno è una novità qui, ma vi sono ad oggi piccole comunità wiccan, dalle tradizioni iniziatiche all’eclettismo. Esistono gruppi della Dea derivati dalla Fellowship of Isis e dal Glastonbury Goddess Temple, così come Eteni, e altri. Il culto di Odino può sembrare strano in Cile, ma dal XIX secolo in avanti il Cile attirò molti migranti germanici che hanno lasciato il loro segno sulla cultura.
Come in tutti i paesi, i pagani cileni devono affrontare la sfida della creazione di un Paganesimo che possa mettere radici nella loro terra e fiorire. Noi non siamo i nostri antenati. Anche se fossimo in grado di ricostruire in modo esatto gli antichi rituali, non avrebbero di certo lo stesso significato per noi rispetto alle generazioni precedenti. I nostri stili di vita, il nostro senso di individualità, e persino il clima sono cambiati. E la sfida è ancora più grande, ovviamente, se siamo persone trapiantate, geograficamente lontane dal luogo in cui i nostri antenati veneravano gli Dei.
dangerous-volcanos-by-vivianne-crowleyLa via per andare avanti è secondo me quella dell’umiltà, dell’accostarsi lentamente e con rispetto alle energie della terra; del prendersi del tempo per vedere, ascoltare, e sentire come gli alberi e le rocce, i fiumi e il cielo rispondono quando comunichiamo con loro. Le nostre tradizioni pagane di derivazione europea hanno le loro divinità perciò, quando invochiamo i nostri Dei, stiamo dando nuova energia alla terra. Alcune divinità sembreranno più “a casa” e accolte qui rispetto ad altre. Nel tempo, la pratica del Paganesimo si evolverà mentre esploriamo con sensibilità ciò che ci sembra appropriato o meno.
Qui in Cile, i pagani affrontano la stessa sfida che altri paesi hanno affrontato in passato – un lungo e lento lavoro di rieducazione della società riguardo a cosa è e cosa non è il Paganesimo, così che i pagani possano praticare liberamente senza la paura del pregiudizio e della discriminazione. Ci sono alcuni segni che fanno sperare. Gli eventi del Pagan Pride si sono affermati e stanno crescendo e si percepisce un clima di cambiamento sociale. Questa settimana abbiamo partecipato alla decima edizione di un festival vegetariano e vegano che promuove i diritti degli animali. I diritti civili LGBT stanno procedendo e nel 2015 le unioni civili per coppie dello stesso sesso sono state legalizzate. Un clima sociale che rispetta i diritti degli animali e rispetta le differenze umane è un clima più favorevole allo sviluppo del Paganesimo.

Trapiantare la vite
Diverse forme di Paganesimo europeo si svilupperanno in maniera differente qui – ognuna a proprio modo. Trapiantare il Paganesimo è come trapiantare vitigni, il sapore del vino prodotto sarà leggermente diverso da quello della vite nella sua terra di origine; ma con tempo e pazienza, con adattamento e innovazione, con la cura e la coltivazione, e con il supporto di fratelli e sorelle nei paesi dove il Paganesimo si è sviluppato prima, il raccolto crescerà e sarà prospero. vivianne-crowley-by-chris-crowley-chilling-in-chile

Trad. Valentina Ferracioli

L’America non è l’Europa…

di Cesare Accorsi

 

 

Wicca: cosa si intende?

 

La Wicca si è sviluppata in maniere peculiari sulle due sponde dell’Oceano Atlantico e le differenze tra l’Europa e l’America sono interessanti da notare. Ovviamente tra i Wiccan dei due continenti, ci sono più cose in comune che differenze, ma queste ultime restano e alcune sono davvero significative. In realtà la maggior parte di queste sono rilevanti solo per gli iniziati, ma cercherò di illustrare sopratutto quelle che sono notevoli in modo generico e possono interessare di più chi è ancora in cerca del proprio sentiero.

Prima di affrontare direttamente ciò che distingue la Wicca nei due continenti, devo sottolineare quanto negli ultimi decenni, ciò che si intende con la parola Wicca, abbia assunto diversi significati, a seconda del luogo e del tempo. Gerald Gardner è giustamente considerato il padre di questa religione; egli infatti, dopo essere entrato a far parte della New Forest Coven, rifondò la religione praticamente dalle basi (con il contributo fondamentale di Doreen Valiente), riscrivendo buona parte della ritualistica ereditata dai suoi iniziatori. Ebbene ad esempio per Gardner il termine the Wica (con una c sola) non indicava tanto la religione, quanto i sacerdoti che la praticavano. Solo nei decenni seguenti alla sua morte, il termine filologicamente più corretto di Wicca venne usato per indicare l’intero cammino religioso.

 

 

Da Buckland in poi…

 

Come molti ricorderanno la Wicca venne “esportata” negli Stati Uniti da Raymond Buckland e da sua moglie Rosmary, all’inizio degli anni ’60, quando la coppia si stabilì nei pressi di New York. Prima di trasferirsi oltreoceano essi erano stati iniziati dalla Gran Sacerdotessa scotto/francese (o franco/scozzese) Monique Wilson, che a sua volta fu una iniziata di Gardner. Successivamente Buckland lasciò la Wicca e la moglie e fondò una sua corrente, che chiamò Seax Wicca e da lì esplose la frammentazione americana in una infinità di gruppi, che ancor oggi si richiamano più o meno propriamente alla Wicca ed è anche cominciato l’uso del termine Wicca in modo molto estensivo.

L’uso estensivo della parola Wicca si riferisce al fatto che, in America, essa ormai non indica più soltanto la Wicca propriamente derivata da Gardner, ma è considerata sinonimo di qualsiasi forma di Witchcraft (stregoneria, anche di tipo non propriamente religioso, anche se non indica qualche forma di culto), inoltre, in certi casi Wicca, è diventato persino un termine intercambiabile con il ben più generico “pagano” (“to be a Wicca” per indicate “to be a pagan”).

Personalmente penso che sarebbe più corretto definire con il termine Neowicca, tutte quelle forme ispirate dalla Wicca originaria, ma che ormai si sono differenziate così tanto, da avere abbandonato molte delle sue caratteristiche fondamentali, come l’iniziazione in una coven (l’utilizzo del termine Wicca eclettica, che molti adoperano in questi casi, non mi pare invece appropriato, in quanto ad esempio la Wicca Gardneriana stessa racchiude degli aspetti eclettici).

Fatta dunque questa doverosa distinzione, torniamo ora al confronto tra la Wicca americana e quella europea, assumendo che d’ora in avanti, quando userò il termine Wicca, lo farò non considerando le forme di Neowicca. Dunque i Buckland giunsero in America e per lungo tempo nella Wicca americana vi fu un solo Book of Shadows (BoS) ed una sola pratica, come conseguenza del loro arrivo. Negli Stati Uniti i Wiccan enfatizzarono molto il fatto che si dovesse rimanere sempre ligi a quella pratica e che non si potesse assolutamente deviare da essa. E ancora oggi alcuni rimangono di questa opinione: i cosiddetti “Hard Gard” (cioè i Gardneriani americani duri e puri).

C’è però  un fatto indiscutibile che cozza duramente con l’opinione espressa dagli “Hard Gard”. In realtà infatti, in quegli stessi anni in cui i Buckland si stabilivano a Long Island, Gerald Gardner stava continuando a lavorare con diverse coven in Europa, guidate ciascuna da una Gran Sacerdotessa (GS). E ciascuna di queste GS ha avuto la sua particolare interpretazione dei rituali e nonostante la struttura di base sia rimasta in sostanza la stessa, essi sono stati espansi, o altri ne sono stati aggiunti, con il risultato di avere ormai molti BoS in gran parte simili, ma comunque differenti, accompagnati ciascuno da diverse pratiche insegnate magari solo oralmente ed alquanto peculiari.

Di conseguenza ciascun “lignaggio” che discende da queste Grandi Sacerdotesse, ha perciò indubbiamente assunto un suo stile, un suo gusto, un suo modo di essere e di fare pratica, mettendo ad esempio la propria enfasi su certi aspetti, rispetto ad altri. Molte coven in Europa, provenienti da differenti origini, lavorano oggi senza problemi assieme, anzi, quando ad esempio capitano raduni tra Wiccan provenienti da vari paesi, essi celebrano le differenze tra di loro, apprezzando reciprocamente le particolarità di ciascuno. Un esempio notevole è quello dei Gardneriani e degli Alessandriani europei, che lavorano e ritualizzano molto spesso assieme e molte persone sono state iniziate in entrambe la tradizioni.

 

 

British Traditional Wicca

In confronto all’Europa, gli Stati Uniti e il Canada sono enormi paesi e… rispetto a noi, lì ci sono in proporzione molti meno Wiccan, ma moltissimi Neowiccan. Laggiù i Wiccan si sono dovuti confrontare di continuo con il Movimento della Dea, con la New Age e con tutta quella miriade di gruppi che, come detto sopra, hanno assunto e utilizzato il termine Wicca in maniera molto estensiva. Di fronte a questa situazione, la principale conseguenza è stata che i Wiccan americani hanno avuto la necessità di definire se’ stessi e la loro Arte, in maniera molto più esplicita rispetto agli europei, così da differenziarsi meglio, riguardo a tutti gli altri gruppi presenti nel loro continente.

Si è così cominciato ad usare il termine “British Traditional Wicca” (BTW) per indicare tutti coloro che in America tracciano il loro lignaggio iniziatico fino a Gardner e allo stesso tempo non hanno apportato significative modifiche ai loro rituali. Alquanto paradossalmente, oggi ci troviamo così nella situazione che negli Stati Uniti ci sono gruppi che vengono considerati BTW, ma che in Europa non sarebbero considerati propriamente parte della Wicca, o al contrario altri gruppi che hanno lasciato il sentiero BTW, ma che in Europa verrebbero serenamente considerati parte dalla Wicca. Inoltre in Europa il termine BTW non viene adoperato assolutamente, infatti qui non può esserci confusione con altri grandi gruppi che hanno adottato estensivamente la parola Wicca per definirsi.

Un’altra grande differenza che emerge è la maniera in cui le divinità vengono considerate negli Stati Uniti e in Canada. Laggiù prevale la visione generale che la Wicca abbia la sua Dea ed il suo Dio, separati da tutte le altre religioni, che vengono conosciuti e venerati solo dopo l’iniziazione e l’ingresso nella coven. Invece per gli Europei la Wicca è considerata più come un’ortoprassi e perciò la visione di ciò che sia il divino, dipende generalmente molto di più da ciò che pensa l’individuo o al massimo da come il culto venga affrontato nella coven, di cui si è scelto di entrare a fare parte.

Un’altra differenza tra Wiccan americani ed europei è data dall’enfasi riservata dai primi nei confronti della formalità. Come esempio, basti ricordare che in America gli Elders (gli anziani) hanno il diritto (e lo pretendono!) di essere chiamati Lady e Lord, sia fuori che soprattutto dentro al Cerchio. Questa cosa è stata copiata persino da molti gruppi Neowiccan, tanto che in America, se capita di andare a leggere qualche sito a tematica, si noterà tutto un fiorire di gente che si da’ del Lord e della Lady…..

In Europa invece, persino grandi personaggi odierni della Wicca, che alcuni studiosi hanno definito giustamente come capi informali di intere tradizioni (e non solo di qualche coven), mantengono sempre un atteggiamento del tutto informale e amichevole, assumendo una piacevole e deliziosa forma di understatement. D’altronde se in Europa qualche Gran Sacerdote pretendesse che ci si rivolgesse a lui, onorandolo con qualche titolo altisonante, probabilmente riceverebbe in cambio solo qualche risatina di scherno.

 

 

Le Chiese Americane

 

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Per finire il confronto tra i due continenti, direi di concludere delineando la particolare struttura organizzativa che ha assunto la Neowicca (più che la Wicca) americana. Nella Wicca di entrambi i continenti, permane la tipica struttura di suddivisione in coven, indipendenti le une dalle altre, nate per gemmazione da coven madri a coven figlie. La Neowicca americana invece ha copiosamente sfruttato la legislazione presente nei vari Stati degli USA, o delle Province canadesi, per raggrupparsi in congregazioni o chiese riconosciute dallo Stato. In genere sono gruppi di coven che si associano tra di loro, delegando ad una struttura centrale vari aspetti organizzativi e religiosi. Grazie a questa legislazione hanno ottenuto benefici fiscali, contributi statali e spesso ministri neowiccan celebrano matrimoni e funerali riconosciuti dallo Stato, o sono diventati “cappellani” nell’esercito e nelle carceri. Da notare che il termine church oltreoceano non ha una connotazione così negativa per un neopagano, come la potrebbe avere presso di noi. In Europa nessun Wiccan si sognerebbe mai di voler formare una “chiesa”!

SHOCKER: NELLA WICCA NON C’È LA LEGGE DEL TRE

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SHOCKER[1]: NELLA WICCA NON C’È LA LEGGE DEL TRE[2]

 

di Seamus McKeon (traduzione di Rossella Di Vaio)

 

Il diffuso equivoco sull’esistenza di una Regola Wiccan o Legge del Tre o Legge del triplice ritorno proviene da un’errata interpretazione di un passaggio in un romanzo scritto da Gerald Gardner, il nonno della Wicca moderna. Il libro era intitolato High Magic’s Aid, e fu scritto da Gardner con il permesso della sua Gran Sacerdotessa. Dovette essere un libro di fiction, perché a quel tempo la stregoneria era ancora illegale in Inghilterra. Nella storia il protagonista si sottopone ad una sorta di rito di iniziazione, in cui gli viene insegnato “mark well when thou receivest good, so equally art bound to return good threefold” tradotto con “fai molta attenzione quando ricevi del bene, perché sei tenuto a restituire ugualmente il bene tre volte”.

 

Questo significa che quando qualcuno fa del bene ad una strega, secondo l’insegnamento stregonesco di questo romanzo assolutamente di fantasia, la strega è tenuta a restituire quel bene in triplice misura. Ben altro rispetto a: “qualsiasi cosa che s’invia nel mondo tornerà a voi triplicato“. Significa in realtà che tutto ciò che si fa ad una strega deve essere restituito dalla stessa strega tre volte, in special modo le buone azioni. Il che significa che è molto, molto vantaggioso per voi benedire, aiutare o sostenere una strega. L’idea è che sia la strega a restituire le cose per tre volte, non l’universo. È la strega stessa l’agente di una risposta triplice, non l’universo. Quindi, se io come strega compio un lavoro magico positivo per un amico che non è una strega, non vi è alcun triplice ritorno, perché alla persona non-wiccan non è mai stato insegnato a rendere le buoni azioni in triplice misura. Se io come strega compio un lavoro magico positivo per la mia vicina di casa non-strega, non vi è alcuna legge del triplice ritorno. Ma se io strega compio un’opera buona per un mio compagno di congrega o un mio amico praticante di stregoneria, allora sia il compagno che l’amico dovrebbero restituire quell’opera buona in triplice misura. D’altro canto se io strega lancio della merda contro la mia vicina stronza, detta vicina non la farà tornare a me, e anche se fosse una strega, me la restituirebbe tre volte soltanto se avesse in qualche modo scoperto che qualcosa è stata fatta contro di lei, e chi è stato, il che significherebbe che ho fatto male il mio lavoro e merito la cattiva retribuzione.

 

È possibile trovare una copia di High Magic’s Aid, che è un romanzo con la funzione di insegnare alcuni principi generali della stregoneria in forma di fiction, qui[3].

 

La parte che abbiamo citato si trova a pag. 188. Si consiglia a chiunque abbia familiarità con l’espressione Legge del Tre di dare una lettura e riflettere su cosa realmente dice e cosa no. Tenete a mente si tratta di un romanzo che Gerald Gardner scrisse per condividere alcuni principi molto generalizzati della stregoneria, insegnatigli quando la stregoneria era ancora illegale in Inghilterra (1949).

 

Il numero follemente alto di voci ignoranti su Internet che strillano “Legge del Tre!” ogni volta che qualcuno parla di magia negativa, tende a gettare la vera fonte nell’oblio in favore di una versione falsa ed edulcorata di questo principio, che viene applicato indistintamente a tutte le opere magiche in un modo piuttosto ignorante e totalitario. Perciò la prossima volta che qualcuno urla questa fasulla fesseria contro di voi ed il vostro operato magico, informateli con molta classe di farsi una cultura e linkategli questo blog.

 

Blessed Be,

Un gardneriano

 

 



[1] Shocker si riferisce ad una pratica erotica svolta con tre dita. Il gesto della mano sta qui ad indicare qualcosa di particolarmente “shoccante” N. d. R

[2] Testo tratto dal blog ‘Gardnerians. No one speaks for all of us, but some are louder than others’: https://gardnerians.wordpress.com/2014/09/28/there-is-no-universal-threefold-law-in-wicca/

Traduzione su gentile concessione dell’autore.  Seamus McKeon è un gardneriano che vive in California e che ci porta il suo tipico e simpatico punto di vista di americano della West Coast su molti temi tipici della Wicca. N. d. R.

[3] http://stoa.usp.br/briannaloch/files/2564/16309/High+Magic%5C’s+Aid+-+Gerald+Gardner.pdf

Il credere non è uguale all’iniziazione

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Il credere non è uguale all’iniziazione[1]

 

di Seamus McKeon (traduzione di Carmelo Moretti)[2]

 

La Wicca non è il cristianesimo. Accettare la Dea come tua Signora e Salvatrice non ti renderà automaticamente un wiccan. Accidenti, nella maggior parte dei casi, anche credere in Gesù Cristo, non ti renderà automaticamente un cristiano, perché per esserlo è richiesto il battesimo, il quale a sua volta necessita (pensa un po’) persino di un vero e proprio cristiano che ti battezzi! Riti di passaggio, riti di ingresso, ordinazioni e iniziazioni sono tutti termini per processi simili, i quali portano un individuo all’interno di un gruppo religioso e necessitano di “un altro”, a sua volta, già iniziato. Così come non si può diventare un prete cristiano per auto decreto, allo stesso modo non ci si può iniziare come sacerdote della Wicca, in quanto tutto ciò viene fatto per noi, da qualcun altro che ci ha preceduto.

Non posso iniziare me stesso alla Massoneria o in una confraternita qualunque, ma questo non significa che travestendomi, io non possa risultare vestito tale e quale ad un rincoglionito fanatico di una confraternita. Potremmo sembrare molto simili, seguendo alcuni tristi modi di fare tipici degli anni ’90. Ma uno sarebbe già un membro della confraternita e l’altro … boh, probabilmente lo potrebbe diventare: chiedendo l’ingresso, impegnandosi, bevendo fino allo sfinimento, per poi essere iniziato[3].

Molti di coloro che si definiscono pagani e che si approcciano alla Wicca, ma che non sono iniziati, hanno la falsa percezione che possono auto-consacrarsi alla Wicca e che possono diventare sacerdoti o sacerdotesse, soltanto leggendo qualche libro e decidere di “sentirsi tali”. La cosa più triste è che questi individui sono quelle stesse persone che non sanno neanche che: nella Wicca viene usato un “certo” Libro delle ombre (in diverse forme che variano leggermente a seconda della corrente Gardneriana, o una sua derivazione, come la Alexandriana, e dal luogo in cui ti trovi); che abbiamo tutti gli stessi riti, eseguiamo gli stessi o simili Sabbat, i quali rievocano la mitologia dei nostri comuni Dei; che eseguiamo rituali strepitosi e sempre unici, durante le lune piene, nonostante condividiamo anche una liturgia apposita, ogni volta che ne abbiamo bisogno. In questo modo la probabilità che la nostra pratica diventi stagnante e noiosa è minima. I nostri rituali sono come la fase di preparazione sul trampolino, dal quale potremmo decidere di eseguire una capriola, un avvitamento o un tuffo ad angelo o persino schiantarci di testa e sprofondare nella merda, pagando il prezzo per qualcosa di cui non eravamo assolutamente pronti. Dopotutto, siamo tutti umani e non possiamo pretendere di essere Greg Louganis[4] (anche se ognuno di noi dovrebbe SEMBRARE il Greg Louganis delle olimpiadi durante gli anni ’90).

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Questa tipologia di Wiccan IRAB (I read a book – ho letto un libro) sono anche spesso i primi, i più accaniti e i più pressanti nel cercare di affermare interpretazioni errate di alcuni dei nostri insegnamenti, nel tentativo di controllare e frenare altre streghe; un atteggiamento che, a quelli come noi che sono già iniziati, sembra davvero sciocco. Così come sappiamo che non c’è una legge universale o regola del ritorno e anche che la Rede Wicca è composta da soltanto 8 parole e che consiglia, non impone. Così come siamo a conoscenza che per diventare parte della Wicca non basta solo leggere, meditare e interiorizzarne la cultura.

La maggior parte di noi deve cercare e la stragrande maggioranza di noi in effetti lo fa[5]. Ed è anche vero che ci sono alcune streghe che sono state veramente fortunate da ritrovarsi una “coven della porta accanto” o giù per la strada, o magari numerose coven nella stessa città (mi riferisco proprio a voi, di Louisville, Kentucky, o di Sandwich, Massachusetts, a metà della costa sud del Massachusetts, e a Salem).

Ma una parte fondamentale per ognuno dei nostri sentieri da strega è quello che di solito viene definito il “ritorno a casa” nella Wica[6]. E’ una sensazione che tutti noi condividiamo, un qualcosa che ci accomuna tutti. Ci vuole tempo, dedizione e perseveranza e quando finalmente si concretizza nell’iniziazione, la sensazione di essere riusciti a ritornare a casa, è praticamente tangibile. Siamo ritornati un’altra volta in famiglia e questo non è altro che una delle chiavi per risvegliare la magia insita in noi stessi e nei mondi tra i quali stiamo a cavalcioni.

Dunque il primo passo verso l’iniziazione è quello che noi chiamiamo il “cercare”. No, questo non significa salire sulla scopa e dare la caccia ad una sfera dorata volante chiamata boccino[7]. Non significa neanche ricercare false verità per poi spacciarle per veritiere, e credetemi, siamo capaci di farlo, per capire basta soltanto chiedere di Aidan Kelly[8]. La ricerca avviene quando in maniera propositiva si iniziano a cercare le persone giuste per noi stessi.

Molte volte questa ricerca viene fatta su internet, passando al setaccio Witchvox.com, gruppi Facebook, Twitter e tonnellate di altri luoghi. Un botto. Non c’è alcuna garanzia che tu possa trovare qualcosa di neppure lontanamente utile, ma è proprio lì che giace parte del mistero. Ti potrebbe capitare di non trovare per molti mesi o anni, una coven che si trovava proprio nelle tue vicinanze,  prima che i tempi siano maturi per te, prima che tu la noti e la trovi e che finalmente la consapevolezza di tutto il ricercare che ne hai fatto, non venga sbattuto dentro la tua coscienza. Potresti non trovare una coven nel raggio di 500 miglia. Forse dovrai prendere aerei, treni, guidare per grandi distanze, perché hai davvero bisogno che tutto si realizzi e perché tu senta che ne valga la pena. Ciò richiede sacrifici. Queste cose sono già accadute a molti di noi: alcune persone hanno volato regolarmente, per anni, dalla Polonia all’Inghilterra per poter avere il training, l’istruzione necessaria. Alcune persone, invece, hanno solo dovuto attraversare l’isolato! Ma la Wicca c’è persino in Tasmania. TASMANIA! PER AMOR DEGLI DEI! Ho perfino sentito di uno di noi che è stato in Antartide. Uno con le palle!

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La ricerca è un qualcosa che nasce dentro di noi. A chi dobbiamo rivolgerci quando desideriamo trovare altre streghe? Gente sconosciuta su internet prende iniziative alquanto affascinanti, creando strane situazioni; ma davvero, i primi a cui dovremmo rivolgerci sono gli Dei. Non sai quali siano i Loro nomi tradizionali? Non preoccuparti, Loro sapranno ascoltarti. Noi abbiamo il “monopolio” su come chiamarli, ma anche se Li chiamiamo, non controlliamo la Loro abilità di ascoltare altre streghe che cercano la via per ritornare ad Essi.

In effetti, noi contiamo su questo, che essi vi guidino. Chiedi agli Dei. Traccia il cerchio, accendi le tue candele e lancia Loro un appello onesto e sincero affinché ti guidino nella giusta direzione, ti portino dalle giuste persone e portino le giuste persone da te. Quando si ha un reale bisogno e si chiede l’aiuto degli Dei per riuscire ad ottenere un onesto risultato, si riesce a realizzare una magia straordinaria, specialmente se ciò ti avvicina a Loro e al Loro servizio. La Taumaturgia può essere divertente, ma la Teurgia è dannatamente straordinaria.

Un incantesimo per cercare una coven dovrebbe essere il primo pensiero logico e uno dei primi passi quando si è impegnati nella ricerca. Alcune streghe decidono di inglobare tutto ciò in un rituale per loro stesse, comunemente riconosciuto come dedicazione. Si dedicano ufficialmente verso lo studio dell’Arte per un certo periodo di tempo, spesso fatto di un anno e un giorno, perché questa è la tipica quantità di tempo minima, che una coven aspetta per poter conoscere un cercatore e vice versa. Quando si frequenta una persona in ciascuna stagione, ci si fa un’idea di chi si vuole unire al gruppo e se sia compatibile con esso.

Una dedicazione non è un’iniziazione ma è un punto d’inizio verso essa. Un incantesimo per assisterti, rafforzare la tua risolutezza, per garantire l’intuizione e portare una persona vicina agli Dei, è una grande idea, specialmente quando non ci aggiungi dettagli stringenti e chiedi Loro di aiutarti a far sì che Loro ti ritengano adatto. La magia con la guida dei nostri Dei può compiere tanto.

Nonostante gli incantesimi e la magia siano una questione di visualizzazione e di un intenso potenziamento della propria visualizzazione con energia e intenzione, NON C’E’ NESSUN INCANTESIMO CHE TI INIZI MAGICAMENTE DA SOLO, SECONDO LA TUA TESTOLINA O IL GIUDIZIO DI TUA MADRE, MENTRE MAGARI TUTTI SONO IN CHIESA. Per essere iniziato dovrai passare per il rito di iniziazione Wiccan presente nel Libro delle Ombre. Dannazione, persino se tu volessi percorrere un sentiero eclettico che non utilizza completamente riti wiccan, devi provarci: l’iniziazione sarà sempre necessaria per essere un membro di qualsiasi forma di Wicca, persino se si fanno cose sciocche e non wiccan, come tenersi i vestiti addosso!

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La parte difficile è che le opzioni sono limitate da ogni cosa, a partire dall’età, sino alla posizione geografica, nella maggior parte dei casi dipendente dalla possibilità di spostarsi e ciò implica anche da quanto si guadagna e dai mezzi di trasporto. Se una di queste cose è abbastanza da costituire per te una barriera, allora è proprio lì che è meglio concentrare i propri sforzi. Non hai sufficienti soldi per un abbonamento dell’autobus? Lavora sulla magia per la prosperità, trova un lavoro migliore o un lavoro in più e costruisciti la via per avere una tua macchina, come mezzo per raggiungere la tua coven. Chiedi aiuto agli Dei. E’ necessario che tu sia il cambiamento che serve, per far sì che la magia ti aiuti, perché gli Dei aiutano chi, in primis, aiuta se stesso. Gli Dei possono anche darti una mano a procurarti un abbonamento per l’autobus. Lo so, perché sono stato quello che ha sborsato 80 $ per permettere ad un amico di essere presente nel cerchio in modo continuo. Dopotutto, siamo una famiglia.

La parte grandiosa è che ne vale la pena. La parte migliore è che l’iniziazione in “The Wica avviene con la famiglia. Diventi un fratello o una sorella nell’Arte e avrai fratelli e sorelle di coven! E in più una reale fottuta tonnellata di fratelli e sorelle dell’Arte sparsi nel mondo, che spesso si riuniscono e magari vi incontrerete al Pantheacon[9]; ti inviteranno magari a casa loro, che ne so… nei Paesi Bassi[10] e solitamente ti tratteranno benissimo, per nessun’altra ragione, oltre al fatto che possiedi qualcosa di unico rispetto al comune: una devozione all’Arte, ai nostri Dei e una forza di volontà tale, da farti sentire sempre a casa in mezzo a tutti noi. L’iniziazione è il benvenuto ed è anche una trasformazione. La consiglio vivamente. Quindi non essere stupido. Alzati e comincia a cercare.



[1]Testo tratto dal blog ‘Gardnerians. No one speaks for all of us, but some are louder than others’.  https://gardnerians.wordpress.com/2015/09/04/belief-does-not-equal-initiation/

[2]N.d.T. Traduzione su gentile concessione dell’autore.  Seamus McKeon è un gardneriano che vive in California e che ci porta il suo tipico e simpatico punto di vista di americano della West Coast su molti temi tipici della Wicca.

[3]In questo caso l’autore fa riferimento alle tipiche confraternite presenti in molti college universitari del suo paese,  l’accesso alle quali prevede quasi sempre un rito di iniziazione abbastanza goliardico, durante il quale non è escluso l’uso abbondante di alcol. I membri si distinguono spesso tra di loro indossando dei tipici abbigliamenti

[4]Celebre tuffatore olimpionico americano, vincitore di innumerevoli medaglie e premi

[5]N.d.T. Il tema della ‘Cerca’ (the Quest) la ricerca spirituale o eroica, e dell’essere ‘cercatori’ (seekers), ha rilevanza nella nostra cultura occidentale da molti secoli e ritorna nella Wicca, in una dimensione magari più ridotta, anche nella semplice ricerca di una coven dove entrare, per poi continuare assieme ad altri il proprio sentiero

[6]Wica, con una ‘c’ sola, come diceva Gardner

[7]Qui ovviamente l’autore fa riferimento ai romanzi di Harry Potter, dove nel gioco del Quidditch il cercatore (seeker), a cavallo di una scopa, cerca di acchiappare il boccino d’oro (Snitch). Subito dopo c’è anche un gioco di parole intraducibile, Snitches get stiches, per significare che la cerca non deve tradursi nello spiare, altrimenti si resta bastonati… sia chi fornisce informazioni non dovute, sia chi le cerca in modo fraudolento

[8]Aidan Kelly è un autore americano molto controverso. Wiccan a fasi alterne, critico feroce sulle origini mitiche della Wicca, da un lato ha cercato di smontare completamente Gardner, affermando che si fosse inventato tutto, dall’altro, proprio grazie alle sue approfondite ricerche documentali, ha aperto tutto un nuovo filone di ricerca, che per paradosso ha portato a scoprire che Gardner non si era inventato affatto la New Forest Coven dove venne iniziato

[9] Uno dei numerosi congressi o conferenze wiccan o neopagane, che si tengono con regolarità in varie parti del mondo

[10]Esperienze effettivamente capitate all’autore

Wicca&Wicco: il Gender nell’Arte

” Mi ricevi
come il vento la vela.

Ti ricevo
come il solco il seme.”

 (Pablo Neruda, canzone del maschio e della femmina)

Riflessione sul Maschile ed il Femminile nella spiritualità di oggi

di Salvatore Fortunato

L’Athame e la Coppa

Da una recente discussione mi è venuta in mente questa riflessione su di un argomento quanto mai di attualità. Proprio in queste ore, infatti, i politici si stanno scannando in Parlamento sulle unioni civili e la stepchild adoption, mentre gli “intellettuali” si accoltellano a suon di gender. Il Maschile ed il Femminile, (la cui lettera maiuscola indica qui l’espressione sacrale) cosa sono? Nella Wicca si riconosce l’aspetto maschile e quello femminile del Divino, il Dio e la Dea per l’appunto. Quando durante la libagione il sacerdote immerge la lama nella coppa si dice: ” come l’Athame è il Maschile, la Coppa è il Femminile e congiunti portano la loro benedizione“. Ora la congiunzione qui è ovviamente creatrice, ad indicare appunto che come in alto così in basso e cioè che come sul piano fisico l’unione tra un maschio e una femmina porta alla procreazione, così sul piano spirituale è necessaria la conjunctio oppositorum per la Creazione del Tutto. Vivianne Crowley scrive: “Benché in ultima istanza nella Wicca il Divino sia inteso come Uno, in Esso vediamo una dualità. Il Divino è energia, l’energia è movimento e cambiamento, e dove c’è movimento e cambiamento c’è l’attivo e il ricettivo, il flusso e il reflusso. Il Divino viene colto come maschile e femminile, Dea e Dio.[1] Ora fin qui tutto chiaro, ma la domanda è: il Maschile ed il Femminile si riflettono in toto nei maschietti e nelle femminucce? Cioè in poche parole, nel “mondo degli uomini” il Maschile si incarna negli uomini ed il Femminile nelle donne? La realtà ci porta a dire ovviamente no! Ci sono persone che nascono maschi ma si sentono femmine e il contrario. Persone che alcuni sciamani chiamano “due anime”. Questa constatazione di fatto insieme ad anni di studi psicologici (per semplificare la faccenda), dimostrano che sia gli uomini sia le donne hanno dentro di loro un po’ di Maschile ed un po’ di Femminile. È quello che Jung chiama Animus e Anima, con la cui danza ogni iniziato dovrebbe confrontarsi. Ora il problema è: in che percentuale, per usare un termine “molto poetico”, il Maschile ed il Femminile vengono distribuiti nei maschietti e nelle femminucce. Mi sembra chiaro che non sia “equamente distribuito”. E mi sembra invece abbastanza logico pensare che, nella maggior parte dei casi, ci sia più Maschile negli uomini e più Femminile nelle donne (si, sto ridendo da solo mentre scrivo di quantità, tipo problemino delle elementari). Di questo penso, si sia accorto anche Gardner quando trasmise ai suoi la regola per cui l’iniziazione passa da uomo a donna e da donna a uomo oltre che la pratica per cui nel cerchio si sta sempre alternati maschi e femmine. Ci sarebbe anche da dire che i Quattro Elementi, cioè le colonne portanti della nostra vita, spirituale e non, sono concepiti come maschili (Fuoco e Aria) e femminili (Acqua e Terra). Ma, a questo punto bisogna fare un discorso un po’ più serio su cosa sia il Maschile ed il Femminile.

 

Chokhmah e Binah

Per farlo mi riferirò alla Tradizione Esoterica Occidentale, uno dei cui frutti è, per l’appunto, la Wicca. La base di questa Tradizione è la cabala ermetica, gemmata (per così dire) dalla Qabbalah ebraica. Qui la creazione viene spesso descritta come l’atto di unione di due principi opposti ma complementari usando un linguaggio di matrice sessuale. Maschio e Femmina, uomo e donna, sposo e sposa, Abba e Ima cioè il Padre e la Madre, due delle Patzufim, le Espressioni dell’unità di Dio. Abba, (“Padre”) è il Partzuf della sephirah Chokhmah, seguito da Ima (“Madre”), il Partzuf di Binah. Chokhmah che è in cima al pilastro della Grazia, è secondo la cabala ermetica, la forza espansiva, creatrice e vivificante, (il Lingam degli indiani) che però per creare ha bisogno di un ricettacolo, di una Forma, che rappresenta anche un limite: è Binah, il grande mare, la forza ricettiva e limitante che dà forma femminile alla forza maschile. Il Maschile è quindi ciò che si espande, la forza centrifuga dell’universo, il potere proiettivo del Divino. Il Femminile invece è ciò che si oppone all’espansione, ed opponendosi da forma all’universo. É il grande utero, colei che si prende cura di ciò che viene creato, la forza centripeta dell’universo, il potere ricettivo del Divino (ciò che in India si chiama Yoni). Si potrebbe semplificare dicendo che il Maschile è la forza attiva, mentre quella Femminile è quella passiva, ma purtroppo siamo troppo abituati a dare giudizi di valore a questi termini e rischieremmo di incappare nell’errore di pensare a “passivo” come sottomesso. É proprio questo errore, secondo me, che molte femministe inseguono. Dice Dione Fortune: ” In Binah e Chokmah abbiamo il Positivo e Negativo archetipali; la Mascolinità e Femminilità primordiali, stabiliti quando “volto non mirava volto” e la manifestazione era incipiente. È da queste primarie Coppie di Opposti che scaturiscono i Pilastri dell’Universo, tra i quali è intessuta la rete della Manifestazione.[2] I due Principi quindi sarebbero impotenti presi singolarmente. Il femminile è tutto in potenza, ma è inerte. Il Maschile è puro atto, incapace di portare alla nascita di alcunché. Il Maschile è visto quindi come uno stimolo, mentre il femminile come un freno. Sto ovviamente parlando di termini “filosofici” che riguardano principi cosmici e non della triste immagine da commedia all’ italiana in cui lui fa il satiro e lei ha mal di testa!

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Yin e Yang

Anche in oriente, oltre a i già citati concetti indiani si specula sulle Polarità. Nel Tao Te Ching c’è scritto:

Il Tao generò l’Uno,

l’Uno generò il Due,

il Due generò il Tre,,

il Tre generò le diecimila creature.

Le creature voltano le spalle allo Yin

e volgono il volto allo Yang,

il Ch’i infuso, le rende armoniose.”

Anche qui Yin rappresenta il Negativo, mentre lo Yang il Positivo. Yin è oscurità, luna, femminile, terra e acqua ecc. mentre lo Yang è luce, sole, maschile, cielo, fuoco ecc. il glifo dello Taijitu rappresenta proprio questi due concetti come opposti ma complementari, dove finisce il bianco Yang, inizia il nero Yin. I due principi si fondono l’uno nell’altro senza che nessuno dei due perda la sua identità. E’ importante mettere in evidenza che Yin e Yang non hanno alcun significato morale Buono-Cattivo e che non sono considerati elementi contrastanti, bensì inscindibili. Su questi concetti sono basate tutte le filosofie cinesi e l’intera medicina tradizionale. Il Tao che di per sé è inafferrabile (il Principio Ineffabile dell’occidente) può, tuttavia, essere percepito nell’alternanza dei suoi due aspetti Yin e Yang. L’alternanza delle sue manifestazioni è costitutiva della conoscenza umana del Tao. Lo stesso accade proprio nella Wicca, è il mito del Dio e della Dea che ci permettono di capire la manifestazione divina. E quando Il Dio e la Dea si uniscono allora si percepisce l’Estasi dell’Infinito. Tutto questo si ripercuote anche nel “mondo degli uomini” soprattutto a livello rituale, quando all’ultima iniziazione il Dio viene fatto discendere su di un sacerdote e la Dea su di una sacerdotessa per dar vita al Grande Rito, l’unione mistica di Maschile e Femminile, umano e divino, sacro e profano. In Cina c’è una bellissima espressione per indicare la donna: “l’altra metà del cielo”. Trovo che indichi al meglio la concezione spirituale del femminile sia nella cabala che nel taoismo, sia nella Wicca naturalmente. Ma la Cina ha altro da insegnarci. Secondo la medicina tradizionale cinese infatti tutto ha in sé sia il Maschile Yang sia il femminile Yin. Yin e Yang si creano vicendevolmente, si controllano vicendevolmente e si trasformano l’uno nell’altro. La salute è quindi uno stato di armonia di queste forze. E’ la nostra stessa idea, ma i termini a noi suonano più neutrali che Maschile e Femminile a cui attribuiamo “uomo” e “donna” che invece sono concetti diversi. Mentre i primi sono concetti spirituali i secondi sono sociali.

 

Il Potere Maschile e Femminile

Per lo sciamano (così come per la Strega) quello che conta davvero è il Potere. Definire cosa sia il Potere sarebbe in un certo senso “uccidere” il potere stesso perché l’atto di definire, di individuare, di separare che è tipico Maschile può portare inevitabilmente ad una perdita di Potere. Allo sciamano non interessa tanto cosa il Potere sia, ma cosa il Potere faccia. Il Potere è una sorta di chiave che apre delle porte. E’ quindi distinto dall’energia. E’ come se con l’energia aprissi la porta a spallate mentre il Potere è la chiave con la quale far scattare la serratura. Due chiavi importantissime, se non le più importanti sono appunto il Maschile ed il Femminile. Il potere Maschile è per lo sciamano quello che fa espandere all’uomo il suo territorio. È quello che dà al guerriero la vittoria in battaglia e la conquista nella caccia. L’uomo nelle società tribali, esce e va alla “conquista”. Va a caccia, a procurarsi il nutrimento per il suo popolo. Il Potere Femminile invece non è espansivo, ma il suo contrario. Le donne nelle società tribali si curano della casa, migliorano il territorio. Alcuni vedono l’agricoltura una scoperta femminile per esempio. Il Potere femminile è anche quello che cura il rapporto tra le persone. Le cose belle vengono dal Potere Femminile perché l’uomo che va alla conquista, è sbrigativo e non ha tempo per curare ed abbellire l’ambiente in cui vive. Nella società moderna ovviamente le cose non stanno così, gli uomini che vanno a fare la guerra o vanno a caccia per procurarsi da vivere sono relativamente pochi. Di contro le donne non sono le uniche ad occuparsi della casa e del “territorio”. Ma i Poteri sono sempre gli stessi. Semplicemente uomini e donne usano entrambi i Poteri a seconda dei casi. Anzi, pensiamo alle casalinghe come delle schiave, come non utili alla società. Uno sciamano tradizionale vedrebbe in tutto ciò una perdita di Potere femminile. Il mondo moderno, con la sua frenesia e la sua voglia di conquista non è forse espressione del potere Maschile? Se la risposta fosse affermativa dovremmo dedurre che il Potere femminile è stato messo da parte anche da chi, a quel potere dovrebbe essere più naturalmente predisposta cioè la donna. Ricordo che secondo la concezione sciamanica il femminile non ha a che fare tanto con la donna ma con il cuore. Poiché i due Poteri sono Complementari, privarsi dell’uno o dell’altro significherebbe sbilanciare l’esistenza. Bisognerebbe ripensare quindi al Maschile ed al Femminile in ogni essere umano e riappropriarsi dei loro Poteri tenendo però presente la nostra incarnazione biologica.

 

Animus e Anima: conclusioni junghiane

Secondo Carl Gustav Jung ogni uomo e ogni donna portano dentro di sé una parte dell’altro sesso, sia biologicamente sia psicologicamente. La donna nascosta nella psiche dell’uomo e l’uomo nascosto nella psiche della donna sono degli archetipi potenti e come tali dei ponti verso le zone più profonde del nostro inconscio. Ogni essere umano esprime un’energia dominante, ma contiene, in secondo piano, anche quella opposta. Ecco perché la psiche, quindi, andrebbe vista come una combinazione di principi maschili e femminili. La vita è l’unione di energie complementari, ognuna delle quali tende verso l’altra, compensandola. I due archetipi, Anima (femminile) e Animus (maschile), sono da sempre presenti nell’inconscio collettivo. Nei miti e nelle leggende ad esempio il Femminile è sinonimo di protezione, affettività, cura, conservazione ecc. mentre il Maschile è sinonimo di riflessività, controllo, razionalità, decisione ecc. ovviamente sia il Maschile sia il Femminile hanno degli aspetti positivi e negativi. Jung insiste sempre sull’equilibrio degli opposti e spiega l’innamoramento proprio con l’attrazione che il maschile della donna provoca nell’uomo e viceversa. Tuttavia bisognerebbe ricordare che Animus e Anima sono concetti troppo estranei dalla vita dell’Io per risultare comprensibili. La controparte sessuale, come abbiamo detto, è l’espressione dell’atteggiamento più distante dalla coscienza, meno individuale, più stereotipato e collettivo, più impersonale e in questo senso, come insegnavano i romantici tedeschi, “meno umano e più divino”, quindi più vincolante.  Nella Wicca si vanno ad “attivare” questi archetipi, soprattutto alla prima iniziazione. Questo perché si spalancano le porte dell’inconscio e, come Jung ha scoperto, mentre nell’uomo, l’Io cosciente è maschile, l’inconscio è femminile ed il contrario per la donna. Il lavoro spirituale è quindi anche quello di riscoprire i doni che la nostra parte “opposta” può farci, per essere più consapevoli, forti ed equilibrati nel nostro Io cosciente. Una sorta di integrazione e di armonia delle funzioni. Ma sarebbe bello a questo punto concludere con le parole di Vivianne Crowley che oltre ad essere una Gran Sacerdotessa è anche una psicologa e docente di psicologia delle religioni: “Il viaggio spirituale dell’iniziazione è quel processo che mette in azione tutte le nostre qualità, non quello di raggiungere l’opposto a spese dell’originale. Nella società troviamo un esempio di questo tipo con l’avvento dell’uomo new age. Sebbene molte coppie abbiano fatto esperienza dell’inversione di ruoli con il padre che si prende la responsabilità maggiore nel curare e nutrire, ruoli che sono tradizionalmente attribuiti alla madre, non si tratta di una soluzione definitiva se facendo questo le qualità e gli istinti maschili vengono artificiosamente soppressi. Forse è una stadio necessario per ripristinare il corretto equilibrio, neutralizzando così precedenti schemi di comportamento, tuttavia andando avanti per questa strada, si deve raggiungere un nuovo equilibrio che sia più stabile, dove viene dato sia al femminile che al maschile ciò che gli è dovuto. Nella Wicca, l’obbiettivo è fare in modo che nell’uomo l’esplorazione dei misteri femminili possa sviluppare un ruolo maschile nuovo e più illuminato in cui viene dato spazio sia al pensiero che al sentimento e che il sentimento non sia visto come sola competenza della sacerdotessa e della Dea, ma come una parte importante dell’universo maschile. Il compito finale di un sacerdote wiccan è quello di realizzare dentro di sé le qualità del Dio e facendo questo accedere alla forza creativa della stessa Divinità: perché non era forse Pan ad essere il suonatore del flauto?[3]

 


[1] I Poteri della Wicca, ARMENIA , pag. 11 – 12

[2] Dion Fortune, Cabala Mistica pag. 115

[3] I Poteri della Wicca, pag. 153

Lammas, la Stagione del Sacrificio

Siamo ormai giunti ai giorni del raccolto, Lammas, pronti a raccogliere i frutti della Natura, ma anche a restituire qualcosa a cui teniamo.

di Vivianne Crowley

Celebriamo il mistero di Lammas,

la stagione della Regina d’Estate e del Dio Sacrificale.

Dobbiamo rendere nuovamente ciò che più amiamo,

che la danza a spirale della vita continui ancora e ancora.

Dalla morte scaturisce nuova vita, e quindi la rinascita;

dalla gioia al dolore e al dispiacere, poi di nuovo allegria.

Noi umani sembriamo essere programmati per la reciprocità. Quando riceviamo, avvertiamo anche l’esigenza di dare. Come quando da bambini ci hanno insegnato a dire “Grazie” quando si riceveva un regalo o quando qualcuno faceva qualcosa per noi. Questo dà soddisfazione a colui che dà e lo incoraggia a farlo di nuovo. I nostri antenati concepivano il mondo come controllato dagli Dei: se il sole splende, se la pioggia cade, se la terra è fertile, e il raccolto del grano è buono, allora ci sarà abbastanza cibo di riserva per l’inverno, cibo che farà la differenza tra la vita e la morte. Quando gli Dei provvedevano a tutto ciò, le persone li ringraziavano, perciò nelle differenti culture ancestrali abbiamo creato riti e cerimonie, azioni e parole, per onorare gli dei che ci hanno nutrito e per ringraziarli affinché continuino a farlo.

Il sacrificio è uno scambio di energia

È nell’istinto naturale il voler offrire qualcosa più del solo ringraziamento. I nostri antenati offrivano ogni sorta di sacrificio, a seconda di cosa era accettabile a quel tempo e cultura. Potevano essere prigionieri di guerra, bambini appena nati, animali, uccelli, armi, gioielli preziosi, frutti o fiori. Ci era stato dato qualcosa a livello materiale, quindi il nostro istinto era quello di offrire qualcosa di materiale in cambio. Al giorno d’oggi, la maggior parte di noi non crede che gli dei spendano il loro tempo cercando di cambiare le condizioni atmosferiche per noi. Tendiamo invece a vedere la Natura come un ecosistema interconnesso e interattivo. Possiamo vedere la Natura come un’entità viva e cosciente, ma non crediamo necessariamente che alcuni aspetti della Natura siano stati disposti per il nostro benessere dalla nostra divinità tribale. Ad ogni modo, sappiamo istintivamente, anche se non formuliamo consciamente il pensiero, di essere dipendenti dalla Natura. Siamo organismi che fanno parte della totalità della Natura e le nostre azioni, per quanto piccole, possono incidere sul grande sistema. Ognuno di noi individualmente ha poco effetto, ma collettivamente la nostra specie costituisce una delle forze maggiori nel nostro ecosistema, le cui azioni hanno impatto su tutto il resto. Essendo una delle specie più consce sul nostro pianeta, abbiamo il grande potere di cambiare ciò che facciamo e il modo in cui viviamo, abbiamo l’unica responsabilità di assistere l’ecosistema nel suo mantenimento affinché rimanga sano e in equilibrio.

Cosa c’entra tutto questo con Lammas?

Lammas è la festività in cui si celebra il culmine del ciclo materiale dell’anno. La Natura è rinata in primavera, è maturata a Beltane e al Solstizio d’Estate. Ora entriamo nella fase discendente del ciclo, dove la crescita si avvia al declino e iniziamo a raccogliere i frutti prima che la Natura declini e prima che il grano e i frutti muoiano in inverno. È il naturale periodo in cui si ringrazia la Natura per quel che ci offre. Ma come possiamo farlo? Alla Natura importa davvero se tracciamo un cerchio e invochiamo i quarti, o se invochiamo il Re del Grano come Signore del Raccolto e lo tagliamo come sacrificio simbolico? Penso di no. A qualcuno di noi importa? Per molti di noi pagani la risposta è, “Sì”. Questi azioni e riti  simbolici portano dei messaggi molto potenti riguardo a ciò che noi esseri umani riteniamo importante. Ci ricordano che dobbiamo essere costantemente consapevoli che le nostra esistenza umana dipende dall’ecosistema del pianeta. Ci incoraggiano ad essere grati di essere parte di questo ecosistema e a ringraziarlo per il sostegno al nostro corpo e alla nostra coscienza che ci permettono di vivere, respirare e sperimentare le meraviglie della vita.

Essere coscienti del nostro ruolo nell’ecosistema

Essere coscienti di noi stessi come parte della Natura è importante ed è anche molto facile da dimenticare. È facile non essere coscienti e vivere in modo meccanicistico fuori dalla realtà. Quando ci fermiamo dopo il lavoro a comprare del cibo, entriamo nello strano mondo illuminato al neon del supermercato, dove il cibo è raffinato, colorato, tagliato, disegnato, irradiato, riempito di conservanti chimici, trasportato per migliaia di chilometri, confezionato, inscatolato, congelato – mille e uno modi di fare una cosa semplice come permetterci di nutrirci. È molto più difficile mostrare entusiasmo nel celebrare un freezer pieno di cibo congelato, se comparato a un campo pieno di grano dorato. E proprio perché è più difficile dobbiamo sforzarci di ricordare e celebrare Lammas con tutti i suoi significati, perché noi dipendiamo esattamente quanto dipendevano i nostri antenati dall’ecosistema e da ciò che esso può fornirci. Possiamo modificare il nostro cibo con tutti i processi possibili, possiamo imparare a coltivare le cose nel migliore dei modi, ma abbiamo bisogno del sole, dell’acqua, del terreno, come ne avevano bisogno i nostri antenati, se decidiamo di coltivare il cibo di cui abbiamo bisogno.

‘Né io chiedo sacrifici’

Il cibo non è l’unica cosa materiale che il nostro pianeta ci fornisce. Abbiamo un riparo, una climatizzazione, la corrente elettrica – tutti i comfort materiali che attingono dal pianeta e le sue risorse. Lammas può essere quindi la celebrazione di tutto cje che ci è stato dato e un momento per onorare tutto questo con un sacrificio. Il sacrificio è un atto magico di scambio energetico; un modo di ricordarsi delle energie reciproche e interattive che sono alla base del nostro universo. Per i Wiccan, questo può essere una forma di polarità. Nella Wicca, la Dea ci dice, “Né io chiedo sacrifici.” Ma sebbene i nostri Dei non richiedono sacrifici per se stessi, non significa che non valga la pena di sacrificare volontariamente in cambio di ciò che ci viene offerto. Offriamo libagioni alla Terra durante i rituali, ma cos’altro possiamo dare tra le cose che ci sono state offerte? Il cibo è uno dei temi principali di Lammas. Possiamo donare a una banca del cibo, dare soldi in beneficenza per promuovere l’agricoltura sostenibile, o possiamo donare un po’ del nostro tempo e della nostra energia cominciando a coltivare il cibo – anche se si tratta di un vasetto di erbe su un piano cucina. Lo scambio di energie è un principio cardine in magia; un altro è come sopra così sotto. Onoriamo il reame invisibile degli Dei e nel mondo materiale sacrifichiamo qualcosa donando agli altri o al pianeta. Ed ecco che si compie il sacrificio di Lammas.

traduzione di Valentina Ferracioli

Benedizioni solstiziali della dea Belisama

La dea Belisama avava sacro il biancospino, come una delle vie del centro di Milano, identificata con Minerva, i resti del suo tempio romano stanno sotto il Duomo, la chiesa dedicata non a caso a Maria bambina. L’effige di Belisama, trasformata in Madonnina, brilla indisturbata sopra la città: la Splendente.

di Vivianne Crowley – trad. Valentina Voxifera

Al Solstizio d’Estate nella nostra terra in Bretagna, una regione celtica nel nord-ovest della Francia, invochiamo Belisama, la Splendente, la Signora dell’Estate. Alcuni dicono che sia la luce splendente e dorata del sole; altri dicono che sia più focosa, la Signora delle Battaglie e delle Frecce. La troviamo in Francia e anche nella zona di Milano nel nord Italia, dove arrivarono le tribù celtiche in cerca di nuove terre.

scrofa semilanutaRitrovare una Dea del Territorio

Il paganesimo bretone si trova poco al di sotto della superficie, la sua cultura è stata protetta per secoli grazie alla lingua bretone, che nessuno tranne i bretoni conosce. Il Cristianesimo e il Paganesimo si fusero e le antiche vie celate dietro l’apparenza del nuovo. Gli altari romani a Mitra vennero inclusi nelle chiese cristiane. Le statue delle dee romano-celtiche riapparvero come Madonne.

Le antiche divinità bretoni vivono e quando abbiamo iniziato a celebrare all’aperto nella nostra terra, abbiamo scoperto che le divinità che adoravamo nel nostro tempio a Londra non ci parlavano più qui su questa ricca terra, né nella brezza e la salsedine, e nemmeno nelle ombre dei massi eretti verso un cielo carico di stelle. Durante i nostri primi rituali nel cerchio di pietre che abbiamo creato, invocavamo le quattro direzioni usando immagini della tradizione celtica – l’aquila ad est, la cavalla bianca a sud, il salmone ad ovest e il toro nero a nord. Siccome i nomi delle divinità che usavamo in Inghilterra e in Irlanda sembravano non essere adatti, invocavamo allora la Dea e il Dio chiamandoli “Signora” e “Signore”. Una volta durante un rituale ci sedemmo attorno al fuoco e rimanemmo in attesa. Ascoltammo il vento tra gli alberi, il richiamo dei gufi, i fruscii tra i cespugli che indicavano la presenza di alcuni animali curiosi venuti ad assistere al nostro rituale intorno al fuoco. Alla luce tremolante del fuoco e con il sibilo degli alberi, ascoltammo molto attentamente per trovare un significato in questi suoni. Alcune parole arrivarono e in queste trovammo un significato.

Ascoltammo e, nel vento, arrivò un suono. Confrontammo le nostre annotazioni. Sì, avevamo udito la stessa cosa. Trovammo così la nostra prima divinità. L’intuizione aveva trovato un nome e il pensiero ora prendeva il suo posto. Comprammo così alcuni libri sulla storia celtica della Bretagna e scoprimmo le ricerche di Christian-J. Guyonvarc’h, un professore di Studi Celtici all’università locale di Rennes, e le ricerche dei nostri storici bretoni, come Gwenc’hlan Le Scouëzec. Trovammo così le nostre divinità. Scoprimmo  Belisama e così iniziammo ad invocarla.

La Dea Dorata

I mari che circondano la Bretagna su tre lati portano con sé la nebbia, la pioggia, il vento e il sole. È una terra dalle serate estive dai toni dorati, quando il tramonto colora il cielo d’ambra, arancio, albicocca e rosa. È proprio questa luce del sole dorata che portò in Bretagna, nel diciannovesimo, secolo pittori come Paul Gauguin per dipingere “Il Cristo giallo” e “Paesaggio bretone con pagliaio”. Scoprimmo che a Beltane iniziava il tempo di Belisama la dea dell’estate dorata. Nelle lunghe sere dorate, i raggi solari colpiscono i cristalli di quarzo nel granito del nostro cascinale che si illuminano di un bagliore dorato . Sentiamo la presenza di Belisama nel cerchio e tutto intorno mentre le giornate d’estate si allungano. La sentiamo come energia, dorate e luminosa, gioiosa e creativa. Vi è la gioia della risata ma anche la forza. Non la sentiamo né come Vergine né come Madre; ma come la Dea amante, colei che prende come amante chiunque lei voglia e che dona il proprio amore a tutti.

Fuoco e acqua

Al Solstizio d’Estate con il sole al massimo della sua forza, si entra nel segno del Cancro. Il Solstizio porta con sé le energie sia del fuoco che dell’acqua, l’acqua delle piacevoli piogge estive. Lavorando con Belisama nei nostri rituali, lei si presenta a noi come dea della luce solare e dell’acqua. Le nostre estati bretoni sono le estati del sole e degli acquazzoni, quindi tutto ciò ha un senso per noi qui. Nelle nostre ricerche, abbiamo scoperto che c’è effettivamente un legame con l’acqua. Il geografo romano Tolomeo registrò il nome di un fiume del nord-ovest dell’Inghilterra ora chiamato Ribble come Belisama. Abbiamo notato come la nostra visione di Belisama sia del tutto simile a quella della carta dei tarocchi delle Stelle. Spesso la vediamo vicino a ruscelli dove scorrono acque fresche. Non l’abbiamo mai vista vicino al mare o vicino a specchi d’acqua come i laghi. È una dea che scorre. La vediamo camminare sulle rive dei fiumi tra i fiori e i giunchi. Invochiamo Belisama quando i nostri iniziati italiani ci vengono a trovare da Milano. Quando la Dea viene invocata, la luna piena sorge grande e dorata. Vediamo un’altra immagine di Belisama. È forse lei la luna dorata d’estate che vediamo così spesso nella nostra terra illuminata d’oro?

Avvicinarsi ai nostri Dei

In molte tradizioni misteriche pagane, l’invocazione è il sacramento, il nucleo sacro attraverso il quale colui che invoca e la divinità invocata creano un’identificazione temporanea tra l’essere umano e il Divino. In questi momenti di fusione, troviamo visioni, significati, ispirazione, potere e, attraverso un’esperienza interiore, saggezza che può arricchire la nostra pratica spirituale e la nostra vita quotidiana.

La spiritualità pagana usa spesso più i simboli che le parole per veicolare significati spirituali. Non siamo intrappolati come le religioni “del libro” da esseri umani in un particolare tempo e cultura. Attraverso i simboli, gli Dei possono parlarci e evolvere la comprensione che abbiamo di loro. Adoriamo Belisama e le nostre immagini e la comprensione che abbiamo di lei evolvono. Il concentrarsi della spiritualità pagana sui simboli significa che le idee possono evolvere nel tempo – avvengono cambiamenti, e la spontaneità e la creatività rituale vengono incoraggiate. Sappiamo molto poco di come le persone secoli fa la concepissero e la adorassero. Belisama è come la luce del sole – cambia di giorno in giorno. Siamo felici di adorarla così come ha scelto di mostrarsi a noi e in lei vediamo, conosciamo e ricordiamo la bellezza dell’estate.

Benedizioni di Mezzestate

Che le vostre divinità si mostrino a voi quando onorate le maree stagionali. Che il vostro Solstizio sia ricco di prosperità e guarigione. Che il vostro cammino sia benedetto.

Mantenete puro il vostro più alto ideale: l’etica personale nella Wicca

Nel Cerchio spesso si richiede un certo grado di depersonalizzazione per operare magicamente. L’etica dello “spogliarsi” della propria identità presenta però degli interrogativi.

di Alder – da Wiccan Rede

Traduzione Valentina Voxifera

 

Le nuove streghe iniziate, o anche coloro che seguono un cammino solitario, prima o poi incontrano queste parole: “Mantieni puro il tuo più alto ideale”.

Alle fine, quello che sembra un prezioso e ispirato consiglio diventa una sfida. Da quando sono diventato una strega queste parole hanno assunto una particolare importanza, e le ho sempre tenute in considerazione lungo il mio cammino. Ogni volta che dovevo prendere una decisione tra ciò che desideravo e ciò che dovevo effettivamente fare, riecheggiavano nella mia mente come un mantra:

“Mantenete puro il vostro più alto ideale; tendete sempre verso di esso; che nulla vi faccia deviare o desistere.” [1]

All’inizio pensavo che avesse molto a che fare con il mio ascendente Acquario – sapete, sono un idealista. Ad ogni modo, nel corso del tempo, ho realizzato che aveva molto più a che fare con la Stregoneria in generale e con il ruolo che la nostra etica personale (o meglio, l’ideale) gioca in essa.

 

Depersonalizzazione

Nella comunità magica e wiccan ho incontrato molto spesso il concetto di depersonalizzazione come requisito, o caratteristica auspicabile, per operare magicamente (o nell’Arte).

Affermazioni come “Quando ti spogli, lasci la tua identità fuori dal Cerchio”, oppure “Assumi un nuovo nome, e lascia fuori la tua identità”, sembrano essere ben accette e incoraggiate.

Questo scatena un grande dialogo interiore (ed esteriore): “Come entriamo nel Cerchio?”, “Quanto portiamo di noi stessi all’interno?”, oppure “Quante emozioni, idee e pensieri che ci appartengono entrano effettivamente in quello spazio tra i mondi?”. Alla fine, la risposta appare chiara: tutto quanto.

Se l’Arte ha a che fare con la trasformazione, non c’è modo di trasformare qualcosa se lo lasciamo sulla soglia. E ancora, mentre molte persone amano enfatizzare quanto sia importante “trascendere”, la verità è che non trascendiamo affatto. Anche durante alcuni lavori specifici di trance, se trascendessimo il nostro “ego”, saremmo finiti.

Chiunque parli di “come le persone debbano trascendere” si comportano allo stesso modo di coloro che dicono agli altri di essere più maturi. E tutti noi sappiamo di cosa stiamo parlando qui…Ma che ci piaccia o no, noi streghe siamo molto umane. Forse proprio perché stiamo filtrando le nostre caratteristiche individuali nel processo di trasformazione, esse diventano più evidenti.

È il nostro intero essere che diventa iniziato e/o votato al servizio degli Dei e delle forze divine. Quando ci spogliamo, non ci stiamo spogliando delle nostre caratteristiche personali lasciandole al di fuori, le stiamo in realtà evidenziando e le condividiamo con i nostri compagni di coven e con gli Dei.

Ovviamente vorremmo magari rimanere più concentrati durante un rituale tenendo al di fuori gli argomenti “più mondani”. Ma questo lo si può trovare in ogni contesto dove si richiede alle persone di focalizzarsi su una determinata attività, e non ha nulla a che fare con il lasciarsi alle spalle alcune parti di noi stessi.

 

Intento: l’Arte dal Cuore e dalla Pancia

Le caratteristiche personali sono, infatti, l’asse portante della pratica dell’Arte, e devono essere amate e incoraggiate.

La fonte principale di potere per ogni lavoro magico è l’intento. È attraverso l’intento che indirizziamo le energie che vengono innalzate e leghiamo gli incanti. È attraverso l’intento che operiamo e pratichiamo l’Arte.

L’intento viene dalla certezza e dalla comprensione. Ed è uno dei motivi per cui celebriamo le festività stagionali: attraverso la contemplazione di questo ciclo diventiamo consapevoli e ci sincronizziamo con i ritmi segreti della Terra – e, quindi, dell’Universo.

Questa comprensione, quando ben presente e integrata nel profondo della nostra mente, diventa certezza (sebbene essa sia comunque relativa, poiché il processo ricomincia di nuovo, senza raggiungere una certezza assoluta).

Senza intento, non ci può essere successo nella pratica dell’Arte – solo parole vuote e movimenti eseguiti alla lettera. L’Arte viene dalla parte più profonda del nostro cuore, e della nostra pancia.

Quando ho capito tutto questo, ho capito anche che se non fossi stato fedele ai miei ideali, se ciò che avessi fatto non fosse venuto dal mio profondo, non sarei stato in grado di praticare la magia.

Semplicemente non avrebbe funzionato.

Come avere una relazione intima con qualcuno che disprezziamo.

 

Che nulla vi faccia deviare o desistere

 

Sfortunatamente, tenere puro il il nostro più alto ideale non è così facile come sembra. Molto spesso implica una sfida allo status quo; il quale, di contro, genera disapprovazione in coloro che lo difendono a spada tratta.

In questo senso, è molto più facile conformarsi alla maggioranza. Questo è un tratto umano molto comune, dimostrato dal popolare esperimento di Solomon Asch, nel quale a un soggetto viene chiesto di partecipare a un dibattito insieme ad altri partecipanti. In verità gli altri partecipanti sono d’accordo nel fornire una risposta scorretta a una domanda molto chiara, provando a cambiare l’opinione del soggetto. Indovinate un po’? In più occasioni ha funzionato:

‘Non erano mai consapevoli del fatto che la maggioranza stesse rispondendo in modo scorretto. Gli altri partecipanti rivelarono una “distorsione del giudizio” (molti appartenevano a questa categoria). Ciò significa che i partecipanti arrivavano al punto in cui si auto-convincevano che la loro opinione fosse sbagliata e che la maggioranza avesse ragione, portandoli a rispondere in accordo con la maggioranza.”

Per i praticanti solitari, questa distorsione avviene grazie ai gruppi online, forum, blog o persino libri scritti da autori noti. Nel contesto di una Tradizione, può essere sperimentata attraverso il contatto con altri iniziati o altri gruppi.

Nelle espressioni più tradizionali della Wicca, tutto ciò diventa ancora più rilevante. Data l’autonomia di ogni coven e l’utilizzo della reciproca accettazione/riconoscimento come mezzi di validazione esterna e sociale, sfidare lo status quo potrebbe significare mettere a repentaglio la propria accettazione e il proprio avanzamento.

 

L’ “io” nella Squadra

Una delle reazioni più comuni alla situazione descritta sopra è quella di sfidare la decisione della persona di far parte di un gruppo specifico cercando di mantenere i propri ideali. È una replica del famoso “Non c’è nessun “io” in Squadra”, ma con un approccio religioso – il messaggio di fondo è che ognuno deve sottostare ai “principi” o agli “ideali collettivi”, mettendo da parte i propri.

Ad ogni modo, la Wicca è una religione esperienziale e mistica, basata su un’ortoprassia e, in quanto tale, la sua esperienza è assolutamente personale e non trasferibile.

Sono sicuro che alcuni si chiederanno: “Come puoi dire di stare praticando la stessa religione allora?” be’, perché sono stato iniziato in un gruppo di quella specifica religione.

Ciò che fa una coven non è la condivisione delle stesse identiche credenze, ma il legame tra i propri membri. Allo stesso modo, i membri di una famiglia non devono (e di solito non è mai così) pensarla necessariamente allo stesso modo. È il legame che unisce i membri del gruppo a renderli un gruppo, e quindi dà loro potere – non ha nulla a che vedere con il pensiero uniformato.

Se il Cerchio è il luogo dell’Amore e della Fiducia, un luogo di Trasformazione dove possiamo diventare davvero noi stessi, allora è un luogo in cui i nostri ideali non solo hanno un posto, ma hanno anche una certa importanza.

Come Morgana scrive nel suo articolo “L’individuo collettivo”:

‘Nell’Arte riconosciamo entrambi questi aspetti. Da una parte difendiamo l’evoluzione individuale, ma riteniamo l’esperienza di gruppo altrettanto importante.”

Tra queste due troviamo il giusto ritmo.

Si dice che ogni volta che una nuova strega entra nel cerchio, l’intero gruppo (e la sua eggregora) ne risenta. L’intero meccanismo inizia a lavorare finché il nuovo ingranaggio non trova il posto giusto, e si ricostituisce di nuovo.

Lo stesso avviene quando qualcuno lo abbandona.

Dunque, è ovvio che le nostre caratteristiche individuali influenzano effettivamente l’eggregora preesistente di un gruppo attivo, e sono essenziali nel cammino per diventare ciò che realmente siamo; sia come streghe che come esseri umani.

 

[1] The Charge of the Goddess, Doreen Valiente. via Doreen Valiente Foundation under CC

 

L’individuo collettivo

I paradossi nella Wicca sono molteplici, ma è proprio attraverso i paradossi  che possiamo comprendere il nostro ruolo nell’Arte e il nostro essere un individuo collettivo.

di Morgana- www.silvercircle.org

trad. Valentina Voxifera

Molti anni fa, discutendo con un caro amico, realizzammo che la filosofia dell’Arte era disseminata di paradossi. Erano talmente tanti che decidemmo di definire l’Arte “Religione dei Paradossi”. Nonostante il passare del tempo queste premesse rimangono ancora valide e dimostrano la natura fluida della Wicca e la sua struttura organica. Solo quando le persone capiranno che la Wicca non può essere spiegata con modelli intellettuali potremo andare avanti e comprenderla appieno.

In questo articolo mi piacerebbe prendere in considerazione due grandi paradossi – o concezioni erronee in questo caso. La prima è che la Wicca si concentri su un sentimento di “gruppo” quando si tratta fondamentalmente di un cammino di evoluzione individuale, e la seconda riguarda il suo essere un cammino misterico (esoterico) quando molti suoi aspetti sembrano essere diventati essoterici e pubblici. La domanda fondamentale è: possiamo lavorare con qualcosa che appare strettamente paradossale e renderlo invece un sistema coerente che possa essere usato da (molti) altri?

Iniziamo con il primo paradosso tra individualità e gruppo.

È evidente che, non solo per noi umani, ma anche per il regno vegetale, animale e minerale, il concetto di individualità debba essere inteso come unicità. Se accettiamo che ogni cosa abbia una propria unicità, allora l’idea di individualità può essere intesa in una prospettiva più ampia. Negli ultimi decenni ci è stato detto che noi, in quanto umani, siamo fondamentalmente gli stessi, uomini e donne. In effetti, questo concetto ci è stato propinato nel tentativo di appianare le differenze tra i sessi. Facendo questo però stiamo letteralmente ignorando la fondamentale bellezza dell’unicità e il vasto numero di combinazioni possibili in una specie.

Più diventiamo consapevoli delle differenze, e meno esse ci spaventano. Quante volte, per esempio, abbiamo temuto di sembrare strani solo perché vestivamo in modo diverso? O perché parlavamo con una cadenza diversa o, gli Dei ce ne guardino, perché avevamo un colore diverso di pelle o una fede differente? Siccome il mondo è diventato più piccolo grazie alle linee elettriche, siamo stati costretti a rivalutare la nostra visione e posizione nel mondo. Un mondo che riconosciamo, un mondo dove conosciamo il nostro spazio e dove ci sentiamo sicuri. Ci troviamo in un bozzolo imbottito di cultura – non dobbiamo pensare molto finché facciamo ciò che ci sia aspetta da noi e finché viviamo le nostre vite seguendo una qualsiasi personalità.

Basti solo osservare i paesi dell’Est per capire quanto siano diventate insicure le persone. I vecchi metodi forse non erano proprio ideali ma hanno funzionato per certi versi. Tutti avevano un posto, la disoccupazione era pressoché sconosciuta e vi era più sicurezza. Ora, l’Occidente, invece di accettare questa situazione e rispettare i nuovi cittadini per i risultati raggiunti, non ha fatto altro che farli sentire cittadini di serie B. Come successe, ad esempio, per i tedeschi dell’est che davano più importanza al riciclo rispetto alla loro controparte dell’ovest. Alla fine come sempre, la legge del più forte trionfa, e i più ricchi impongono il loro sistema senza tenere conto delle differenze culturali.

Una volta accettate le differenze, non solo nei grandi gruppi ma anche in quelli più piccoli, realizzeremo che la nostra individualità non è solo questione di fare le cose da soli, ma è un modo per realizzare il nostro potenziale. Finché ci dovremo conformare alle masse, non saremo mai capaci di esplorare i nostri talenti e le nostre idee!

Ma, ci si potrebbe chiedere, se alla fine tutti ci ritroviamo a fare le nostre cose non stiamo forse chiamando i problemi, creando una situazione caotica? Certo, se l’individualità viene intesa come egocentrismo allora le cose possono diventare caotiche. Dobbiamo capire che se le cose devono essere gestite, abbiamo bisogno di cooperare tra di noi.

Nell’Arte riconosciamo entrambi questi aspetti. Da una parte difendiamo l’evoluzione individuale, ma riteniamo l’esperienza di gruppo altrettanto importante. Nella sua recensione de “Le querce di Albion” di Marion Zimmer Bradley, Walter fece qualche commento riguardo all’individualità. “Le persone dicono che tutte le Dee sono un’unica Dea e che tutti gli Dei sono un unico Dio e che entrambi siano espressione dell’uno, dell’innominabile – mi chiedo se non avvenga la stessa cosa anche per le persone. C’è qualcosa che si erge al di sopra della cultura, forse qualcosa che si trova al di là di tutti noi. Non intendo le persone – le maschere – ma le persone in quanto individui. Possiamo quindi dire che tutti gli individui sono un unico individuo?”

Io penso di sì. Noi in quanto individui costituiamo, collettivamente, la razza umana. Ognuno di noi dà il proprio contributo alla specie e, facendo questo, facciamo la nostra parte nel processo evolutivo. In altre parole, tutti i 6 miliardi di individui sul pianeta Terra formano un concetto di umanità.

Noi tutti portiamo con noi l’impronta, o frattale, UMANA, che si viva in una villa costosa, nella foresta pluviale o in un appartamento. Questo aspetto dell’esistenza fa parte della nostra specie che rende tale la vita umana. In quanto specie, in molti casi abbiamo adattato l’ambiente circostante alle nostre necessità – in altri casi abbiamo imparato a vivere con la natura.

C’è sempre una vasta differenza tra i vari gruppi culturali e, non importa, per quanto diversi ci sono sempre similitudini. I nostri bisogni fondamentali sono molto molto simili. Tutti noi abbiamo bisogno di cibo, riparo e cure amorevoli e non importa chi o dove siamo: se non abbiamo queste cose fondamentali saremo disperatamente infelici.

Quando diventiamo consapevoli di questa semplice verità ci chiediamo come siamo arrivati a creare questo caos. Alcune persone diranno immediatamente che è a causa dei nostri bisogni individuali se le persone si feriscono a vicenda. Gli umani hanno un forte ego e conoscono tutti molto bene il potere che è possibile avere sulle altre persone, anche arrivando ad usare la forza fisica.

Ed è qui che risiede il paradosso. L’individualità ci permette di esplorare nuove strade e realizzare il nostro potenziale, ma a spese del benessere collettivo. Se invece iniziamo a vedere noi stessi, come Walter suggerisce, come un “individuo collettivo” allora forse saremo in grado di integrare i nostri bisogni personali con quelli del gruppo.

Tutto viene riassunto nel Rede wiccan “se non danneggia nessuno – fa ciò che vuoi”. Se tutto ciò che facciamo viene analizzato alla luce di questo assunto allora sapremo molto presto se la nostra decisione si basa solamente su un desiderio egocentrico, o se teniamo conto del gruppo, della famiglia o degli amici.

A volte dobbiamo scendere a compromessi – alcune persone sentono anche di dover fare dei sacrifici – per raggiungere un risultato equilibrato, ma penso che tutti noi in fondo sappiamo che la rinuncia a una parte dei nostri desideri personali è un piccolo prezzo da pagare per una vera democrazia e giustizia sociale.

Se siamo in grado di agire come individui liberi e di agire con questa consapevolezza, saremo in grado di prendere decisioni basate sulla forma più alta di quella che noi chiamiamo “intelligenza umana”. Il problema generale è che solitamente le altre persone sono molto più interessate a tenere le persone incatenate ai loro propri ideali e sistemi di leggi.

In altre parole, per essere davvero liberi come individui, dobbiamo essere in qualche modo più illuminati di quanto lo siamo adesso. E come possiamo diventare illuminati? Prendendoci la responsabilità delle nostre azioni. È giusto dire che sarebbe bello se potessimo realmente prendere controllo e organizzare noi stessi, ma molte persone rabbrividirebbero al solo pensiero. Non c’è nulla di più facile nel lasciare che il governo centrale o il capo organizzi tutto per voi!

Molte persone non sono semplicemente abituate ad organizzare la propria vita – abbiamo bisogno di modelli sui quali lavorare, modelli che possano ispirare le persone; non modelli promossi da partiti politici. Abbiamo bisogno di modelli che possano aiutarci a decidere cosa vogliamo e come portare questi ideali nella realtà concreta.

Nell’Arte abbiamo già visto come i diritti individuali siano molto importanti. Possiamo fornire modelli, anche se nell’Arte bisogna essere cauti perché, prima ancora di rendersene conto, si viene etichettati come dogmatici o autoritari, o entrambi! Basti guardare alle recenti discussioni sul ruolo degli uomini e delle donne nell’Arte per capire quanto possa diventare scottante un tema, specialmente quando uomini o donne si sentono attaccati personalmente.

Penso che dovremmo tutti ricordarci (costantemente se necessario) che siamo molte cose, ma la cosa che conta davvero è che siamo umani e abbiamo un ruolo da ricoprire nell’Evoluzione del Pianeta Terra. Siamo parte della Madre Terra e il nostro destino è il destino della Terra. Tutti abbiamo un posto su questo pianeta e dovremmo essere tutti consapevoli della nostra influenza, per quanto piccola.

In passato siamo stati presentati con vari modelli che ci hanno plasmato, a volte in positivo, a volte in negativo. Negli ultimi due millenni abbiamo visto l’influenza del modello patriarcale e dell’intellettualismo. Molti di noi sentono che è giunto il momento di accettare ampiamente le differenze culturali e sessuali che abbiamo, e il ruolo che l’intuizione può avere.

Nell’Arte c’è una generale tendenza a enfatizzare il femminile o la Dea come reazione alla dominante maschile. Penso però che questa sia una tendenza temporanea. Personalmente ritengo che dobbiamo muoverci verso un modello nel quale sia l’influenza femminile che quella maschile hanno uguale importanza. E aggiungo ancora che sia gli uomini che le donne possono provare la polarità maschile/femminile. Il modello stesso della ”polarità” serve solo a illustrare il potenziale di una particolare forza dinamica.

In una recente discussione dicevo che è possibile vedere le forze femminili e maschili lavorare insieme e usate in maniera efficace, per esempio, nel sistema giudiziario. Un insieme di leggi si articola secondo una serie di “tu devi” e “tu non devi” come avviene nel sistema patriarcale giudaico. Però sappiamo che è la giurisprudenza a determinare come una legge debba essere interpretata. Improvvisamente il bianco e il nero delle leggi diventano la dimora del “grigio” nebuloso della logica – “date le circostanze” etc. è un meraviglioso esempio di come due modi di affrontare un problema possano procedere mano nella mano per arrivare alla soluzione più giusta. E se ci pensiamo, ci sono altri esempi in cui queste forze lavorano insieme. Forse questo sarà argomento per un prossimo articolo?

Per rispondere a quanto detto sopra, Bran suggerì che l’uso delle parole maschile e femminile fosse fuorviante e forse troppo volatile emozionalmente. Tendo ad essere d’accordo e forse non dovremmo impantanarci in questi termini. Suggerì inoltre che parole come saggezza ed auto-sviluppo fossero meno emozionali e che potessero aiutarci a capire in quale direzione dirigerci per la nostra evoluzione personale. Disse inoltre che ci sono forse alcune cose che risultano “naturali” a uomini e donne, non solo come individui.

“Se vogliamo pensare in termini di “maschio/femmina” allora possiamo dire che la donna, in una coven, si concentrerà di più sul processo evolutivo dei membri individuali e dell’intero gruppo (la mente di gruppo, il clima del gruppo) e che l’uomo sarà quindi più incline a concentrarsi sulle finalità produttive. La GSs (Grande Sacerdotessa) si concentra sul benessere dei membri del gruppo e della stabilità della coven, la sicurezza all’interno del gruppo prestando anche attenzione ai processi evolutivi personali di ogni membro. Il GS (Gran Sacerdote) è più coinvolto nelle questioni organizzative, che niente venga dimenticato e che il programma venga seguito e implementato.”

Qui vediamo ben integrati i punti di forza “naturali” di ogni individuo. Ovviamente alcune donne sono fantastiche organizzatrici e alcuni uomini sono molto bravi a seguire l’evoluzione degli individui, ma molte donne tengono insieme un gruppo proprio come farebbe una madre senza neanche accorgersene e molti uomini organizzano le cose senza neanche realizzare di aver “fatto il lavoro”.

Ovviamente è importante imparare gli uni dagli altri e rispettarci. Solo allora potremo diventare persone complete. Il problema è che se siamo abbastanza fortunati da avere qualcuno nel nostro cerchio che sia davvero abile, abbiamo la tendenza a dare per scontati i loro talenti senza fermarci a pensare ai nostri. Questo fa parte della responsabilità finale – osservare il modo in cui qualcuno agisce (il modello) e vedere se possiamo usarlo, o migliorarlo, o persino scartarlo. In una coven un GS e una GSs presenteranno un modello di lavoro e, anche se ci possono essere degli alti e bassi, non è sempre saggio irrompere immediatamente e criticare. Ci devono essere ad ogni modo dei momenti per i commenti e le persone non devono avere paura di porre delle domande – non importa a che grado si trovano.

E qui entra in scena il secondo paradosso. Da una parte il Gran Sacerdote e la Grande Sacerdotessa presentano un modello, dall’altro cercano di mantenere il mistero dell’Arte. Ma qual è il mistero? Paul Breekveldt nel suo commento conclusivo in un articolo su Scientology sulla rivista “Onkruid”, scrive: “Penso che il tempo del nascosto, dell’esoterico, sia passato. Il punto di forza di questo secolo – XXI – è stata la rivelazione per tutti.”

La mia prima reazione è stata “tipico uomo, che ha sempre bisogno di spiegare tutto!” Ma sapevo bene che cosa intendesse – che il tempo per “il nascosto” è ormai passato; la segretezza come  strumento molto potente nelle questioni spirituali non è più necessario. Non dobbiamo però confonderlo con la conoscenza esoterica, il mistero, che dobbiamo sempre riverire come Mistero della Vita, il nostro mistero personale.

Il fatto è che possiamo, in quanto individui, decidere per noi stessi come sperimentare la nostra spiritualità. Per certi aspetti ci stiamo confrontando con ciò che è nascosto dentro di noi – l’area nebulosa e sfumata dove il tempo e lo spazio sono totalmente differenti dalla nostra esperienza cosciente. Ovviamente dobbiamo essere aperti verso il modo in cui agiamo – ma dobbiamo anche capire che, per quanto eloquenti si possa essere, non potremo mai descrivere appieno il nostro sentire riguardo il lato misterioso e misterico della vita.

C’è sempre più una tendenza nell’Arte che attesta questo fatto. Non c’è un vero modo attraverso cui il miracolo della vita possa essere insegnato “en masse”. Possiamo accennare a diversi momenti e dare qualche suggerimento, ma la vera “rivelazione” è così personale che sarebbe inappropriato condividerla con altre cento persone. Al massimo possiamo condividerla con poche persone e celebrarla così, ma anche in questo caso dubito che il momento illuminante possa accadere all’interno di una situazione di gruppo. Ma non lo escludo.

I momenti di ispirazione arrivano quando meno ce lo aspettiamo e il massimo che possiamo sperare è di poter ispirare altre persone grazie alle nostre esperienze. Solo allora l’esperienza di gruppo sarà fruttuosa. Possiamo condividere le nostre visioni con gli altri. E possiamo aiutare gli altri ad avere lo stesso tipo di esperienza grazie ad alcune tecniche.

In qualunque modo la si veda, rimane un percorso esplorativo personale e individuale. Una volta realizzato che tutte le esperienze individuali vanno verso la memoria evolutiva collettiva, allora realizzeremo anche che non è necessario organizzare grandi “eventi” e che i momenti della messa collettiva sono ormai finiti. Al giorno d’oggi siamo tutti connessi individualmente via internet – o no??

 

The Mara Papers; paper number 6: “The Collective In­dividual”by Morgana (1995, revised 2015)

 

References:

 

photo: http://www.tekensvanleven.nl/paradox.htm

 

http://www.quotessays.com/gallery/individuality-quotes-2.jpg.html

 

Samenvatting: “The Collective Individual”.