Alla ricerca della Stregheria

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Ormai è obsoleto il dibattito tra Stregheria e Wicca, chiediamoci piuttosto  chi segua davvero la “Stregheria”.

di Alberto Paganini

Ovviamente “nessuno” è esagerato come termine, ma sicuramente non esistono (ancora) libri per praticanti di Stregoneria Tradizionale (che taluni chiamano “Stregheria”, parola che non ho mai apprezzato così tanto, forse per il legame che ha con l’autore italo-americano Raven Grimassi).
“Come”, obietterà qualcuno, “e tutti quelli pubblicati finora?”. Ebbene, tali libri, a cui molti praticanti si sono ispirati per istigare una vera e propria contesa tra correnti interna al paganesimo contemporaneo, non sono storicamente accurati. Quella dunque che rappresentano, piuttosto che Stregoneria Tradizionale (ovvero Ricostruzionismo della Stregoneria medievale e della prima età moderna), è Revivalismo. Per far capire cosa si intende per Revivalismo e Ricostruzionismo, facciamo l’esempio di un’altra corrente, quella celtica, che ha due modalità di ripresa, una Revivalista, il Neo-druidismo, e una Ricostruzionista, il Ricostruzionismo Celtico. La prima si ispira al paganesimo celtico ma ne riprende più l’atmosfera che i dettagli, è maggiormente influenzata dalla Wicca e da diverse forme di eclettismo, mentre l’altra è maggiormente focalizzata sulla ricostruzione esatta dei pantheon, delle modalità di culto, della storia e delle formalità del politeismo celtico nei vari Paesi.
A questo scopo, per far notare come sia assolutamente fuori luogo ogni forma di “guerra” interna al panorama pagano, sia da una parte che dall’altra, analizzerò ora i principali testi per praticanti di “Stregheria” e li metterò a confronto con testi storici sulla Stregoneria in età medievale e prima età moderna, che rappresentano il Ricostruzionismo come effettivamente dovrebbe essere progettato.
Premetto ovviamente che questa comparazione non vuole assolutamente criticare le modalità di culto di nessuno, tantomeno degli autori che citerò, semplicemente cerca di fare una distinzione tra Ricostruzionismo e Revivalismo. Ognuno è liberissimo di seguire quest’ultimo, ma ovviamente si è anche altrettanto liberi di far capire in cosa si distinguono e il motivo per cui il Ricostruzionismo non coincide con la forma di culto esposta nei libri per praticanti attualmente in commercio.
Tale distinzione porterà, a mio avviso, a far notare come sia inutile e vana ogni forma di rivalsa tra correnti su quale sia quella “vera”, non a ricreare la medesima lotta questa volta spostandola a scontro tra Revivalisti e Ricostruzionisti. Inoltre si spera che sproni coloro che sono interessati al Ricostruzionismo a impegnarsi a pubblicare testi orientati in tale senso, in modo che chiunque possa avere guide sia per un approccio revivalista che per uno ricostruzionista, a seconda di ciò che sente suo.
Fatte queste precisazioni, prendiamo in esame questi testi per praticanti:
– Il Sabba Italiano di Sheanan e Ardath Lili
– Fronde dell’Antico Noce di Ottavio Adriano Spinelli
– La trilogia de La Vecchia Religione e di Striaria di Dragon Rouge.
Confronteremo con i seguenti testi di storici della Stregoneria:
– Storia Notturna e I benandanti di Carlo Ginzburg
– La Signora del gioco di Luisa Muraro
– Who Was Aradia? e Aradia in Sardinia di Sabina Magliocco
– Caccia alle streghe di Giuseppe Bonomo
– Le “donne di fuori”: un modello arcaico del sabba di Gustav Henningsen
– La leggenda del cacciatore furioso e della caccia selvaggia di Karl Meisen
– Cunning Folk and Familiar Spirits, The Visions of Isobel Gowdie e Burchard’s strigae, the Witches’ Sabbath, and Shamanistic Cannibalism di Emma Wilby
– Pagan Traces in Medieval and Early Modern European Witch-beliefs di G. H. Castaldi
– La trilogia Demons, Spirits, Witches di Éva Pócs e Gábor Klaniczay
– Fairies and witches at the boundary of south-eastern and central Europe e Between the Living and the Dead di Éva Pócs
– Phantom Armies of the Night e Witches, Werewolves and Fairies di Claude Lecouteux.
Esaminiamo, dunque, gli aspetti in cui la “Stregheria” dei libri per praticanti differisce dalla Stregoneria ricostruibile mediante fonti storiche.

La stregoneria come insieme di pratiche ereditate VS come sistema di credenze emulate.

Mentre molti dei libri di praticanti della “Stregheria” affermano che vi siano state eredità stregonesche susseguitesi nel corso del tempo e situano l’origine della Stregoneria addirittura al neolitico, la storia effettiva della Stregoneria è molto più recente: solo attorno al X secolo iniziano ad apparire testimonianze sul corteo stregonesco (Bonomo, 1985), pertanto si può pensare che sia attorno a quest’epoca che le rimanenze di credenze pagane iniziano a condensarsi in un sistema univoco e a diffondersi in tutta Europa, amalgamandosi con le tradizioni locali e formando così le differenze nei nomi delle Entità a capo delle Streghe, delle date dei Sabba, ecc.
Inoltre, come ricorda la prof.ssa Sabina Magliocco, attualmente l’idea che la Stregoneria fosse un insieme di pratiche ereditariamente trasmesse è screditata, difatti si ritiene che fosse invece un sistema di credenze diffuso tra la popolazione. Tale sistema di credenze poteva, come fa notare lo storico Norman Cohn in Demoni Dentro, essere introiettato dalla persona, che così iniziava a credersi strega e a ottenere visioni in stati alterati di coscienza o in sogno che riguardavano appunto l’andare in spirito con la Compagnia delle streghe. La Magliocco riporta poi alcuni processi che mostrano come in casi ancora più rari di quelli precedenti, tale introiezione condivisa da più persone portava a emulazione delle visioni e delle credenze mediante l’attuazione di atti fisici. Per dirla in parole povere, il Sabba fisico in passato era l’emulazione della credenza nel Sabba diffusa tra la popolazione, e non un rito a cui si veniva iniziati per via ereditaria.
L’unico aspetto ereditario in tutta questa faccenda era la pratica magica popolare, ma i praticanti di magia popolare spesso non erano streghe e non tutte le streghe che avevano alleanze con Spiriti Familiari, andavano al Sabba, facevano voli in Spirito e/o lasciavano offerte alle Dominae Nocturnae (le figure femminili a capo della Compagnia stregonesca) praticavano per forza magia.

Dei e duoteismo VS Spiriti e animismo

Moltissimi libri di “Stregheria” riportano la credenza in un Dio e in una Dea. Ebbene, questa concezione Dio-Dea è il duoteismo wiccan, che in passato assolutamente non esisteva. Non esisteva più addirittura la concezione di Divinità non-cristiana, infatti Emma Wilby parla nei suoi libri di Animismo e non di Paganesimo. Se si nota, difatti, le figure a capo delle streghe nei processi sono chiamate Signora (es. la Signora del Gioco in Lombardia), Madonna (ovvero Mea Domina, mia Signora, es. Madonna Oriente a Milano), Re o Regina (es. Re e Regina delle Fate in Sicilia), ecc. ma mai e sottolineo mai Dio o Dea. Erano passati troppi secoli affinché potesse essere rimasta la concezione di Divinità in senso precristiano. D’altra parte vi era comunque una esplicita insofferenza tra cristianesimo e culto stregonesco, difatti le adoratrici di Madonna Oriente non dovevano pronunciare il nome del dio cristiano durante la celebrazione né quando percorrevano la strada per arrivare al raduno per non offenderla.

Dèi fissi per tutta Italia VS Pantheon di Spiriti diverso per ogni regione

Ancora una volta, i libri di “Stregheria” forniscono un pantheon unificato. Tale pantheon di solito è ripreso dal lavoro di Leland, Aradia o il vangelo delle streghe. Nonostante tale testo sia stato criticato io ritengo sia autentico (vi sono troppe coincidenze perché sia inventato: pensiamo al fatto che nomi simili ad Aradia per indicare Erodiade – il cui legame con le streghe è storicamente accertato nelle credenze europee dei secoli X-XV – si ritrovano in Romania con Arada e in Sardegna con Araja e ancora una volta Arada; la figura di Erodiade rimane fino a noi nel folklore dei Balcani, come riporta Éva Pócs, nelle credenze di Roma sulla notte di s. Giovanni, come conferma la Gatto Trocchi, e in quelle venete con il nome di Redodesa o Aredodesa; il lavoro precedente di Leland, Etruscan Roman Remains, molto più accettato dell’Aradia, riporta comunque la credenza che le streghe locali fossero connesse con Diana ed Erodiade; il tema di Diana e Lucifero ha un corrispettivo nel folklore romeno con Ileana Sânziana e Făt-Frumos, lei fata della Luna, il cui nome deriva proprio da Diana, e lui suo fratello rappresentante il Sole, che si innamorano; il tema di Caino sulla Luna è riportato anche da Giggi Zanazzo nel suo lavoro sulle credenze e gli usi del popolo di Roma, senza che abbia mai conosciuto Leland o le sue opere).
D’altra parte, anche se ammettiamo che sia autentico, non è rappresentativo dell’intera penisola, ma solo dell’area in cui l’ha ricevuto, ovvero Casole Val d’Elsa e dintorni.
Ciò che invece comprendiamo dall’analisi del folklore e dei processi è che ogni regione collegava una figura (solitamente femminile, che chiameremo per comodità Domina Nocturna) a capo delle streghe, e che quindi vi erano diverse Dominae Nocturnae a seconda della regione (ad esempio in Sicilia la Regina delle Fate – talvolta accompagnata da un Re –, a Rieti Befania, nel Veneto la Redodesa, a Roma Erodiade, a Milano Madonna Oriente, nel nord Italia la Donna del Buon Gioco, in Val di Fassa Richella, ecc.); inoltre ogni regione aveva differenti nomi per gli Spiriti della Casa (es. Monacello in Campania, Lenghelo nel Lazio, ecc.) e diversi Spiriti della Natura. Vi è quindi un pantheon di spiriti sproporzionatamente ampio che non può essere riassunto in pochi Dei appena accennati in un paragrafo di libro.

Cerimonialismo

Tutti i libri per praticanti riportano influenze cerimoniali, come:
– L’uso del cerchio, che solo in pochissimi casi è attestato nei processi e mai si è realmente imposto, dato che, anche nella magia popolare (che a differenza della Stregoneria è molto più sincretica), non si utilizzano cerchi per compiere segnature o scongiuri.
– Quattro direzioni: spesso si è cercato di mascherare tale influenza con l’impiego delle “marche”. Eppure a quanto mi risulta non esistono rituali magici popolari attestati che indichino l’impiego di marche per le quattro direzioni. Inoltre a differenza del cerchio la chiamata delle quattro direzioni, dei quattro elementi o quattro guardiani non ha potuto minimamente influenzare neanche un singolo praticante di Stregoneria del passato, per un semplice motivo: tale pratica, secondo quanto riferisce lo storico pagano Ronald Hutton, è stata introdotta nella magia cerimoniale da Eliphas Levi, ed Eliphas Levi è vissuto nel 1800 mentre la stragrande maggioranza delle correnti stregonesche sono morte attorno al XVIII secolo.
– Sigilli: mentre le marche sono state impiegate nel libro Il Sabba Italiano (sebbene la chiamata degli elementi, senza marche, sia presente anche in Fronde dell’Antico Noce), l’uso di sigilli è riportato in Striaria di Dragon Rouge. In questo testo si invita il praticante a utilizzare il sigillo di Diana Lucifera per l’evocazione. Ebbene, i sigilli delle Entità sono sempre stati il prodotto di una classe sociale, quella alta, che era legata alla magia cerimoniale e non alle credenze o alle pratiche stregonesche. Pertanto non è possibile ritenere che si tratti di una pratica di Stregoneria.
– Set di strumenti: praticamente tutti i libri per praticanti di “Stregheria” riportano lo stesso set di strumenti cerimoniale, a volte con tanto di athame e pentacolo, i quali, ovviamente, erano estranei alla pratica stregonesca e popolare. Tale set prefissato di strumenti è originario della Golden Dawn, poi passato a Thelema, quindi alla Wicca e infine molti libri moderni di “Stregheria” l’hanno – differentemente dalla realtà storica della Stregoneria medievale e della prima età moderna – ripreso anche loro. L’unica eccezione è Striaria, che ha rimediato all’errore che invece è presente nei testi dello stesso autore relativi alla trilogia de La Vecchia Religione.

Influenze esotiche ed orientali

Questo punto è presente principalmente in Fronde dell’Antico Noce, un libro davvero evocativo, che porta seco un’atmosfera realmente suggestiva e che (così come per gli altri libri) non per questo aspetto perde il suo fascino, semplicemente assume un fascino differente da quello Ricostruzionista.
Tornando a noi, nel testo si ritrovano spesso accenni a concetti e pratiche orientali, esotiche, e a volte vediamo comparire nomi come Ra, Hathoor, ecc. che appartengono al Kemetismo e di certo non alle tradizioni italiane.
Altri rituali, come l’incantesimo della fusione androgina, che “ha il potere di fondere una coppia umana in un’unica entità spirituale”, sembra un insieme di pratiche tantriche e cerimoniali. E’ certamente affascinante, interessantissimo e apre notevolmente le prospettive, ma non lo definirei mai materiale tradizionale italiano.

Date dei Sabba

Spesso i libri sulla “Stregheria” riportano un calendario identico a quello wiccan, cambiando, italianizzando alcune feste per renderlo differente. In realtà tale calendario con le nostre tradizioni c’entra molto poco (per quanto riguarda invece la Gran Bretagna, Isobel Gowdie, donna processata nel 1662 ad Auldern, che ci ha fornito una quantità di materiale come nessun altro processo mai prima di allora, una persona veramente coraggiosa e che stimo con tutto me stesso, accenna ai 4 Sabba maggiori ma esclude quelli minori, che probabilmente sono stati un’aggiunta esterna, e dunque lì riprendere metà della Ruota dell’Anno avrebbe molto più senso in un’ottica ricostruzionista che qui).
Un approccio ricostruzionista invece sarebbe quello di riprendere le giornate che la cultura popolare ha associato alle streghe, le quali, più di qualunque altra data, coincidono con i giorni dei Sabba che ritroviamo nei processi. Analizzando le date che ritornano più spesso nella penisola italica troviamo inoltre giornate molto differenti da quelle indicate dalla Ruota dell’Anno: i giovedì delle Quattro Tempora, le Dodici Notti tra Natale e l’Epifania, la notte di s. Giovanni, i Pleniluni (che non sono visti come “riunioni minori” rispetto agli altri Sabba né classificati differentemente da essi).
Le date, poi, spesso coincidono con quelle legate al ritorno della Caccia Selvaggia (ovvero la Processione dei Morti anzitempo che vagano sulla Terra in determinati periodi); ciò avviene perché questo fenomeno ha la stessa origine del corteo stregonesco, e infatti a capo dell’uno troviamo spesso capi anche dell’altro.
Talvolta, infine, come nel caso delle Donne di Fuori siciliane, tali date erano settimanali. Sicuramente un arco di tempo diverso da quello della Ruota dell’Anno.

Procedura del Sabba

La struttura del Sabba, ci riporta Éva Pócs, deriva principalmente dalle feste che si credeva svolgessero le fate. Non a caso, spesso streghe e fate coincidono, e ciò è ancora più evidente con la Donna di Fuori, figura folclorica siciliana che può indicare sia una fata, sia lo spirito di una strega.
Il Sabba era pensato originariamente come la “controparte” dell’offerta, è legato a doppio filo con essa. Per spiegarlo meglio prendiamo ad esempio Abundia, figura a capo delle streghe francesi e fata secondo il folclore: la gente solitamente lasciava cibo e bevande in casa come offerta a tale Entità e al suo seguito fatato. Dall’altra, per le seguaci di Abundia, il Sabba era andare di casa in casa ballando e mangiando… mangiando cosa? Le offerte lasciate in casa dalla popolazione!
Nel corso del tempo questo viaggio di casa in casa, questa processione, si è stabilizzata in un luogo statico e non più in un vagare di abitazione in abitazione, ma lo schema è rimasto lo stesso.
Infatti Henningsen, che concorda con Pócs nel vedere le feste delle fate, il “Sabba bianco delle fate”, come la matrice primaria del Sabba, riconosce che tale matrice è rimasta intatta, fuori dalla demonizzazione successiva del Sabba come classicamente lo intendiamo (ovvero fuori dalla descrizione che Jean Bodin ne ha dato nel 1580), all’interno della tradizione siciliana delle Donne di Fuori, e ha suggerito che lo schema primario del Sabba fosse:
– Inchino,
– Danza,
– Musica,
– Cibo,
– Rapporti amorosi.
E’ uno schema molto semplice, ma lo è anche perché si tratta, come è stato fatto notare nel punto #1, di una credenza attualizzata e non di un rito ereditato.
Tornando a noi, tutto ciò è completamente differente dall’approccio della “Stregheria” fornito dai libri di praticanti, che riportano rituali moderni per festeggiare come Sabba giornate diverse da quelle storicamente accertate.
Dragon Rouge poi inserisce, all’interno delle sue indicazioni sul Sabba, l’evocazione, pratica cerimoniale in cui si chiama lo Spirito di un demone o di un angelo mediante un sigillo, e questo Spirito si manifesta poi nel fumo dell’incenso o in uno specchio nero. Ciò è – storicamente parlando – assolutamente errato: le streghe non si servivano dell’evocazione anche perché gli Spiriti li potevano già vedere mediante tecniche di trance senza alcuna necessità di sigilli o di altri strumenti cerimoniali.

Tecniche di Trance

Nel passato la tecnica maggiormente usata (o perlomeno la più conosciuta) era l’unguento allucinogeno. A seguire vi era il sogno: pensiamo al Roman de la Rose quando, parlando delle streghe al seguito di Abonde, afferma che “escon dai corpi le anime,/e vanno con le buone dame/per luoghi aperti e abitazioni,/e ne danno queste ragioni:/che le varie cose vedute/non gli sono al letto venute,/ma son le loro anime che hanno/pena e che per il mondo vanno”. In questo senso il lavoro di Fronde dell’Antico Noce la fa da pioniere fornendo un metodo che, unendo sia sogno che unguento (usando fortunatamente erbe non allucinogene), riprende le due principali tecniche impiegate nella stregoneria storica e le riusa con maestria.
Un altro metodo molto diffuso in Europa, come attestato sia da Ginzburg in Italia che da Pócs in Ungheria, era l’idromanzia. Il processo di Giuliano Verdena riporta addirittura le parole utilizzate, quindi è completamente riprendibile.
Altri libri di “Stregheria”, al contrario di Fronde, riportano invece tecniche di visualizzazione guidata. Io capisco che sono intesi come modernizzazione e facilitazione rispetto alle tecniche tradizionali, ma tale facilitazione dovrebbe però basarsi sugli stessi principi delle tecniche tradizionali, come l’idromanzia, e non su altro. Tali tecniche non utilizzano l’immaginazione come via di accesso all’altro mondo, ma la fissità oculare. Una facilitazione più corretta avrebbe riusato lo stesso principio base.
Addirittura la stessa fissità oculare senza ulteriori tecniche, come riporta Emma Wilby in Cunning Folk and Familiar Spirits, era quella che aveva portato alcune persone ad avere visioni del Re delle Fate e che impiegavano gli stessi visionari scozzesi di cui parla Robert Kirk ne Il Regno Segreto.

Offerte

Nei testi di “Stregheria” vi è spesso una completa assenza di offerte. Tale assenza è considerevole vista l’importanza e la “complementarietà” che aveva inizialmente nel culto stregonesco l’offerta con il Sabba. Ma come avveniva l’offerta in passato? Jacopo da Varagine ce lo spiega raccontandoci di alcuni contadini che avevano ospitato San Germano e che subito dopo cena riapparecchiarono la tavola per “le buone donne che vengono di notte”. Sempre nello stesso periodo (XIII secolo), Guglielmo D’Alvernia, vescovo di Parigi, ammonisce contro chi lascia cibi e bevande come offerte ad Abundia (detta anche Satia).
Dragon Rouge è l’unico autore che riporta l’offerta e che le dà il giusto peso, anche se la pratica dell’offerta da lui proposta non sempre coincide con quella antica.
Ciò nonostante, bisogna riconoscergli il merito di aver inserito il rafforzamento del legame con gli Spiriti mediante l’offerta come un aspetto fondamentale da tenere in considerazione per ogni praticante.

Assenza di considerazione per i Famigli

I Famigli delle streghe spesso derivano dalle figure degli Spiriti della Natura (pensiamo al caso del 1615 a Coredo, vicino a Trento, dove Maria Polizan descrisse il demone a cui rendeva omaggio con il nome del folletto Salvanel, o al fatto che nei processi britannici il nome di una fata, Robin, fosse spesso citato nelle confessioni come quello di un alleato delle streghe) e dagli Spiriti della Casa (pensiamo al Martinetto nel nostro Paese, che è uno spirito domestico ma anche un Famiglio, o al Browny britannico che secondo Emma Wilby ha fatto da stampino per la figura del Famiglio in quei luoghi). Talvolta i morti stessi sono Famigli, come ricorda il caso britannico di William Sympson, defunto, cugino e Famiglio di Alison Pearson.
Infine il Famiglio Animale (che la Castaldi ritiene sia identificabile con l’anima stessa del praticante, manifestatasi in forma animale, e che altri studiosi ritengono derivi dal Fylgja nordico) era anch’esso molto presente nella Stregoneria antica, come riportano i processi.
Eppure i testi moderni di “Stregheria”, fatta esclusione per Striaria che però riprende esclusivamente il culto dei Defunti, non fanno minimamente menzione delle offerte ai Famigli, quando invece i processi ci raccontano che si offriva loro qualcosa di liquido come latte, sangue, acqua o addirittura birra e talvolta anche qualcosa di solido come pane bianco, tortine, ecc.

Conclusioni

Per finire, perché questo articolo? Per sminuire il lavoro prezioso di quegli autori? Assolutamente no, apprezzo quei testi, Il Sabba Italiano mi ha davvero incantato l’anima, mi ha preso dalla prima all’ultima pagina, ho percepito l’amore, la passione che chi scriveva ci metteva, ed è davvero un libro grandioso. Anche Fronde dell’Antico Noce è una meraviglia, il suo stile, la sua poesia, il suo fornire sempre nuove informazioni e spunti, il suo viaggio che l’autore ti porta a fare conducendoti passo passo, ogni passo riempito di meraviglia.
La Vecchia Religione è il libro che mi ha trascinato in questa esperienza, senza di esso io non starei qui a scrivere, questo penso possa far capire quanto sia impossibile che io possa odiare tali testi.
Non solo non li odio ma penso che chiunque dovrebbe leggerli almeno una volta nella vita.
Ho scritto questo articolo non contro di loro, ma semplicemente per due motivi:
– Il primo motivo è che spero che questi libri meravigliosi non vengano più usati come arma, come modo per dirsi “io sono più tradizionale di te”, “io seguo un percorso migliore del tuo”. Il discorso vale sia da una parte che dall’altra: la religione è un’esperienza personale, così intima che non può essere usata come mezzo di battaglia, la rovina, è come prendere delle rose e strapparne le spine per buttarle addosso a chi non le vuole: le distrugge, le uccide. Non dovremmo mai uccidere così le nostre rose della spiritualità.
– Il secondo motivo è che spero che si possa accogliere la richiesta di chi vuole anche altro. Volere anche altro non significa disprezzare ciò che esiste, disprezzare il lavoro grandioso e sudato di chi ci ha preceduti, non significa disprezzare il Revivalismo. Semplicemente non è giusto che un gruppo di persone che cerca approfondimenti per ricostruire si trovi attorno un muro di gomma, dove deve cercare fonti scavando negli archivi delle biblioteche, perdendo quel tempo che avrebbe impiegato per vivere la spiritualità. So che c’è molta gente che dice “come io ho trovato le cose da me, lo facessero tutti”, ma proprio perché io ho speso sangue e tempo per trovare ciò che cercavo spero che nessuno sia ostacolato così come lo sono stato io.
Ed è questo il secondo motivo: cercare, con questo mio articolo, di aiutare l’emergere di nuovi scritti, nuovi libri, nuovi articoli da parte di chiunque voglia ricostruire, non per sostituire gli altri libri già esistenti, ma per dare a tutti la possibilità di scegliere il proprio percorso e non di essere orientati a una strada, un libro revivalista che per quanto splendido non rappresenta il proprio punto d’arrivo. Avere la possibilità di scegliere senza dover perdere le giornate in biblioteca. Avere la possibilità di scegliere in un panorama pagano onesto, in cui chi sceglie il Revivalismo lo affermi chiaramente, senza far finta di essere Ricostruzionista, chi sceglie il Ricostruzionismo lo affermi chiaramente, chi sceglie la Wicca lo affermi chiaramente, senza che nessuna di queste tre visioni della Stregoneria si finga l’altra, senza che nessuna delle tre visioni della Stregoneria cerchi di ergersi come superiore rispetto alle altre, senza che nessuna delle tre visioni della Stregoneria possa essere trovata solo dopo anni di sforzi mentre le altre siano a disposizione immediata del ricercatore spirituale.

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