La Porta che non ha chiave apri ora

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La Porta che non ha chiave apri ora

di Vivianne Crowley

 

Una delle sensazioni più comuni quando troviamo la nostra via nel Paganesimo è quella di essere “tornati a casa”. Forse non abbiamo mai partecipato a un rito pagano prima d’ora, ma la prima volta ci sembra familiare. È come ricordare qualcosa che abbiamo dimenticato, una riscoperta piuttosto che una nuova esperienza. Perché avvertiamo questo senso di connessione? Forse portiamo con noi le memorie di una precedente incarnazione, o forse stiamo facendo appello alla memoria collettiva umana. Forse abbiamo già visto prima questi rituali, ma nei film o alla televisione. Ma può anche essere dovuto al fatto che il Paganesimo contemporaneo fa uso di antichi modelli archetipici che gli uomini trovano spiritualmente ed emotivamente soddisfacenti. Sono simboli che gli uomini hanno usato per millenni per dare un senso a noi stessi e all’universo che ci circonda e al posto che abbiamo in esso. La parola “archetipo” deriva dal greco arch, che significa origine, e tupos, che significa impronta. Gli archetipi appaiono in simboli e modelli simili attraverso i tempi, gli spazi e le culture. Sono il fondamento dell’espressione culturale, artistica e spirituale e proviene dai nostri antichi antenati quando la spiritualità, l’arte e la cultura erano integrati e avevano rilievo in ogni aspetto della vita quotidiana piuttosto che essere attività specializzate per pochi eletti.

 

Il Cerchio e i Quattro Quarti

Molti di noi usano il simbolo archetipico del cerchio e delle quattro direzioni come spazio sacro. Perché un cerchio? Il cerchio è un simbolo di unità che è stato usato per millenni come spazio per i riti sacri. Quando lavoriamo con determinati archetipi e simboli essi hanno effetti potenti. Quando integriamo i simboli nelle nostre vite, essi iniziano a rimodellarci e a cambiarci.

Il viaggio spirituale che è al cuore del Paganesimo contemporaneo è un viaggio nell’unità, un viaggio per integrare le più disparate parti di noi stessi per giungere a un punto al centro. Quando invochiamo i quattro quarti, richiamiamo le energie elementali associate ad essi nel nostro spazio sacro. Stiamo richiamando gli elementi in natura e stiamo anche richiamando le loro qualità dentro di noi. Le quattro direzioni e gli elementi associati ad essi possono essere visti come simboli di quattro aspetti di noi stessi – corpo, emozioni, mente e spirito. Tutti necessari per la vita e nel cerchio a ognuno viene dato lo stesso peso e lo stesso rispetto. Il messaggio è semplice ma profondo. Il viaggio è per trovare il punto di equilibrio in cui tutti gli aspetti del nostro essere possono vivere in armonia l’un con l’altro e adempiere alla propria funzione. Per essere completi invitiamo le diverse parti di noi stessi nel cerchio sacro, l’unità che contiene la molteplicità, un posto dove ciò che è all’interno può unirsi con ciò che è all’esterno.

 

Tra i mondi

Nel rituale, il cerchio è considerato uno spazio “intermedio”. È “tra i mondi”. Si trova tra “il mondo degli uomini e il reame dei Potenti”, tra l’umanità e gli Dei, tra lo spirituale e il fisico. È uno spazio dove noi, che siamo un’incarnazione fisica, possiamo incontrare esseri non-fisici come gli Dei in sicurezza e armonia. Il cerchio è un luogo di pace dove la nostra coscienza razionale e i sogni e le visioni che vengono dall’inconscio possono incontrarsi e fertilizzarsi e rienergizzarsi l’un l’altro. Questo è un punto di calma interiore e ricettività, ma è anche un punto d’azione in cui possiamo esercitare il nostro potere interiore. I simboli che ci appaiono nei sogni e nelle visioni sono messaggi dall’inconscio riguardo a ciò che avviene interiormente. Per ricevere sogni e visioni dobbiamo essere in modalità ricettiva e preparati a vedere e ascoltare l’inconscio. Nel rituale, può accadere anche il contrario. Siamo in modalità attiva così come in modalità ricettiva. Siamo maghi e allo stesso tempo medium. Come maghi, diventiamo trasmettitori di simboli che comunicano ai livelli più profondi del nostro essere ciò che noi vogliamo da essi.

 

I Misteri

I paganesimi degli ultimi millenni hanno avuto sia forme essoteriche che esoteriche. Vi era la religione essoterica che si focalizzava sulla coesione sociale e la religione esoterica che riguardava la formazione di un rapporto personale di trasformazione con gli Dei. Molti di noi che sono pagani contemporanei praticano entrambe. Abbiamo le familiari celebrazioni stagionali che ci ricordano l’importanza della nostra connessione con la natura e tra di noi, e di come dovremmo comportarci nel mondo al di fuori. Possiamo praticare la meditazione, le veglie, e i riti trasformatori che stanno cambiando il mondo interiore, il nostro Sè. Mistero viene dalla parola greca musterion, che implica qualcosa sul quale bisognerebbe tacere. Un mistero è rivelato dal simbolo o sussurrato come un segreto in luoghi oscuri. Dobbiamo ascoltare molto bene non solo perché le parole sono sussurrate, ma anche perché le parole esprimono molto di più del loro significato letterale. Il significato è un’allusione piuttosto che una rivelazione. La sabbia che plasma la perla.

 

Modellare la psiche

Creare uno spazio sacro con il cerchio e le quattro direzioni manda un messaggio nelle profondità della psiche riguardo a come stiamo cercando di modellarla. Ogni volta che rappresentiamo un rito, rinforziamo questo messaggio, che esprime il modo in cui vediamo il mondo interiore, ma anche come vediamo l’ampio universo – che è un equilibrio di energie in concorrenza, di ghiaccio e fuoco, di vento e mare, di oscurità e luce. La realizzazione e l’illuminazione arrivano al punto al centro dove le energie in concorrenza si incontrano.

Qual è allora il mistero del cerchio? Il cerchio è uno spazio in cui tutti possono vedere tutti. Non c’è posto dove nascondersi. Il segreto è che non è un luogo di segreti, ma un luogo di trasparenza e rivelazione. I misteri sono molto semplici. Sono tutti intorno a noi – se abbiamo occhi per vedere e orecchie per ascoltare. Ogni volta che creiamo un cerchio, ricominciamo il processo di comunicazione e rivelazione. Nel nostro spazio sacro, troviamo e apriamo la porta che non ha chiave.

 

traduzione di Valentina Ferracioli

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