Cimaruta, storia di un amuleto

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Un simbolo legato alle tradizioni italiane, ma di cui si è persa traccia. La cimaruta racchiude tanti segreti interessanti.

di Ossian – ossian@anticaquercia.com

 

La Cimaruta, o “Rametto di Ruta”, è un antico amuleto delle streghe italiane, sacro alla dea Diana, e ai suoi devoti, questa introduzione descrittiva ripresa da Doreen Valiente in ABC of Witchcraft,  non è completamente corretta: la frase da correggere è “delle streghe italiane”. Fa pensare che sia un simbolo identificativo di una sorta di società magica o congrega, di questo non vi è alcuna prova storica.

Nella sua forma più antica si tratta di un ramo con tre propaggini, dove il numero tre oltre a rappresentare la Triplice Dea ha molti significati esoterici ad esso collegato (tre mondi, tre vie spirituali, tre elementi primordiali ecc. ecc.).

folkloreL’attribuzione alla dea Diana nasce probabilmente perché i rami terminano con diversi simboli che ritroviamo nel simbolismo chiave della divinità, come ad esempio la Chiave, la Rana, il Pesce, l’ Uccello o Colomba, la Luna crescente, il Fiore di Verbena ed il metallo con cui è composto il talismano e cioè l’argento.

L’origine di questo simbolo è abbastanza discusso e rientra nel simbolismo apotropaico della tradizione del centro e sud Italia, come il cornetto, la manofica o il gobbetto. Alcuni sostengono che abbia un’origine nella civiltà etrusca in quanto sono stati ritrovati alcuni pendagli stilizzati che ricordano molto nella forma il Rametto di Ruta ma senza i simboli chiave. Sta di fatto che può essere una trasformazione nel tempo di un oggetto, un “talismano”, sincretizzato nel corso della storia dalle civiltà che lo hanno ereditato o che se ne sono appropriate, ma questa rimane una semplice ipotesi.

Alcuni esoteristi ed autori moderni ne hanno parlato attribuendo all’oggetto un significato magico ben specifico, come Doreen Valiente che nel suo testo “An ABC of Witchcraft”  pubblicato nel 1973, attribuisce  questo amuleto alla dea Diana e alla “Vecchia Religione” della tradizione italiana, l’autrice stessa ha posseduto nella sua collezione di strumenti magici un esemplare di fine ottocento in argento, il metallo  lunare per eccellenza ed attribuito alla dea  Diana.

Raven Grimassi, noto autore neopagano statunitense, riprende e ricostruisce la storia della Cimaruta basandosi esclusivamente sui tre autori e folcloristi britannici e scrive un piccolo testo totalmente dedicato al Talismano italiano dal titolo “The Cimaruta: And Other Magical Charms From Old Italy” pubblicato nel 2012.

Grimassi però è noto per aver fatto parecchia confusione ed aver inventato la cosiddetta Stregheria italiana nel suo testo “The way of Strega” e successivamente ampliato con “Italian Witchcraft” che pur interessante ed affascinante, rimane un compendio  senza nessuna prova storica fondata e pure con qualche confusione mitologica, tanto che lo stesso autore ammette con il passare del tempo la sua personale ricostruzione e di aver mischiato alcuni elementi del folclore magico italiano con la Wicca, per cui possiamo considerare il suo testo  solo come una ricerca di folclore e di ipotesi come hanno fatto precedentemente R.T Gunther ed F. Elworthy.

Abbiamo anticipato alcuni punti su Doreen Valiente ora analizziamo gli studi degli altri due ricercatori britannici.

cimaruta

Cimaruta secondo Gunter

Robert Theodore Gunther pubblica nel 1905 in una rivista dal nome “Folklore Quarterly Review” un lungo articolo dove lui stesso avvalla il riferimento del simbolo della Cimaruta ad una radice pagana in quanto i simboli in esso contenuti sono chiari riferimenti ad Artemide e Diana e che tutte le differenti forme non siano altro che il frutto dell’evoluzione dei vari culti arborei del passato.

Gunther afferma però di non credere fermamente all’origine del talismano di epoca romana e soprattutto che non si tratta di un talismano unico e codificato ma che sia una sorta di talismano personalizzato per ogni evenienza e necessità del suo portatore, questo perché in passato, pare, si siano trovate differenti composizioni con simboli diversi di origine molto antica.

 

La versione più comune e nota è del XIX secolo precisamente del 1888 e si può notare l’inserimento del “sacro cuore” che è un chiaro segno, oltre del sincretismo cattolico, della sua origine più recente  e atto come talismano contro il malocchio  della magia popolare italiana e non come simbolo di appartenenza a qualche congrega o culto pagano.

Molti esemplari di Cimaruta sono stati creati come amuleti contro la stregoneria o meglio, i malefici, per cui spesso incorporavano insieme a simboli della stregoneria anche quelli cattolici di preghiera e più religiosi, probabilmente per una convinzione che l’elemento cristiano vincesse su quello della stregoneria invertendo il suo potere e tutto ciò, purtroppo, ha creato una grande confusione ai vari storici e folcloristi portandoli per lo più a conclusioni errate e lontani dal significato della natura e scopo del talismano.

Ad esempio la consuetudine di appendere sulle culle dei neonati il talismano per proteggerli dal malocchio e dai malefici delle streghe, probabilmente deriva dall’uso che le donne dell’antica Roma facevano come offerta alla Dea Diana al fine di ottenere un parto facile e quindi in questo caso si può intendere la Cimatura come un omaggio ad una divinità pagana per la nascita del bambino. Purtroppo tali credenze sono state coperte e distorte dalla Chiesa e dai suoi seguaci, come molte altre tradizioni d’altronde e lasciando che divenissero semplici tradizioni popolari staccate dal suffisso sacrale originario.

Gunther disegna diversi modelli di talismani (vedi immagini allegate) dove è possibile notare la varietà di simboli, alcuni più elaborati ed altri molto semplici, egli osserva che i simboli più comuni ed antichi sono il rametto di ruta, la mano, la luna, la chiave,il fiore, il corno, il pesce, il gallo e l’aquila mentre afferma che i simboli più recenti sono il cuore, il cherubino ed il serpente.

Probabilmente sbaglia sul serpente che è un chiaro collegamento alla Dea Proserpina e per questo si rafforzerebbe anche la triplicità della divinità espressa nella Cimatura con Diana -Ecate e Proserpina insieme ai tre rami della ruta.

Gunther descrive le trasformazioni della Cimaruta (vedi disegni) come delle forme aberranti e degeneri di quella originale in quanto modificate intenzionalmente dagli artisti per via delle proprie ristrettezze di veduta.

Con Gunther però non abbiamo delle prove storiche sicure, ciò di cui gli siamo sicuramente grati è la sola catalogazione dei vari esemplari, per il resto lo stesso Gunther era scettico sull’origine della Cimaruta.

Per una comprensione più realistica possiamo analizzare un folclorista  contemporaneo di Gunther, Frederick Thomas Elworthy che con il suo libro “the Evil eye” letteralmente “Il Malocchio” suggerisce che la Cimaruta non è altro che una evoluzione di amuleti utilizzati dagli antichi etruschi, riporto un passo del libro:

 

“In all the complete specimens here produced, it will be seen that the Cimaruta has three main branches;  and considering the material of which these charms are always made, in connection with the other symbols on this complex object, we can come to no other conclusion than that the three branches are typical of Diana Triformis or her prototypes.  Epithets are given to her denoting that she is the giver of light and life, benefits also attributed to Proserpine, and these ‘ make it seem that she (Proserpine) was also thought to be concerned for women in labour, which cannot appear strange if we consider her as the same goddess with Diana, who being three in different capacities, as conversant in heaven, earth, and hell, has three distinct names…”

 

Sintetizzando la traduzione del passo precedente descrive che in tutti i campioni di talismani vi sono rappresentati  tre rami ed il materiale con cui sono composti sono attribuibili alla Dea Diana triforme,la quale ha tre diverse capacità( cielo, terra ed inferi) e tre nomi distinti, Diana Proserpina ed Ecate.

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Cimaruta secondo Elworthy

Elworthy afferma che la chiave costituisce tradizionalmente un simbolo del cuore su di un manico e quindi associa la chiave a Diana e la dea Jana guardiana dei cancelli ( consorte di Giano) ma rileva anche che la chiave è un simbolo tradizionale di Ecate-Proserpina, inoltre afferma che in dialetto napoletano “janara” significa strega, per questo rafforza la sua connessione con il simbolismo di Jana e Diana.

La testa del Gallo, sempre secondo Elworthy, rappresenta “ il guardiano vigile” in quanto si relaziona all’usanza di posizionare la Cimatura sulle culle dei neonati.

Purtroppo omette il collegamento del gallo con i culti solari di origine mitraica come Abraxas oppure Ercole che ha un forte aspetto protettivo e soprattutto una radice esoterica molto antica e non strettamente popolare.

Sempre per Elworthy, il pugnale rappresenta il dardo di Diana venatrix e il pesce simboleggia la connessione a Diana-Proserpina ( anticamente rappresentato dal delfino).

Il fiore invece lo associa ad un fiore di Loto e quindi collegato  ad Iside e Diana ma qui sbaglia in quanto in realtà è un fiore di verbena che nella tradizione popolare italiana è collegato al mondo delle fate e conosciamo che Charles Leland si riferisce a Diana come “regina delle Fate” per non parlare delle proprietà magiche e medicamentose del fiore che rafforza l’utilizzo nella tradizione popolare come talismano protettivo.

In chiusura un’altro passo di Elworthy  con un accenno sulla sopravvivenza del culto di Diana nei tempi moderni, anche se siamo parlando del1895:

 

“Of all the many charms combined in the Cimaruta we find on close study that there is scarcely one which may not directly or indirectly be considered as connected with Diana, the goddess of infants, worshipped today by Neapolitans as zealously as ever she was in old times by the men of Ephesus and Rome; the only change is in her name.  Many a Demetrius, who still makes her silver shrines, flourishes near the Piazza Margherrita, though nowadays he knows her only as La Madonna; she is, however, his goddess, his ‘regina del Cielo, della terra, del parto, ed anche del Inferna”

Tradotto:

“Di tutti gli incanti che sono combinati nel simbolo della Cimaruta, si capisce attraverso uno studio approfondito, che quasi tutti sono connessi direttamente o indirettamente al culto di Diana.Piazza Margerita è ancora piena di molti devoti a Demetra, che ancora producono i loro specchi d’argento, soltanto che ai giorni nostri la conoscono semplicemente come La Madonna che comunque è la loro Dea, la Regina del Cielo, della Terra del parto e anche degli inferi.”

Abbiamo un quarto autore britannico, Neville Rolfe che scrive in “Naples in 1888” alcune descrizioni della Cimaruta sempre come un amuleto protettivo contro il malocchio e destinato più che altro agli infanti ed è costituito in diversi materiali tra cui anche il corallo.

 

Oggi è difficilissimo ritrovare la Cimaruta nella sua forma, diciamo, più originale se non tra qualche antiquario che conserva gelosamente i pochi esemplari datati del primo novecento e venduti a prezzi strabilianti.

Io stesso ho fatto diverse ricerche ma stranamente le uniche copie che sono riuscito a trovare sono ubicate tutte negli USA dove c’e’ un grandissimo interesse da parte dei fruitori del magico, molto probabilmente affascinati da una tradizione “originale” italiana che è stata ben propagandata da Grimassi e forse dall’importazione della cultura del sud Italia con i migranti del primo novecento, difatti è stato proprio attraverso alcuni di essi, avendo la fortuna di avere un gran numero di parenti tra cui il mio bis nonno paterno, ormai a miglior vita, emigrati negli USA, a cui ho potuto chiedere e sviluppare la mia indagine sulla Cimaruta.

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Deformazioni della cimaruta

Qui in Italia è praticamente sconosciuta o meglio dimenticata ma ne rimane una sorta di surrogato, in base a quello che mi hanno raccontato gli italo statunitensi ed i napoletani moderni, è ancora in vigore una particolare usanza magica per proteggere i nuovi nati ed è quella di regalare una piccola spilla in oro con tre simboli, un ferro di cavallo, un cornetto ed un cuore, se analizziamo tutti questi elementi possiamo trovare ancora dei collegamenti con la probabile Cimatura più antica, il metallo non è argento ma oro per la sua attinenza solare e protettiva e sostituirebbe la testa di gallo,tre sono i simboli usati e quindi ci troviamo sempre in presenza del potere del trio o della divinità triforme, il cuore può essere una rimanenza della chiave oppure dello stesso cuore della cristianizzazione della Cimaruta nel tempo, il cornetto è ciò che rimane del simbolo fallico portatore di prosperità ed il ferro di cavallo potrebbe sostituire in qualche modo il simbolo lunare.

Con questo esempio ci ricolleghiamo alle supposizioni dei due folcloristi britannici che descrivono la Cimaruta come un talismano contro il malocchio dei nuovi nati il tutto è potenziato da alcune leggende che hanno per protagonista la pianta della ruta.

Nel centro italia, precisamente in Abruzzo nel paese di Rosciano vi è una tradizione che all’ottavo mese di gravidanza le neo mamme debbono ingerire sette cime di ruta perché quando viene di notte una “strega” a succhiare il sangue del bambino, essa rimane delusa e commenta:”Ha mangiato sette cime di ruta, ha una mamma astuta!” Poiché può capitare che nel tramandare le regole, una frase con il tempo si deformi, a Silvi, un paese vicino a Rosciano, “astuto” sarà il bambino se la mamma durante la gestazione avrà mangiato tre cime di ruta, e molte altre sono le usanze con l’utilizzo della ruta proprio per tenere lontane le streghe malefiche dai bambini.

Questi esempi della tradizione popolare sull’uso magico della ruta mi porta a pensare che vi è un buon fondamento con l’utilizzo della Cimaruta come amuleto protettivo per i nuovi nati ed è possibile, come si evince dall’usanza delle antiche donne romane, che vi sia un chiaro collegamento devozionale con la dea Diana.

Non vi sono prove storiche accademiche ma dobbiamo prendere una posizione molto simile al lavoro compiuto da Leland con il Vangelo delle Streghe, dove tutto è probabile ma discutibile entrando in un contesto più mitologico che storico, nella mia ricerca ho raccolto elementi sufficienti che mi fanno pensare sicuramente ad una verità della CImaruta come amuleto protettivo ma non come simbolo di una società magica, questo può diventarlo solo in epoca moderna con una riclassificazione della stessa.

Concludo questo articolo ponendo solamente una questione base dopo aver letto alcuni passi di Grimassi dove smentisce la sua autorevolezza nel campo della stregoneria italiana e cioè come mai il tema della Cimaruta sia stato analizzato e approfondito da ricercatori esteri e non nostrani? Perché le realtà antropologiche e magiche  italiane vengono fossilizzate e non riscoperte a dovere?

Forse parte della risposta sta  come per il tema della Wicca, che se non fossero approdati gli scritti degli statunitensi in Italia come Cunningham, Buckland Ravenwolf probabilmente non conosceremo ancora nulla e la Cimaruta rimarrebbe nel grande dimenticatoio delle tradizioni in quanto neanche a Napoli, oggi nel 2016, non ne conoscono l’origine.

Oggi fortunatamente anche qui in Italia la Cimaruta ritorna ad esistere materialmente perché grazie a questo mio approfondimento ho potuto ricrearla nelle sue forme più comuni ed antiche, insomma un recupero delle tradizioni magiche perdute, permettetemi questo auto incensamento.

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1 Response

  1. Vittoria scrive:

    Io conservo una cimaruta di metà 800 tramandata dai miei avi. Non conosco la storia di questo amuleto custodito da mia nonna, so che fu regalato donato a mia madre alla mia nascita. L’ho uso qualche volta come ciondolo ed ho notato che diventa lucidissimo, come argento, ogni volta che lo pulisco, per poi ritornare, dopo pochi minuti, scuro e opaco.

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