Mabon, la Mela, la Sorgente del proprio Potere Interiore

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Riflessioni su Mabon, l’arrivo dell’autunno e i simboli legati a questa fase dell’anno che si accompagna a un momento di profonda introspezione.

di Carmilla

“…sentirsi vivi non è soltanto un fatto fisico; è un fatto psichico.

Siamo vivi quando ci sentiamo vivi.

Ciò che fa sentire vivi è il contatto con il fluire della psiche inconscia.

Per questa ragione i sogni sono così importanti.

Possiamo dire che ciascuno dei mestoli pieni di acqua della vita è un sogno.

Ecco che cos’è un sogno. Ogni notte ci viene offerto, per così dire, un sorso di acqua della vita, e se comprendiamo il sogno ne siamo vivificati. Ci sentiamo a contatto con la nostra profondità psichica, con la nostra vera e propria sostanza vitale e ognuno per conto suo sente che la vita sta fluendo;

si sente vivo.”

Marie-Louise von Franz

Mabon è il sabba che celebra l’equinozio d’autunno, in cui luce e tenebre si trovano in perfetto equilibrio. Da Mabon in poi le giornate andranno accorciandosi e il buio prevarrà sempre di più sulla luce. La natura in questo momento dell’anno ci ricorda quanto sia importante trovare l’equilibrio dentro e fuori di noi, per intrapprendere la discesa nelle buie profondità di noi stessi. Come fece Inanna, spogliandosi dei suoi sette veli, e come fece Kore, che nel buio degli Inferi scoprì il proprio dono e al contempo il proprio destino, trasformandosi nella regina del regno dei morti. Inizia quindi un tempo di raccoglimento, d’introspezione, di meditazione e di lavoro psichico per meditare su noi stessi e sulle nostre vite, per arrivare alla sorgente del nostro tempio interiore, per capire chi realmente siamo e cosa dobbiamo fare per realizzare noi stessi e il nostro destino.

A Mabon si celebra la seconda messe e fra i frutti protagonisti indiscussi di questo raccolto c’è sicuramente la mela: frutto magico secondo un numero imprecisato di leggende, miti e fiabe per svariati motivi. La mela per la Bibbia è il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, la conoscenza degli opposti, della luce e delle ombre. E’ un peccato mangiarla, perché la conoscenza rende liberi: liberi di essere se stessi, di conoscersi, di esplorarsi e di esplorare le proprie vite. Liberi di non essere rinchiusi in un magico giardino delle meraviglie, controllati da un dio padre e padrone che ci vuole burattini nelle sue mani, liberi di posare finalmente i piedi per terra e mettersi in gioco nella vita ordinaria, conoscersi e realizzare se stessi e il proprio destino (cosa che rinchiusi nell’Eden sarebbe poco fattibile). Nelle leggende arturiane la mela era il frutto sacro di Avalon (l’isola delle mele), che stava oltre i confini dell’ordinario, in uno spazio al di là delle nebbie. Un’isola fra la vita e la morte: una dimensione che ricorda moltissimo l’inconscio e il piano onirico. Là dove vita e morte, sogni e ordinario si intrecciano in un’Unità che risuona di echi antichi e parla al nostro cuore, svelandoci chi realmente siamo. La mela infatti non è solo il frutto della conoscenza del bene e del male, ma anche il frutto della vita e della morte. Frutto degli opposti, che in essa trovano la loro profonda unità. Biancaneve mangia la mela offertale dalla strega cattiva (ovviamente un archetipo trasfigurato della vecchia saggia) e crolla in uno stato alterato di coscienza, in un sonno onirico, da cui emerge trasformata. Credo che il bacio del vero amore non sia altro che la metafora dell’unione con la propria metà archetipica, che ciascuno porta dentro di sé. Mabon con i suoi silenzi e le sue ombre ci spinge all’introspezione, a ripiegarci su noi stessi, sprofondando nei nostri abissi. Là senza dubbio soffriremo, entreremo in contatto con aspetti di noi che vorremmo non ci appartenessero, sveleremo la nostra ombra e incontreremo gli archetipi che vivono nel nostro inconscio, fra cui la nostra Anima o il nostro Animus. Il viaggio sarà lungo e doloroso, ma ritrovare la nostra metà significherà ritrovare noi stessi e ci permetterà di risvegliarci nell’interezza di chi realmente siamo destinati ad essere. Biancaneve al riveglio non è più solo una principessa, ma si sposa con il suo principe e diventa la Regina del suo regno. Come Kore, che mangiando i semi della melagrana non vede più in Ade il suo aguzzino, ma lo riconosce come suo consorte e amante: nelle profondità di se stessa scorge finalmente il suo Animus, si unisce a lui e si trasforma nella Regina del suo Regno, come era destinata ad essere da sempre. Ciascuno di noi è chiamato a scendere nei propri Inferi, arrivando alla sorgente del proprio potere interiore, per capire chi realmente sia e per trasformarsi nel Re o nella Regina del proprio regno, ossia della propria vita.

Per realizzare il proprio destino è inoltre fondamentale scoprire quali siano i doni che ciascuno di noi possiede fin dalla nascita e di cui spesso, sfortunatamente, è completamente ignaro. Credo che i nostri talenti siano un po’ come gli strumenti magici, che vengono dati ai protagonisti delle fiabe per portare a termine le loro imprese: sono i doni che ci vengono consegnati alla nascita per realizzare le persone uniche e autentiche che siamo destinate ad essere. Picasso diceva: “Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo.”. Personalmente credo che queste parole risuonino di una verità potentissima. Scendendo negli abissi di noi stessi, la nostra vista si affina al buio e, in quelle tenebre, scopriamo risplendere nei forzieri di Ade i doni preziosi che ci appartengono. Una volta riconosciuti, dobbiamo affinarli con impegno e dedizione, per poi condividerli con il mondo. Molto probabilmente, inseguendo la nostra “vocazione”, attraverso l’uso dei nostri talenti nascosti, non aiuteremo più soltanto noi stessi nella ricerca della nostra armonia interiore, ma saremo di supporto anche ad altre persone in cammino come noi, arricchendo il nostro spirito di una gioia che le parole non sono in grado di svelare. Forse questo è proprio uno dei tanti misteri sul percorso iniziatico.
Il frutto sacro per eccellenza di Persephone è la melagrana, come la mela è sacra ad Aphrodite, signora della bellezza. La mela e la melagrana altro non sono che due volti dello stesso frutto, fra i cui segreti vi è celato appunto anche il mistero della bellezza. E’ noto che il pomo della discordia, dopotutto, fosse proprio destinato “alla più bella”. Aphrodite nell’ultima prova a cui sottopone Psiche, la manda proprio da Persephone con un’ampolla, dicendole: “Tieni questo vasetto e prendi subito la strada degli Inferi proprio alla casa ferale dell’Orco. Allora consegnerai il vasetto a Proserpina, e – Venere ti prega -, le dirai, – che tu le mandi un poco della tua bellezza che le basti almeno per un giorno.”. Psiche non avrebbe mai dovuto aprire l’ampolla, ma, si sa, la curiosità è donna…e sul far del ritorno cedette. Desiderosa di avere un po’ di quella bellezza per sé, così da piacere ancor di più ad Eros, scoperchiò il vaso venendo così assalita da un sonno infernale, che la fece crollare immobile sul sentiero del ritorno. Come per Biancaneve, anche in questo caso sarà l’amante a rivegliarla, non con un bacio, ma con la puntura di una delle sue frecce, dopo averla presa fra le braccia e aver riposto nell’ampolla il sonno che l’avvolgeva. Verrebbe quindi spontaneo chiedersi se la bellezza di Persephone sia dunque collegata al sonno, alla dimesione onirica e all’inconscio. Sinceramente credo di sì: si tratta di un fascino che non è la bellezza fugace portata via dal tempo, ma una bellezza eterna che sgorga dagli abissi della nostra psiche. Marie-Louise Von Franz scriveva che ogni notte noi accediamo alla sorgente della vita, perché i sogni sono sorsi di acqua di vita che ci vivificano, ci fanno entrare in connessione con noi stessi e ci aiutano a capire chi realmente siamo.

Nella mitologia norrena troviamo la bella Idun, quale Dea della bellezza e dell’eterna giovinezza. La sua peculiarità è che possiede un cesto di mele, che conferiscono agli Dei il dono dell’eternità, non facendoli invecchiare mai. Una delle storie più interessanti narra di come Loki glielo sottrasse, spargendo il panico fra gli Dei, che si videro lentamente invecchiare perdendo i propri poteri. Sarà addirittura Freya, la dea della bellezza per antonomasia, ad aiutare Loki, offrendogli il suo mantello, pur di riportare sana e salva ad Asgard la bella Idun con le sue magiche mele. Si pone dunque un’altra domanda: la bellezza è legata all’eterna giovinezza, che è legata al potere e alla magia? Basta tagliare una mela orizzontalmente per rispondersi. Le due sezioni riveleranno nel centro il delinearsi di un pentacolo, simbolo magico di potere e protezione da sempre. Collegato per altro a Venere, la dea della bellezza, in un gioco di echi e di corrispondenze infinite. Nel pentacolo le cinque punte della stella rappresentano i cinque elementi fusi in una perfetta armonia all’interno del cerchio, per ricordarci la necessità di trovare un equilibrio dentro di noi, nel nostro profondo, come in questo momento la natura ci sta mostrando il perfetto equilibrio fra la luce e il buio. Nel pentacolo ritroviamo l’uomo vitruviano inscritto nel cerchio, quale celebrazione dell’armonia dell’essere umano. Il Grande Rito ci svela che “// il luogo sacro era il punto al centro del Cerchio. Perché ci è stato insegnato fin dall’antichità che il punto al centro è l’origine di tutte le cose, per questo dobbiamo adorarlo; per questo noi invochiamo chi adoriamo.” Penso che il punto al centro del cerchio sia la sorgiva che si trova nelle profondità del mandala in cui è inscritta la nostra stessa esistenza, là dove gli opposti si sposano nell’Unità da cui può emergere l’uomo nuovo, ossia ciò che veramente siamo.
I miti velano e svelano antiche verità e io credo che la mela rappresenti una sorta di portale per l’accesso verso le nostre profondità, essendo il frutto dell’eterna giovinezza, della bellezza, della conoscenza del bene e del male, il frutto il cui albero cresce al limitare fra i reami della vita e della morte, dell’inconscio e del conscio, del sogno e della veglia. Un morso alla magica mela può aiutarci a sprofondare dentro noi stessi, avvolgendoci nella nebbia del sonno, per entrare nella dimensione dell’inconscio. Là dove poter scoprire i nostri doni, incontrare i nostri archetipi e raggiungere la sorgente del nostro potere interiore. Una sorgiva di acqua magica in grado di dissetarci, di mantenerci per sempre giovani, facendo riemergere il ricordo di chi realmente siamo destinati a essere da sempre. L’antica sorgente di Persephone, da cui sgorga limpida e luminosa l’alchemica Acqua della Vita.

Che le parole di Dion Fortune ci conducano quindi verso il mistero di questo affascinante sabba:

“Affonda, affonda, affonda ancora di più
nel sonno eterno e primordiale.
Affonda, dimentica, resta immobile e distaccato
affonda nel cuore più segreto della terra.
Bevi dalle acque di Persephone,
la fonte segreta accanto all’albero sacro.
Le acque della vita, della forza e della luce interiore,
gioia eterna, estratta dalle profondità della notte.
Quindi alzati, rafforzato, con vita e speranza rinnovate,
rinato dall’oscurità e dalla solitudine.
Benedetto dalla benedizione di Persephone,
e dalla forza segreta di Rhea, Binah e Gea.”

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