Nuovi riti di passaggio

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Nuovi riti di passaggio

Le fasi della vita e i rituali nella Wicca

di Cronos Davide Marrè

Fin dai primi anni della sua (ri)comparsa, è emersa la necessità anche all’interno della Wicca di strutturare dei riti di passaggio per i momenti più importanti della vita. Momenti che non sono solo importanti dal punto di vista spirituale e religioso, ma anche dal punto di vista sociale e individuale. La nascita, il matrimonio e la morte appaiono già ritualizzati in alcune versioni del Libro delle Ombre. Si trattarispettivamente del Wiccaning, dell’Unione delle Mani (Handfasting) e della Dipartita (Crossing-over). Questi rituali erano nati esclusivamente ad uso della congrega di iniziati e venivano celebrati al suo interno, spesso come rituali segreti, che andavano nella maggior parte dei casi ad aggiungersi a quelli della religione ufficiale. Probabilmente fino a non molti anni fa, non era strano che nei paesi anglosassoni si celebrasse per esempio il battesimo, salvando per così dire le apparenze, e che all’interno della coven che un figlio di iniziati venisse poi accolto attraverso un wiccaning. Questo poteva accadere anche per l’handfasting e il crossing-over. Anche se non sono passati molti anni, si trattava davvero di altri tempi, con convenzioni sociali diverse da quelle attuali. Con la diffusione della Wicca, la sua parziale trasformazione in una religione su due livelli, quello esoterico e quello essoterico, e la sua parziale accettazione, almeno all’estero da parte della società, le cose sono via via cambiate.

Essoterico ed esoterico

Oggi è possibile acquistare libri sulla Wicca, visitare siti internet, far parte di comunità virtuali dedicate, frequentare gruppi di studio introduttivi, partecipare a rituali pubblici, andare a incontri pubblici e aperti come i Witches’ Cafè e persino celebrare wiccaning, unioni e dipartite senza far necessariamente parte di un congrega e magari nemmeno di una corte o di un cerchio. Non c’è alcun dubbio che la Wicca abbia acquisito un livello essoterico, cioè manifesto, sociale, e mondano. Qualcuno potrebbe storcere il naso e dire che i partecipanti a queste attività non sono wiccan, ma solo persone interessate. Tuttavia davanti all’eterno conflitto tra chi afferma che può definirsi wiccan solo chi è iniziato e chi invece reclama il diritto di definirsi wiccan dopo aver letto uno o due libri, spesso pessimi, sull’argomento, esiste comunque il dato di fatto di una comunità in espansione. Si tratta di un numero ormai abbastanza considerevole di neopagani che si ispirano a diverse correnti, Wicca compresa, che partecipano attivamente a questa giovanissima comunità e di cui non è possibile non tener conto, qualunque sia la definizione che si attribuiscono o che altri attribuiscono a loro. Una comunità che stabilisce i suoi confini, i suoi insiemi e sottoinsiemi, e i suoi riti, e che mostra l’esistenza anche nella Wicca di una dimensione esteriore, fuori dalla congrega.

Spesso gli iniziati, pochi, vivono questa realtà in modo duplice. Alcuni, essendo questa realtà maggioritaria, la vivono come una minaccia, come qualcosa da cui è necessario distinguersi e con cui è necessario tracciare un distinguo. All’estero in misura maggiore, ma anche in Italia, non sono stati rari i casi in cui l’utile idiota si è dichiarato con convinzione wiccan magari solo per aver accesso a un programma televisivo. Per non parlare delle streghe virtuali che sciorinano iniziazioni in questa e altre vite. Anche se l’isterica, il narcisista patologico, lo stalker di turno, il sociopatico e così via, talvolta spiccano di più, la maggioranza è alla ricerca di un percorso genuino. Altri iniziati infatti sanno perfettamente che questa realtà è una preziosa risorsa e che c’è una maggioranza di persone sane che compie il proprio cammino spirituale e che non sempre ha come obiettivo l’iniziazione e il sacerdozio. Non tutti, per le ragioni più disparate, possono affrontare un percorso iniziatico. Tuttavia questo non per forza deve significare l’esclusione dalla pratica della Wicca o confinare a una generica pratica del neopaganesimo, o ancora orientare verso qualcosa di più accessibile.

Primo ingresso nel Cerchio: i bambini di sette / otto anni, figli dei membri del Cerchio Druidico Italiano vengono accolti festosamente nel rituale e ricevono i primi doni magici di buon augurio. Intorno il resto del caln: amici, parenti, ecc.

Lo sviluppo di una pratica essoterica ed una esoterica è per la verità comune anche ad altri percorsi all’interno del neopaganesimo, che non si definiscono propriamente misterici e iniziatici, come fa la Wicca.  È il caso del Druidismo, in cui esiste un dentro il clan e un fuori dal clan, in cui il clan spesso è vissuto in modo molto più esteso della congrega e della tradizione.

Il numero crescente di persone che fanno parte o si sentono parte della comunità wiccan, pur non essendo iniziate, pone a tutti la questione di nuove esigenze spirituali che emergono, non ultima quella dei riti di passaggio che, insieme alle festività, sono infondo l’elemento strutturante di una comunità medesima.

I riti del tempo

Mentre nel neopaganesimo i rituali stagionali sono la celebrazione di un tempo ciclico e quindi di un tempo eterno, di fasi che nell’immaginario si ripeteranno all’infinito, i riti di passaggio celebrano il tempo finito dell’individuo che non si ripeterà perché quandanche vivessimo un’altra vita, quell’individuo sarà un altro individuo. Mentre il loro numero nelle diverse società può essere variabile a seconda degli aspetti della vita a cui si dà importanza, il loro compito resta quello di mettere a fuoco il tema dominate del periodo della vita e spesso esteriorizzare per mezzo del rito quella stessa crisi interiore che il passaggio tra un’età e l’altra comporta, al fine di stimolare le giuste soluzioni individuali. La scomparsa dei riti di passaggio nella società contemporanea, la perdita di significato dei riti di passaggio della religione dominante, che vengono vissuti spesso come una convenzione, non giova né all’individuo che non è più chiamato in causa ad assumersi le responsabilità di trovare una sua collocazione, né alla società che diventa sempre più anonima.

Molti neopagani sono ancora talmente intrisi di cristianesimo che vivono qualsiasi cosa in questi termini. Quando non sono ossessionati dalla lotta continua contro un nemico che li porta ad occuparsi di cristianesimo più dei cristiani stessi, spesso vivono qualsiasi cosa nell’ottica del tempo cristiano. Esistevano riti di passaggio ben prima che fossero istituiti i sacramenti cristiani. Qualcuno dimentica che si nasceva, ci si sposava e si moriva anche prima della nascita di Cristo! Queste fasi della vita erano ritualizzate assieme ad altri passaggi legati alle varie età dell’individuo. Naturalmente la nostra civiltà è radicalmente diversa da quella degli antichi romani, o degli antichi celti o degli antichi greci. Necessita di riti di passaggio differenti. Nella Wicca abbiamo visto che esistono riti di passaggio per la nascita, il matrimonio e la morte. Esistono poi i rituali iniziatici che sono il cuore della Wicca, tre gradi a cui in alcune congreghe si aggiunge la dedicazione. In qualche modo questi stessi rituali iniziatici celebrano a livello spirituale dei periodi, a qualunque età vengano celebrati. Essi riprendono le fasi della vita e le trasferiscono sul piano della crescita spirituale: la venuta al mondo e l’ingresso nella comunità che qui è diventata la congrega, che corrispondono alla dedicazione (quando c’è) e all’iniziazione di primo grado, l’ingresso in quella fase di adolescenza spirituale, che è rappresentata dal secondo grado, e infine l’età dell’autonomia e dell’età adulta, il terzo grado dell’iniziazione. Non è forse importante che anche le fasi della vita di un individuo all’interno della sua comunità siano scandite dai riti di passaggio?

Nuovi riti di passaggio

Pochi giorni fa prendevo parte al primo ingresso nel Cerchio, quello dei druidi, di due bambini, di cui per ragioni di privacy non farò il nome. Anche se il rituale si è svolto in un’area appartata di un parco pubblico, davanti al resto del clan composto da amici e parenti, in modo sereno e normale, niente mi può togliere dalla testa la sacralità e l’essenzialità di questo momento. Sette anni prima partecipavo come padrino alla Presentazione di uno dei due. Al di là dell’affetto personale, dell’emozione che suscita lo scorrere del tempo, è inevitabile porsi delle domande sull’essenzialità dei riti di passaggio che scandiscono le fasi della vita materiale e ordinaria.

Non si tratta naturalmente di investiture. Un rito di ingresso nel Cerchio di una bambina di otto anni è una festa, un ingresso nella comunità, nel primo cerchio… da cui peraltro si può sempre uscire. Per una bambina che vede i genitori praticare nelle più disparate occasioni e che ha sempre fatto tante domande, è una festa dedicata, ma anche una dichiarazione di competenza. Non ha importanza se poi diventerà buddista, induista, shintoista o financo cristiana. Il senso è che un bambino sa che c’è una comunità spirituale/familiare che lo accoglie qualunque saranno le sue scelte future in materia religiosa.

A Sparta questa comunità era la società militare in cui un bambino era instradato a sette anni, in alcune tribù africane il bambino a questa età dimostra le sue capacità e la sua competenza per esempio nel seguire il gregge. Si entra in una fase della vita dove si è in grado di operare dei ragionamenti pratici e dove si possono assumere dei compiti semplici e delle piccole responsabilità. Altri riti di passaggio a seconda dei gruppi e delle civiltà, e in modi differenti per maschi e femmine, celebrano l’ingresso nell’adolescenza e altri infine quello nell’età adulta tra i diciotto e i ventuno anni, come accadeva ad Atene. Oggi per la verità i diciotto, ventunoanni, segnano una fase di un periodo della vita, la giovinezza, di durata assai variabile, che precede a tutti gli effetti l’età adulta.

I riti di passaggio legati a queste fasi sdoppiate dell’età, adolescenza/giovinezza, non sono affatto scomparsi, ma sono lasciati alla libertà dei gruppi sociali. Nelle università americane circa a diciotto anni si entra in una confraternita con tutti i rituali del caso, anche goliardici. In Italia in tempi di leva obbligatoria c’erano altri rituali che oggi rientrano nella classificazione di nonnismo. Questo stesso nonnismo peraltro era ampiamente praticato anche a quattordici anni al primo anno di liceo. Anche se si tratta in questo caso di rituali di passaggio spesso degenerati in stupidi scherzi, umiliazioni e prove di coraggio dissennate, emerge l’esigenza sempre viva di celebrare le diverse fasi della vita.

Nel porsi il problema del lato essoterico della sua esistenza, dobbiamo chiederci se non solo una religione di clan come il druidismo, ma anche la Wicca non dovrà presto o tardi affrontare il  tema dei riti di passaggio che scandiscono i tempi della vita. È bello, importante e fondamentale che i momenti della vita siano scanditi da rituali non casuali. Rituali che nell’antichità non celebravano semplicemente un’appartenenza religiosa, ma fornivano un mezzo di comprensione per attraversare i momenti critici.

Abbiamo detto che chi è ancora infarcito di cristianesimo vede questi rituali con l’occhio dell’ineluttabilità e in qualche modo li avversa in nome di un libertarismo senza senso, avendo in mente battesimo, comunione, cresima, matrimonio. A volte questo rifiuto è così radicale da rasentare il ridicolo: anni fa ricordo un’accesissima discussione su un forum con una moderatrice che affermava che nella Wicca non esisteva nessun rito di handfasting. Al di là del fatto che si nasceva, ci si sposava e si moriva anche prima della nascita di Cristo, allo stesso modo si cresceva e si maturava. Questo afflato libertario: “non celebro la tua presentazione perché così non sarai obbligato a essere wiccan”, nasce semplicemente perché i rituali cristiani hanno il carattere dell’ineluttabilità e questa ineluttabilità è trasferita ai rituali di passaggio pagani. Ma un wiccaning non ha nulla a che vedere con il battesimo. Non è detto che tutti i rituali debbano essere rituali senza via d’uscita, né tanto meno che debbano essere imposti. Questo non significa che non ci debbano essere. Devono solo essere ripensati nell’ottica neopagana e probabilmente anche adattati alle fasi della vita contemporanea… Un tema che presto o tardi, con l’arrivo di nuovi bambini, l’evolversi delle nuove generazioni, la creazione di nuclei familiari neopagani, dovrà essere affrontato. Una comunità che nasce, cresce e si evolve, ha infatti il dovere di pensare alle nuove generazioni.

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Primo ingresso nel Cerchio: i bambini di sette / otto anni, figli dei membri del Cerchio Druidico Italiano vengono accolti festosamente nel rituale e ricevono i primi doni magici di buon augurio. Intorno il resto del caln: amici, parenti, ecc.

 

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