Alla ricerca della stregoneria

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Parte prima

 

di Mauro Ghirimoldi

 

 

 

L’articolo di Alberto Paganini, Alla ricerca della stregheria, di recente pubblicato su Athame, mi ha portato a voler mettere per iscritto alcune riflessioni che ormai da più di un anno mi sono messo a elaborare studiando la storia della stregoneria: vorrei che questo mio lavoro non venisse preso come una critica, ma più che altro come una correzione e un’integrazione, per fare ulteriore chiarezza sull’argomento.

Il punto dal quale vorrei partire è il riempimento di una lacuna all’interno dell’articolo in questione, il quale sembra dare per scontato che la magia medievale e la stregoneria coincidano perfettamente, e che dunque fa rientrare ogni genere di attività magica (dai riti divinatori, al volo notturno, all’evocazione degli spiriti, agli incantesimi sui libri) nell’ambito della stregoneria, il che però ha perfettamente senso solo nella mentalità di un inquisitore medievale, che come vedremo non riusciva a distinguere le varie sfaccettature della pratica in questione; fortunatamente per noi, che riusciamo oggi ad avere un quadro storico più ampio, possiamo dire che si trattava di due grandi ambiti, non sempre perfettamente distinti (e che potevano portare ai medesimi risultati, com’è logico), ma nella sostanza molto diversi.

Il Medioevo presenta essenzialmente due forme di magia, dunque: la cosiddetta negromanzia e la stregoneria vera e propria. La prima aveva perso il suo significato legato all’etimologia (divinazione tramite i defunti), approdando a quello generico di “magia effettuata tramite il potere dei demoni”[1]: i negromanti erano, a conti fatti, persone che operavano tramite incantesimi rituali (cerchi, candele, formule,…), spesso scritti su libri, e proprio per il fatto di saper leggere erano in genere persone colte, molte volte ecclesiastici (è dalla loro opera che si svilupperà la magia rinascimentale, e poi quella vittoriana). Viceversa, la stregoneria propriamente detta (quella dell’immaginario del sabba) era più legata alle classi sociali inferiori, e aveva un carattere estremamente più sciamanico e, per così dire, istintivo. Di seguito farò un breve sunto delle caratteristiche di ognuna delle due pratiche (per la negromanzia mi rifaccio in toto al Kieckhefer[2]), con tanto che ciò non esaurisce minimamente l’argomento, per molti versi ancora da esplorare.

 

 

LA NEGROMANZIA MEDIEVALE

 

Magician_Raphael_1825

 

Stando alla testimonianza dell’inquisitore Nicolau Eymerich, che durante il XIV secolo ebbe ampiamente a che fare coi maghi (riuscendo anche a leggere dei loro testi, come il Tesoro di Negromanzia e la Tavola di Salomone), costoro imparavano dai libri numerose forme di magia proibita: battesimo di immagini, fumigazione della testa di un morto, evocazione di un demone per mezzo del nome di un demone superiore, iscrizione di caratteri e segni, invocazione di strani nomi, commistione di nomi di demoni con quelli di angeli e santi in preghiere blasfeme, fumigazioni con piante aromatiche, combustione di animali, getti di sale nel fuoco e molto altro. A suo avviso, questi comportamenti avevano sempre uno scopo di adorazione dei demoni: i negromanti promettevano loro obbedienza e si consacravano al loro servizio, cantavano salmodie in loro onore, e offrivano in sacrificio non solo animali ma anche il proprio sangue; nell’esercizio dell’arte magica praticavano ogni genere di ascetismo: digiunavano, si lavavano, si rasavano, si mantenevano casti e si vestivano di nero o di bianco (secondo alcuni per attirare i demoni, secondo altri per proteggersi). Alcuni libri di negromanzia, comunque, sono giunti fino a noi: il Manuale di Monaco, ad esempio, descrive una quantità di operazioni magiche (“esperimenti”), ma ne abbiamo testimonianza anche in altre parti della Germania, in Spagna, Francia, Inghilterra e Italia (il celebre “libro del comando” delle masche della tradizione piemontese potrebbe essere una derivazione del manuale negromantico).

In generale, gli scopi di questa magia rituale rientrano in tre categorie principali: influire sul corpo e sulla volontà altrui, creare illusioni e discernere le cose segrete, passate, presenti e future (tutti casi classici di magia, già presenti sin dall’Antichità). Le tecniche negromantiche possono essere molto complesse, ma si basano su pochi elementi principali: cerchi magici, scongiuri e sacrifici. Il cerchio si può tracciare a terra con un pugnale o una spada, o disegnare su una pergamena o un panno; a volte è semplice, poco più di una forma geometrica, altre molto complicato, con all’interno scritte e simboli di vario genere, siti per gli oggetti magici (spade, scettri, coppe, denari e altro) e un posto per il negromante stesso; persino i vari materiali vengono a volte specificati (ad esempio sangue di gatto, upupa o pipistrello per le scritte, pergamena vergine o pelle di leone per il piano su cui tracciare,…), e questo perché uno stesso cerchio può avere effetti diversi in base al materiale utilizzato nel crearlo. Il cerchio sembra aver avuto, per i negromanti, meno importanza in sé rispetto alle varie scritte al suo interno, in genere nomi di Dio e dei santi o parti della liturgia cristiana.

Lo scongiuro è la principale componente orale dell’atto magico: esso si impernia su un verbo di comando, come “io vi ordino” o “io vi impongo” di apparire e obbedire; in genere esso riprende parti dei salmi o delle preghiere cristiane, e su alcuni libri è detto di inginocchiarsi a mani giunte e col volto al cielo, e di ripeterlo un dato numero di volte. Nello scongiuro si chiede di solito al demone di apparire in forme che non facciano paura: per questo le manifestazioni degli spiriti sono in genere preordinate (re, servitori, cavalieri, animali, e via dicendo); l’apparizione di Mefistofele nel Doctor Faustus di Marlowe ne è un bell’esempio.

Importante era anche, come detto, il sacrificio: nel Manuale di Monaco, il negromante invoca i demoni a un crocicchio col sacrificio di un gallo bianco, che egli supplica di accettare; in un altro esempio, bisogna portare un’upupa prigioniera e, quando i demoni avranno giurato di obbedire al mago, questi gliela darà. Uno scongiuro del XIII secolo dice, per fare un esempio, di prendere un pipistrello e sacrificarlo con la mano destra, e con la sinistra cavargli il sangue dalla testa. Era infatti credenza diffusa che i demoni fossero attirati dal sangue, specialmente da quello umano; quindi, secondo Michele Scoto, i negromanti usavano spesso acqua mista a sangue, o vino somigliante a sangue, “e sacrificano carne di persona vivente, per esempio un pezzetto della propria carne, oppure di un morto […] sapendo che la consacrazione di uno spirito in un anello o in una bottiglia si può effettuare compiendo solo molti sacrifici.” Da notare che, in tutto questo, non si parla mai di un vero e proprio sacrificio umano. Si potevano comunque offrire anche altre sostanze: a volte si spargeva nell’aria latte e miele, oppure si mettevano farina, sale, cenere e altre cose nei vasi da collocare nel cerchio magico; il Manoscritto di Praga invita poi i negromanti a offrire ai demoni carbone, pane, formaggio, orzo, sale e tre chiodi da calzolaio.

La magia negromantica è in genere di tipo simpatetico, e quando non usa cerchi e cerimonie elaborate sfrutta immagini apposite: ad esempio, per far innamorare qualcuno si può scrivere i nomi dei demoni incaricati di indurre l’amore sulla statuetta di cera rappresentante l’obiettivo della magia; oppure si possono intagliare due statue, una rappresentante il negromante e l’altra la persona di cui si vuole ottenere il favore (magari incidendovi sopra una corona se è un re, per dire) e legarle assieme con una catena; oppure ancora si scaldano sul fuoco due pietre rappresentanti le vittime, le si getta in acqua fredda e poi le si percuote fra loro per indurre odio fra le due. In genere queste operazioni vengono comunque accompagnate da formule: una ricetta amorosa giunta fino a noi, ad esempio, recita che “come il cervo brama la sorgente, così NN brami il mio amore, e come il corvo brama i cadaveri, così ella mi desideri, e come la cera si scioglie sul fuoco, così lei desideri il mio amore.” Va da sé che questi effetti possono anche essere annullati: se si è sotterrato un panno per indurre una maledizione, lo si deve dissotterrare e bruciarlo, o comandare ai demoni di andarsene in quanto hanno adempiuto al loro compito, e così via. La cosa più importante, specificano i vari manuali, è che venga mantenuta la segretezza sia sui riti che sui libri che li contengono.

Si può in genere ritenere che questa forma di magia medievale derivi in parte dalla tradizione pagana tardoantica (soprattutto quella astrale e goetica), e in parte da quella esorcistica giudeo-cristiana: i rituali infatti hanno sempre, come visto, uno sfondo cristiano, e i vari manuali spiegano quando devono essere officiati (il sabato prima dell’alba con la luna calante, il giovedì con la luna crescente, e via dicendo); lo stesso confine tra spiriti astrali o elementali e angeli caduti è piuttosto confuso, e i negromanti si appellano ora agli uni, ora agli altri. Michele Scoto dice che le immagini astrologiche servono non solo a evocare le potenze che regolano le orbite planetarie e i demoni della luna, ma anche gli spiriti dannati presenti nel vento. Anche la pratica della fumigazione venne adottata dalla negromanzia: il Manuale di Monaco, addirittura, fornisce gli ingredienti per le fumigazioni adatte a ogni giorno della settimana (ad esempio di giovedì si bruciano incenso e zafferano per mettere d’accordo due nemici). Anche le fumigazioni comunque, come forse la pratica di sotterrare o nascondere le immagini magiche e le pratiche di sacrificio ai demoni, traggono origine dalla magia astrale, come si riscontra nel Picatrix arabo.

Per quanto riguarda invece l’aspetto esorcistico, il Libro delle Consacrazione parla dei negromanti come di esorcisti, poiché le formule utilizzate sono tutto sommato le stesse usate dai sacerdoti cristiani: la differenza, ovviamente, sta nel fatto che i secondi li costringono ad andarsene, i primi a sottomettersi al loro volere. Il negromante invoca i nomi di Dio, di Cristo, della Madonna e dei santi, a volte anche del sole e della luna, del cielo e della terra, tutti i caratteri di Salomone e le operazioni magiche di Virgilio (considerato nel Medioevo un grande mago); per fare un esempio concreto di preghiera esorcistica alterata, nel Manuale di Monaco è scritto: “Io ti comando, demone malvagio, per il potere del Signore, e ti ordino nel nome dell’Agnello immacolato che cammina sull’aspide e sul basilisco, che ha calpestato il leone e il drago, che tu esegua subito ciò che ti comanderò. Trema e temi quanto viene invocato nel nome di Dio, il Dio che l’Inferno teme, e a cui sono soggette le Virtù celesti, le Potenze, le Dominazioni e le altre Virtù, che lo temono e lo adorano, e che i Cherubini e i Serafini lodano con voce instancabile. Il Verbo fatto carne ti comanda. Colui che nacque da una vergine ti comanda. Gesù di Nazareth, il quale ti ha creato, ti comanda di adempiere subito a tutto ciò che ti chiedo, a tutto ciò che voglio avere o sapere. Più a lungo indugerai a fare ciò che io comando e ordino, più crescerà di giorno in giorno il tuo castigo. Io ti esorcizzo, spirito maledetto e mendace, con le parole della verità.” In effetti, l’atteggiamento dei negromanti davanti a Dio era diverso da quello che avevano nei confronti dei demoni: in genere essi si presentano come umili e indegni supplici davanti al Signore, implorando l’aiuto divino per ottenere potere sugli spiriti. Questo, a conti fatti, rende la negromanzia medievale una vera e propria forma di “magia cristiana”.

Riguardo la natura stessa degli spiriti in questione, il più delle volte i negromanti sono espliciti riguardo i nomi di coloro che vogliono chiamare, non solo Satana ma anche demoni con nomi e attributi specifici; dato che la negromanzia è comunque una commistione di cristianesimo e paganesimo, non è sorprendente trovare di quando in quando una certa ambiguità riguardo gli spiriti invocati: alcune fonti parlano di “spiriti neutri”, vuoi astrali o elementali, altre di esseri che sono “fra il bene e il male, né all’Inferno né in Paradiso”, e Cecco d’Ascoli parla di demoni associati ai punti cardinali, con al loro servizio legioni di subalterni. Il Manuale di Monaco asserisce che gli spiriti benigni sono chiamati per scopi buoni, e quelli maligni per scopi malvagi. In genere, comunque, molti manuali mettevano in guardia dalla capacità d’inganno dei demoni, e a volte si cercava di blandirli con formule come “Possa il Signore, nella sua misericordia, restituirvi al vostro stato di un tempo.” I testi negromantici inoltre riportavano a volte anche dettagliate informazioni sui demoni, su come apparivano e cosa potevano insegnare (tant’è vero che persino l’erboristeria venne malvista dai nemici della magia nell’epoca moderna).



[1]Ciò derivava dal fatto che, secondo la teologia cristiana, le anime appartengono unicamente a Dio, e dunque non possono essere richiamate sulla terra con la magia: quando ciò accade (a partire dal caso biblico della strega di Endor), è perché un demone rianima il cadavere o compare con l’aspetto del defunto.

[2]Richard Kieckhefer, La magia nel Medioevo, Laterza (2004), pp. 197-230.

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3 Responses

  1. Alberto Paganini scrive:

    Splendido articolo!
    Però ti assicuro che non volevo far collimare magia di ogni tipo e stregoneria. Anzi, nell’articolo che ho scritto ho proprio messo un punto, quello del “Cerimonialismo”, per mostrare che la Stregoneria non aveva influenze cerimoniali. Magia cerimoniale è uno dei vari nomi (assieme ad Alta Magia) di quella che tu chiami Negromanzia, e che viene distinta dalla magia popolare o bassa magia.
    A sua volta, come spiegavo nell’articolo, ho operato un ulteriore distinguo oltre al magia cerimoniale (di classi alte) vs magia popolare (di classi basse), ribadendo come spesso chi faceva stregoneria in senso di “andare al cursus”/”andare al sabba”/”appartenere alla Buona Società” non sempre faceva magia popolare. Riporto:
    “L’unico aspetto ereditario in tutta questa faccenda era la pratica magica popolare, ma i praticanti di magia popolare spesso non erano streghe e non tutte le streghe che avevano alleanze con Spiriti Familiari, andavano al Sabba, facevano voli in Spirito e/o lasciavano offerte alle Dominae Nocturnae (le figure femminili a capo della Compagnia stregonesca) praticavano per forza magia.”
    Ad esempio Gustav Henningsen riporta le testimonianze di donne di fuori (streghe siciliane) che non praticavano magia ma si riunivano in spirito.

  2. Mauro scrive:

    Ciao. L’articolo in sé è molto più lungo, e la “critica” è più ad ampio respiro: questo è solo l’incipit esplicativo (assieme al capitolo successivo sulla stregoneria). In realtà i miei bersagli sono più che altro Ginzburg e Leland.
    Le due reali critiche che posso averti mosso sono sul caso del Verdena (che è di negromanzia e non di stregoneria) e sugli accostamenti (che rientra anche nella faccenda di Ginzburg).

    • Alberto Paganini scrive:

      Beh il caso Verdena si ricollega anche per la correlazione con la Domina Ludi. Inoltre sebbene possa apparire come un caso di negromanzia, il rituale era usato in ambito popolare con le esatte parole per scoprire i ladri molto prima da classi sociali basse. Questo penso basti a scagionarlo dalla correlazione con la magia cerimoniale.
      Se ciò non bastasse vi sono vari processi in cui la Domina Nocturna invita a guardare all’interno di catini d’acqua per ottenere visioni e infine la stessa Eva Pocs racconta di un caso in cui una taltos, ovvero una strega ungherese, affermava di aver fissato in un catino d’acqua prima di trasformarsi e viaggiare in spirito, ergo il procedimento dell’idromanzia ritengo sia legittimamente collegato al volo in spirito.
      Per il Leland, so di essere in posizione minoritaria in questo caso ma ritengo che le correlazioni non siano casuali. Sono troppe. Ma capisco che a livello mainstream ci siano messe in dubbio della sua autenticità. È un tema dibattuto e di certo non lo risolveremo noi.
      Per quanto riguarda Ginzburg invece mi sorprende, è infatti un accademico affermato nell’ambito e riconosciuto da moltissimi altri studiosi che si sono occupati come lui di storia della Stregoneria.

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