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Auguri per l’Equinozio, dalla Primavera a Sud, all’Autunno al Nord

Il confronto tra due emisferi nelle celebrazioni dell’equinozio e nella ritualità pagana con una particolare prospettiva al paganesimo contemporaneo del Cile

di Vivianne Crowley

Nel tempo dell’equinozio,
benedizioni di Luce e Oscurità,
che i poteri della terra e del mare, del cielo e del sole,
benedicano il tuo viaggio.
Che tu possa navigare con gioia sulle acque agitate della vita,
che tu possa trovare pace nel pieno del cambiamento,
Benedizioni.

Come molti di voi sapranno, io e Chris siamo in Cile – la nostra prima visita in assoluto nell’America del Sud. Il Cile è un luogo di drammatici contrasti, di caldo e freddo, di temperature brucianti estive nei deserti del nord e la glaciale carezza delle acque antartiche nel sud. Siamo passati da Lammas in Europa all’Equinozio di Primavera e celebriamo il periodo dell’equinozio a sud dell’equatore.

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Una terra antica
Il movimento pagano contemporaneo in Cile è relativamente nuovo, ma esistono ancora resti di un Paganesimo precedente, antico di migliaia di anni. Lungo la costa del Pacifico andino centrale vi sono testimonianze archeologiche di insediamenti umani risalenti dai 13.000 ai 14.000 anni fa. Nel Cile settentrionale, 7000 anni fa, i Chinchorro mummificavano i loro morti per prepararli all’aldilà – due millenni prima degli Egiziani e in una società completamente diversa e meno gerarchica. Nella cultura Chinchorro la mummificazione non era riservata solo ai reali e alle classi d’élite più ricche. Bambini, donne e uomini – tutti i corpi umani venivano trattati con cura e dignità.

file-19-09-2016-22-31-58I serpenti della terra e del mare
Mentre ci connettiamo con questa terra, possiamo sentire l’antica presenza umana, ma quella presenza è sfuggente e incide molto poco sul territorio. Questa non è una regione del mondo come l’Europa, dove gli esseri umani hanno coltivato artificialmente e “addomesticato” la terra per eoni. Sui pendii delle Ande la nostra impronta umana è leggera e la terra non è sempre amichevole con l’umanità. Questa è una regione di terremoti, vulcani e tsunami. Nella cosmologia degli indigeni Mapuche, Trengtreng il serpente terrestre gigante, conosciuto anche come Xeg-Xeg filu o Ten Ten vilu, combatte con Kai-Kai o Caicai filu, il serpente del mare, e da questa lotta nacquero la terra (la porzione continentale) del Cile e le sue duemila isole. Quando Kai-Kai si agita sotto la superficie delle acque, le grandi onde dello tsunami divoratore arrivano ad inghiottire la terra. Trentreng porta i terremoti e le eruzioni vulcaniche, ma quando lo tsunami arriva i suoi pendii costituiscono un rifugio sicuro che protegge gli esseri viventi del territorio (del paese). Le pendici delle montagne andine sono guardiani che proteggono l’umanità, offrendo rifugio quando le onde fanno ritorno. Le loro cime divennero luoghi sacri.

file-19-09-2016-22-31-36Fuoco e Terra
Qui in questo territorio esplosivo, il potere della natura è evidente e forte. Il terremoto più recente e grande, 8.8 sulla scala Richter, avvenne nel 2010. Fu uno dei più grandi mai registrati su un sismografo e centinaia di persone persero la vita nel disastro provocato dal terremoto e dal conseguente tsunami. Nel 2015 e 2016 vi sono state violente eruzioni vulcaniche nel Cile meridionale. L’idea dei serpenti di terra e di mare in lotta fra loro ha perfettamente senso in questo territorio, dove sono avvenuti già sette terremoti nel breve periodo in cui siamo stati qui.
Il potere della terra è forte anche in altri modi. Prima del nostro primo rituale wiccan in un cottage di pietra nella campagna del Cile, abbiamo pregato gli spiriti della terra e di tutti gli esseri umani vissuti qui prima di noi affinché aprissero la via per riceverci, qualora lo volessero. La terra sembrò immediatamente svegliarsi, riempiendoci con un’ondata di energia pura e pulita. Energie diverse rispetto a quelle percepite in Europa, in Nord America, Asia, Nord Africa e Australia – diverse, ma non del tutto; perché l’energia che sentiamo qui sembra provenire da una stessa radice comune anche a quelle sperimentate in precedenza in altri luoghi. E, come in altre parti del mondo dove l’insediamento umano non ha inciso molto sul territorio, questa energia è pura, si ha la sensazione di essere in contatto con la Terra esattamente com’era migliaia di anni fa.

Sviluppare il Paganesimo contemporaneo
Vi sono tracce del Paganesimo antico nei ritrovamenti archeologici e le tradizioni delle popolazioni indigene del Cile sono ancora vive. Il Paganesimo occidentale moderno è una novità qui, ma vi sono ad oggi piccole comunità wiccan, dalle tradizioni iniziatiche all’eclettismo. Esistono gruppi della Dea derivati dalla Fellowship of Isis e dal Glastonbury Goddess Temple, così come Eteni, e altri. Il culto di Odino può sembrare strano in Cile, ma dal XIX secolo in avanti il Cile attirò molti migranti germanici che hanno lasciato il loro segno sulla cultura.
Come in tutti i paesi, i pagani cileni devono affrontare la sfida della creazione di un Paganesimo che possa mettere radici nella loro terra e fiorire. Noi non siamo i nostri antenati. Anche se fossimo in grado di ricostruire in modo esatto gli antichi rituali, non avrebbero di certo lo stesso significato per noi rispetto alle generazioni precedenti. I nostri stili di vita, il nostro senso di individualità, e persino il clima sono cambiati. E la sfida è ancora più grande, ovviamente, se siamo persone trapiantate, geograficamente lontane dal luogo in cui i nostri antenati veneravano gli Dei.
dangerous-volcanos-by-vivianne-crowleyLa via per andare avanti è secondo me quella dell’umiltà, dell’accostarsi lentamente e con rispetto alle energie della terra; del prendersi del tempo per vedere, ascoltare, e sentire come gli alberi e le rocce, i fiumi e il cielo rispondono quando comunichiamo con loro. Le nostre tradizioni pagane di derivazione europea hanno le loro divinità perciò, quando invochiamo i nostri Dei, stiamo dando nuova energia alla terra. Alcune divinità sembreranno più “a casa” e accolte qui rispetto ad altre. Nel tempo, la pratica del Paganesimo si evolverà mentre esploriamo con sensibilità ciò che ci sembra appropriato o meno.
Qui in Cile, i pagani affrontano la stessa sfida che altri paesi hanno affrontato in passato – un lungo e lento lavoro di rieducazione della società riguardo a cosa è e cosa non è il Paganesimo, così che i pagani possano praticare liberamente senza la paura del pregiudizio e della discriminazione. Ci sono alcuni segni che fanno sperare. Gli eventi del Pagan Pride si sono affermati e stanno crescendo e si percepisce un clima di cambiamento sociale. Questa settimana abbiamo partecipato alla decima edizione di un festival vegetariano e vegano che promuove i diritti degli animali. I diritti civili LGBT stanno procedendo e nel 2015 le unioni civili per coppie dello stesso sesso sono state legalizzate. Un clima sociale che rispetta i diritti degli animali e rispetta le differenze umane è un clima più favorevole allo sviluppo del Paganesimo.

Trapiantare la vite
Diverse forme di Paganesimo europeo si svilupperanno in maniera differente qui – ognuna a proprio modo. Trapiantare il Paganesimo è come trapiantare vitigni, il sapore del vino prodotto sarà leggermente diverso da quello della vite nella sua terra di origine; ma con tempo e pazienza, con adattamento e innovazione, con la cura e la coltivazione, e con il supporto di fratelli e sorelle nei paesi dove il Paganesimo si è sviluppato prima, il raccolto crescerà e sarà prospero. vivianne-crowley-by-chris-crowley-chilling-in-chile

Trad. Valentina Ferracioli

Meditare al raccolto in un’era interplanetaria

Lammas è il raccolto del grano, l’Autunno rappresenta il raccolto dei frutti, e tra questi due raccolti che cosa dovremmo dire ai nostri Dei?

di Vivianne Crowley (trad. V. Ferracioli)

 

‘Voi siete gli Dei che hanno creato gli Dei,

voi siete le figlie e i figli dei primi pensieri dell’universo,

voi siete il raccolto e i portatori del raccolto,

voi siete i maestri di ciò che dovremo insegnare,

Voi ci mostrate il segreto dei semi che portano la vita.’

‘Vi è un mistero nelle nostre interazioni,

i nostri altari il cuore della nostra comunicazione;

ma vi ritroviamo anche nelle reti segrete,

che collegano tutto il creato,

che scorre attraverso i neutroni e gli elettroni,

nei quark e nelle particelle, troviamo la vostra presenza.

I nostri cervelli cercano le vostre connessioni, per essere parte delle vostre reti,

per leggere i vostri pensieri, per comprendere i segnali,

ma il nostro circuito è guasto.

Siamo primitivi e la vostra comunicazione

va al di là di ogni lingua che conosciamo.

E ancora ci sforziamo sempre di decodificarla,

e ad ogni passo ci avviciniamo sempre di più.’

 

Mentre si avvicina il Parliament of World Religions a Salt Lake City ad ottobre, mi soffermo a pensare in questo intervallo tra il Leone e la Vergine, tra Lammas e l’inizio dell’Autunno, un momento di transizione, dall’estate all’autunno, ma non sono ancora pronta ad abbandonare la carezza dell’estate e abbracciare il declino autunnale.

Quale significato ha la religione in questa nostra era? La nostra fantascienza e il fantasy hanno preso il posto del folklore e del mito antico, ma nella loro essenza sono la stessa cosa – il desiderio umano di capire come la nostra coscienza sia nata, capire cosa possiamo fare sul nostro pianeta, e capire se possiamo andare oltre i confini del nostro pianeta, oltre il nostro sistema solare, possiamo raggiungere altre galassie per trovare altri come noi?

Le antiche religioni erano espressione dei nostri antenati. Ora ci ritroviamo a non credere più in ciò che i nostri antenati davano per certo. Ma gli Dei ancora ci parlano, se abbiamo la mente e il cuore per udire e vedere.

Quindi come possiamo creare una struttura per esprimere i nostri desideri spirituali nel nuovo eone che verrà? Le nostre complicate credenze derivate dalla cultura umana non saranno più credibili se osserviamo la vastità dello spazio e pensiamo quante differenti forme di vita senziente guardano dai loro pianeti e immaginano, come noi, ciò che si trova al di là.  Dobbiamo ritornare alle nostre radici e alle pratiche che ci hanno sostenuto per millenni se vogliamo trovare una spiritualità radicata che ci aiuti a raggiungere le stelle. Per me, possiamo ritrovare tutto questo aggrappandoci a ciò che è per noi sicuro – le mutevoli, cicliche ed eterne interazioni che chiamiamo ‘Natura’, ma questa è una Natura oltre le forme di vita terrestri. Poiché adesso dobbiamo pensare alla ‘Natura’ come a una forza vitale che si estende al di là del nostro pianeta in sistemi e interazioni che abbiamo appena iniziato a comprendere. Troviamo la verità, sebbene sia sempre sfuggente, in ciò che vediamo nell’universo intorno a noi e nelle rivelazioni portate dalla scienza, mentre siamo alle prese con la natura della realtà.

E troviamo la verità in altre direzioni, all’interno e in basso, nelle profondità della nostra coscienza, mentre ci sforziamo di rompere le barriere tra sé e l’altro, tra i differenti aspetti della nostra coscienza, tra noi e gli altri esseri umani, e tra noi e le altre specie. La religione è per me un misto di meraviglia, reverenza, amore e connessione. Per alcuni queste sensazioni si soffermeranno su una singola entità che chiamano “Dea” o “Dio”, ma per molti di noi ora queste sensazioni ci connettono al più ampio universo che possiamo chiamare “Divino”, la “Fonte”, “l’Origine”, un universo che trascende il nostro concetto umano di divinità. Ma questo non ci rende orfani degli Dei. La loro presenza è ancora vicina a noi e ancora perdurerà, ma forse ora possiamo rimanere con loro a contemplare il vasto universo e i poteri che hanno dato vita agli stessi Dei.

Quindi mentre ci troviamo nel punto al centro della transizione stagionale:

 

Rimango nel momento presente,

il Portale verso il passato e il futuro.

Riconosco il mio passato

e la polvere di stelle in ogni cellula del mio corpo,

l’origine di tutta la vita sul nostro pianeta dalla nascita delle stelle.

Riconosco l’interconnessione di tutte le cose

ogni volta che la mia attenzione si focalizza,

e nel mio sonno e nella mia veglia,

sorgono miriadi di cammini e di possibilità.

Dal momento del risveglio della mia coscienza, farò le mie scelte,

accettando la mia connessione con tutti coloro che incontro nella realtà fisica, spirituale e virtuale.

I miei respiri, i miei pensieri, sentimenti, parole, azioni,

causano catene di eventi interconnessi;

che si spandono su tutto il nostro pianeta e nell’universo al di là.

Tutto il mio essere influenza la vita intorno a me,

e anche quella inanimata.

A ogni interazione che creo mi sforzerò di essere

in accordo con la mia limitata comprensione del bene più grande.

Allineo me stesso alla Grande Opera, la trasformazione dell’umanità,

raggiungere l’espansione della coscienza e dell’amore senza limiti.”

 

Questa sarà la mia preghiera per il Parliament of the World’s Religions 2015.

 

 

Photo credits:

For Star Cluster photo: By ESA/Hubble & NASA (http://www.spacetelescope.org/images/potw1303a/) [Public domain], via Wikimedia Commons

 

For Tarantula Nebula photo: By NASA, ESA, ESO, D. Lennon and E. Sabbi (ESA/STScI), J. Anderson, S. E. de Mink, R. van der Marel, T. Sohn, and N. Walborn (STScI), N. Bastian (Excellence Cluster, Munich), L. Bedin (INAF, Padua), E. Bressert (ESO), P. Crowther (Sheffield), A. de Koter (Amsterdam), C. Evans (UKATC/STFC, Edinburgh), A. Herrero (IAC, Tenerife), N. Langer (AifA, Bonn), I. Platais (JHU) and H. Sana (Amsterdam) [Public domain], via Wikimedia Commons

Lammas, la Stagione del Sacrificio

Siamo ormai giunti ai giorni del raccolto, Lammas, pronti a raccogliere i frutti della Natura, ma anche a restituire qualcosa a cui teniamo.

di Vivianne Crowley

Celebriamo il mistero di Lammas,

la stagione della Regina d’Estate e del Dio Sacrificale.

Dobbiamo rendere nuovamente ciò che più amiamo,

che la danza a spirale della vita continui ancora e ancora.

Dalla morte scaturisce nuova vita, e quindi la rinascita;

dalla gioia al dolore e al dispiacere, poi di nuovo allegria.

Noi umani sembriamo essere programmati per la reciprocità. Quando riceviamo, avvertiamo anche l’esigenza di dare. Come quando da bambini ci hanno insegnato a dire “Grazie” quando si riceveva un regalo o quando qualcuno faceva qualcosa per noi. Questo dà soddisfazione a colui che dà e lo incoraggia a farlo di nuovo. I nostri antenati concepivano il mondo come controllato dagli Dei: se il sole splende, se la pioggia cade, se la terra è fertile, e il raccolto del grano è buono, allora ci sarà abbastanza cibo di riserva per l’inverno, cibo che farà la differenza tra la vita e la morte. Quando gli Dei provvedevano a tutto ciò, le persone li ringraziavano, perciò nelle differenti culture ancestrali abbiamo creato riti e cerimonie, azioni e parole, per onorare gli dei che ci hanno nutrito e per ringraziarli affinché continuino a farlo.

Il sacrificio è uno scambio di energia

È nell’istinto naturale il voler offrire qualcosa più del solo ringraziamento. I nostri antenati offrivano ogni sorta di sacrificio, a seconda di cosa era accettabile a quel tempo e cultura. Potevano essere prigionieri di guerra, bambini appena nati, animali, uccelli, armi, gioielli preziosi, frutti o fiori. Ci era stato dato qualcosa a livello materiale, quindi il nostro istinto era quello di offrire qualcosa di materiale in cambio. Al giorno d’oggi, la maggior parte di noi non crede che gli dei spendano il loro tempo cercando di cambiare le condizioni atmosferiche per noi. Tendiamo invece a vedere la Natura come un ecosistema interconnesso e interattivo. Possiamo vedere la Natura come un’entità viva e cosciente, ma non crediamo necessariamente che alcuni aspetti della Natura siano stati disposti per il nostro benessere dalla nostra divinità tribale. Ad ogni modo, sappiamo istintivamente, anche se non formuliamo consciamente il pensiero, di essere dipendenti dalla Natura. Siamo organismi che fanno parte della totalità della Natura e le nostre azioni, per quanto piccole, possono incidere sul grande sistema. Ognuno di noi individualmente ha poco effetto, ma collettivamente la nostra specie costituisce una delle forze maggiori nel nostro ecosistema, le cui azioni hanno impatto su tutto il resto. Essendo una delle specie più consce sul nostro pianeta, abbiamo il grande potere di cambiare ciò che facciamo e il modo in cui viviamo, abbiamo l’unica responsabilità di assistere l’ecosistema nel suo mantenimento affinché rimanga sano e in equilibrio.

Cosa c’entra tutto questo con Lammas?

Lammas è la festività in cui si celebra il culmine del ciclo materiale dell’anno. La Natura è rinata in primavera, è maturata a Beltane e al Solstizio d’Estate. Ora entriamo nella fase discendente del ciclo, dove la crescita si avvia al declino e iniziamo a raccogliere i frutti prima che la Natura declini e prima che il grano e i frutti muoiano in inverno. È il naturale periodo in cui si ringrazia la Natura per quel che ci offre. Ma come possiamo farlo? Alla Natura importa davvero se tracciamo un cerchio e invochiamo i quarti, o se invochiamo il Re del Grano come Signore del Raccolto e lo tagliamo come sacrificio simbolico? Penso di no. A qualcuno di noi importa? Per molti di noi pagani la risposta è, “Sì”. Questi azioni e riti  simbolici portano dei messaggi molto potenti riguardo a ciò che noi esseri umani riteniamo importante. Ci ricordano che dobbiamo essere costantemente consapevoli che le nostra esistenza umana dipende dall’ecosistema del pianeta. Ci incoraggiano ad essere grati di essere parte di questo ecosistema e a ringraziarlo per il sostegno al nostro corpo e alla nostra coscienza che ci permettono di vivere, respirare e sperimentare le meraviglie della vita.

Essere coscienti del nostro ruolo nell’ecosistema

Essere coscienti di noi stessi come parte della Natura è importante ed è anche molto facile da dimenticare. È facile non essere coscienti e vivere in modo meccanicistico fuori dalla realtà. Quando ci fermiamo dopo il lavoro a comprare del cibo, entriamo nello strano mondo illuminato al neon del supermercato, dove il cibo è raffinato, colorato, tagliato, disegnato, irradiato, riempito di conservanti chimici, trasportato per migliaia di chilometri, confezionato, inscatolato, congelato – mille e uno modi di fare una cosa semplice come permetterci di nutrirci. È molto più difficile mostrare entusiasmo nel celebrare un freezer pieno di cibo congelato, se comparato a un campo pieno di grano dorato. E proprio perché è più difficile dobbiamo sforzarci di ricordare e celebrare Lammas con tutti i suoi significati, perché noi dipendiamo esattamente quanto dipendevano i nostri antenati dall’ecosistema e da ciò che esso può fornirci. Possiamo modificare il nostro cibo con tutti i processi possibili, possiamo imparare a coltivare le cose nel migliore dei modi, ma abbiamo bisogno del sole, dell’acqua, del terreno, come ne avevano bisogno i nostri antenati, se decidiamo di coltivare il cibo di cui abbiamo bisogno.

‘Né io chiedo sacrifici’

Il cibo non è l’unica cosa materiale che il nostro pianeta ci fornisce. Abbiamo un riparo, una climatizzazione, la corrente elettrica – tutti i comfort materiali che attingono dal pianeta e le sue risorse. Lammas può essere quindi la celebrazione di tutto cje che ci è stato dato e un momento per onorare tutto questo con un sacrificio. Il sacrificio è un atto magico di scambio energetico; un modo di ricordarsi delle energie reciproche e interattive che sono alla base del nostro universo. Per i Wiccan, questo può essere una forma di polarità. Nella Wicca, la Dea ci dice, “Né io chiedo sacrifici.” Ma sebbene i nostri Dei non richiedono sacrifici per se stessi, non significa che non valga la pena di sacrificare volontariamente in cambio di ciò che ci viene offerto. Offriamo libagioni alla Terra durante i rituali, ma cos’altro possiamo dare tra le cose che ci sono state offerte? Il cibo è uno dei temi principali di Lammas. Possiamo donare a una banca del cibo, dare soldi in beneficenza per promuovere l’agricoltura sostenibile, o possiamo donare un po’ del nostro tempo e della nostra energia cominciando a coltivare il cibo – anche se si tratta di un vasetto di erbe su un piano cucina. Lo scambio di energie è un principio cardine in magia; un altro è come sopra così sotto. Onoriamo il reame invisibile degli Dei e nel mondo materiale sacrifichiamo qualcosa donando agli altri o al pianeta. Ed ecco che si compie il sacrificio di Lammas.

traduzione di Valentina Ferracioli

Benedizioni solstiziali della dea Belisama

La dea Belisama avava sacro il biancospino, come una delle vie del centro di Milano, identificata con Minerva, i resti del suo tempio romano stanno sotto il Duomo, la chiesa dedicata non a caso a Maria bambina. L’effige di Belisama, trasformata in Madonnina, brilla indisturbata sopra la città: la Splendente.

di Vivianne Crowley – trad. Valentina Voxifera

Al Solstizio d’Estate nella nostra terra in Bretagna, una regione celtica nel nord-ovest della Francia, invochiamo Belisama, la Splendente, la Signora dell’Estate. Alcuni dicono che sia la luce splendente e dorata del sole; altri dicono che sia più focosa, la Signora delle Battaglie e delle Frecce. La troviamo in Francia e anche nella zona di Milano nel nord Italia, dove arrivarono le tribù celtiche in cerca di nuove terre.

scrofa semilanutaRitrovare una Dea del Territorio

Il paganesimo bretone si trova poco al di sotto della superficie, la sua cultura è stata protetta per secoli grazie alla lingua bretone, che nessuno tranne i bretoni conosce. Il Cristianesimo e il Paganesimo si fusero e le antiche vie celate dietro l’apparenza del nuovo. Gli altari romani a Mitra vennero inclusi nelle chiese cristiane. Le statue delle dee romano-celtiche riapparvero come Madonne.

Le antiche divinità bretoni vivono e quando abbiamo iniziato a celebrare all’aperto nella nostra terra, abbiamo scoperto che le divinità che adoravamo nel nostro tempio a Londra non ci parlavano più qui su questa ricca terra, né nella brezza e la salsedine, e nemmeno nelle ombre dei massi eretti verso un cielo carico di stelle. Durante i nostri primi rituali nel cerchio di pietre che abbiamo creato, invocavamo le quattro direzioni usando immagini della tradizione celtica – l’aquila ad est, la cavalla bianca a sud, il salmone ad ovest e il toro nero a nord. Siccome i nomi delle divinità che usavamo in Inghilterra e in Irlanda sembravano non essere adatti, invocavamo allora la Dea e il Dio chiamandoli “Signora” e “Signore”. Una volta durante un rituale ci sedemmo attorno al fuoco e rimanemmo in attesa. Ascoltammo il vento tra gli alberi, il richiamo dei gufi, i fruscii tra i cespugli che indicavano la presenza di alcuni animali curiosi venuti ad assistere al nostro rituale intorno al fuoco. Alla luce tremolante del fuoco e con il sibilo degli alberi, ascoltammo molto attentamente per trovare un significato in questi suoni. Alcune parole arrivarono e in queste trovammo un significato.

Ascoltammo e, nel vento, arrivò un suono. Confrontammo le nostre annotazioni. Sì, avevamo udito la stessa cosa. Trovammo così la nostra prima divinità. L’intuizione aveva trovato un nome e il pensiero ora prendeva il suo posto. Comprammo così alcuni libri sulla storia celtica della Bretagna e scoprimmo le ricerche di Christian-J. Guyonvarc’h, un professore di Studi Celtici all’università locale di Rennes, e le ricerche dei nostri storici bretoni, come Gwenc’hlan Le Scouëzec. Trovammo così le nostre divinità. Scoprimmo  Belisama e così iniziammo ad invocarla.

La Dea Dorata

I mari che circondano la Bretagna su tre lati portano con sé la nebbia, la pioggia, il vento e il sole. È una terra dalle serate estive dai toni dorati, quando il tramonto colora il cielo d’ambra, arancio, albicocca e rosa. È proprio questa luce del sole dorata che portò in Bretagna, nel diciannovesimo, secolo pittori come Paul Gauguin per dipingere “Il Cristo giallo” e “Paesaggio bretone con pagliaio”. Scoprimmo che a Beltane iniziava il tempo di Belisama la dea dell’estate dorata. Nelle lunghe sere dorate, i raggi solari colpiscono i cristalli di quarzo nel granito del nostro cascinale che si illuminano di un bagliore dorato . Sentiamo la presenza di Belisama nel cerchio e tutto intorno mentre le giornate d’estate si allungano. La sentiamo come energia, dorate e luminosa, gioiosa e creativa. Vi è la gioia della risata ma anche la forza. Non la sentiamo né come Vergine né come Madre; ma come la Dea amante, colei che prende come amante chiunque lei voglia e che dona il proprio amore a tutti.

Fuoco e acqua

Al Solstizio d’Estate con il sole al massimo della sua forza, si entra nel segno del Cancro. Il Solstizio porta con sé le energie sia del fuoco che dell’acqua, l’acqua delle piacevoli piogge estive. Lavorando con Belisama nei nostri rituali, lei si presenta a noi come dea della luce solare e dell’acqua. Le nostre estati bretoni sono le estati del sole e degli acquazzoni, quindi tutto ciò ha un senso per noi qui. Nelle nostre ricerche, abbiamo scoperto che c’è effettivamente un legame con l’acqua. Il geografo romano Tolomeo registrò il nome di un fiume del nord-ovest dell’Inghilterra ora chiamato Ribble come Belisama. Abbiamo notato come la nostra visione di Belisama sia del tutto simile a quella della carta dei tarocchi delle Stelle. Spesso la vediamo vicino a ruscelli dove scorrono acque fresche. Non l’abbiamo mai vista vicino al mare o vicino a specchi d’acqua come i laghi. È una dea che scorre. La vediamo camminare sulle rive dei fiumi tra i fiori e i giunchi. Invochiamo Belisama quando i nostri iniziati italiani ci vengono a trovare da Milano. Quando la Dea viene invocata, la luna piena sorge grande e dorata. Vediamo un’altra immagine di Belisama. È forse lei la luna dorata d’estate che vediamo così spesso nella nostra terra illuminata d’oro?

Avvicinarsi ai nostri Dei

In molte tradizioni misteriche pagane, l’invocazione è il sacramento, il nucleo sacro attraverso il quale colui che invoca e la divinità invocata creano un’identificazione temporanea tra l’essere umano e il Divino. In questi momenti di fusione, troviamo visioni, significati, ispirazione, potere e, attraverso un’esperienza interiore, saggezza che può arricchire la nostra pratica spirituale e la nostra vita quotidiana.

La spiritualità pagana usa spesso più i simboli che le parole per veicolare significati spirituali. Non siamo intrappolati come le religioni “del libro” da esseri umani in un particolare tempo e cultura. Attraverso i simboli, gli Dei possono parlarci e evolvere la comprensione che abbiamo di loro. Adoriamo Belisama e le nostre immagini e la comprensione che abbiamo di lei evolvono. Il concentrarsi della spiritualità pagana sui simboli significa che le idee possono evolvere nel tempo – avvengono cambiamenti, e la spontaneità e la creatività rituale vengono incoraggiate. Sappiamo molto poco di come le persone secoli fa la concepissero e la adorassero. Belisama è come la luce del sole – cambia di giorno in giorno. Siamo felici di adorarla così come ha scelto di mostrarsi a noi e in lei vediamo, conosciamo e ricordiamo la bellezza dell’estate.

Benedizioni di Mezzestate

Che le vostre divinità si mostrino a voi quando onorate le maree stagionali. Che il vostro Solstizio sia ricco di prosperità e guarigione. Che il vostro cammino sia benedetto.

Partecipi dell'”ora”

L’influenza dei sensi nel transito tra Toro e Gemelli, dalla dimensione dei sensi a quella del pensiero, ma restando sempre partecipi del presente.

di Vivianne Crowley

Traduzione Valentina Voxifera

 

 

Tre volte in senso orario, nel mattino del mondo,

il cerchio percorro tra i miei invadenti pensieri,

Infine un luogo di pace –

quel silenzioso centro che raggiungo.

Vivianne Crowley (1993)

 

Siamo in un periodo di transizione del ciclo solare dal segno del Toro a quello dei Gemelli, sospesi tra l’esperienza sensoriale taurina del mondo attraverso i sensi fisici e l’intelletto e la mante dei Gemelli. La dominante Venere, associata all’amore fisico e al piacere dei sensi, lascia spazio a Mercurio, la divinità della comunicazione, del pensiero veloce, delle nuove idee e innovazioni. Restare sospesi tra due influenze differenti può essere difficile – è più semplice farsi influenzare dall’una o dall’altra, ma i pagani non sarebbero pagani se non amassero le cose complicate.

Sperimentare il mondo intorno a noi

I nostri sensi sono come strumenti finemente calibrati che vengono continuamente bombardati dagli stimoli del mondo esterno. Per farli funzionare dobbiamo impostarli in modo da non esserne sopraffatti e dobbiamo creare uno spazio nella psiche per concentrarci sui compiti quotidiani. Ma la vita al giorno d’oggi ci insegna a dare delle priorità alle cose e molto spesso queste priorità si rivelano sbagliate. Ci focalizziamo sulle trivialità – le cose poco importanti, poco rilevanti – e questo può distorcere la nostra visione del mondo intorno a noi. Questa può sembrare un’implicazione puramente fisiologica o legata alla sanità mentale. Avere una visione distorta, guardare il mondo come se indossassimo delle lenti deformanti, influenza la nostra salute in molti modi. Altrettanti importanti sono gli effetti sulla nostra salute spirituale.

Trovare la “determinazione”

Mentre entriamo nei Gemelli, il segno più legato ai pensieri, penso che il fatto di non avere un buon contatto con i nostri sensi possa influenzare il nostro essere pagani. Per poter apprezzare pienamente l’universo interconnesso in cui viviamo, dobbiamo smettere per qualche istante di essere “in aria” con i pensieri e le frammentate, turbinanti emozioni sempre in competizione. Passiamo la maggior parte delle giornate cercando di fare molte cose contemporaneamente. Pensiamo mentre guidiamo, mentre cuciniamo, mentre mettiamo i bambini a letto. Facciamo sempre una cosa, mentre cerchiamo di pensare a tutte le altre cose che cercano di attirare la nostra attenzione. Un momento in cui probabilmente siamo totalmente presenti è durante un rituale, nei quali ci impegniamo in atti fisici di devozione agli dei o in attività magiche, l’arte di trasformare uno stato di esistenza in un altro. Tutta la nostra attenzione e i nostri sensi sono focalizzati sull’atto di venerazione o trasformazione e diventiamo per un istante “determinati”, i pensieri che competono, le emozioni e le sensazioni che di solito agitano la nostra psiche sono unificati in una singola azione.

Consapevolezza del “presente”

“Consapevolezza significa prestare attenzione in modo particolare; appositamente, nel momento presente, e senza giudizio.” (Kabat-Zinn 1994, 4).

Attualmente ci sono delle grandi discussioni sulle tecniche di consapevolezza buddiste e sulla loro efficacia. La neuroscienza ci mostra che il mindfulness cambia la fisiologia del nostro cervello e di conseguenza la nostra futura esperienza del mondo. Dedicare 20 minuti ogni giorno alla consapevolezza mentale può cambiare la nostra percezione del mondo e ci permette di vedere nuovamente, con gli occhi di un bambino che sta scoprendo l’esistenza. Questo “Yoga” mentale migliora il nostro benessere e ci permette di apprezzare al meglio il mondo che abitiamo. Ma non è necessario rivolgersi al Buddismo per trovarlo.

L’imperatore romano Marco Aurelio (interpretato da Richard Harris ne “Il Gladiatore” di Ridley Scott) era un filosofo pagano, un generale e un imperatore. Dettava le sue opere filosofiche durante la notte nella sua tenda durante le campagne militari. Non era un mistico e non era altro che impegnato con il suo mondo. Parlava di avere a che fare con il mondo attraverso l’attenzione focalizzata, e per coloro che amano la legge del tre, questa era la sua legge di vita del tre:

Il giudizio oggettivo, ora, in questo preciso momento,

Le azioni non egoistiche, ora, in questo preciso momento.

Accettazione volontaria – ora, in questo preciso momento – di tutti gli eventi esterni.

Ecco tutto ciò di cui hai bisogno.

Marcus Aurelius (121-180 CE), Meditations, 9.6 (Stephens 2012, 115)

‘Accettazione’ non è accettazione passiva

‘Accettazione’ non significa abbandonare le nostre ambizioni e la volontà di cambiare il mondo intorno a noi. Una delle motivazioni per cui ci si avvicina al Paganesimo è quella di voler cambiare se non il mondo intero, almeno noi stessi. Le nostre tradizioni spirituali enfatizzano il cambiamento – i cambiamenti del ciclo stagionale e le mutevoli fasi della luna. Per comprendere meglio ciò che vogliamo cambiare dobbiamo però vedere chiaramente, senza le distorsioni delle nostre speranze, paure, pensieri e ansie. È come se dovessimo pulire le lenti dei nostri sensi per poter fare chiara esperienza del mondo intorno a noi. Proprio come i sommelier che assaggiano un vino pregiato. Guardano i colori, lo annusano prima di assaggiarlo, e permettono al vino di muoversi nella bocca per poterne cogliere tutte le “note”. Possiamo imparare ad osservare di più e ad apprezzare di più ciò che ci circonda se ci prendiamo delle piccole pause durante la giornata, anche solo una volta al giorno, per esserci completamente nel presente.

Consapevolezza sensoriale quotidiana

Questo è un semplice esercizio che possiamo fare indisturbati a casa o al lavoro per centrarci, focalizzarci e connetterci con il mondo intorno a noi. È particolarmente d’aiuto se spesso tendiamo ad essere costretti a lavoro, sedendo per ore in una posizione che fa del male alla schiena, o se spesso ci perdiamo nella fantasia o nei pensieri negativi. Implica vedere, sentire, toccare, annusare e assaggiare. Non vi preoccupate se uno dei vostri sensi non dovesse funzionare. Usate quelli che avete.

 L’esercizio delle “Cinque Cose”

  1. Per prima cosa, fai 5 profonde respirazioni. Spingi i muscoli del tuo addome verso l’esterno per far entrare aria nei tuoi polmoni e spingili verso l’interno per espellere l’aria, adottando un ritmo lento.
  2. Focalizzatevi sul respiro per altre 5 respirazioni: prestate attenzione alle sensazioni mentre l’aria fresca entra dalle vostre narici fino nei polmoni e l’aria calda che esce dal vostro corpo. Osservate la vostra cassa toracica che si alza e si abbassa, il leggero movimento delle vostre spalle, l’espansione e la contrazione del vostro addome.
  3. Prendete altri 5 profondi e lenti respiri.
  4. Vedere: Ora osservate ciò che vi circonda, partendo da ciò che potete vedere: focalizzatevi su 5 cose che potete vedere.
  5. Prendi altri 5 profondi e lenti respiri, prestando attenzione al flusso di aria che entra ed esce dal vostro corpo.
  6. Ascoltare: Ascoltate attentamente i suoni intorno e dentro di voi: focalizzatevi su 5 suoni che potete udire.
  7. Tatto: focalizzatevi su 5 cose che potete sentire – i vostri piedi che poggiano a terra, i polpacci che poggiano sulla sedia, gli anelli alle vostre dita, per esempio.
  8. Ancora una volta prendete altri 5 profondi e lenti respiri, osservando il flusso di aria che entra ed esce dal vostro corpo.
  9. Annusare e assaggiare: focalizzatevi su 5 cose che potete annusare o assaggiare. Osservate come i diversi gusti risuonano in diverse parti della vostra bocca e del vostro corpo.
  10. Prendere altri 5 profondi e lenti respiri e con la mente concentrata, procedete con le vostre attività quotidiane.

Una volta che avrete fatto questo esercizio un po’ di volte, provate ad adattarlo come preparazione per un rituale o una meditazione.

 

References

Kabat-Zinn, Jon. Wherever you go, there you are: Mindfulness meditation in everyday life. New York: Hyperion, 1994.

Stephens, William O. Marcus Aurelius: A guide for the perplexed. London: Continuum, 2012.

Beltane – il dormiente si risveglia?

Beltane è la stagione della maturazione sessuale, della gravidanza, è il momento di radicarsi e di essere pienamente nel proprio corpo. È la celebrazione dei sensi e del mondo sensibile.

di Vivianne Crowley – trad. Voxifera

Beltane magick here we sing,

Chant the rune and dance the ring,

Joy and blessing shall it bring,

Let the sleeper awake!

Doreen Valiente (1971) ‘A Chant for Beltane’

 

Per noi che abitiamo nell’emisfero settentrionale, il segno zodiacale legato a Beltane è il Toro, governato dal pianeta Venere. Beltane esprime la gioia di vivere in un mondo che è anche materiale. Trovare piacere nel mondo fa parte dell’essere pagani. Il Paganesimo riguarda infatti il “qui e ora”, e l’apprezzare ciò che ci circonda. Vivere il piacere del momento non è semplice edonismo ma è anche saper apprezzare le meraviglie dell’esperienza sensoriale.

La magia di Beltaine qui cantiamo

Sono solita includere il canto di Beltane di Doreen nella mia celebrazione di Beltane. Ho condiviso molti grandi sabbat con Doreen nei boschi del sud dell’Inghilterra ed è impossibile pensare ad una persona più radicata. Era quel tipo di persona che poteva focalizzarsi interamente sull’essere in natura, sempre skyclad sotto il suo matello verde, in qualunque stagione, ma penso sempre a lei soprattutto a Beltane e a Samhain.

In Inghilterra, Beltane è una delle stagioni più belle, con l’incredibile quantità di verde, le foglie rigogliose delle campanule che iniziano ad apparire tra gli alberi, la freschezza dell’erba, il profumo dei fiori e della terra umida, il canto vivace degli uccelli che competono per trovare una compagna e difendere il proprio territorio. Beltane è un vero assalto ai sensi – se usciamo di casa e dalle nostre “teste”.

Molti di noi vivono separati dal mondo che ci circonda. Usciamo di casa, ci infiliamo in macchina per raggiungere un altro edificio, molto spesso senza avere alcun contatto con il mondo al di fuori. Spesso, ci aggiriamo quasi storditi. Con le cuffie collegate ai nostri dispositivi, ci chiudiamo nei nostri pensieri, fantasie e suoni, e le nostre menti riescono a malapena registrare gli stimoli che i nostri sensi ci offrono. Usiamo dei suoni per isolarci da altri suoni, e così non sentiamo se gli uccelli cantano. Possiamo raggiungere la nostra macchina o la stazione senza notare nulla della strada che percorriamo. Solo quando succede qualcosa di strano ci rendiamo improvvisamente conto e realizziamo finalmente dove siamo.

 ‘Risvegliamo il dormiente!’

Possiamo pensare che il “dormiente” sia la nostra consapevolezza, cullata dalla quotidianità  in una specie di soporifera monotonia. Quando ci “risvegliamo”, diventiamo consapevoli del mondo intorno a noi. Se riusciamo a vivere pienamente il presente, e a prendere tutto ciò che esso ci offre, allora saremo davvero vivi. L’idea che la vera potenzialità della psiche sia latente e addormentata in una specie di sogno vigile è comune a molte tradizioni spirituali. Beltane è il momento buono per risvegliare la psiche. I giorni si allungano, il bel tempo ci fa uscire di casa, e la natura è freneticamente attiva. Le energie di Beltane riguardano esclusivamente il risveglio.

Come antidoto contro una vita dissociata da ciò che accade intorno a noi e dentro di noi, in Occidente cresce sempre di più l’interesse per il mindfulness. Il mindfulness, come viene insegnato tradizionalmente, viene dal Buddismo, ma si possono trovare concetti simili anche nel Paganesimo. Le tradizioni indigene enfatizzano spesso questo modo di entrare in contatto con il mondo naturale – consapevoli, svegli e attenti alle interconnessioni tra noi e ciò che ci circonda. Le pratiche e i concetti mindfulness si ritrovano anche nel Paganesimo pre-cristiano – nella filosofia greca di Epicuro, per esempio, e nella filosofia greco-romana degli stoici come Seneca e l’imperatore romane Marco Aurelio.

Cantiamo la runa e danziamo in cerchio

Passare da Belatne allo Stoicismo può sembrare un bel salto, ma se ci pensiamo forse non è così. Parte della bellezza del Paganesimo contemporaneo risiede proprio nella riconnessione con la vite presente. Il ciclo stagionale celebra l’essere qui, adesso, in questo corpo, in questo tempo, in questo luogo, con questo particolare gruppo di persone. Non stiamo celebrando le imprese passate di un eroe spirituale, stiamo celebrando ciò che ci circonda nel mondo della natura e dentro di noi e lo apprezziamo nella sua interezza. Il messaggio del Paganesimo ci ricorda costantemente che tutte le fasi dell’esistenza hanno il proprio tempo e il proprio luogo. L’inverno non è “meglio” o “peggio” dell’estate; la vita non è meglio o peggio di quel cambiamento fisico che chiamiamo “morte”. Ogni filo della mutevole trama dell’esistenza ha il suo tempo, il suo luogo e il suo scopo.

Come possiamo includere il mindfulness in una celebrazione di Beltane? Meditare camminando si adatta molto bene al Paganesimo – camminare consapevolmente nella natura, o in uno spazio sacro, focalizzandoci sul nostro respiro, il movimento dei nostri fianchi mentre camminiamo, consapevoli degli stimoli visivi, dei suoni, e degli odori attorno a noi, e focalizzandoci completamente sul momento presente. Questo può essere una sorta di processione verso il luogo sacro del nostro rituale, o può essere un cammino a spirale durante un rito. Queste pratiche più tranquille e riflessive possono aiutarci ad essere radicati nel presente quando iniziamo i nostri rituali. Ciò non significa che non danzeremo,  canteremo e suoneremo tamburi abbandonandoci gioiosamente, ma i momenti di riflessione attenta possono arricchire la nostra esperienza rituale con un altra attitudine. E nel contrasto tra le due attitudini che il Paganesimo abbraccia, nell’equilibrio tra gioia e venerazione, troviamo l’equilibrio e una nuova energia creativa.

Possa portare gioia e benedizione

Il mindfulness può aiutarci ad apprezzare le maree stagionali nella vita di tutti i giorni. A A Beltane è il momento di apprezzare la sensualità. I nostri corpi ci sono stati donati dagli Dei come dimora del nostro spirito, ma sono anche mezzi attraverso i quali possiamo esplorare e comprendere attraverso i nostri sensi il mondo divino attorno a noi. Uno dei modi per farlo è certamente quello di celebrare il sabba attraverso il sesso sacro, onorando il divino nel proprio partner  e in sé stessi. Se abbiamo partner da molto tempo, è facile che il sesso diventi “inconsapevole” routine. L’idea di fare sesso il giorno del sabba ci ricorda di dedicare del tempo al proprio partner, senza pensare ai bambini, o alle email, o alla lavatrice, o a tutte quelle altre responsabilità che tormentano la nostra consapevolezza. Il sesso consapevole significa focalizzarsi totalmente sul momento presente fatto di immagini, odori, tatto e gusto tra un corpo e l’altro. Se ci focalizziamo totalmente su questi momenti, possono diventare dei viaggi di riscoperta, risvegliando le memorie di quando ci siamo trovati per la prima volta con la persona amata.

E per finire, come ho iniziato, con le parole di Doreen:

Let the streams and fields be pure,
Earth and sky be clean once more,
Love and laughter long endure,
Let the sleeper awake!

Un felice e consapevole Beltane!

 

Vivianne Crowley insegna mindfulness individualmente e in gruppo in ambiti spirituali e non-spirituale.

Addio Sir Terry Pratchett

La settimana scorsa i media mondiali hanno annunciato la morte dello scrittore fantasy inglese Terry Pratchett (28 aprile 1948 – 12 marzo 2015). Dopo 70 libri, 70 milioni di copie vendute in 37 lingue, e 44 anni come scrittore professionista, uno dei più arguti, intelligenti e visionari autori è passato nel Grande Oltre.

di Vivianne Crowley

Quando sarà l’ora di smettere di vivere, Morte sarà certamente la mia scelta numero uno!

Terry Pratchett, The Last Continent, Discworld 22, 1999, London, Corgi, p. 394.

 

Terry scrisse molto riguardo alla Morte, un essere che prendeva sul serio il proprio lavoro e che spesso sembrava cogliere le sue vittime di sorpresa.

 

“CHE INTENDI DIRE?”, disse la Morte. “SE SONO DAVVERO QUI, RAGAZZO?”

“Sì” disse lentamente Morty. “Io… io ho osservato le altre persone. La guardano ma non la vedono, penso. Lei fa forse qualcosa alle loro menti?”

La Morte scosse la testa.

“FANNO TUTTO DA SOLI” disse. “NON C’è ALCUNA MAGIA. LE PERSONE NON POSSONO VEDERMI, NON PERMETTEREBBERO MAI A SE STESSE DI FARLO. FINCHE NON è ARRIVATO IL LORO MOMENTO, OVVIAMENTE. I MAGHI MI POSSONO VEDERE E ANCHE I GATTI. MA L’UOMO MEDIO… NO, MAI.” Sbuffò un anello di fumo verso il cielo e aggiunse “ STRANO MA VERO.”

Terry Pratchett, Morty l’apprendista, Mondo Disco 4, 1987

 

Terry era certamente preparato a fissare la morte dritta negli occhi.

 

Un uomo in cerca di una spada

Incontrai per la prima volta Terry Pratchett circa un quarto di secolo fa quando programmavamo la nostra prima conferenza della Pagan Federation al chiuso. Terry accettò subito di sostenerci. Arrivò con il suo inconfondibile Fedora nero e il suo intervento ci lasciò  tra le risate e le lacrime che rigavano i nostri volti. Giudicò con humor il vasto assortimento  di partecipanti alla competizione per il “Best Magrat”. Nel caso non lo sapeste – Magrat Garlick, Nonnina Weatherwax e Tata Ogg sono streghe della coven di Lancre. A differenza delle altre, Magrat è una strega New Age, che usa entusiasticamente i cristalli e, abominazione ancor più grande per Nonnina Weatherwax, le candele colorate!

Terry rimase impressionato dall’abilità dei partecipanti di dare vita ai suoi personaggi. In maniera del tutto imparziale, e in anticipo sui tempi, conferì i premi a due donne e a un uomo. Terry osservò anche alcune spade in vendita, ma non riuscì a trovare nulla che facesse al caso suo. Alcuni anni dopo, quando venne nominato cavaliere dalla Regina, fuse il metallo per la propria spada da un deposito di ferro proveniente da un campo vicino a casa sua 14 miglia a sud di Stonehenge. Mischiò il metallo con del ferro meteoritico. Era, disse, “…molto magico, devi metterci dentro anche quello, che tu creda in queste cose o meno.”

 

Un autore Pagan-friendly

Più tardi, nel circuito di autori fantasy ho avuto occasione di conoscere meglio Terry e il suo humor riscaldava nel migliore dei modi quelle lunghe e fredde ore di attesa nei back stage tra un intervento e l’altro. Per essere una persona che si considerava prima atea e poi agnostica, Terry conosceva molto bene il Paganesimo. Ammirava il lavoro di Ronald Hutton e i suoi libri sono pieni di quelle visioni che hanno senso solo se hai frequentato gruppi pagani per anni.

 

Era un posto dove le streghe si incontravano.
Stanotte un fuoco brillava proprio sulla vetta della collina. Figure scure si muovevano nella luce tremolante.
La luna procedeva attraverso un merletto di nuvole.
Infine, una figura alta e con il cappello a punta disse, “Intendi che tutti hanno portato insalata di patate?”

Terry Pratchett, Streghe all’estero, Mondo Disco 12, 1992

 

La Morte sembrava preoccupare Terry

Forse Terry sentiva che la morte lo avrebbe chiamato molto prima di quanto la sua famiglia, i suoi amici, i suoi fan e lui stesso avrebbero desiderato. La Morte appare tra i personaggi principali nei suoi libri e spesso Terry fa rifermento a Lei. La recensione del suo romanzo Interesting Times, Discworld 17, 1995 riportava:

Terry Pratchett nacque nel 1948 e non è ancora morto. Iniziò a lavorare come giornalista un giorno nel 1965 e vide il suo primo cadavere tre ore più tardi, l’esperienza di lavoro aveva molta importanza allora.

Nel 2007, a Terry venne diagnosticata l’atrofia corticale posteriore (ACP), una forma rara di demenza. Pensiamo di solito alla demenza come qualcosa che colpisce la memoria, ma l’APC è una degenerazione progressiva della corteccia posteriore del cervello responsabile dell’elaborazione visiva delle informazioni. Si manifesta con una progressiva difficoltà nella lettura, nello spelling, nelle operazioni matematiche, nella guida, e nell’identificazione di  oggetti comuni. Per uno scrittore come Terry, questa è stata una malattia tragica, ma riuscì con l’aiuto della tecnologia e di alcuni assistenti a continuare a scrivere libri fino quasi alla fine della sua vita.

 

La Morte non è crudele, è solo terribilmente brava a fare il suo lavoro.

Terry Pratchett, Stregoneria, Mondo Disco 5

 

Dopo la sua diagnosi Terry si dedicò anche ad altre occupazioni battendosi per alcune cause. Divenne proprietario dell’Alzheimer’s Research UK e donò 1 milione di dollari alla fondazione. Iniziò anche una campagna per la legalizzazione del suicidio assistito in Inghilterra. Nel 2010, Terry venne invitato e fu il primo scrittore a parlare al prestigioso e importante Dimbleby Lecture. La malattia si era già manifestata, quindi Terry invitò il il suo amico e attore Tony Robinson per assisterlo durante il suo intervento, Shaking Hands with Death (Stringere la mano alla Morte). Terry fece un eloquente e commovente appello a ciò che lui chiamava “soluzione sensata” – che tutti coloro che soffrono di mali incurabili debbano essere in grado di scegliere come e quando morire.

Questa è una questione che mi ha toccata già due volte nel corso della mia vita. La prima volta quando mia madre stava morendo di cancro e un saggio e empatico dottore ci aiutò a fare la scelta sensata di lasciare andare le cose e aspettare la fine. La seconda è stata quando fui seriamente malata. Tra la vita e la morte, ero contenta di andare oltre il confine o tornare, ma il mondo di mezzo che non appartiene ad alcun uomo non è un posto in cui stare.

 

“NON VEDERLO COME MORIRE disse la Morte, VEDILO COME ANDARSENE PRIMA PER EVITARE LA RESSA.”

Neil Gaiman e Terry Pratchett, Buona Apocalisse a tutti!

 

Le mie esperienze hanno forgiato la mia opinione sulla morte assistita, ma la lezione di Terry ha riportato nuovamente alla luce nella mia mente questa questione. Quell’estate ho tenuto un workshop con un gruppo internazionale di wiccan, durante il quale abbiamo passato momenti molto commoventi parlando di come la questione abbia toccato le nostre vite e quali fossero i nostri sentimenti a riguardo. Credevamo tutti nella santità della vita come dono bello e prezioso degli Dei, ma molti di noi erano anche fermamente convinti che gli individui fossero autonomi, che avessimo piena padronanza dei nostri corpi, e che dovessimo avere il diritto di mettere fine alla nostra vita nel caso di malattie incurabili. Più tardi lo stesso anno, ebbi la fortuna di partecipare all’evento esclusivo di Terry al Conservative Party Conference per la legalizzazione del suicidio assistito. Il patito conservatore non ha mai mostrato molta simpatia verso i punti di vista non cristiani, ma l’eloquenza e la sincerità di Terry conquistarono molti dei presenti.

 

Camminando a braccetto

Nel suo inconfondibile stile, Terry ha fatto in modo che la fine della sua vita fosse twittata.

 

Terry Pratchett        ✔ @terryandrob

AT LAST, SIR TERRY, WE MUST WALK TOGETHER. 3:06 PM – 12 Mar 2015

(NdT: ALLA FINE, SIGNOR TERRY, DOBBIAMO CAMMINARE INSIEME)

 

Terry Pratchett        ✔ @terryandrob

Terry took Death’s arm and followed him through the doors and on to the black desert under the endless night. 3:07 PM – 12 Mar 2015

(NdT: Terry prese la Morte sotto braccio e la seguì attraverso le porte e sul nero deserto nella notte infinita.)

Terry ci ha lasciato troppo presto. Sentiremo la sua mancanza e sarà rimpianto da milioni di persone, ma il lavoro che ha svolto per la letteratura e per la beneficenza continueranno a vivere.

 

L’intervento di Terry del 2010: https://www.youtube.com/watch?v=90b1MBwnEHM

In memoria di Giordano Bruno, martire

A pochi giorni dall’anniversario della sua morte, onoriamo la figura di Giordano Bruno, poiché la memoria non è un giorno, ma è tutti i giorni.

di Vivianne Crowley – trad. V. Ferracioli

 

L’amore m’ha donato una visione tanto eccelsa della verità …

(Giordano Bruno, ‘De l’Amore’ 1584, 2004 ed., 14)

Immagine mostra. Giordano BrunoGiovedì 17 febbraio del 1600, le ceneri del monaco italiano Giordano Bruno, vittima dell’Inquisizione, vennero trasportate dalla brezza attraverso le finestre dei residenti di Campo de’ Fiori a Roma. Tutti i movimenti politici e religiosi hanno i loro martiri – coloro che preferiscono morire piuttosto che rinunciare a ciò che reputano essere vero. Molti di noi non vivono sotto regimi politici e teologici pronti ad uccidere se non siamo d’accordo con loro, ma molti fratelli e sorelle al di fuori del mondo occidentale vivono questa realtà. In questo primo periodo del revival pagano, alcuni di noi in Occidente hanno ancora bisogno di un po’ di coraggio per manifestare nuove idee in una società a volte ostile e scettica. Ricordare i nostri eroi può aiutarci a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno.

Dunque, chi fu Giordano Bruno?

Giordano Bruno (1548-17 febbraio 1600), monaco domenicano ribelle, nacque a Nola, appena fuori Napoli, e battezzato come Filippo. Da bambino ebbe molte esperienze mistiche e vedeva spiriti tra i faggi e l’alloro che coprivano le pendici del vulcano Vesuvio. I semi di un misticismo naturale pagano erano presenti ma, come molti altri ragazzi spirituali e intellettuali del suo tempo, venne indirizzato verso una carriera nella Chiesa. All’età di 15 anni entrò in un monastero domenicano, dove venne ribattezzato Giordano.

Non fu una scelta molto saggia. L’ordine domenicano era talmente dedito all’ortodossia religiosa, che venne affidato a loro l’incarico di istituire l’Inquisizione. Non vi era spazio per una mente indagatrice. Il giovane Giordano era brillante, troppo brillante, e sovversivo. Incoraggiò i suoi compagni di seminario a leggere oltre i limiti dei testi autorizzati. Questo e una pièce satirica sulla corruzione della Chiesa attirarono le ire dei suoi superiori. Dopo aver nascosto un libro eretico nelle latrine, fuggì prima di essere arrestato per eresia.

Le Ombre delle Idee

Le sfide maggiori per la Chiesa di Roma erano i paesi che si stavano rapidamente convertendo al protestantesimo. Giordano sperava di trovare la salvezza in Svizzera o in Germania, ma i nuovi protestanti gli sembrarono fanatici e bigotti tanto quanto i cristiani che si era lasciato alle spalle. Giordano trovò invece un clima più liberale e ospitale a Parigi, dove il re rimase piuttosto impressionato dalle sue lezioni tanto da offrirgli una cattedra. Questo gli diede l’opportunità di terminare una delle sue opere più importanti,  De umbris idearum – Le Ombre delle Idee (1582), basata su La Repubblica di Platone. Il libro illustrava un sistema mnemonico basato sulle immagini zodiacali – i trentasei decani celesti descritti da Cornelio Agrippa nel De Occulta Philosophia – e iniziava a rivelarela profondità delle idee eretiche di Giordano.

La cristianità aveva una visione assai diversa della Terra e del suo posto nel cosmo rispetto a quella attuale. Per i teologi, esisteva un solo cosmo – quello abitato dall’uomo, che era stato creato da un solo essere divino in sei giorni, con il pianeta Terra al centro, e gli esseri umani in cima alla creazione. Il problema era che le persone avevano inventato vetri e lenti, e le usavano per osservare i cieli. Dal XVI secolo in avanti, con la diffusione dei telescopi, poche semplici osservazioni dimostrarono che la visione religiosa del mondo era sbagliata. L’astronomo polacco Copernico aveva già dichiarato che era il Sole, e non la Terra, ad essere al centro del nostro cielo. Giordano Bruno era pronto a compiere un passo ulteriore.

Alla corte della Regina Vergine

Giordano si spinse oltre anche geograficamente – in Inghilterra. All’età di 35 anni giunse a Londra, presso la casa dell’ambasciatore francese, e venne ricevuto alla corte della regina Elisabetta I. La corte elisabettiana era sotto molti aspetti la dimora ideale per un pensatore all’avanguardia. Il mago e matematico Dr John Dee era l’astrologo personale di Elisabetta. Non solo gli uomini, ma anche le donne nella sua corte, come Mary Sidney Herbert, Contessa di Pembroke, erano filosofe, scrittrici, o nutrivano un forte interesse per la scienza, l’alchimia e la magia. Giordano venne invitato all’Università di Oxford a tenere una lezione sull’immortalità dell’anima. Questo non era nulla di eccezionale, perché era una normale credenza dell’epoca, ma l’idea di Giordano dell’immortalità dell’anima abbracciava anche la reincarnazione e perciò non trovò particolare favore tra gli accademici di Oxford. La popolarità di Giordano declinò, ma il suo soggiorno in Inghilterra gli permise di scrivere e pubblicare alcune sue opere importanti:  De la causa, principio e uno  eDe l’infinito universo et mondi.

Sfidare delle idee teologicamente accettate era già abbastanza pericoloso ma Giordano andò oltre la scienza stessa. Se la cosmologia della cristianità era sbagliata, allora la religione andava rivista e rinnovata. Non vi era bisogno del Protestantesimo, diceva, ma di una forma di religione completamente nuova, basata su forme divine evocative che fossero in accordo con le nuove rivelazioni scientifiche. Una religione basata sul Sole. Dove possono essere trovati semi di una simile religione? Ne Lo Spaccio della bestia trionfante (1584) – egli dà la sua risposta: nel Paganesimo dell’Antico Egitto, ovviamente. Ciò che era ovvio per Giordano doveva esserlo per gli altri, se solo avesse avuto un palco per convincerli.

Non universo ma multiverso

Nessuna delle visioni di Giordano susciterebbe perplessità al giorno d’oggi. Infatti, egli fu in qualche modo un profeta del progresso scientifico, prevedendo molte idee contemporanee riguardo la cosmologia. L’universo non è finito, egli affermava, ma infinito. Non c’è un solo e unico universo ma un multiverso – infiniti universi che contengono infiniti soli con pianeti abitati come il nostro, e le stelle notturne non sono altro che soli di altri universi. Ma Giordano ebbe la sfortuna di nascere nel suo tempo, un tempo in cui la libertà di espressione non era certo un ideale dei paesi occidentali; un tempo in cui dire cose che andavano contro la teologia poteva portare alla tortura e alla morte.

Convinto a rientrare in Italia con l’inganno, Giordano venne ben presto arrestato e seguirono molti anni di prigionia e interrogatori, finché non vennero stilati i capi d’accusa. Oltre ad aver rinnegato molte dottrine cattoliche, Giordano venne accusato di credere in una pluralità di mondi eterni, nella metempsicosi e nella trasmigrazione dell’anima umana negli animali; e di aver praticato magia e divinazione. I suoi crimini furono la scienza e il Paganesimo.

Il 17 febbraio 1600, Giordano pagò il prezzo delle sue idee e venne bruciato sul rogo, dichiarando con tono di sfida ai suoi giudici:

Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla.

Giordano Bruno citato in Kaspar Schoppe’s letter to Konrad Rittershausen, Roma, 17 febbraio 1600 (Spampanato 1921, 801)

‘O mente, … diventerai fuoco ardente.’

Basso, magro, capelli rossi e combattivo, uno dei primi libri di Giordano Bruno fu La Cena de le ceneri(1584), nel quale per la prima volta intuì le radicali implicazioni dell’universo eliocentrico di Copernico per la teologia. Potenti immagini di fuoco e ceneri hanno un ruolo importante nei suoi scritti. La sua fine tra fuoco e ceneri, il giorno dopo il Mercoledì delle Ceneri del 1600, fu terribile ma forse in qualche modo previsto. E non fu una sconfitta. Giordano bruciò, ma il suo ricordo vive nelle menti e nei cuori di tutti coloro che nella scienza hanno trovato non una sfida alla spiritualità, ma meraviglia, stupore e reverenza.

Poiché dalle ceneri del fuoco, la Fenice è rinata,

e dalla morte scaturisce nuova vita, sebbene in un’altra forma.

Vivianne Crowley (1984)

 

Riferimenti

Bruno, Giordano. Cause, Principle and Unity, and Essay on Magic. Cambridge University Press. Richard J Blackwell. Edited by Richard J. Blackwell. Translated by Richard J. Blackwell. Cambridge: Cambridge University Press. First published 1584-5, 2004.

Crowley, Vivianne. “Review: ‘Cause, Principle and Unity’ by Giordano Bruno.” Heythrop Journal 41, no. 2 (April 2000): 252-253.

—. Wicca: A comprehensive guide to the Old Religion in the modern world. 2nd edition. London: Element/HarperCollins. First published 1996, 2003 ed.

Firpo, Luigi. Il processo di Giordano Bruno. Napoli: Edizioni Scientifiche Italiane, 1949.

Spampanato, Vincenzo. Vita di Giordano Bruno: con documenti editi e inediti. Messina: G. Principato, 1921.

Che essi non abbiano alcun potere su di noi

di Vivianne Crowley

 

Nel settembre del 2001, mi trovavo negli Stati Uniti per presentare il nuovo libro che avevo scritto con mio marito – Your Dark Side. Questo libro parla della trasformazione del lato oscuro della personalità. Il mattino dell’11 settembre stavo parlando in una serie di programmi radiofonici e mi stavano intervistando telefonicamente dalla stanza del mio hotel a New York. Poco dopo le 8.45, il segnale telefonico diminuì. C’erano frequenti disturbi sulla linea e vi fu un improvviso cambiamento nelle domande. “Cosa ne pensi del terrorismo internazionale? È stata forse una manifestazione del lato oscuro della personalità?” una grande e complessa domanda – alla quale provai a rispondere negli ultimi dieci minuti dell’intervista. Poi riagganciai il telefono. Era l’11 settembre del 2001. Mentre parlavo la prima delle due torri gemelle venne colpita. Mentre mio marito e io uscimmo in strada, il volo United Airlines 175 colpì la seconda.

Terrorista o eroe, fanatico o martire?

Questo mese abbiamo assistito in Europa al più scioccante atto terroristico. Il 7 gennaio del 2015, due persone armate al grido di ‘Allāhu akbar’, ‘Dio è grande’, e “il Profeta è stato vendicato”, assaltano gli uffici del settimanale satirico Charlie Hebdo, uccidendo dodici persone e ferendone altre undici. Alcuni erano della redazione di Charlie Hebdo. Altri erano della manutenzione e del corpo di polizia. Perché i due terroristi hanno deciso di attaccare? Perché non apprezzavano ciò che i giornalisti e i vignettisti di Charlie Hebdo scrivevano e illustravano.

Quando appresi la notizia poco dopo l’accaduto, fui davvero scioccata e afflitta. Parigi è una città icona, una delle grandi sedi della civilizzazione europea. È la culla dell’arte europea e luogo di nascita di “Liberté, Egalité et Fraternité”. Ho avuto la sensazione che qualcosa a me caro fosse stato violato – una violenza alla mia amata Parigi.

Conoscere l’ombra interiore

È facile etichettare le azioni dei terroristi come “cattive”. Quella è stata la mia reazione quando ho appreso la notizia. Ed è stato semplice passare dallo shock e l’orrore alla rabbia e al disgusto, e dal disgusto alla sensazione che le persone che avevano commesso un tale atto fossero aliene e “diverse”, “non umane”; è troppo semplice percorrere questa discesa scivolosa diventando esattamente ciò che i terroristi desiderano – ovvero che i loro nemici diventino anch’essi istigatori d’odio.

In quanto pagana, non credo in una forza del “male” esterna nell’universo. Piuttosto mi ritrovo nella visione di Mahatma Gandhi:

Gli unici diavoli in questo mondo sono quelli che albergano nel nostro stesso cuore, è qui che tutte le nostre battaglie devono essere combattute. 

Mahatma Gandhi

Il male è un prodotto umano, scaturito dalla paura, dall’ignoranza, dalla rabbia e dalla frustrazione. Quando simili pressioni si accumulano, è facile pensare che esista una soluzione semplice. La mutilazione e la distruzione dei nostri nemici, l’inquisizione, la pulizia etnica, le guerre religiose – tutte traggono energia dalla stessa illusione – che ci sia un’ideologia buona, pura e corretta che possa rendere il mondo un posto migliore. Se le persone non vi aderiscono volontariamente, esse diventano cattive e devono perciò essere annientate. Una volta identificato  un gruppo come “estraneo”, nemico, possiamo convincerci che ogni azione sia giustificabile per proteggere ciò che riteniamo giusto e prezioso.

La storia ci mostra che nessun gruppo è immune a questo pensiero. Pensare “non potrei mai essere così” è pericoloso. Se non ci rendiamo conto del potere seduttivo della collera giustificata è difficile sradicarla dalla nostra psiche. E in men che non si dica ci ritroviamo nella sua presa. L’abilità di fare del male è parte della natura umana. Si presenta quando un essere cosciente ha la possibilità di scegliere. In quanto umani abbiamo la possibilità di compiere atti per servire un bene più grande o atti di miseria e distruzione. Queste scelte, che affrontiamo quotidianamente, sono soggette alle nostre emozioni contrastanti – amore, odio, pietà, crudeltà, avarizia, egoismo e altruismo – tutte realtà del cuore umano.

Nel sistema di Carl Gustav Jung noi umani condividiamo ed ereditiamo una psiche collettiva, l’inconscio collettivo, che rappresenta l’insieme delle potenzialità umane, buone e cattive. Molti di noi non vivono quelle esperienze estreme di vita che ci possono trasformare in grandi esseri cattivi, ma tutti noi abbiamo in noi la capacità di fare del male. Noi siamo capaci  potenzialmente di essere totalmente indifferenti agli altri; così come abbiamo la capacità di essere compassionevoli e premurosi. Negare l’esistenza della nostra ombra crea più problemi di quando la riconosciamo, per quanto questo possa essere spiacevole. Quando viene negata, i nostri lati negativi – malizia, gelosia e invidia – crescono, ingrandendosi nell’oscurità. Possiamo illuderci che il nostro odio non sia per niente cattivo – ma buono, giusto e appropriato. Questo è l’inebriante vino della collera giustificata, la droga intossicante della guerra religiosa e ideologica.

Essere forti in ciò che ci sta a cuore

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Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.

Evelyn Beatrice Hall (1907) Gli amici di Voltaire,

G. P. Putnam’s Sons, New York, p. 199.

 

Sebbene io viva in parte in Francia, non avevo mai sentito parlare di Charlie Hebdo, o dei suoi contenuti. La sua diffusione settimanale media è di circa 45,000 copie. È davvero minuscolo nel vasto campo dei media mondiali – e viene pubblicato in una sola lingua – il francese. Nessuno che non ne abbia voglia deve per forza leggerlo, interessarsi o scatenare il proprio odio verso Charlie Hebdo. Ora tutto il mondo conosce Charlie Hebdo e tutti coloro che lo desiderano possono accedere al materiale che ha offeso così tanto i due terroristi. Dico, “coloro che lo desiderano” perché personalmente non sento il bisogno di guardare del materiale che offende le visioni religiose degli altri. Però farò tutto ciò che posso per comprare la copia più recente del giornale perché, facendo eco alle famose parole di Evelyn Hall che catturano perfettamente lo spirito del grande scrittore libertario Voltaire (1694-1778), rispetto il diritto degli altri di criticare le convinzioni altrui.

Quando nel 1989, l’Ayatollah Khomeini in Iran decretò che lo scrittore Salman Rushdie doveva essere un legittimo bersaglio solo perché l’Ayatollah non aveva particolarmente apprezzato ciò che egli aveva scritto nel suo romanzo The Satanic Verses, uscii e comprai un’edizione a copertina rigida del libro. Perché? Non perché avessi particolare desiderio di leggerlo. Ho provato a leggerlo – e l’ho trovato abbastanza noioso – ma perché non volevo vivere in un mondo in cui i fanatici religiosi si sentono in diritto di uccidere per impedire a chiunque di dire cose che a loro non piacciono.

I dibattiti tra pagani riguardo a come opporsi al male spesso degenerano in discussioni tra  quelli che io chiamo pagani da “Antico Testamento”, “occhio per occhio”, e i pagani da “Nuovo Testamento”, “ama i tuoi nemici”. Avendo abbracciato il buddismo come “seconda” religione, preferisco la via di mezzo. Non odio i terroristi che hanno fatto queste cose orribili. Mi rifiuto di essere infettata dalla loro rabbia malata. Sono un essere umano libero e non scelgo di scendere quella discesa scivolosa. E nemmeno li amo. Permetto alla mia rabbia di trasformarsi in disprezzo e il disprezzo è un semplice passo verso la pietà. Provo pietà per quei giovani uomini che si sono lasciati sedurre dall’inebriante vino dell’odio. Provo pietà per il fatto che non vivranno per poter crescere nella saggezza della mezza età e per poter vedere l’inutilità delle ideologie che non fanno nulla per migliorare la condizione umana. Prego che essi e tutti coloro che sono come loro possano risvegliarsi dalla fantasia per vivere la realtà e che tutti noi possiamo avere la forza di rendere il mondo un luogo dove questo odio non possa trovare posto.

Molti di noi non hanno molto potere nel mondo. Possiamo fare ciò che è in nostro potere solo nella nostra piccola sfera di influenza. Ma c’è un posto da dove possiamo sempre cominciare. Dentro noi stessi. Rifiutare il male significa essere forti davanti al terrore, rimanere fermi nei nostri valori e in ciò che crediamo, rifiutando di condividere l’odio dei terroristi.

 

Che la paura del male non possa avere potere su di noi

Che i semi dell’odio non mettano radici nei nostri cuori

Che la nostra volontà sia forte e la nostra visione chiara

Riusciremo a superarlo.

trad. Valentina Ferracioli

Quanta gioia in un germoglio

… a meno che tu non sia depresso

di Vivianne Crowley

I miei neri occhi scrutano la notte

sperando che arrivi l’aurora.

A cosa ti affidi,

tu che hai scelto il giorno come tuo padre e tua madre,

quando il giorno finisce?

 

La fine dell’anno è il periodo tradizionale per pensare ai propositi per l’anno nuovo. Idealmente, riflettiamo attentamente sull’anno appena passato e pensiamo a come vogliamo evolvere nell’anno che verrà – cosa vogliamo fare e ottenere, cosa vogliamo cambiare di noi stessi e del mondo intorno a noi. Molti di questi propositi svaniranno velocemente dalla memoria, ma un modo per aiutarci a fissarli nella nostra psiche è quello di creare un rituale alle porte dell’anno nuovo per riflettere sull’anno – i successi e i fallimenti, le gioie e i dolori, per risolvere e per fare tesoro delle cose buone e lasciare andare quelle che è meglio dimenticare, e per trovare nuovi modi per andare avanti. Possiamo tenere qualche ricordo doloroso – come il ricordo delle persone amate e che sono passate oltre il velo ad esempio – ma gli altri non sono necessari. In quanto pagani, il ciclo delle stagioni che celebriamo ci insegna la realtà dell’universo – che tutto è precario. Il passato non esiste più se non nella nostra mente. Se abbiamo il coraggio, possiamo lasciare andare ciò di cui non abbiamo più bisogno.

Cercare il punto al centro

Da dove viene questo coraggio? Spesso non siamo coraggiosi. Molti dei problemi del mondo nascono proprio dalla paura – la paura dell’ignoto, la paura di coloro che sono diversi da ciò che siamo abituati a conoscere. La differenza ci provoca. Essa rappresenta il vuoto tra ciò che vorremmo che sia e ciò che in realtà è. Reagiamo alla paura in molti modi diversi. A volte scappiamo, altre volte attacchiamo. A volte la strategia che scegliamo è corretta. A volte essa nasce dall’istinto e dall’abitudine e questo ci porta a smarrirci e a diventare molto meno di ciò potremmo potenzialmente essere. Quando la vita diventa difficile dobbiamo incanalare tutta la nostra esperienza magica e spirituale, per aiutarci a rimanere al centro tra le due forze opposte che ci spingono ora in una direzione e ora in un’altra, dobbiamo essere quel punto fermo al centro del cerchio dove possiamo ritrovare la calma, la pace e l’abilità di scegliere. La capacità di scegliere è ciò che ci rende umani – esseri coscienti capaci di atti di volontà.

Volgersi ai Potenti

La fine dell’anno è il periodo per festeggiare. È anche il periodo in cui ci sentiamo più soli se qualcosa non va nella nostra vita. Se suonano campane e campanelle e i fuochi d’artificio scoppiano con la gioia che accompagna questo periodo e noi non ci sentiamo così, allora la differenza tra la realtà e l’aspettativa può essere molto dolorosa.

A volte possiamo trovare la volontà di andare avanti e vedere i giorni migliori che verranno, ma tutti noi abbiamo avuto momenti nei quali la vita sembra schiacciarci. Paure, dolori, e delusioni ci invadono. Invece di stare al centro del cerchio, imbrigliando le due forze opposte, ci ritroviamo schiacciati – ci ritroviamo in ginocchio, incapaci di affrontare ciò che ci circonda e incapaci di fare scelte e prendere le decisioni necessarie. A chi possiamo rivolgerci dunque per un aiuto? Nel Paganesimo cosa può darci un appiglio a cui aggrapparci?

In alcune tradizioni spirituali, nei periodi problematici, le persone si rivolgevano alla loro divinità patrona con la quale avevano un rapporto personale. Noi possiamo avere un rapporto con la Dea e con il Dio che serviamo come sacerdoti o sacerdotesse. Quando l’ombra sembra crescere, possiamo rivolgerci alla nostra divinità patrona per chiedere un aiuto. Se ci orientiamo in un primo momento verso Gaia, o verso la coscienza dell’universo, ci sembrerà che il Divino non si preoccupi poi tanto dei nostri problemi personali. Per quanto questi problemi possano sembrarci schiaccianti, nel nostro cuore sappiamo che essi sono piuttosto triviali nel grande schema delle cose. Infatti, ricordarsi di questo può essere già un passo verso la realizzazione che ci rende capaci di prendere controllo della nostra vita e di prendere decisioni necessarie per progredire.

 

Non viaggiamo da soli

Per di più, non dobbiamo neanche arrischiarci in un’avventura da soli,

poiché gli eroi di tutti i tempi si sono già imbarcati prima di noi:

il labirinto è completamente conosciuto;

dobbiamo solo seguire il filo che indica il sentiero dell’eroe.

E dove pensavamo di aver trovato un’ abominazione,

troveremo un dio;

dove abbiamo pensato di intraprendere un viaggio esteriore,

arriveremo al centro della nostra esistenza,

e dove pensavamo di essere soli,

ci ritroveremo con il mondo intero.

Joseph Campbell (with Bill Moyers). The Power of Myth. Edited by Betty Sue Flowers. New York: Doubleday and Co., 1988.

Se non abbiamo una relazione intima e personale con una divinità, ciò non ci rende spiritualmente soli e isolati. Ci sono forze nell’universo che sono più vicine a noi rispetto alla coscienza che muove l’universo – e non intendo angeli o demoni. Molti di noi onorano gli antenati spirituali, o i Potenti, esseri umani che hanno percorso il cammino che noi stiamo percorrendo ora e sono stati pionieri del sentiero che ora noi cerchiamo di creare. Nessun sentiero è esattamente uguale a un altro, ma gli innovatori che hanno contribuito a creare il Paganesimo post-cristiano che pratichiamo oggi ci hanno lasciato una mappa del territorio.

 

Volgersi ai Potenti

Non dobbiamo pretendere che i nostri antenati spirituali fossero tutti santi in vita. Il paganesimo è una via della terra e se siamo saggi rimarremo concreti abbastanza da sapere che gli esseri umani non sono mai perfetti in vita, e che essere morti non ci rende improvvisamente dei grandi saggi. A Samhain quando il il velo tra i mondi è sottile, invitiamo spesso i nostri antenati, i Potenti, a unirsi a noi, ma non dobbiamo dimenticarci di loro per il resto dell’anno. Coloro che sono usciti dal proprio corpo non hanno necessariamente dimenticato questo mondo lasciandoselo alle spalle. Molti rimangono vicini ad esso, e si preoccupano del suo destino. Si fanno più vicini a noi di solito quando meditiamo e quando facciamo i nostri rituali. Loro hanno a cuore e si preoccupano di coloro che sono loro succeduti.

Le attività rituali sono modi per incanalare le energie. Queste possono essere le energie delle persone presenti nello spazio rituale, ma anche le energie del periodo e della stagione. Se stiamo nel nostro cerchio o spazio rituale e chiediamo la guida dei nostri antenati per il Nuovo Anno, questa può essere la preparazione ideale per una divinazione che ci aiuti a a vedere la via per andare avanti, verso tutto ciò di cui abbiamo bisogno nell’anno a venire. Possiamo invitare i Potenti ad avvicinarsi, a consigliarci e a guidarci in ogni problema che affrontiamo; a spronarci con quelle sincronicità che ci fanno avere visioni, vedere strade, opportunità, connessioni che altrimenti non noteremmo. Non saranno dei grandi saggi, ma quando usciamo dal nostro corpo e entriamo in un reame senza tempo, ci ritroviamo in uno stato in cui passato, presente e futuro sono uguali “ora”. Se ci estendiamo verso di loro, possiamo per un istante camminare in questo reame senza tempo, nel punto al centro, dove tutto il potenziale che abbiamo giace latente in noi, il figlio solare e l’eroe solare che è in noi, e che è pronto ancora una volta ad affrontare il mondo e ad abbracciarlo.

 

trad. Valentina Ferracioli