Essere tra i mondi

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Cronaca dal Parlamento Mondiale delle religioni

di Vivianne Crowley (trad. Valentina Ferracioli)

 

Perché temi l’Oscura Regina? Lei è la Rinnovatrice.

Dal sonno ci risvegliamo rinnovati; dalla morte sorgiamo rinati…

Dion Fortune (2003 ed.) The Sea Priestess. Boston, MA: Weiser Books, p. 165.

First published 1935.

 

Coloro che hanno avuto il privilegio, lo scorso mese, di rappresentare le nostre comunità pagane al Parlamento Mondiale delle Religioni 2015 a Salt Lake City, Utah, stanno ancora assimilando quanto visto, sentito, esperito, ricevuto e donato.

Superare il divario

Grazie al lavoro di alcuni pionieri pagani – Phyllis Curott, Andras Corban-Arthen, Angie Buchanan, e altri – il Parlamento ci ha accolto. Ci siamo ritrovati a creare e condurre cerimonie multi-religiose; abbiamo incontrato capi indigeni; discusso del cambiamento climatico; e ci siamo seduti in gruppo per condividere idee riguardo il counseling pastorale,  e cosa significa essere una sacerdotessa; presentando la spiritualità della Dea a persone di molte nazioni, etnie e confessioni. Soprattutto ci siamo ritrovati a fare tutte quelle cose che fanno davvero la differenza alla fine – nelle interazioni che avvengono in ascensore, in coda per il cibo, alla reception. Cercavamo nei nostri pensieri, parole e azioni di superare il divario tra sé e “l’altro”, tra la “tua” via e la “mia”,  e di avere la meglio sulle nostre barriere psicologiche interiori che ci impediscono di aprirci ad altre persone simili a noi; le divisioni create dalle differenze di etichetta, abbigliamento, etnia e costumi.

Il Parlamento con i suoi 10,000 partecipanti è stato un lungo viaggio per molti di noi, non solo in termini di distanza, ma anche per la mente e per lo spirito. Abbiamo incontrato persone di diverse confessioni che abbiamo rifiutato per molto tempo, e che ci sembravano quasi aliene, “altre”, e forse anche sgradevoli. E, come in tutti gli eventi di questo tipo, ci siamo resi conto che l’apparenza esterna e i simboli possono, una volta penetrati, portare alla scoperta di connessioni con persone che normalmente non avremmo mai incontrato – tra tutte le persone affini. Nel mio caso, queste connessioni hanno approfondito la connessione con la mia stessa tradizione e la mia pratica, accrescendo la mia voglia di collaborare con altre persone appartenenti a tradizioni religiose e spirituali diverse dalla mia.

Per molti di noi presenti a Salt Lake City, Pagani e non-Pagani, questo momento del ciclo stagionale sembra essere un nuovo inizio.

Tra i mondi

Nelle ultime decadi, ci siamo abituati all’idea di Samhain come inizio del nuovo anno pagano. Per molti di noi, questa è una nuova idea. Il revival pagano del ventesimo secolo riprende alcuni elementi da molti paganesimi antichi – minoico, greco, romano, germanico, scandinavo, slavo – e anche da quello celtico. L’idea che il 31 ottobre sia il Capodanno pagano deriva da interpretazioni di un calendario celtico specifico, diffusa attraverso alcuni interpreti come Janet e Stewart Farrar e altri, che hanno spostato il calendario pagano dei miei primi anni nella Wicca, che vedeva l’Equinozio di Primavera come inizio dell’anno, collocando il Capodanno nel cuore dell’autunno.

Per me, Samhain non è il Capodanno, ma è una festività che celebra l’istinto umano di riunirsi all’inizio della stagione fredda per cementare i legami della comunità e per celebrare ciò che si è ottenuto durante l’estate. Mentre la ruota solare gira e raggiungiamo la fine dell’estate, il nostro istinto è quello di festeggiare insieme mentre l’oscurità si allunga. Ci ricongiungiamo non solo su questo piano, ma anche su quello successivo. Il polo opposto a Samhain è Beltane, una festività che celebra l’unione dei corpi. Samhain celebra l’unione degli spiriti. Possiamo comunicare con l’Altro Mondo, con coloro che non sono più presenti con il corpo fisico, ma che si fanno più vicini a noi nella nebbiolina autunnale quando i confini tra il giorno e la notte, la visione e il sogno, sono labili. Gli spiriti di coloro che sono vicini a noi si avvicinano di più – la nostra tribù nel corpo e nel sangue, così come la nostra tribù spirituale – coloro con i quali abbiamo celebrato, con i quali abbiamo condiviso libagioni rituali, con i quali ci siamo connessi per fare magia o viaggiare nello spirito.

Abbracciare l’alterità

“Farsi più vicini” suona accogliente e confortante ma, come tutti gli incontri con ciò che è differente e “altro”, è molto impegnativo a un livello spirituale ed emotivo. Per avvicinarsi ai morti, dobbiamo essere disposti ad accettare la morte e questa è una cosa molto difficile per noi esseri umani.

Le morti più difficili da accettare per noi sono quelle che non ci aspettiamo – le generazioni più giovani che muoiono prima di noi – i nostri figli, i nostri iniziati. Istintivamente, ci aspettiamo che l’ordine naturale si mantenga. Nel nostro profondo, crediamo che coloro che sono venuti dopo di noi sopravviveranno a noi. Quando questo non succede, quando il destino li strappa crudelmente dal nostro mondo prima della loro ora, questa è la cosa più difficile da accettare. È particolarmente difficile quando abbiamo conti in sospeso – cose non dette, cose dette che dovevano essere tenute segrete.

La morte e il dolore si mischiano spesso alla rabbia. La complessa interazione delle relazioni umane spesso diventa intricata, le corde del cuore si tendono fino al punto di rottura, quando tutte quelle cose non dette, tutti quei sentimenti inespressi, non possono mai più essere detti. La Morte è una cacciatrice, insidiosa, è un missile di precisione. Viene nella notte come un ladro e porta via ciò che è più prezioso per noi. Non possiamo udirne i passi; non sappiamo che sta arrivando. I nostri antenati ne avevano timore e cercavano di soddisfarla, la celebravano e la placavano. È l’inevitabilità – il silenzioso e terribile cancello attraverso cui tutti noi dobbiamo passare.

Affrontare la morte abbracciando la vita

I nostri rituali ci insegnano come affrontare la morte. La accettiamo come parte del ciclo della vita, una parte inevitabile che arriva come una sfida. Nelle ere passate, i nostri antenati parlavano di una “buona morte”. Questa era la morte in cui si era in grado di riflettere sulla propria vita e sui suoi alti e bassi per scendere a compromessi con ciò che è passato, una morte attraverso la quale è possibile affrontare il futuro con equilibrio ed equanimità; vivendo nella sicurezza di aver vissuto appieno il tempo concesso.

Per essere pronti alla morte, dobbiamo aver vissuto – esprimendo il nostro potenziale per non avere la sensazione di non aver lasciato crescere e fiorire i semi dentro di noi. “Conosci te stesso” era un importante messaggio degli antichi templi dei misteri. Era importante perché finché non ci si rivolge verso il mondo interiore per ottenere la conoscenza di sé non si può conoscere cosa si deve fare e dare un contributo al mondo. Le aspettative, le speranze e le paure dei nostri genitori, della nostra classe sociale, gruppo sociale possono facilmente portarci fuori strada. Noi siamo come bambini sperduti che cercano di trovare la propria strada attraverso la foresta e che vengono mandati fuori strada da falsi sentieri e dalle strade che altri hanno battuto.

Dunque nello spirito del Samhain appena passato, preghiamo i nostri antenati di mostrarci la via per diventare chi e cosa siamo veramente. Questa non è una preghiera di auto-indulgenza ma una preghiera d’urgenza. Non sappiamo ancora quanto tempo ci rimane e ogni giorno, ora, minuto, secondo, la sabbia del tempo si esaurisce. Samhain è un periodo per ricordare e onorare i morti, ma soprattutto è un momento per onorare e ricordare la vita – Beltane e Samhain, l’oscurità e la luce, il verde e il brullo – in una danza senza fine. La vita è molto breve e il filo è molto sottile. Per onorare Samhain dobbiamo vivere per un giorno come se fosse l’ultimo. Ammiriamo l’alba e il tramonto e la bellezza del cielo come se non dovessimo più rivederli. Ascoltiamo il canto degli uccelli come se fosse il loro ultimo canto per noi. Viviamo un giorno, concentrati intensamente sull’assoluta realtà del presente, come se il passato e il futuro non esistessero. E poi continuiamo il nostro cammino sulla Ruota, con fiducia, intenzionalmente, e con il coraggio e la forza di vivere, di abbracciare e cambiare il mondo.

Piaccia che sia così.

Vivianne Crowley ha partecipato al Parlamento Mondiale delle Religioni come rappresentante della Pagan Federation, www.paganfed.org, fondata nel 1971 per supportare i pagani e per fornire informazioni sulle credenze pagane ai media, ai corpi ufficiali, e alla vasta comunità. Vivianne è nlla facoltà del Cherry Hill Seminary, che offre una formazione come ministri pagani  www.cherryhillseminary.org . È una Grande Sacerdotessa wiccan e una sacerdotessa ordinata della Fellowship of Isis.

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