Pop Witches

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I consumi identitari delle streghe digitali.

 

 di Pietro Colombo

 

«Tremate, tremate, le streghe son tornate!» urlavano le femministe degli anni 70 in difesa del sacrosanto diritto decisionale sul proprio corpo. Ma qui, adesso, le streghe rinate; o meglio nate pochi anni fa, sono di un’altra natura. Pagane e pagani, ragazze e ragazzi delle nuove generazioni, italiane o americane, pasciute sotto la grande rete crossmediale del Web. Sembra assurdo pensare come, rispetto a pochi anni fa, la comunità neopagana sia cresciuta e abbia fondamentalmente aperto il proprio target grazie alla comunicazione mediale e si sia consolidata o frammentata grazie allo schermo televisivo o ad un palpito di tastiera. 

 

Io faccio parte di quella generazione italiana ibrida, nata a cavallo tra gli immigrati digitali, ovvero coloro che hanno appreso dopo l’adolescenza l’uso delle tecnologie non analogiche e i nativi digitali, termine nato in seno al sociologo Marc Prensky in riferimento a coloro che sono cresciute con l’evoluzione del mobile e la connessione wifi. In questi anni si è assistito ad una graduale ma significativa modificazione della figura della strega nel contesto  socioculturale occidentale e con essa, di conseguenza, ad una differente percezione e costruzione identitaria del singolo neopagano. Il processo d’identificazione, individuazione, imitazione e interiorizzazione risente e ricalca quindi delle costruzioni mediali del contesto moderno. Ma quindi cosa ci dobbiamo aspettare? Un abbandono dei tipici cappelli a cono, mantelloni neri e scope di saggina? Facciamo un passo indietro.

 

Il paradosso del pixel

 

L’avvento del media televisivo decretò un’esplosione dei consumi del singolo, della frammentazione e specificazione degli interessi, della vera e propria creazione di un audience bidirezionale e interessato a tematiche comuni. Le “streghe analogiche” del passato, chiamiamole così in onore alla discrezionalità con cui si confrontarono con le narrazioni mediali condivise, costruirono la loro identità come streghe rielaborando, per esempio, il thopos della vechietta con le verruche, l’erborista del villaggio, i miti delle donne di potere e la storia dei roghi e dei pagani che li avevano proceduti. Poche le narrazioni romanze o cinematografiche. Snoccioliamo qualche esempio concreto e conosciuto: Sybil Leek, Doreen Valiente, Aleister Crowley. Dal movimento di rivendicazione femminista ai miti antichi, dalla figura della strega di campagna alla magia cerimoniale.

 

Con il media televisivo, che abbatte la quarta parete entrando direttamente nei salotti, muta anche la figura stereotipata della strega, da anziana, misteriosa, popolana e seguendo il concetto inverso di kalokagathìa (ovvero brutta e cattiva; basti pensare al capolavoro The Wizard of Oz del 1939) diviene giovane incantatrice come in Bell Book and Candle del 1958, madre premurosa in Bewitched del 1964 o una disinibita rocker in Elvira mistress of the Dark del 1988. È però negli anni novanta che si presenta il vero e proprio stacco culturale. Il target si adatta. La strega diventa adolescente, umanizzata dai tipici problemi quotidiani. Il punto di svolta si trova con i prodotti mediali figli di questa generazione: Teen Witch del 1989, The Craft e Sabrina the teenage witch del 1996, Buffy del 97 ma anche Practical Magic e Charmed del 1998.

 

Questo cambio culturale rende appetibile l’ambiente neopagano a una larghissima fetta di audience, lo stimola con canoni estetici moderni, frizzanti, focalizzandone l’attenzione sulla metodologia più che sulla teoria. La corsa alla FashionWitch, una variante della settimana della moda della strega moderna nella costruzione del sé, si fa consumo, imitazione, rielaborazione e identità. La natura popolare, teorica e teologica del culto si annacqua, condita, soprattutto in ambito americano, con componenti della più stravagante “messa in posa” social. E qui un caso limite. Leggevo giorni scorsi un articolo, su una famosissima piattaforma internazionale, di una strega della Silicon Valley che “elimina i virus informatici con la magia”. Si. Parola per parola.

 

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Di orgoglio e Pregiudizio

 

Ora, questa mia riflessione non è una mera critica sociale, non tutti coloro nati nella Google generation (anche chiamata generazione copia-incolla avvenuta dagli anni 90, di cui peraltro faccio parte anche io) sono delle “glitterwitches” ma ciò vuole sottendere un cambiamento intrinseco nella auto rappresentazione del neopagano moderno. Il cambiamento culturale del thopos dell’incantatrice, della stregoneria, dell’arte magica, dapprima vista dal grande e piccolo schermo come dono dell’omino rosso con corna e forcone e successivamente come una religione o culto della terra (basti osservare l’impatto nell’audience italiano della battuta “strega naturale” del film The Blair Witch 2) si riflette sui singoli partecipanti della comunità neopagana. Cambiano i riferimenti linguistici, culturali, sociali. Cambia in parte anche, a mio parere, la necessità di culto e la partecipazione ad esso. I social hanno rivoluzionato totalmente l’ambiente della pratica, dai tutorial al wikihow, dalle instagramwitches al rituale compartecipato, dagli youtubers alle app per le fasi lunari. Ma ciò non è un male, sia chiaro. La duttilità del neopaganesimo è legata a doppio filo con le vite e le esperienze dei suoi partecipanti. E tutto ciò senza dover forzare un giudizio valoriale.

 

Scrive Giuseppe Pisanu: “Le identità sono ancoraggi saldi e irrinunciabili, ma non devono diventare trappole per catturare e dividere i popoli. Il rimedio è nel dialogo. Perché attraverso il dialogo identità diverse imparano a conoscersi e a rispettarsi reciprocamente, sia per quel che hanno in comune, sia per quel che le rende differenti”. Il dialogo generazionale e intergenerazionale si fa quindi chiave di volta, non solo nell’ambito neopagano, per una coesistenza rispettosa e pacifica ma soprattutto per ampliare ciò che sono i propri frame mentali, individualistici, identitari. Il dialogo come passepartout, il confronto pacifico, digitale o vis a vis, come significato e significante. Tutto ciò non implica che dobbiate forzatamente togliervi i vestiti neri, il cappello a punta o il fondotinta verde, basta semplicemente non tirarsi reciprocamente secchiate d’acqua ed accettare che anche una qualunque Glinda possa abbracciare e seguire un sentiero simile al vostro.

 

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