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Wicca e pseudowicca: ai confini della moderna stregoneria pagana

La stregoneria solitaria e Scott Cunningham un viaggio per comprendere che cos’è una religione misterica nel mondo contemporaneo.

Spiegare la Wicca in due parole non è semplice, siamo abituati a forme di religiosità immediatamente definibili e con dei riferimenti precisi come il cattolicesimo che ha le sue chiese, il suo papa, il suo testo sacro, il suo catechismo. La Wicca non possiede un testo sacro. Esiste un libro di riferimento delle origini, il Libro delle Ombre, su cui si basano almeno i rituali della Wicca tradizionale, quella più strettamente legata al suo fondatore Gerald Gardner.

Nella Wicca, almeno in Europa, non esistono chiese wiccan, ma una moltitudine di gruppi di praticanti, cioè congreghe, cerchi, corti. Non esiste un’autorità centrale, ma al più una serie di associazioni e organizzazioni. In Italia per esempio abbiamo il Circolo dei Trivi, il Tempio di Callaighe, il Tempio di Ara, il Tempio “Morrigan e Cernunnos”, l’Unione Comunità Neopagane e la Pagan Federation International italiana. E diverse persone che dentro e fuori queste organizzazioni hanno una loro ‘autorevolezza’.

Accanto a queste organizzazioni, c’è la moltitudine dei cosiddetti solitari… ma per comprendere la genesi di questo fenomeno dobbiamo fare un passo indietro.

La nascita dei solitari

Gli anni ’70 e ’80 sono stati il periodo di massima diffusione della New Age, ma anche il periodo di un’intensa produzione editoriale. La domanda di accesso alla Wicca superava di gran lunga la disponibilità delle congreghe e delle tradizioni esistenti in America. Mentre la Wicca in Inghilterra gravitava fondamentalmente attorno alle due tradizioni orginarie, mantenendo un’allure di segretezza, negli Stati Uniti si diffondevano sempre di più non solo pubblicazioni dedicate a un pubblico di solitari, ma anche i festival pagani.

Nel 1974 Buckland uscito dalla tradizione gardneriana pubblica The Tree: the Complete Book of Saxon Witchcraft, cercando di venire incontro alla crescente esigenza del pubblico e creando di fatto una tradizione a cui si accedeva per autoiniziazione, quella che lui chiamava autodedicazione e che corrispondeva di fatto all’iniziazione del primo grado. Nella seax-wica, gli autoiniziati possono creare la loro coven e inizare. Si crea così uno strano mix di iniziazioni e auto-iniziazioni. Successivamente Buckland accosta a questa tradizione un corso per corrispondenza. E la tradizione si evolve in un miscuglio di gruppi iniziati dallo stesso Buckland rendendo di fatto al seax wicca un calderone misto.

Nel successivo libro del 1986, Buckland’s Complete Book of Witchcraft, verrà riproposto il discorso dell’autodedicazione in un modo più  strutturato e generale. Per la prima volta nella Wicca viene presentato il concetto di autoiniziazione e la Seax Wica è una forma di paganesimo di ispirazione sassone non-misterico. Seguendo il discorso fatto precedentemente si finisce in una forma di spiritualità neopagana solitaria perché si perdono tre tratti caratteristici della Wicca che sono la componente misterica, la linea iniziatica e per lo più anche il gruppo.

I libri di Buckland restano dei testi interessanti per imparare. L’intento di diffondere la Wicca su larga scala sembra legato allo spirito new age del tempo, ma nessun libro fa di una persona una strega, come amano ripetere tra l’altro alcuni solitari, aggiungo che nessun libro fa di quella persona un iniziato, né tantomeno un iniziato alla Wicca. Certamente la Seax witchcraft, chiamiamola così, è una forma di stregoneria, un’entità dai confini più duttili, ma è difficile pensare che sia una forma di Wicca. Anche Doreen Valiente del resto nel suo libro Witchcraft for Tomorrow propone un rituale di autoiniziazione alla stregoneria (e non alla Wicca).

Buckland nel suo libro si chiede quanto l’autoiniziazione sia valida… per lui è ovvio che non ci si possa iniziare alla tradizione gardneriana, ma la tradizione gardneriana è la tradizione originaria della Wicca, se cambi il concetto stesso di iniziazione, e quindi di trasmissione, stai ancora praticando la Wicca? La conclusione di Buckland rispetto all’iniziazione è oviamente ambigua: spostando il discorso dalla Wicca alla stregoneria, per Buckland se desideri diventare una strega e adorare gli antichi dei, l’autoiniziazione è valida. La stregoneria ha avuto anche storicamente molteplici declinazioni e interpretazioni, è un insieme di pratiche molto diverse tra loro, e la strega è qualcosa di difficilmente definibile. Non sto spostando il problema se dico che certamente ognuno può ritenere se stesso una strega o un mago, ma che nella Wicca esiste una struttura. Se cambi quella struttura non stai più facendo Wicca.

 

Scott Cunningham

test didascalia
Scott Cunningham

Rimanendo attorno alla questione dell’autoiniziazione e della pratica solitaria, parliamo di colui che l’ha sdoganata completamente. Non mi aspetto che quello che dirò trovi un ampio consenso, in passato io stesso ho trattato la questione dei ‘fedeli’ di questo autore con una maggiore comprensione, ma credo che al di là dei facili entusiasmi, sia semplicemente una questione di buon senso.

E’ una contraddizione in termini parlare di una pratica esclusivamente solitaria di una religione essoterica e lo è ancora di più in relazione alle religioni misteriche, ma sfiora l’assurdo se questa pratica è proposta da una persona che sostanzialmente non è mai appartenuta a quella corrente religiosa ed esoterica.

Le cose che dirò su Scott Cunningham sono prese in particolare dalla sua biografia The Magical life of Scott Cunningham di Donald Michael Kraig. In questo stesso testo si chiarisce a partire dall’inizio che Scott Cunnigham usava i termini witchcraft (stregoneria) e Wicca come sinonimi, come è avvenuto tra vari autori per un lungo periodo tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80. In un altro libro uscito nello stesso anno di Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner, che si intitola The truth about witchcraft today, Scott parlando della diffusione della Wicca, né parla in realtà facendo riferimento sia alla Wicca in senso stretto che più genericamente alla stregoneria. Questo dovrebbe bastare a chiarire la confusione: i testi di Scott, parlano di stregoneria, in chiave contemporanea, qualcosa di non assimilabile alla Wicca.

Andando a fare un viaggio più profondo nella sua biografia e nel caos dei movimenti religiosi statunitensi degli anni ’80, possiamo comprendere anche di più. Scott Cunningham faceva di lavoro lo scrittore su commissione, anche se il suo primo libro sulle erbe, riguarda una delle sue passioni, appunto le piante, ma anche la magia popolare. A questo libro del 1982 ne seguono una moltitudine di altri nei successivi anni, un secondo sulle erbe, sulle gemme, sulla casa magica, sui profumi, ecc. tutti per la Llewellyn Publications, oggi la più nota casa editrice del settore magico esoterico statunitense.

Nulla delle sue iniziazioni appare nella biografia scritta dal suo coinquilino, solo sull’ Encyclopedia of Wicca & Witchcraft (targata Llewellyn) di Raven Grimassi si afferma che Scott aveva seguito la stregheria di Raven e che fu iniziato a due gruppi nel 1981 il Reorganized Traditional Gwyddonic Order of Wicca, e l’Ancient Pictish Gaelic Tradition.  Inoltre venne iniziato agli American Traditionalist Wicca.

Ovviamente Grimassi parlando di se stesso, è una fonte corretta, nel 1979 Scott aveva iniziato a prendere parte alle lesioni sulla stregoneria italiana di Raven Grimassi presso presso l’Ye Olde Enchantment Shoppe a San Diego. Raven e Scott divennero amici, e nel 1980, Scott fu iniziato alla tradizione aridiana della stregoneria italiana, un sistema formato da Raven quello stesso anno. La tradizione aridiana consisteva in una costruzione di elementi wiccan misti alla stregoneria italiana da cui Scott si staccò per sviluppare una sua visione della stregoneria.  Sappiamo invece quanto è stato contestato negli anni Grimassi.Del Reorganized Troditional Gwyddionic Order of Wicca si hanno pochissime notizie, la fonte principale è Religion in america: A directory che riporta questo gruppo come esistente a Honolulu e nella sua biografia si dice che fu coinvolto da alcune persone che avevano un gruppo che praticava alle Hawaii. Scott iniziò a visitarli e il suo naturale fascino per la ricerca lo portò allo studio della magia naturale locale che si trova nella storia, nelle leggende e nella tradizione hawaiana. Fece diversi viaggi all’anno alle Hawaii. Certamente si tratta dello stesso gruppo, ma senza dubbio si tratta di un gruppo autocostituito che mischiava elementi wiccan, probabilmente letti sui libri, con la magia hawaiiana. L’Ancient Pictish Gaelic tradition è un altro gruppo di cui si hanno pochissime tracce. Un riferimento si trova sulla biografia dello stesso Raven Grimassi che parla di Brittic Wicca e Gaelic-Pictish tradition, mentre nel libro di Viktorija Brigg, A Witch’s Craft Volume 2: A Witch’s Book of Correspondences, lo si cita come Ancient Pictish-Gaelic Way, a cui Scott sarebbe stato iniziato il 7 giugno del 1981. La maggior parte della cosiddetta Pictish Wicca e affini, sono gruppi autocostituiti che si rifanno alle più varie fonti, riprendendo il sistema autoiniziatico della Seax Wica, (esiste anche un esempio nostrano di gruppi autocostituiti sul modello Buckland di Seax Wica) oppure autori che confondono i termini wicca e witchcraft. Mentre la Brittic Wicca, un mix di stregoneria basca e wicca, sembra esistere solo nella mente fantasiosa di Raven.Stesso problema per gli American Traditionalist Wicca, sempre gruppi autocostuiti ispirati dal lavoro di Gardner…  sempre ammesso che Scott avesse il tempo per frequentare tutti questi gruppi.Qualcuno su internet riporta senza alcuna fonte che Scott fu un membro della Serpent Stone Family, ma questo è altamente improbabile, la sua iniziazione sarebbe avvenuta nel 1991, quando Scott aveva già dei problemi di salute (morì nel 1993 senza riprendersi mai). In ogni caso successiva alla pubblicazione del suo libro sulla pratica solitaria.Scott Cunningham in sostanza fu quello che proponeva nei suoi scritti, uno stregone solitario ed eclettico fai da te.

Molto spesso si chiede perché i libri di questo autore vengano ormai apertamente sconsigliati. Da una parte perché ci sono una moltitudine di mistificazioni, molte certamente figlie dei tempi in cui scriveva, come la sovrapposizione tra Wicca e stregoneria. Dall’altra ciò che infastidisce dei libri di Cunningham sono i ‘sofismi’ e la supponenza… come chiedersi chi avrebbe iniziato la prima strega, oppure se in ultima istanza sono gli dei a dare un’iniziazione e non gli uomini… chi sarebbe più autorevole? Per rispondere a Scott: la divinità ovviamente e quando verrà a dirmi che ha iniziato questo o quella certamente gli crederò.

 

Consigli pratici

Non c’è dubbio che, anche indipendentemente da Cunningham, si possa parlare di forme di stregoneria solitaria ispirate alla Wicca e alle sue tradizioni. Per sua natura la stregoneria è eclettica e nel corso dei secoli questo termine è stato applicato alle più disparate forme di magia e a volte anche all’idea di un culto religioso. La Wicca è però una particolare forma di religione e anche il modello di stregoneria a cui è legata idealmente e praticamente, si è ispirato ai libri della Murray che ci regalavano l’idea, corroborando il mito di fondazione, di un ‘culto delle streghe’ di tipo iniziatico e misterico. La strega solitaria, il mago solitario, certamente esistono, ma sono un’altra cosa.

Il libro di Scott Cunnigham sul praticante solitario certamente può introdurvi a sviluppare una qualche forma di spiritualità neopagana con dei risvolti pratici legati all’universo della magia più che della religione, ma la Wicca, l’esoterismo e le religioni misteriche sono un’altra cosa.

Il fatto che la figura del wiccan solitario non esista, non significa che chiunque non possa iniziare da subito il suo percorso attraverso il cancello del neopaganesimo per attraversare le strade della magia e della stregoneria e forse approdare alla Wicca e ai suoi misteri.

Ci sono una moltitudine di libri che vi avvicineranno al paganesimo contemporaneo e a quello antico, alla magia e all’esoterismo, alla stregoneria storica e alla magia popolare. Un’ottima base per percorre il cammino. L’idea di diventare un praticante di una religione in un giorno, una settimana o un mese è del resto molto semplicistica e figlia di tempi in cui non si vuole fare nessuno sforzo di ‘conoscenza’. Non si diventa buddisti in dieci lezioni, né induisti e neppure sciamani e chiunque vi dirà il contrario mente a voi e forse anche a se stesso.

di Davide Marrè


Alcune letture sulla Wicca tradizionale

Lo studio della Wicca di Debora Lipp, Armenia

I poteri della Wicca di Vivianne Crowley, Armenia

La bibbia delle streghe, vol 1 e 2 , di Janet e Stewart Farrar, Anguana

Wicca tradizionale di Thorn Mooney, Armenia (in uscita il 24 aprile 2019)

 

Il ritorno dell’Inquisizione: intervista alla maestra accusata di stregoneria

verona

 

Introduzione di Davide Marrè

Sono passati mesi dalla piccola inquisizione scatenata dal senatore Pillon (promotore tra le altre cose del Family Day), ai danni di quella che ai suoi occhi era una sospetta strega. L’interrogazione parlamentare fatta mesi fa dal neosenatore leghista, usata ad arte per guadagnarsi le grazie del suo elettorato, che ha scatenato un putiferio ai danni di una insegnante, su un progetto approvato dal comune e dalla scuola, non è uscita dalla nostra memoria.

Oggi la sua proposta di legge sulla famiglia ha lo stesso sapore medievale, mentre replicando alla mozione in cui la città di Verona diventa ufficialmente la città confessionale dei movimenti antiabortisti, contro le donne streghe che vogliono gestire il loro corpo (e il loro utero), replica che ‘tutti dovrebbero esprimersi in tal senso’.

Così  Erica Gazzoldi è torntata in quel di Brescia, dove nei pressi della scuola elementare di Mocasina (fraz. di Calvagese della Riviera), secondo l’accusa, sarebbe stata “imposta la stregoneria ai bambini, all’insaputa dei genitori”. Abbiamo voluto fare quattro chiacchiere con la scrittrice Ramona Parenzan: colei che ha tenuto il corso “incriminato”, alla luce dei recenti sviluppi che la dicono lunga sull’episodio.

 

  • Il tuo era un progetto di intercultura. Potresti descrivere dettagliatamente le attività che hai proposto ai bambini e le loro finalità?

Siccome è lungo da scrivere, ti mando direttamente alla lettera aperta ai genitori [vedi infondo all’articolo].

 

  • Se non sono indiscreta: qual è il tuo orientamento religioso? E in che modo ritieni possa aver influenzato il tuo lavoro coi bambini?

Sono sincretica: leggo e studio differenti religioni con il loro corredo di pratiche e rituali, da un punto di vista antropologico più che fideistico.

  • Secondo te, perché è diffusa tanta paura dell’ “esoterismo”? È giustificata? Ma, soprattutto: chi è terrorizzato dall’ “occultismo” ha la cultura necessaria a comprendere ciò di cui sta parlando?

Credo che si tratti di fantasmi interiori proiettati all’esterno: umano, troppo umano. Se, poi, aggiungiamo una buona dose di ignoranza antropologica, il gioco è fatto.

  • Veniamo al libro a cui si ispirava il tuo progetto di intercultura. Fiabe e racconti dal mondo(2015, Milena Edizioni) è frutto della tua penna e di quella di altri autori. Parlaci un po’ del lavoro che vi ha portato a raccogliere e rielaborare storie da Paesi così diversi.

È un progetto corale e polifonico, un libro di fiabe popolari dal mondo rimordernate a opera di autori e autrici di differente provenienza geografica, poi illustrato da differenti illustratrici. Un buon viatico per promuovere un atteggiamenti di apertura culturale e pratiche di cittadinanza non solo politica, ma anche letteraria ed artistica. Il mondo della scuola italiana soffre molto di eurocentrismo referenziale. Portare fiabe e pratiche dal mondo serve, in qualche modo, per spezzare questo “autismo culturale!”

  • Perché raccontare fiabe ai bambini, interculturali o meno che siano? Qual è il valore della fiaba?

Promuovere la conoscenza di codici culturali, modi di essere al mondo, di pensare e osservare la realtà differenti. La fiaba è un ottimo dispositivo, perché non insegna soltanto, ma incanta e fa viaggiare con la fantasia.

 

  • Come si ricollega la tua disavventura al clima di intolleranza che stiamo vivendo in generale (contro la “diversità” etnica, sessuale, ecc.)?

Io, come altri e altre, serviamo come scusa per non parlare dei veri problemi dell’Italia, per coprire la m***a altrui. Si tratta di vera mistificazione e strumentalizzazione politica. Credo poco all’autenticità delle ideologie sbandierate; ultimamente, ho uno sguardo un po’ più disincantato.

 

  • Qualcuno è sorpreso del fatto che uomini “moderni ed evoluti” possano essere tanto vulnerabili alla propaganda basata su paure e pregiudizi. Vuol dire che non siamo poi  tanto migliori dei nostri antenati? O che siamo addirittura peggiori?

Ora, ciò che viene sdoganato e promosso di più  (TG, film, soap opera, canzoni, etc) è il sentimento della paura, della fragilità delle biografie. Siamo (come città e come mondo) nel panico, ovunque. Viviamo nel delirio del capitalismo possessivo, in cui l’altro viene subito identificato come colui che ESPRORIA, ruba, prende e non dona. La comunità non è vista come CUM – MUNITAS, scambio di doni reciproci ma come insieme di fortezze e castelli recintati, case con allarme che scatta ad ogni soffio, perché, a differenza di quanto ritenevano gli stoici (che pensavano OMNIA MEA MECUM PORTO, “porto con me tutto ciò che è mio”), ora gli OMNIA MEA (“le mie proprietà”) sono identificate con i beni materiali. Quindi, io sono lì, nelle cose che ho e che posseggo: una casa, una macchina, una e una sola lingua, cultura, etc. Viene interdetto e demonizzato il viaggio, lo scambio, il contagio culturale. Ma, forse, in fondo aveva ragione il filosofo sloveno Slavij Zizek: temo l’altro, perché, in realtà, temo il suo potere seduttivo e so che, se lo avvicinassi troppo, potrei cambiare, trasformarmi e non ho voglia di fare questo lavoro. Meglio allora è rimanere nelle sabbie mobili delle nostre nevrosi monolinguistiche e monoculturali…

 

  • Bastano l’ignoranza e il volgare pregiudizio a spiegare le paure dell’Italia di oggi? O ci sono motivi più complessi, secondo te?

Gli italiani hanno da secoli affidato ai condottieri, AL GRANDE ALTRO, il loro diritto di presa di parola, il loro diritto di insorgere e ribellarsi. È sempre più un popolo provinciale, reazionario e volgare. Basta solo ascoltare la musica leggera, i testi vuoti e insulsi per accorgersene: molto in sintonia con la frivolezza tossica della nuova classe politica, autocentrata e sovranista.

 

  • Piccola provocazione: pensi che i cosiddetti “diversi” e i cosiddetti “progressisti” possano avere almeno una parte di colpa, per questo rischio di veder fallire le loro battaglie? 

Io credo che la sinistra italiana, da tempo, soffra di manierismo borghese e salottiero. Grandi discorsi accademici e poca prassi. I giovani intellettuali, in Italia, non vengono quasi mai invitati ai talk show; se ci fate caso, anche nelle città c’è una sorta di lobby sinistrorsa che cede poco volentieri il potere consolidato da anni. Un’intellighenzia muffita e provinciale che traduce poco dall’estero e si fida solo di se stessa e di pochi altri affini. Si tratta perlopiù di intellettuali da bar e da talk show, che spesso fanno marchette in TV per evitare che ci si dimentichi troppo presto del loro pensiero debole.

Questi cosiddetti progressisti sono quindi poco fecondi di idee innovative, carenti di prassi sovversive; perciò, al momento del bisogno, non hanno la tonicità e la freschezza giusta per decostruire il discorso degli avversari.

Intervista a cura di Erica Gazzoldi


LETTERA APERTA

Salve, sono Ramona Parenzan, laureata in filosofia e autrice di libri per adulti e minori. Dal 2000  mi occupo di intercultura e adozione sia come operatrice, sia come insegnante di italiano per adulti e minori stranieri, sia, infine, come formatrice presso scuole di ogni ordine e grado.

Ho collaborato dal 2000 al 2005 con una Casa Editrice bresciana coordinando collane dedicate ai temi dell’intercultura e della didattica dell’italiano come lingua seconda.

Ho collaborato successivamente con comuni, cooperative e consultori di Brescia e Milano (ISMU, Fratelli dell’Uomo, Caritas, Come Farsi Prossimo) in progetti riguardanti tematiche sociali sempre molto legate al tema della multiculturalità.

Negli ultimi tre anni la mia attività laboratoriale nelle scuole è davvero molto copiosa, le insegnanti e i dirigenti, ma anche cooperative e comuni con i quali collaboro, mi chiamano ripetutamente grazie alla bontà del mio lavoro frutto di studio e formazione permanente.

Collaboro costantemente con la Casa Editrice Milena Edizioni e sono responsabile della collana editoriale FRONTIERE APERTE. Giovedì uscirà il mio ultimo libro PETALI all’interno del quale si trattano tematiche molto delicate come il bullismo, l’autismo, il ritardo cognitivo e l’adozione.

Tutti questi temi, come credo sappiate bene, sono temi di grande attualità sociale. Sono entusiasta di poter contribuire con la mia scrittura e con la mia partecipazione attiva in ambito didattico alla decostruzione di stereotipi e pregiudizi culturali di ogni sorta capaci, come sapete bene, di fomentare odio che molto spesso si declina in agiti di discriminazione se non in atti criminosi come l’omicidio.         

Con la biblioteca di Calvagese ho già collaborato negli anni precedenti senza mai aver avuto problemi, per questo, credo, sono poi stata ingaggiata nuovamente dalla scuola di Mocasina che ha richiesto un intervento laboratoriale simile a quello svolto nello stesso Istituto l’anno precedente.

Il progetto MOSTRA INTERATTIVA MARIAMA E LA BALENA è finalizzato perlopiù a promuovere la conoscenza di storie, ritualità culturali (natural chalk sul volto di origine nigeriana e non solo) e narrazioni tratte dalla favolistica popolare di differenti Pesi (perlopiù Asia e Africa). Le narrazioni sono state da me performate all’interno di uno sfondo integratore “magico e immaginoso” molto gradito dai bambini che insieme a me hanno simulato un viaggio attraverso 4 Paesi: Afghanistan, Pakistan, Gambia e Sudan cantando, danzando e ascoltando fiabe che ospitano codici e valori comuni e universali (la gentilezza, la generosità, la mitezza etc).

Dai libri che i bambini hanno poi creato a casa o in classe si inferisce molto facilmente, la bontà dell’esperienza laboraotriale non solo in termini di arricchimento culturale, antropologico e direi UMANO, ma anche in termini artistico espressivi (a loro è stato chiesto di utilizzare tecniche miste e anche materiale da riciclo).

Questa spiacevolissima vicenda diffamatoria nei confronti della scuola, del suo corpo docente e ancora di più nei confronti della mia persona, non solo rischia di ledere il mio percorso professionale che finora non ha mai avuto inciampi, ma anche di frenare un percorso di apertura culturale (oggi più che mai necessario) nei confronti di nuovi mondi ancora da conoscere e apprezzare, per evitare di non imbatterci nelle facili trappole ideologiche orientate al razzismo e alla chiusura comunitaria capaci, ahinoi, di indurre sentimenti di odio nei confronti di tutto ciò che è altro e diverso.

Mi auguro, anzi auguro a TUTTI E TUTTE NOI, che questa vicenda così pesante e negativa possa invece servirci come stimolo di riflessione ed esortarci ad essere tutti un po’ più umani, colti, e aperti a nuovi mondi e nuovi modi di pensare.

Termino la lettera aperta con la frase finale della fiaba Pakistana recitata durante la mostra MARIAMA E LA BALENA:

L’unione fa la forza e non l’odio e l’individualismo.

Vivi saluti,

Dott.ssa Ramona Parenzan.

“Fratelli”: parola tremante nella notte?

Il concetto di fratellanza nel neopaganesimo sembra del tutto diverso da quello delle altre religioni: i personalismi e la mancanza di momenti di confronto sono l’ostacolo fondamentale allo sviluppo di organismi rappresentativi.

di Erica Gazzoldi

 

paradisoDi che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli

 

 

 

Quella qui riportata è una nota lirica di Giuseppe Ungaretti: Fratelli (1916), appunto. Abbiamo voluto trascriverla per intero a motivo della sua brevità e della significatività di ogni singola parola. Il contesto a cui si riferisce è quello della Prima Guerra Mondiale; ma il riferimento all’uomo presente alla sua/fragilità ne allarga il riferimento al complesso del genere umano, a una situazione esistenziale che si può sperimentare anche in altre dimensioni storiche.

In particolare, il bisogno di sentirsi affratellati non può non riguardare le religioni. Rĕlĭgĭōnĕ(m) ha la medesima radice del verbo rĕlĭgo, “io lego”. (Vedasi l’etimologia proposta da Treccani.it: http://www.treccani.it/vocabolario/religione ). Le religioni sono dunque modi diversi di creare legami fra gli uomini, a partire da una comune rappresentazione simbolica dell’universo, un comune atteggiamento esistenziale e comuni archetipi. Non è dunque strano l’uso del concetto di “fratellanza” per chi condivide un determinato battesimo o i voti in un ordine monastico.
E in campo neopagano? Anzi: nel campo delle ortoprassi (= “pratiche condotte secondo una regola”) che insegnano metodi di conoscenza e trasformazione di sé, ma senza costruire sistemi dogmatici e istituzioni universali? È possibile un legame da fratelli, in questo tipo di contesto?

Il fatto di poter celebrare con pantheon e simbologie variegati e l’assenza di “repressione dell’eresia” è un incentivo in tal senso. Wiccan di diverse tradizioni, neodruidi, praticanti dell’Ásatrú, ecc. non vengono istigati a considerare l’altro un “nemico” o un “diffusore di errori”. Il “religiosamente diverso” è visto come una persona (o un gruppo di persone) che onora la Natura e disciplina la propria vita interiore secondo un metodo differente, più adatto alla sua sensibilità e alla sua esistenza quotidiana, né necessariamente di qualità inferiore. Possono presentarsi problemi di tipo “accademico”: ovvero, errate informazioni sulla Wicca o su altri neopaganesimi dal punto di vista storico e fenomenologico, carenze di studio in questo campo, eccesso di “fai da te” (“pesco questo aspetto che mi piace, ne tralascio altri, seguo ciò che mi aggrada trascurando il lavoro di superamento delle mie debolezze e convinzioni parziali”). Anche l’egocentrismo di chi mira unicamente all’iniziazione sacerdotale per creare una “corte” adorante intorno a sé si fonda su aspettative sbagliate circa la realtà di una coven: l’iniziazione, oltre a giungere dopo anni di attesa, si basa sull’esperienza di pratica e sulla formazione culturale, non su un “carisma personale indiscutibile”. Il successo “pop” e “commerciale” della Wicca e dell’esoterismo à la page non ha certo contribuito a risolvere questi due problemi. Una delle principali occupazioni dei sacerdoti neopagani (così come dei maestri zen e di altri che operano nel campo delle spiritualità considerate “alternative”) è proprio far fronte ad aspettative infondate, la cui delusione genera anche ostilità.

Sia una siffatta ostilità, sia il senso di “superiorità” rispetto a un altro cammino spirituale sono veleni dell’ego che insidiano spesso il percorso dei neopagani – anche se nulla, nella loro religione, sembrerebbe incoraggiare un atteggiamento simile. “Abbiamo sentito membri di un gruppo dire a quelli di un altro che ‘il vostro terzo grado è equivalente soltanto al nostro secondo’, o insistere su una ‘valida’ genealogia di iniziazione e simili” raccontano Janet e Stewart Farrar insieme a Gavin Bone (Il Sentiero Pagano, 2016, Anguana Edizioni, p. 190). Un questionario incluso nel loro volume dedica una domanda specifica alla questione dei rapporti fra i diversi gruppi presenti in una stessa zona. Il 39% di coloro che hanno risposto ha registrato sia armonia e rispetto, che conflitti e gelosie. Il 32% sta per conto proprio ed evita incontri/scontri. Il 17% vede miglioramenti, grazie a una buona comunicazione. Solo il 2% ritiene che i conflitti siano giustificati. “Ho incontrato delle cattiverie e, con mia vergogna, una volta ne sono stata anche complice: si basano su insicurezza e paura. Solo perché siamo Streghe e chiediamo così tanto a noi stessi, pensiamo di comportarci meglio del resto della società. Ma abbiamo pregiudizi, paure, ansie, esattamente come chiunque altro. Ovunque sia possibile, cerco di accettare le differenze negli altri e cerco di aiutare le persone a capire il perché del loro sentimento di antagonismo. Ho notato che le persone che sono maggiormente in pericolo sono quelle che sentono il bisogno di ‘insegnare’ agli altri, o i Pagani/wicca che non sono stati educati. Spesso è la mancanza di sostegno che crea queste situazioni. È molto doloroso per tutti noi sentirci come se il nostro credo e i nostri valori venissero contrastati.” (Deborah, Fleetwood, Regno Unito). (Janet e Stewart Farrar – Gavin Bone, op. cit., pp. 276-277).

Un vero e proprio “pomo della discordia”, poi, è costituito dai tentativi di creare forme di unità: come costruire organismi davvero rappresentativi del variegatissimo mondo neopagano? Come realizzare un’organizzazione che rispetti anche le costitutive differenze fra sentieri? Il succitato volume contiene anche un intervento di Davide Marrè, presidente del Circolo dei Trivi, su Wicca e Paganesimo in Italia. Esso menziona gli attacchi tramite social network rivolti all’Unione delle Comunità Neopagane, nata nel 2014. Le accuse erano quelle di voler creare una sorta di “Papa pagano”, per opera di “personaggi assetati di potere”. Accuse alquanto risibili, dato che i neopaganesimi (anche radunati) costituiscono una sparuta minoranza sullo Stivale e hanno risorse economiche esigue provenienti dall’autofinanziamento. La tesi di Marrè è che un’organizzazione formale garantisca meglio l’assemblearismo, rispetto al caos dei gruppuscoli coagulati intorno a “leader carismatici”, ostili a qualunque realtà “altra”. Per quanto riguarda l’ostilità all’UCN, Marrè la attribuisce soprattutto ad antipatie personali: fattore irrilevante nelle comunità vaste, ma decisivo in quelle minoritarie, in cui il contatto diretto fra i singoli membri è pressoché inevitabile.

Il fatto che tali scontri siano avvenuti in anni recenti non deve far pensare che, per gli occultisti delle epoche passate, i rapporti fra diverse correnti spirituali fossero più paradisiaci. La tendenza a scegliere, rifiutare e criticare sembrerebbe anzi costitutiva dei praticanti della cosiddetta magia.
Il Gruppo di Ur, sodalizio esoterico operante in Italia a partire dal 1927, più volte si preoccupò di distinguere i propri metodi da quelli di altre vie apparentemente simili. Così è riportato ne La via del risveglio secondo Gustavo Meyrink: “Tu devi distaccarti dal corpo, ma non come se tu lo volessi abbandonare. […] Chi si strappa dal proprio corpo per volare traverso lo spazio percorre la via delle streghe, che han tratto dal loro rozzo involucro terrestre un corpo di fantasma su cui esse cavalcano, come su di un manico di scopa, nella notte di Valpurga. Le streghe credono d’esser al sabba del diavolo, mentre il loro corpo giace in realtà privo di sensi e rigido nella loro camera. Esse scambiano semplicemente la loro percezione terrestre con quella spirituale; perdono il meglio per acquistar la parte peggiore; il loro è un depauperarsi, anziché un arricchirsi.” (Gruppo di Ur, Introduzione alla magia, Roma 1971, Edizioni Mediterranee, 4^ edizione, ristampa del 2012, p. 47). Oltre alla comprensibile preoccupazione di farsi comprendere correttamente, si legge la svalutazione nei confronti di un altro tipo di pratiche: quelle cosiddette di “stregoneria”. Vera o falsa che fosse l’affermazione all’epoca, sarete felici di sapere che le streghe odierne non sono così ingenue. E non c’entrano nemmeno col “diavolo”.

Il biasimo del Gruppo di Ur, però, non finisce qui. Abraxa ammonisce contro la tentazione di lasciar dissolvere la coscienza, per restare alla mercé del corpo e delle sue pulsioni. Questo, secondo lui, “farebbe decadere il mondo dei maghi nel mondo dei medium e dei visionari” (Il Caduceo ermetico e lo specchio, in: Introduzione…, p. 91). Insomma, invece di trovare la liberazione dalle pulsioni “basse”, ci si troverebbe invece in piena balia delle loro proiezioni psicologiche. Ancora una volta, si tratta di una preoccupazione comprensibile – ma venata da polemica nei confronti di altri gruppi e pratiche.

Aleister Crowley (Leamington Spa, 1875 – Hastings, 1947), invece, non moderò certo il linguaggio nei confronti del Buddhismo. Nel suo celebre volume Magick, accusò i seguaci di quest’ultimo di far confusione circa il significato di samadhi (in sanscrito: “unione fra meditante e oggetto della meditazione”), riducendolo alla “semplice facoltà dell’attenzione”. Un nota dello stesso Crowley a questo passo recita: “La volgarità e il provincialismo del canone buddhista ripugnano sommamente alle menti belle; e il tentativo di usare i termini d’una filosofia egocentrica per spiegare i particolari d’una psicologia la cui dottrina principale è la negazione dell’ego fu opera di un idiota maligno. Respingiamo senza esitare tali abominazioni, l’orrore dei mendicanti vestiti di stracci sottratti ai cadaveri, e seguiamo invece il significato etimologico della parola esposta più sopra!” (Aleister Crowley, Magick, Roma 1976, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini, n. 1 alle pp. 56-57). Inutile precisare che colei che scrive non è d’accordo con le affermazioni di Aleister. Ma una dettagliata difesa del Buddhismo toglierebbe spazio all’argomento presente.

Da tutto ciò, deduciamo che il quadro dei neopaganesimi e delle correnti esoteriche lascia spazio a una grande varietà di simbologie, pantheon, tecniche di meditazione. Non c’è posto, in questo campo, per l’imposizione di un’ortodossia o per la “guerra santa”. Allo stesso tempo, però, la pluralità diventa diffidenza, rivalità, ostilità – talora anche “anarchismo” in senso deteriore, come rifiuto aprioristico di qualunque organizzazione e argine al proprio ego. Ciò non è determinato, come abbiamo detto, da vero e proprio odio religioso, ma da comune fragilità umana (secondo le parole della summenzionata Deborah). E qui, circolarmente, concludiamo tornando a Ungaretti: la fratellanza può diventare una rivolta contro questa frammentazione e debolezza. Poiché nessuna ortodossia da difendere mette barriere preconcette fra un gruppo neopagano e l’altro, si può rispondere alla “notte” della condizione minoritaria dialogando in vista di una sempre maggiore tutela e visibilità sociale di queste forme di religiosità. Una volontà ingenua? Certo meno ingenua di quella di chi crede di sopravvivere a diffamazioni e ostilità dei non-pagani senza contare sull’aiuto altrui. O di poter maturare spiritualmente senza un minimo di studio e di consigli esperti.

Religione della natura: che cosa vuol dire?

Sentiamo molto spesso il termine religione della natura, ma non sempre abbiamo chiaro il suo significato, soprattutto nel mondo contemporaneo.

di Erica Gazzoldi

L’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, datata al maggio 2015 (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html ), riportò alla pubblica attenzione il  carattere sacro del rapporto con la natura. Una questione certo non recente, né limitata a una sola tradizione spirituale – anche se non tutte propongono il medesimo approccio.

 

La Natura nella religione

È famoso, per esempio, l’amore tributato dalla cultura giapponese alla natura, sotto gli stimoli dello Shintoismo e del Buddhismo zen. Come recita la corrispondente voce su Treccani.it (http://www.treccani.it/enciclopedia/shintoismo/ ), lo Shintoismo considera i fenomeni naturali come espressione di forze divine, dette Kami, presenti in ogni cosa esistente. Sicuramente, chiunque conosce il disco solare che campeggia sulla bandiera giapponese: da Amaterasu Omikami, dea del Sole, sarebbe discesa proprio la dinastia imperiale, secondo una credenza anteriore al 1946. (Vedasi anche, sempre su Treccani.it: “Shinto”, in Dizionario di storia (2011) http://www.treccani.it/enciclopedia/shinto_%28Dizionario-di-Storia%29/  ).

Il Buddhismo zen (www.monasterozen.it ), invece, non propone divinità. Questo, però, non significa che disconosca l’importanza centrale del rapporto uomo-natura. Daisetz T. Suzuki attribuisce all’ascetismo zen questa caratteristica: offrire alla natura tutto il rispetto che merita, in quanto compagna dell’uomo nel cammino verso la “buddhità”. Questo rispetto favorisce anche la salute umana, condizionata da quella dell’ambiente circostante. (Cfr.: Daisetz T. Suzuki, Lo Zen e la cultura giapponese, Milano 2014, Adelphi, p. 283. Traduzione di Gino Scatasta. Tr. it. di: Zen and Japanese Culture, 1959, Bollingen Foundation Inc., New York, N.Y).

La tipica traduzione letteraria di questo atteggiamento è lo haiku, che, per l’appunto, trae spesso ispirazione dall’osservazione di un elemento naturale.

Sull’altare zen, non ci sono immagini da adorare. Ma, fra le cose che non mancano mai, c’è un elemento naturale come i fiori freschi in un vasetto d’acqua. Non per abbellimento estetico, ma come simbolo della natura viva della quale si è parte integrante: così precisa Tetsugen Serra, aggiungendo che l’intero universo è il nostro corpo. (Cfr.: Tetsugen Serra, Zen, Milano 2005, Fabbri Editori, pp. 84-85)

Entrambi i testi citati vengono dalla penna di maestri zen contemporanei. Un’attenzione animata dall’urgenza è, per l’appunto, tributata alla natura proprio nel periodo storico attuale. Si tratta di cercare un equilibrio tra le conquiste tecnologiche e la preservazione dell’ambiente, senza il quale è impossibile la stessa vita. Si tratta anche di saper apprezzare la bellezza e la grandiosità intrinseca della natura, per cibarsi della meraviglia che parte della nostra psiche richiede, senza andarla a cercare in “dimensioni altre” di dubbia esistenza. Ecco che “religioni della natura” sono i neopaganesimi. Dai paganesimi antichi riprendono la ricerca del divino nelle forze naturali, dalla quali non è realmente disgiunto o distinto. Di odierno hanno (oltre alla conoscenza della psicanalisi junghiana e degli esperimenti sul cosiddetto biofeedback http://www.treccani.it/enciclopedia/biofeedback_res-1ea8bf48-98ea-11e1-9b2f-d5ce3506d72e_%28Dizionario-di-Medicina%29/ ) la preoccupazione per la sorte della Madre Terra.


Ethnos e Natura: la distinzione tra veteropagani e neopagani

Per amor di chiarezza, è ora bene distinguere questo tipo di indirizzo da quello detto “veteropagano”, maggiormente incentrato sulla ricostruzione delle religioni antiche e sul legame fra esse e l’ethnos di riferimento.  È tipico di taluni veteropaganesimi, come il Movimento Tradizionale Romano, porre l’accento su aspetti della spiritualità non legati al ciclo della natura: principalmente, la cosiddetta Pax Deorum (hominumque), il patto fra gli Dei e la comunità umana, stabilito con modalità giuridiche. (Cfr: Attualità e storia del M.T.R., su Saturniatellus.com – Sito ufficiale del Movimento Tradizionale Romano http://www.saturniatellus.com/storia-del-mtr/ ).

Altro esempio è quello della Religione Etnica Ellenica, o Ellenismo (https://hellenismos.org/2012/12/31/hellenismos-religion-of-the-ethnic-hellenes-and-hellenic-polytheists/ ) – giustamente, da non confondere con correnti neopagane dal nome simile. Il suo scopo è salvaguardare e riabilitare le tradizioni religiose dell’antico politeismo greco. (Cfr.: Consiglio Supremo degli Ellenici Gentili: https://www.ysee.gr/html/ital/index.html )

La Comunità Odinista, invece, mira alla rinascita della tradizione tribale longobarda, espressione religiosa di un Volk, ovvero di un popolo.  (Cfr.: Comunità Odinista – Chi siamo, Comunitaodinista.org http://www.comunitaodinista.org/chisiamopageco.htm )

Ciò non significa, però, che i veteropaganesimi siano tout court estranei all’amore per la natura. Diversi di essi (come il M.T.R. e l’Ellenismo) fanno parte dell’ECER, lo European Congress of Ethnic Religions – ex WCER, World Congress of Ethnic Religions. La sua Declaration si richiama agli antichi ethos, che valorizzavano e amavano la Terra, invitando l’uomo a trovare il proprio spazio nella vasta rete della vita. Anche questo fa parte della recupero delle radici religiose indigene.  (Cfr.: http://ecer-org.eu/about/declaration/ )
Il neopaganesimo come religione della Natura

Per tornare al discorso precedente, il mondo dei neopaganesimi è assai multiforme – sicuramente, non esauribile in questo luogo. Ci limitiamo a offrire alcuni spunti da autori wiccan noti alla sottoscritta:

“…l’uomo è l’unica specie ad aver cambiato la faccia di questo pianeta. […] crediamo che la scienza stessa debba offrire delle nuove risposte e insegnarci il rispetto per la complessità del mondo che ci circonda […] Tutte le scienze in realtà, nel tentativo di spiegare la natura, ci mostrano anche le sue meraviglie e molto spesso anche la delicatezza, la forza e il potere di quello che osserviamo.” (Cronos (Davide Marrè), Wicca. La nuova era della Vecchia Religione, 2015, Aradia Edizioni, p. 106)

“Una prima legge fondamentale della magia e dell’ecologia: tutto è interconnesso. […]

Se crediamo a questa frase in quanto gente magica e praticanti di un percorso spirituale che onora la Terra, allora dobbiamo rivedere il nostro comportamento. Se veramente crediamo che ciò che facciamo oggi, nel nostro appartamento o nella nostra casa, nei nostri giardini e vialetti, avrà un effetto sulla salute degli animali che ci vivono accanto, dei bambini che giocano nei vicini giardini e parchi, e persino degli animali e persone sull’altro lato del nostro Pianeta, allora vivremo in un modo più sostenibile. Per esempio dobbiamo riciclare di più, tagliare i nostri consumi in generale e il nostro uso di carburanti fossili; dobbiamo conservare (risparmiare) acqua ed energia nelle nostre case, e così via.” (Francesca Ciancimino Howell, Wicca e Natura: vera Spiritualità della Terra, trad. Maurizia Merati – rev. Davide Marrè, in: «Athame – I Principi della Wicca», a cura di Cronos (Davide Marrè) e Carmilla (Ines Tedeschi), Anno IX Numero 25, pp. 138-139).

 

Le conseguenze logico-pratiche dell’amore per la Terra, qui descritte dalla Ciancimino Howell, non sono le uniche attuate dai neopagani. Janet e Stewart Farrar, con Gavin Bone, suggeriscono un uso delle odierne tecniche di comunicazione per ridurre i viaggi giornalieri nelle città, laddove si tratta di lavori di routine gestibili a distanza tramite Internet (cfr. Il Sentiero Pagano, 2016, Anguana Edizioni, pp. 126-127). Ciò limiterebbe l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto.

            Ma gli stessi autori menzionano casi di vero e proprio attivismo ambientalista in nome della spiritualità neopagana. Ciò avvenne durante le manifestazione contro la costruzione di una strada attraverso il sito di Twyford Down nell’Hampshire. Molti pagani (racconta la succitata opera) si ritrovarono a doversi sdraiare davanti ai bulldozer durante il giorno e a fare da sacerdoti e sacerdotesse di notte. La ditta di sicurezza privata incaricata di controllarli non si fece scrupolo di usare metodi crudeli, come versare acido sulle mani.  (Cfr. op. cit., p. 135).

Né il bisogno di spiritualità orientale, né le correnti occidentali che apprendono dalle religioni antiche possono dunque risolversi in una “fuga dalla realtà”. Gli esempi qui portati mostrano come la loro vocazione possa compiersi solo in un servizio al mondo, qui e ora. L’attenzione alla natura, oltre che essere dovuta al loro “senso del sacro”, è indispensabile per ogni uomo che voglia mantenere le basi della propria sussistenza fisica e psicologica.

            Quando non sono impegnati in proteste dure come quella di Twyford Down, gli adoratori della Madre Terra non sarebbero fuori luogo in servizi di pubblica utilità come la pulizia dei parchi. Ed è lecito sognare gli “scout pagani” – ma questa è un’idea ancora troppo ambiziosa, per le risorse organizzative ed economiche attuali. L’importante, oltre a realizzare concretamente la propria spiritualità, sarebbe sfatare il mito dell’ “inutilità” o dell’ “estraneità” alla società delle religioni minoritarie. “Inutilità” spesso dovuta, più che altro, a un’organizzazione non centralistica e alla limitata disponibilità di denaro da investire in iniziative. Ma questa è un’altra storia e andrà raccontata un’altra volta.

Il sacerdozio e la visione: il cammino della Wicca

Non tutti siamo nati per fare i sacerdoti della Wicca, ma non per questo la Wicca non può essere una religione anche per i profani.

di Davide Marrè

Se si diventa cattolici (o cristiani) col battesimo che avviene in uno stato di totale inconsapevolezza e ‘ignoranza’, infondo si può ben diventare wiccan con un libro e un’autodedicazione (o una dedicazione)… Un conto è essere wiccan, un conto è essere sacerdoti wiccan (per cui occorre un cammino iniziatico).


La definizione di wiccan
Mi rendo conto che esistono due interpretazioni distinte… quello di una minoranza, nella Wicca tradizionale europea si è wiccan solo dopo l’iniziazione, e tutti gli altri sono definiti ‘pagani’, e quello di una maggioranza, la Wicca americana, dove si opera la distinzione tra sacerdoti wiccan e l’ampio pubblico degli eclettici wiccan (D. Lipp).
Io ho sempre preferito questa seconda versione, anche se troppo spesso wiccan eclettici e solitari senza alcuna esperienza si arrogano il diritto di insegnare e pontificare, dando un’immagine grottesca di questa religione. Ma è un male necessario: che senso ha un sacerdozio senza una comunità di riferimento? Diventa un puro e semplice ‘cenobitismo’ (con tanto di regola presente nel Libro delle Ombre).

Il sacro e il profano
Non tutti dobbiamo diventare sacerdoti, ma a tutti deve essere permesso di avvicinarsi agli dei e alle festività stagionali in una forma ‘comunitaria’, religiosa e non semplicemente spirituale. La spiritualità è qualcosa che il singolo vive quando pratica per esempio un’autoconsacrazione, la spiritualità è qualcosa di libero ed individuale, un’esperienza che può anche essere particolarmente profonda. Quando sentiamo però il bisogno di condividere la nostra spiritualità e le nostre esperienze mistiche, entriamo nell’ambito del religioso, perché cerchiamo il legame con altre persone. Lucrezio, anche se in un’accezione negativa parla di religione come dei legami che uniscono gli uomini a certe pratiche (religare), mentre Cicerone afferma che  coloro che riconsiderano con cura e, per così dire, ripercorrono tutto ciò che riguarda il culto degli dei sono chiamati religiosi da relegere. Nell’una o nell’altra accezione il fenomeno religioso ha un carattere collettivo.
Se la Wicca è una religione, ancorché misterica, a tutti deve essere concesso di avvicinarsi a quelli che sono i più semplici di questi misteri: per esempio il ciclo della Ruota dell’Anno che illustra i misteri del ciclo vitale e della Natura a cui ognuno può accostarsi. Ma anche l’autoconsacrazione, cioè l’instaurare un rapporto personale con il divino, la ritualità personale, o la più complessa dedicazione che è iniziare a percepire una corrente magica e un flusso di energia, fanno parte di questi misteri minori, che possono essere colti da molti.

Il sacerdozio
Il sacerdozio non è per tutti. Significa penetrare misteri più grandi, spostarsi dall’essoterico all’esoterico, misteri che comportano più grandi sacrifici. Oltre ai diversi gradi di profondità in cui si esprimono con l’iniziazione che il sacerdote affronta, gradi di conoscenza di se stessi e del proprio rapporto con l’Universo e con gli Dei, un Sacerdote wiccan deve farsi carico di almeno uno di questi tre elementi: la liturgia (la celebrazione per gli iniziati o per i profani, o entrambe), il servizio (rendersi disponibile per la comunità, quella degli iniziati o quella dei profani, o entrambe), e il più ostico, l’insegnamento (agli iniziati e ai profani che lo richiedono). Non tutti i sacerdoti debbono essere versati in tutte queste attività e ognuno ha i suoi doni che impara a esprimere nel corso del tempo attraverso la conoscenza. Quella conoscenza che nella nostra tradizione è rappresentata dalla spade, l’elemento aria: ogni conoscenza comporta sempre un cambiamento e ogni cambiamento è sempre foriero di uno ‘stress’, di un’uscita dalla posizione di confort. ‘Per imparare devi soffrire.’ 

La via del dare

Ognuno dei tre elementi indicati, liturgia, insegnamento, servizio, comporta un’attitudine fondamentale, la propensione verso gli altri e verso il Cosmo. Amare la Natura può sembrare semplice (non lo è), ma aprirsi agli ‘altri’ è la cosa più difficile. All’inizio spesso si rivela uno scoglio insormontabile: molte persone credono che gli altri debbano risolvere i loro problemi e che la religione sia una facile soluzione alle crisi esistenziali o a problemi più concreti. Non comprendono la loro chiusura al Mondo: persi nelle mille voci dei loro problemi personali non si fermano mai a chiedersi perché il Mondo dovrebbe fare qualcosa per loro. Solo noi abbiamo la chiave dei nostri problemi, comprendere quello che possiamo dare e non quello che dobbiamo prendere, è un passo fondamentale verso l’altro. Una domanda che risolve molti problemi: quando si finisce di chiedersi che cosa può fare per me la Wicca e si passa al ‘che cosa posso fare io per la Wicca’.

Armonia
Stare insieme in armonia in una religione che muove i primi passi, è naturalmente impossibile… è come chiedere a un vulcano in eruzione di calmarsi un attimo. C’è troppa energia: l’energia degli inizi. Si creano gruppi, piccoli comunità in rapido cambiamento, luoghi di aggregazione, templi, gruppi di studio, coven, C’è bisogno di rapida selezione, di distinguo, di definizioni, di scritti, di pensamenti e ripensamenti, di scissioni, riavvicinamenti, anatemi, bandi, guerre e riappacificazioni. La storia delle religioni e costellata di questi ‘grandi’ momenti iniziali. Eppure dopo le esplosioni anche la lava segue i suoi fiumi e anche distanza di pochi anni è possibile scorgere delle correnti e dei flussi. Non è dato sapere quale di questi flussi spegnendosi darà origine a un bosco o quale accostandosi al mare dei gas venefici. Non ha importanza, in questa fase l’armonia è la consapevolezza che ognuno in questa esplosione ha un ruolo, che ognuno cerca di agire per il meglio… l’armonia allora diventa la visione di qualcosa di più grande ed è quando si riesce a tratti a condividere questa visione immensa che l’esplosione comincia a pacificarsi.

Occuparsi del presente

Tre volte in senso orario, nel mattino del mondo,

Giro in cerchio nei miei invadenti pensieri.

Un luogo di pace in fine –

Raggiungo il centro silenzioso.

– Vivianne Crowley (1993)

Siamo in transito nel ciclo solare dal segno del Toro a quello dei Gemelli, in equilibrio tra l’esperienza sensoriale taurina del mondo attraverso i sensi fisici e l’intelletto e il pensiero dei Gemelli. La divinità di Venere, associata all’amore fisico e al piacere sensoriale, che presiedeva nei cieli, cede il passo a Mercurio, divinità della comunicazione, del pensiero veloce, delle nuove idee e dell’innovazione. Stare in bilico tra due diversi tipi di influenze può essere difficile – è più facile seguire l’una o l’altra, ma i pagani non sarebbero pagani se non amassero fare cose difficili.

 

Sperimentare il mondo intorno a noi

I nostri sensi sono come strumenti finemente calibrati che vengono bombardati dagli input del mondo esterno. Per funzionare dobbiamo calibrarli in modo da non essere sopraffatti e dobbiamo creare spazio nella nostra psiche per concentrarci sui compiti della vita quotidiana. Ma la vita odierna ci insegna a dare priorità a quello su cui siamo focalizzati e troppo spesso queste priorità sono sbagliate. Ci concentriamo su sciocchezze – le più irrilevanti, le meno importanti – e questo può distorcere la nostra visione del mondo che ci circonda. Questa potrebbe sembrare una questione puramente psicologica o che ha a che fare con la salute psicologica, ma avere un focus distorto, guardare il mondo come attraverso una lente offuscata e distorta, può influenzare la nostra salute su molti livelli. L’effetto sulla nostra salute spirituale è comunque parimenti importante.

 

Trovare l’unidirezionalità

Il mio pensiero quando entriamo nei Gemelli, il più intellettuale dei segni, è che il non impegnare il nostro apparato sensoriale in modo ottimale influenza il nostro paganesimo. Al fine di apprezzare l’universo interconnesso in cui viviamo, dobbiamo prendere tempo per smettere di essere “nella testa” con i nostri pensieri ed emozioni frammentate, turbinanti, in competizione e indaffarate. Passiamo la maggior parte del giorno cercando di assolvere a compiti multipli. Pensiamo mentre guidiamo, cuciniamo, mettiamo a letto i bambini. Stiamo costantemente facendo una cosa mentre pensiamo a tutte le altre cose che competono per la nostra attenzione. Un momento in cui probabilmente siamo pienamente presenti è quando facciamo un rituale, quando siamo impegnati in atti fisici di venerazione delle divinità o di magia, la scienza e l’arte di trasformare uno stato di esistenza in un altro. Tutta la nostra attenzione e i nostri sensi sono concentrati su quell’atto di venerazione o trasformazione e diveniamo per una volta “unidirezionali”. I pensieri in competizione, le emozioni e le sensazioni che di solito girano vorticosamente nella nostra psiche sono unificati in singole azioni concentrate.

 

Consapevolezza dell’adesso

Consapevolezza significa prestare attenzione in modo particolare; di proposito, al momento presente, e senza giudizio (Kabat-Zinn 1994, 4).

C’è un ampio dibattito attualmente sulle tecniche di consapevolezza di derivazione buddista e i loro benefici. La neuroscienza ci dimostra che la consapevolezza cambia la nostra fisiologia cerebrale e da qui la nostra esperienza futura del mondo. Circa venti minuti al giorno dedicati alla consapevolezza mentale focalizzata cambiano la nostra percezione del mondo e ci permettono di vederlo di nuovo con rinnovata intuizione, come quella di un bambino che sta scoprendo l’esistenza. Questo “Yoga” del cervello migliora il nostro benessere e ci permette di apprezzare meglio la realtà in cui viviamo. Ma non c’è bisogno di rivolgersi al buddismo per trovarlo.

L’imperatore romano Marco Aurelio (interpretato da Richard Harris nel film Il Gladiatore di Ridley Scott) era un filosofo pagano, così come un generale e un imperatore. Dettava i suoi lavori filosofici di notte nella sua tenda, mente era in campagna militare. Non era un mistico, e non si poteva dire fosse altro che impegnato nel mondo reale. Egli raccomandava di trattare quel mondo con attenzione focalizzata, e per coloro che amano la legge del tre, questa era la sua triplice regola di vita:

Giudizio oggettivo, ora, in questo momento.

Azione non egoistica, ora, in questo momento.

Accettazione volontaria – ora, in questo momento – di tutti gli eventi esterni.

Questo è tutto ciò di cui hai bisogno.

– Marco Aurelio (121-180 EC), Meditazioni, 9.6 (Stephens 2012, 115)

 

Accettazione non significa consenso

Accettazione non significa che dobbiamo rinunciare alle nostre ambizioni di cambiare il mondo che ci circonda. La motivazione che muove molti di noi verso il paganesimo è quella di cambiare, se non il mondo, almeno noi stessi.  Le nostre tradizioni spirituali enfatizzano il cambiamento – il cambiamento stagionale e il cambiamento delle fasi della luna. Per capire meglio ciò che vogliamo cambiare, comunque, abbiamo bisogno di vedere chiaramente, senza la distorsione delle nostre speranze, paure, pensieri e ansietà. È come se avessimo bisogno di pulire le lenti dei nostri sensi, così da poter esperire con chiarezza il mondo circostante. Come i sommelier che sorseggiano un vino raffinato. Ne guardano i colori, ne annusano il profumo prima di assaggiarlo, lasciano che il liquido giri nella bocca per sentire le “note” del gusto. Possiamo imparare a notare e apprezzare di più di quello che ci circonda se ci prendiamo delle piccole pause durante la giornata, una volta al giorno, per essere totalmente presenti nel momento.

 

Consapevolezza sensoriale della vita di ogni giorno

Questo è un semplice esercizio che possiamo fare discretamente a casa o al lavoro per centrarci, focalizzarci e connetterci con il mondo intorno a noi. È particolarmente utile se si tende a essere troppo presi dal lavoro e si passano ore seduti in posizioni che sono deleterie per la schiena, o se ci si smarrisce nella fantasia o in schemi di pensiero negativi. Coinvolge la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto. Non preoccupatevi se uno dei vostri sensi non funziona. Usate quelli che avete.

 

Esercizio delle Cinque Cose

  1. Primo, fare 5 lenti, profondi respiri. Inspirare ed espirare. Spingere i muscoli addominali fuori per far entrare aria nei polmoni, e tirare i muscoli dentro per espellere aria, con un ritmo lento e regolare.
  2. Concentrarsi sul respiro per altri 5 respiri: notare le sensazioni dell’aria fresca che fluisce nelle narici e scende nei polmoni e dell’aria calda che fluisce fuori dal nostro corpo. Notare la cassa toracica che si solleva e si abbassa, il leggero movimento delle spalle, l’espansione e la contrazione dell’addome.
  3. Fare altri 5 profondi, lenti respiri volontari.
  4. Vedere: notare adesso ciò che ci circonda, iniziando da ciò che vediamo: notare 5 cose che possiamo vedere.
  5. Fare altri 5 profondi, lenti respiri volontari, notando il flusso d’aria in entrata e in uscita dal nostro corpo.
  6. Sentire: ascoltare attentamente i suoni intorno e dentro di noi: notare 5 cose che possiamo sentire.
  7. Toccare: notare 5 cose che possiamo sentire col tatto – i piedi sul pavimento, le cosce sulla sedia, gli anelli sulle dita, per esempio.
  8. Di nuovo, fare 5 profondi, lenti respiri volontari, notando il flusso d’aria in entrata e in uscita dal nostro corpo.
  9. Annusare ed assaporare: notare 5 cose che possiamo odorare o assaporare. Notare ora i diversi sapori nelle diverse parti della bocca e della lingua.
  10. Fare ancora 5 respiri e con la mente rifocalizzata dedicarsi al prossimo compito della giornata.

di Vivianne Crowley (trad. R. Di Vaio)

 

Riferimenti

Kabat-Zinn, Jon. Wherever You Go, There You Are: Mindfulness Meditation in Everyday Life. New York: Hyperion, 1994.

Stephens, William O. Marcus Aurelius: A Guide For the Perplexed. London: Continuum, 2012.

 

Come dovrebbe sembrare una congrega inclusiva?

Per molto tempo i movimenti esoterici sono stati apertamente discriminatori, la Wicca non è stata esente da certi comportamenti: un’iniziata della tradizione gardneriana ci spiega come le cose stanno cambiando e come questo cambiamento possa essere promosso.

di Yvonne Aburrow
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Molte persone sembrano avere l’idea che inclusivo significhi: “Ho alcune persone gay nella mia congrega”. Questo dà certamente un senso di accoglienza – ma è davvero inclusivo? Penso che esista uno spettro di inclusività – così una congrega potrebbe raggiungere il risultato del 100% e un’altra dell’80% – ma penso anche che dobbiamo accettare che persone diverse avranno idee e priorità differenti. Tuttavia, si eviterebbero un sacco di cuori infranti da tutte le parti, se la gente dichiarasse in anticipo quanto inclusiva sia la loro congrega in realtà.

Wicca Inclusiva (design by Yvonne Aburrow)

Una congrega inclusiva si ritrova in alcune o in tutte le seguenti caselle:

□ Comprende che la diversità ha un posto nella celebrazione, nella teologia e nella cosmologia.

□ Capisce che l’identità di genere, l’espressione di genere, il genere assegnato alla nascita, e le caratteristiche biologiche sono distinte (quando dico distinti, voglio dire notevolmente differenti, ma embricate e con i confini sfocati).

□ Capisce che si può generare energia attraverso la polarità (la tensione degli opposti), la risonanza (due persone simili), o la sinergia (che unisce le energie di tutto il gruppo).

□ Capisce che la polarità può essere costituita da due o più persone di qualsiasi genere e orientamento sessuale, e da due o più persone dello stesso sesso, e che la polarità esiste in uno spettro in cui la persona A può essere yang in relazione alla persona B, ma yin in relazione alla persona C.

□ Comprende che può generare la polarità qualsiasi coppia di qualità opposte (ad esempio persone mattiniere e persone notturne, persone amanti dei gatti e amanti dei cani, bevitori di tè e bevitori di caffè, segni d’aria e segni di terra, segni di fuoco e segni d’acqua).

□ Capisce che la fertilità non è strettamente biologica e può riferirsi alla creatività (e che non ha bisogno di un corpo maschile e un corpo femminile per la produzione di fertilità a livello simbolico – per esempio nella benedizione del raccolto).

□ Permette l’invocazione di divinità di qualsiasi genere su qualsiasi genere di essere umano da parte di un’invocatore di qualsiasi genere.

□ Permette la fluidità di genere nei ruoli rituali e non insiste che le persone in cerchio si alternino ragazzo / ragazza / ragazzo / ragazza.

□ Fa la libagione con riferimento alll’amante e all’amato/a, o utilizzando due coppe, o con la comprensione che tutti contengono sia energie ‘maschili’ che ‘femminili’, o qualche altra variazione inclusiva, e che può essere fatta da due persone di qualsiasi genere .

□ Ospita la diversità (ad esempio le neurodiversità come la dislessia, i mancini, l’afantasia) e le disabilità. Un passo avanti per abbracciare il modello sociale della disabilità.

□ E’ aperto ad altre culture ed etnie e non insiste su una base genetica per la cultura (ad esempio, chiunque può adorare gli dei da qualsiasi cultura provenga). Un passo avanti nel diventare consapevoli del concetto di razzismo sistemico.

□ Cerca di evitare l’appropriazione culturale.

□ E’ conciliante verso i comportamenti sessuali non convenzionali (BDSM), verso la poligamia e verso la monogamia.

□ Promuove la cultura del consenso.

□ Accoglie favorevolmente i membri di tutte le età (maggiorenni) e accoglie le esigenze dei membri più anziani.

□ Non esclude automaticamente le persone con problemi di salute mentale.

□ Ospita diverse prospettive teologiche (animismo, l’ateismo, panteismo, politeismo, duoteismo, ecc).

Ha un approccio positivo alla dimensione corporea: non consente che il grasso o il corpo siano una vergogna.

□ È pronto a ospitare i membri della congrega che sono meno abbienti (non organizzando attività sociali costose, o dando una lista di letture massiccia e costosa, per esempio).

□ Non insiste sul fatto che i suoi membri raggiungano un particolare livello di istruzione o di appartenenza ad una classe socio-economica.

□ Ascolta le opinioni di tutti i membri.

□ Valuta i contributi e le idee di tutti i membri.

 

Riepilogo

La Wicca inclusiva è di essere comprensivo verso tutti.

Non c’è una gara a chi è più oppresso, e non vi è nessuna fila per la liberazione. Possiamo lavorare su piccoli problemi e grandi problemi, allo stesso tempo – non sto suggerendo che tutte le categorie citate nella lista ricevano lo stesso grado di oppressione nella società – sono inclusi nella lista, perché a un certo punto, sono stati esclusi da alcuni circoli Wiccan per qualche motivo.

Inoltre, vorrei ricordare che la Wicca inclusiva non è una tradizione nuova o separata; si tratta di una tendenza all’interno di tradizioni Wiccan già esistenti. (Anche se solo per confondere le cose, in Australia, c’è in realtà è una tradizione chiamata ‘Inclusive Wicca’, che è estraneo alla tendenza inclusiva. Anche se può avere obiettivi simili. )

 

Grazie a Alder Lyncurium, Anna Hammarlund, Anya leggere, Brian Paisley, Francois Schaut, Lirilin Lee, Susan Harper, per suggerimenti e commenti sulla prima bozza di questo.

 

Per saperne di più vai sul sito dell’ Inclusive Wicca.

(Originariamente pubblicato per Dowsing for Divinity)

 

Yvonne Aburrow

Yvonne Aburrow è pagana dal 1985 e wiccan dal 1991. Ha un Master in Religioni contemporanee e spiritualità alla Bath Spa University, e vive e lavora a Oxford, UK. Il suo libro più recente è ” All Acts of Love and Pleasure: inclusive Wicca”. Ha anche scritto quattro libri sulla mitologia e il folklore di alberi, uccelli e animali, e due antologie di poesia. Lei è una genderqueer, bisessuale, ed è stata una femminista verde anarcosocialista di sinistra per gli ultimi trent’anni.

Traduzione di Davide Marrè

L’energia del solstizio con le benedizioni di Sekhmet

di Vivianne Crowley

Ave Sekhmet!

Leonessa del deserto,

Diletta figlia di Ra,

Regina protettrice del tuo popolo,

Fiera madre del principe Nefertem,

Figlio della prima luce del sole, Ninfea del Sole.

L’energia del solstizio d’inverno è un’energia che ci porta verso il basso e verso l’interno, al luogo di riposo e guarigione dopo il travaglio, un tempo in cui abituarci a una nuova vita, a nuove responsabilità, e focalizzarci sugli altri piuttosto che su noi stessi. Il momento della nascita è un tempo di radicale cambiamento e riordinamento. Tradizionalmente le donne dopo il parto avevano quaranta giorni di recupero prima di uscire di nuovo nel mondo. Nel ritmo delle nostre vite possiamo allinearci alle energie di ciascun sabba per creare un equilibrio tra l’essere e il fare, l’attività e la riflessione. In questo modo possiamo evitare di consumarci nella vita spirituale e nella vita materiale.

sekhmet-komombo-creative-commonsPrepararsi al cambiamento

Affrontiamo un periodo di radicali cambiamenti nel mondo. Le vecchie certezze sono spazzate via. Le culture dominanti non si ritrovano più al comando. Gli eventi del mondo fanno a pezzi le nostre illusioni e sfidano i nostri valori. In tempi come questi dobbiamo trovare la nostra fierezza interiore. Abbiamo bisogno di energia e di forza per essere preparati ad affrontare qualsiasi cosa la vita stia per lanciarci. Se dobbiamo proteggere tutto ciò che abbiamo e consideriamo sacro, abbiamo bisogno della fiera energia protettrice di una leonessa verso i suoi cuccioli, di un cervo che protegge il suo branco.

Il tempo tra Yule e Imbolc è un tempo in cui possiamo focalizzarci sul costruire la nostra forza, la forza di cui avremo bisogno per impegnarci col mondo nel momento in cui la marea del tempo ci spinge in avanti nel nuovo anno. Cosa possiamo fare? Gli elementi possono guidarci.

Terra – Mangiare

Mente-corpo-spirito-cuore  – il nostro paganesimo ci insegna che nessuna di queste cose è separata dalle altre. Ciascuna interagisce con le altre per apportare energia, chiarezza, risolutezza. Il cibo è il carburante del corpo e senza di esso non possiamo provvedere al veicolo che ospita la mente, il cuore e lo spirito. Possiamo rafforzarci mangiando bene, dando al nostro corpo il cibo migliore nelle combinazioni e quantità migliori per un funzionamento ottimale.  Non faremmo mai un rifornimento di carburante sbagliato per la nostra macchina, così dopo le feste natalizie diamo al nostro corpo il vero nutrimento. Sappiamo tutti quello di cui i nostri corpi hanno bisogno e quello di cui non hanno bisogno, perciò siamo buoni con noi stessi e nutriamoci bene.

Fuoco  – Movimento

Camminiamo, facciamo attività fisica, danziamo – il corpo umano non è mai stato creato per rimanere seduto per  lungo tempo. Ciò che non viene usato si atrofizza. Dobbiamo muoverci e usare i nostri muscoli se vogliamo essere forti.

Aria – Parlare

Le interazioni vocali e viso a viso ci fanno sentire valorizzati come il postare su facebook non potrà mai fare. Esse creano uno scambio energetico che contribuisce a formare la nostra elasticità emotiva. Siamo animali sociali e non siamo fatti per lunghi periodi di isolamento. Interagire con gli altri rafforza il sistema immunitario e ci dà la fiducia per andare avanti.

Acqua – Dormire

Molti di noi sono privati del sonno e pochi  godono delle otto ore di sonno che avevano le generazioni precedenti all’avvento della luce elettrica e gli apparecchi elettronici in camera da letto. La mancanza di sonno indebolisce il corpo, le emozioni e la mente, specialmente in inverno quando siamo fisicamente più vulnerabili. Abbiamo bisogno di dormire per recuperare e permettere ai nostri corpi di rinnovarsi. Abbiamo bisogno di dormire per rielaborare e digerire tutte le esperienze che si sono impresse nel nostro cervello. Nei nostri sogni troveremo la fonte di nuove visioni e ispirazioni.

Etere– Pratica spirituale

In tempi difficili e impegnativi dobbiamo rafforzare la connessione con i nostri valori più profondi e le nostre fonti di forza spirituale. La nostra pratica spirituale può essere sia solitaria che di gruppo, idealmente entrambe. Momenti di silenzio, preghiera, meditazione e interazione solitaria con il divino,  insieme a pratiche di gruppo che ci danno un senso di comunità e di sforzo condiviso.

sekhmet_statues_louvre-commons-wikimedia-orgEquilibrio elementale

Così, transitando nel 2017, cerchiamo l’armonia dentro noi stessi, l’equilibrio elementale. Facciamo a noi stessi un regalo in questa stagione di doni. Il regalo di prenderci sul serio, di pensare che il nostro corpo, la nostra mente, il nostro spirito meritano cure e attenzioni; prendiamoci cura di noi stessi proprio allo stesso modo in cui ci prenderemmo cura di qualcun altro che amiamo e coccoliamo. Quando siamo forti possiamo essere forti per noi stessi e per gli altri. Quando siamo forti abbiamo il coraggio di opporci a tutto ciò che non è giusto e vero.

Sekhmet

Sekhmet, la dea egizia dalla testa di leonessa, è una dea che potremmo associare più con l’estate che con il solstizio d’inverno. La sua energia però si può trovare al Nadir solare così come allo Zenith. Sekhmet è la patrona dei guerrieri. È anche madre e patrona della guarigione.  I suoi sacerdoti e le sue sacerdotesse erano famosi per i poteri di guarigione, ma era invocata anche dai faraoni per la difesa dell’Egitto, così come per l’allontanamento della peste e delle malattie.  Avvicinandoci al solsitizio, nell’emisfero nord come nell’emisfero sud, possiamo onorare e cercare la forza e la protezione della dea dalla testa di leonessa, la diletta figlia di Ra, potente madre del nostro guerriero interiore. Ascoltate quindi le sue parole:

 

Io sono colei che viene a voi con la chioma fiammeggiante,

Io sono colei che partorisce il Figlio del Fuoco,

Io sono colei che cura il Fuoco del suo perfetto amore.

 

Mia è la torcia del Fuoco,

Io sono la madre creatrice,

Io vengo a voi come la fiamma della vita,

Io sono Sekhmet.

 

I vengo a purificare ed epurare,

tutti i poteri di guarigione sono miei.

Il calore delle vostre mani viene da me per guarire;

il calore che perfettamente fluisce per purificare ed epurare

tutti i cancri e le malattie del mondo.

 

Ricevete la forza della vita,

la forza del sangue che scorre nel vostro corpo;

ricevete il respiro che non può vivere senza il Fuoco.

Ponete le vostre fondamenta sulla Terra.

Ricevete il Fuoco!

Da Alex Sanders, The Words of Sekhmet, revisione di  Vivianne Crowley

 

traduzione di Rossella Di Vaio

Auguri per l’Equinozio, dalla Primavera a Sud, all’Autunno al Nord

Il confronto tra due emisferi nelle celebrazioni dell’equinozio e nella ritualità pagana con una particolare prospettiva al paganesimo contemporaneo del Cile

di Vivianne Crowley

Nel tempo dell’equinozio,
benedizioni di Luce e Oscurità,
che i poteri della terra e del mare, del cielo e del sole,
benedicano il tuo viaggio.
Che tu possa navigare con gioia sulle acque agitate della vita,
che tu possa trovare pace nel pieno del cambiamento,
Benedizioni.

Come molti di voi sapranno, io e Chris siamo in Cile – la nostra prima visita in assoluto nell’America del Sud. Il Cile è un luogo di drammatici contrasti, di caldo e freddo, di temperature brucianti estive nei deserti del nord e la glaciale carezza delle acque antartiche nel sud. Siamo passati da Lammas in Europa all’Equinozio di Primavera e celebriamo il periodo dell’equinozio a sud dell’equatore.

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Una terra antica
Il movimento pagano contemporaneo in Cile è relativamente nuovo, ma esistono ancora resti di un Paganesimo precedente, antico di migliaia di anni. Lungo la costa del Pacifico andino centrale vi sono testimonianze archeologiche di insediamenti umani risalenti dai 13.000 ai 14.000 anni fa. Nel Cile settentrionale, 7000 anni fa, i Chinchorro mummificavano i loro morti per prepararli all’aldilà – due millenni prima degli Egiziani e in una società completamente diversa e meno gerarchica. Nella cultura Chinchorro la mummificazione non era riservata solo ai reali e alle classi d’élite più ricche. Bambini, donne e uomini – tutti i corpi umani venivano trattati con cura e dignità.

file-19-09-2016-22-31-58I serpenti della terra e del mare
Mentre ci connettiamo con questa terra, possiamo sentire l’antica presenza umana, ma quella presenza è sfuggente e incide molto poco sul territorio. Questa non è una regione del mondo come l’Europa, dove gli esseri umani hanno coltivato artificialmente e “addomesticato” la terra per eoni. Sui pendii delle Ande la nostra impronta umana è leggera e la terra non è sempre amichevole con l’umanità. Questa è una regione di terremoti, vulcani e tsunami. Nella cosmologia degli indigeni Mapuche, Trengtreng il serpente terrestre gigante, conosciuto anche come Xeg-Xeg filu o Ten Ten vilu, combatte con Kai-Kai o Caicai filu, il serpente del mare, e da questa lotta nacquero la terra (la porzione continentale) del Cile e le sue duemila isole. Quando Kai-Kai si agita sotto la superficie delle acque, le grandi onde dello tsunami divoratore arrivano ad inghiottire la terra. Trentreng porta i terremoti e le eruzioni vulcaniche, ma quando lo tsunami arriva i suoi pendii costituiscono un rifugio sicuro che protegge gli esseri viventi del territorio (del paese). Le pendici delle montagne andine sono guardiani che proteggono l’umanità, offrendo rifugio quando le onde fanno ritorno. Le loro cime divennero luoghi sacri.

file-19-09-2016-22-31-36Fuoco e Terra
Qui in questo territorio esplosivo, il potere della natura è evidente e forte. Il terremoto più recente e grande, 8.8 sulla scala Richter, avvenne nel 2010. Fu uno dei più grandi mai registrati su un sismografo e centinaia di persone persero la vita nel disastro provocato dal terremoto e dal conseguente tsunami. Nel 2015 e 2016 vi sono state violente eruzioni vulcaniche nel Cile meridionale. L’idea dei serpenti di terra e di mare in lotta fra loro ha perfettamente senso in questo territorio, dove sono avvenuti già sette terremoti nel breve periodo in cui siamo stati qui.
Il potere della terra è forte anche in altri modi. Prima del nostro primo rituale wiccan in un cottage di pietra nella campagna del Cile, abbiamo pregato gli spiriti della terra e di tutti gli esseri umani vissuti qui prima di noi affinché aprissero la via per riceverci, qualora lo volessero. La terra sembrò immediatamente svegliarsi, riempiendoci con un’ondata di energia pura e pulita. Energie diverse rispetto a quelle percepite in Europa, in Nord America, Asia, Nord Africa e Australia – diverse, ma non del tutto; perché l’energia che sentiamo qui sembra provenire da una stessa radice comune anche a quelle sperimentate in precedenza in altri luoghi. E, come in altre parti del mondo dove l’insediamento umano non ha inciso molto sul territorio, questa energia è pura, si ha la sensazione di essere in contatto con la Terra esattamente com’era migliaia di anni fa.

Sviluppare il Paganesimo contemporaneo
Vi sono tracce del Paganesimo antico nei ritrovamenti archeologici e le tradizioni delle popolazioni indigene del Cile sono ancora vive. Il Paganesimo occidentale moderno è una novità qui, ma vi sono ad oggi piccole comunità wiccan, dalle tradizioni iniziatiche all’eclettismo. Esistono gruppi della Dea derivati dalla Fellowship of Isis e dal Glastonbury Goddess Temple, così come Eteni, e altri. Il culto di Odino può sembrare strano in Cile, ma dal XIX secolo in avanti il Cile attirò molti migranti germanici che hanno lasciato il loro segno sulla cultura.
Come in tutti i paesi, i pagani cileni devono affrontare la sfida della creazione di un Paganesimo che possa mettere radici nella loro terra e fiorire. Noi non siamo i nostri antenati. Anche se fossimo in grado di ricostruire in modo esatto gli antichi rituali, non avrebbero di certo lo stesso significato per noi rispetto alle generazioni precedenti. I nostri stili di vita, il nostro senso di individualità, e persino il clima sono cambiati. E la sfida è ancora più grande, ovviamente, se siamo persone trapiantate, geograficamente lontane dal luogo in cui i nostri antenati veneravano gli Dei.
dangerous-volcanos-by-vivianne-crowleyLa via per andare avanti è secondo me quella dell’umiltà, dell’accostarsi lentamente e con rispetto alle energie della terra; del prendersi del tempo per vedere, ascoltare, e sentire come gli alberi e le rocce, i fiumi e il cielo rispondono quando comunichiamo con loro. Le nostre tradizioni pagane di derivazione europea hanno le loro divinità perciò, quando invochiamo i nostri Dei, stiamo dando nuova energia alla terra. Alcune divinità sembreranno più “a casa” e accolte qui rispetto ad altre. Nel tempo, la pratica del Paganesimo si evolverà mentre esploriamo con sensibilità ciò che ci sembra appropriato o meno.
Qui in Cile, i pagani affrontano la stessa sfida che altri paesi hanno affrontato in passato – un lungo e lento lavoro di rieducazione della società riguardo a cosa è e cosa non è il Paganesimo, così che i pagani possano praticare liberamente senza la paura del pregiudizio e della discriminazione. Ci sono alcuni segni che fanno sperare. Gli eventi del Pagan Pride si sono affermati e stanno crescendo e si percepisce un clima di cambiamento sociale. Questa settimana abbiamo partecipato alla decima edizione di un festival vegetariano e vegano che promuove i diritti degli animali. I diritti civili LGBT stanno procedendo e nel 2015 le unioni civili per coppie dello stesso sesso sono state legalizzate. Un clima sociale che rispetta i diritti degli animali e rispetta le differenze umane è un clima più favorevole allo sviluppo del Paganesimo.

Trapiantare la vite
Diverse forme di Paganesimo europeo si svilupperanno in maniera differente qui – ognuna a proprio modo. Trapiantare il Paganesimo è come trapiantare vitigni, il sapore del vino prodotto sarà leggermente diverso da quello della vite nella sua terra di origine; ma con tempo e pazienza, con adattamento e innovazione, con la cura e la coltivazione, e con il supporto di fratelli e sorelle nei paesi dove il Paganesimo si è sviluppato prima, il raccolto crescerà e sarà prospero. vivianne-crowley-by-chris-crowley-chilling-in-chile

Trad. Valentina Ferracioli