Wicca&Wicco: il Gender nell’Arte

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” Mi ricevi
come il vento la vela.

Ti ricevo
come il solco il seme.”

 (Pablo Neruda, canzone del maschio e della femmina)

Riflessione sul Maschile ed il Femminile nella spiritualità di oggi

di Salvatore Fortunato

L’Athame e la Coppa

Da una recente discussione mi è venuta in mente questa riflessione su di un argomento quanto mai di attualità. Proprio in queste ore, infatti, i politici si stanno scannando in Parlamento sulle unioni civili e la stepchild adoption, mentre gli “intellettuali” si accoltellano a suon di gender. Il Maschile ed il Femminile, (la cui lettera maiuscola indica qui l’espressione sacrale) cosa sono? Nella Wicca si riconosce l’aspetto maschile e quello femminile del Divino, il Dio e la Dea per l’appunto. Quando durante la libagione il sacerdote immerge la lama nella coppa si dice: ” come l’Athame è il Maschile, la Coppa è il Femminile e congiunti portano la loro benedizione“. Ora la congiunzione qui è ovviamente creatrice, ad indicare appunto che come in alto così in basso e cioè che come sul piano fisico l’unione tra un maschio e una femmina porta alla procreazione, così sul piano spirituale è necessaria la conjunctio oppositorum per la Creazione del Tutto. Vivianne Crowley scrive: “Benché in ultima istanza nella Wicca il Divino sia inteso come Uno, in Esso vediamo una dualità. Il Divino è energia, l’energia è movimento e cambiamento, e dove c’è movimento e cambiamento c’è l’attivo e il ricettivo, il flusso e il reflusso. Il Divino viene colto come maschile e femminile, Dea e Dio.[1] Ora fin qui tutto chiaro, ma la domanda è: il Maschile ed il Femminile si riflettono in toto nei maschietti e nelle femminucce? Cioè in poche parole, nel “mondo degli uomini” il Maschile si incarna negli uomini ed il Femminile nelle donne? La realtà ci porta a dire ovviamente no! Ci sono persone che nascono maschi ma si sentono femmine e il contrario. Persone che alcuni sciamani chiamano “due anime”. Questa constatazione di fatto insieme ad anni di studi psicologici (per semplificare la faccenda), dimostrano che sia gli uomini sia le donne hanno dentro di loro un po’ di Maschile ed un po’ di Femminile. È quello che Jung chiama Animus e Anima, con la cui danza ogni iniziato dovrebbe confrontarsi. Ora il problema è: in che percentuale, per usare un termine “molto poetico”, il Maschile ed il Femminile vengono distribuiti nei maschietti e nelle femminucce. Mi sembra chiaro che non sia “equamente distribuito”. E mi sembra invece abbastanza logico pensare che, nella maggior parte dei casi, ci sia più Maschile negli uomini e più Femminile nelle donne (si, sto ridendo da solo mentre scrivo di quantità, tipo problemino delle elementari). Di questo penso, si sia accorto anche Gardner quando trasmise ai suoi la regola per cui l’iniziazione passa da uomo a donna e da donna a uomo oltre che la pratica per cui nel cerchio si sta sempre alternati maschi e femmine. Ci sarebbe anche da dire che i Quattro Elementi, cioè le colonne portanti della nostra vita, spirituale e non, sono concepiti come maschili (Fuoco e Aria) e femminili (Acqua e Terra). Ma, a questo punto bisogna fare un discorso un po’ più serio su cosa sia il Maschile ed il Femminile.

 

Chokhmah e Binah

Per farlo mi riferirò alla Tradizione Esoterica Occidentale, uno dei cui frutti è, per l’appunto, la Wicca. La base di questa Tradizione è la cabala ermetica, gemmata (per così dire) dalla Qabbalah ebraica. Qui la creazione viene spesso descritta come l’atto di unione di due principi opposti ma complementari usando un linguaggio di matrice sessuale. Maschio e Femmina, uomo e donna, sposo e sposa, Abba e Ima cioè il Padre e la Madre, due delle Patzufim, le Espressioni dell’unità di Dio. Abba, (“Padre”) è il Partzuf della sephirah Chokhmah, seguito da Ima (“Madre”), il Partzuf di Binah. Chokhmah che è in cima al pilastro della Grazia, è secondo la cabala ermetica, la forza espansiva, creatrice e vivificante, (il Lingam degli indiani) che però per creare ha bisogno di un ricettacolo, di una Forma, che rappresenta anche un limite: è Binah, il grande mare, la forza ricettiva e limitante che dà forma femminile alla forza maschile. Il Maschile è quindi ciò che si espande, la forza centrifuga dell’universo, il potere proiettivo del Divino. Il Femminile invece è ciò che si oppone all’espansione, ed opponendosi da forma all’universo. É il grande utero, colei che si prende cura di ciò che viene creato, la forza centripeta dell’universo, il potere ricettivo del Divino (ciò che in India si chiama Yoni). Si potrebbe semplificare dicendo che il Maschile è la forza attiva, mentre quella Femminile è quella passiva, ma purtroppo siamo troppo abituati a dare giudizi di valore a questi termini e rischieremmo di incappare nell’errore di pensare a “passivo” come sottomesso. É proprio questo errore, secondo me, che molte femministe inseguono. Dice Dione Fortune: ” In Binah e Chokmah abbiamo il Positivo e Negativo archetipali; la Mascolinità e Femminilità primordiali, stabiliti quando “volto non mirava volto” e la manifestazione era incipiente. È da queste primarie Coppie di Opposti che scaturiscono i Pilastri dell’Universo, tra i quali è intessuta la rete della Manifestazione.[2] I due Principi quindi sarebbero impotenti presi singolarmente. Il femminile è tutto in potenza, ma è inerte. Il Maschile è puro atto, incapace di portare alla nascita di alcunché. Il Maschile è visto quindi come uno stimolo, mentre il femminile come un freno. Sto ovviamente parlando di termini “filosofici” che riguardano principi cosmici e non della triste immagine da commedia all’ italiana in cui lui fa il satiro e lei ha mal di testa!

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Yin e Yang

Anche in oriente, oltre a i già citati concetti indiani si specula sulle Polarità. Nel Tao Te Ching c’è scritto:

Il Tao generò l’Uno,

l’Uno generò il Due,

il Due generò il Tre,,

il Tre generò le diecimila creature.

Le creature voltano le spalle allo Yin

e volgono il volto allo Yang,

il Ch’i infuso, le rende armoniose.”

Anche qui Yin rappresenta il Negativo, mentre lo Yang il Positivo. Yin è oscurità, luna, femminile, terra e acqua ecc. mentre lo Yang è luce, sole, maschile, cielo, fuoco ecc. il glifo dello Taijitu rappresenta proprio questi due concetti come opposti ma complementari, dove finisce il bianco Yang, inizia il nero Yin. I due principi si fondono l’uno nell’altro senza che nessuno dei due perda la sua identità. E’ importante mettere in evidenza che Yin e Yang non hanno alcun significato morale Buono-Cattivo e che non sono considerati elementi contrastanti, bensì inscindibili. Su questi concetti sono basate tutte le filosofie cinesi e l’intera medicina tradizionale. Il Tao che di per sé è inafferrabile (il Principio Ineffabile dell’occidente) può, tuttavia, essere percepito nell’alternanza dei suoi due aspetti Yin e Yang. L’alternanza delle sue manifestazioni è costitutiva della conoscenza umana del Tao. Lo stesso accade proprio nella Wicca, è il mito del Dio e della Dea che ci permettono di capire la manifestazione divina. E quando Il Dio e la Dea si uniscono allora si percepisce l’Estasi dell’Infinito. Tutto questo si ripercuote anche nel “mondo degli uomini” soprattutto a livello rituale, quando all’ultima iniziazione il Dio viene fatto discendere su di un sacerdote e la Dea su di una sacerdotessa per dar vita al Grande Rito, l’unione mistica di Maschile e Femminile, umano e divino, sacro e profano. In Cina c’è una bellissima espressione per indicare la donna: “l’altra metà del cielo”. Trovo che indichi al meglio la concezione spirituale del femminile sia nella cabala che nel taoismo, sia nella Wicca naturalmente. Ma la Cina ha altro da insegnarci. Secondo la medicina tradizionale cinese infatti tutto ha in sé sia il Maschile Yang sia il femminile Yin. Yin e Yang si creano vicendevolmente, si controllano vicendevolmente e si trasformano l’uno nell’altro. La salute è quindi uno stato di armonia di queste forze. E’ la nostra stessa idea, ma i termini a noi suonano più neutrali che Maschile e Femminile a cui attribuiamo “uomo” e “donna” che invece sono concetti diversi. Mentre i primi sono concetti spirituali i secondi sono sociali.

 

Il Potere Maschile e Femminile

Per lo sciamano (così come per la Strega) quello che conta davvero è il Potere. Definire cosa sia il Potere sarebbe in un certo senso “uccidere” il potere stesso perché l’atto di definire, di individuare, di separare che è tipico Maschile può portare inevitabilmente ad una perdita di Potere. Allo sciamano non interessa tanto cosa il Potere sia, ma cosa il Potere faccia. Il Potere è una sorta di chiave che apre delle porte. E’ quindi distinto dall’energia. E’ come se con l’energia aprissi la porta a spallate mentre il Potere è la chiave con la quale far scattare la serratura. Due chiavi importantissime, se non le più importanti sono appunto il Maschile ed il Femminile. Il potere Maschile è per lo sciamano quello che fa espandere all’uomo il suo territorio. È quello che dà al guerriero la vittoria in battaglia e la conquista nella caccia. L’uomo nelle società tribali, esce e va alla “conquista”. Va a caccia, a procurarsi il nutrimento per il suo popolo. Il Potere Femminile invece non è espansivo, ma il suo contrario. Le donne nelle società tribali si curano della casa, migliorano il territorio. Alcuni vedono l’agricoltura una scoperta femminile per esempio. Il Potere femminile è anche quello che cura il rapporto tra le persone. Le cose belle vengono dal Potere Femminile perché l’uomo che va alla conquista, è sbrigativo e non ha tempo per curare ed abbellire l’ambiente in cui vive. Nella società moderna ovviamente le cose non stanno così, gli uomini che vanno a fare la guerra o vanno a caccia per procurarsi da vivere sono relativamente pochi. Di contro le donne non sono le uniche ad occuparsi della casa e del “territorio”. Ma i Poteri sono sempre gli stessi. Semplicemente uomini e donne usano entrambi i Poteri a seconda dei casi. Anzi, pensiamo alle casalinghe come delle schiave, come non utili alla società. Uno sciamano tradizionale vedrebbe in tutto ciò una perdita di Potere femminile. Il mondo moderno, con la sua frenesia e la sua voglia di conquista non è forse espressione del potere Maschile? Se la risposta fosse affermativa dovremmo dedurre che il Potere femminile è stato messo da parte anche da chi, a quel potere dovrebbe essere più naturalmente predisposta cioè la donna. Ricordo che secondo la concezione sciamanica il femminile non ha a che fare tanto con la donna ma con il cuore. Poiché i due Poteri sono Complementari, privarsi dell’uno o dell’altro significherebbe sbilanciare l’esistenza. Bisognerebbe ripensare quindi al Maschile ed al Femminile in ogni essere umano e riappropriarsi dei loro Poteri tenendo però presente la nostra incarnazione biologica.

 

Animus e Anima: conclusioni junghiane

Secondo Carl Gustav Jung ogni uomo e ogni donna portano dentro di sé una parte dell’altro sesso, sia biologicamente sia psicologicamente. La donna nascosta nella psiche dell’uomo e l’uomo nascosto nella psiche della donna sono degli archetipi potenti e come tali dei ponti verso le zone più profonde del nostro inconscio. Ogni essere umano esprime un’energia dominante, ma contiene, in secondo piano, anche quella opposta. Ecco perché la psiche, quindi, andrebbe vista come una combinazione di principi maschili e femminili. La vita è l’unione di energie complementari, ognuna delle quali tende verso l’altra, compensandola. I due archetipi, Anima (femminile) e Animus (maschile), sono da sempre presenti nell’inconscio collettivo. Nei miti e nelle leggende ad esempio il Femminile è sinonimo di protezione, affettività, cura, conservazione ecc. mentre il Maschile è sinonimo di riflessività, controllo, razionalità, decisione ecc. ovviamente sia il Maschile sia il Femminile hanno degli aspetti positivi e negativi. Jung insiste sempre sull’equilibrio degli opposti e spiega l’innamoramento proprio con l’attrazione che il maschile della donna provoca nell’uomo e viceversa. Tuttavia bisognerebbe ricordare che Animus e Anima sono concetti troppo estranei dalla vita dell’Io per risultare comprensibili. La controparte sessuale, come abbiamo detto, è l’espressione dell’atteggiamento più distante dalla coscienza, meno individuale, più stereotipato e collettivo, più impersonale e in questo senso, come insegnavano i romantici tedeschi, “meno umano e più divino”, quindi più vincolante.  Nella Wicca si vanno ad “attivare” questi archetipi, soprattutto alla prima iniziazione. Questo perché si spalancano le porte dell’inconscio e, come Jung ha scoperto, mentre nell’uomo, l’Io cosciente è maschile, l’inconscio è femminile ed il contrario per la donna. Il lavoro spirituale è quindi anche quello di riscoprire i doni che la nostra parte “opposta” può farci, per essere più consapevoli, forti ed equilibrati nel nostro Io cosciente. Una sorta di integrazione e di armonia delle funzioni. Ma sarebbe bello a questo punto concludere con le parole di Vivianne Crowley che oltre ad essere una Gran Sacerdotessa è anche una psicologa e docente di psicologia delle religioni: “Il viaggio spirituale dell’iniziazione è quel processo che mette in azione tutte le nostre qualità, non quello di raggiungere l’opposto a spese dell’originale. Nella società troviamo un esempio di questo tipo con l’avvento dell’uomo new age. Sebbene molte coppie abbiano fatto esperienza dell’inversione di ruoli con il padre che si prende la responsabilità maggiore nel curare e nutrire, ruoli che sono tradizionalmente attribuiti alla madre, non si tratta di una soluzione definitiva se facendo questo le qualità e gli istinti maschili vengono artificiosamente soppressi. Forse è una stadio necessario per ripristinare il corretto equilibrio, neutralizzando così precedenti schemi di comportamento, tuttavia andando avanti per questa strada, si deve raggiungere un nuovo equilibrio che sia più stabile, dove viene dato sia al femminile che al maschile ciò che gli è dovuto. Nella Wicca, l’obbiettivo è fare in modo che nell’uomo l’esplorazione dei misteri femminili possa sviluppare un ruolo maschile nuovo e più illuminato in cui viene dato spazio sia al pensiero che al sentimento e che il sentimento non sia visto come sola competenza della sacerdotessa e della Dea, ma come una parte importante dell’universo maschile. Il compito finale di un sacerdote wiccan è quello di realizzare dentro di sé le qualità del Dio e facendo questo accedere alla forza creativa della stessa Divinità: perché non era forse Pan ad essere il suonatore del flauto?[3]

 


[1] I Poteri della Wicca, ARMENIA , pag. 11 – 12

[2] Dion Fortune, Cabala Mistica pag. 115

[3] I Poteri della Wicca, pag. 153

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2 Responses

  1. indovino scrive:

    Mi sono avvicinato alla Wicca da relativamente poco tempo, ma questo è il concetto che più di tutti mi risulta difficile da assimilare. Provo ad esporre i miei dubbi (e spero abbia un po’ di pazienza con me).
    Mi sembra che il succo della questione, in origine, sia il problema di cosa rende un uomo uomo e una donna donna. Mettiamo il caso di una donna che va a caccia, è assetata di sangue e di conquista e ciò nonostante si sente perfettamente donna – e per di più nell’atto sessuale è felicissima di fare quella che riceve, per così dire “passivamente”. Seguendo il ragionamento dell’articolo, e spero di non banalizzare, a questo caso si risponderebbe che, certo, quella donna è pur sempre una donna; quando va a caccia, tuttavia, utilizza i poteri maschili che sono dentro di lei.
    E’ corretto? Ecco, è qui il nodo che non riesco a spiegarmi. Ora come ora mi sembra soltanto un modo di aggirare la questione, ma che non la risolve mai del tutto. Ovvero: non sappiamo dire, connotati biologici a parte, perché una donna è una donna, quindi diciamo che una donna fa cose più femminili e altre più maschili. Una donna che va a caccia è una donna, ma sta facendo qualcosa di maschile.
    E qui arriva la domanda da un milione di dollari: per quale motivo la caccia è maschile? Lo è perché nelle radici della storia dell’Occidente erano più gli uomini quelli che andavano a caccia? Quindi se ora tutte le donne andassero a caccia, dopo un ragionevole lasso di tempo la caccia diventerebbe un’attività femminile?
    Oppure la caccia è maschile perché il suo simbolismo è più vicino al simbolismo del ruolo maschile nell’accoppiamento eterosessuale procreativo?
    Oppure bisogna dire che nella caccia c’è sia del maschile che del femminile? E qui, però, potremmo continuare all’infinito, senza mai arrivare al succo del discorso.
    Con il bagaglio culturale che possiedo adesso non riesco a darmi una risposta definitiva. E penso che non sia poi così importante, alla fine; le persone continueranno ad essere uomini o donne con tutta la naturalezza e semplicità di questo mondo. Ma allora posso ancora approcciarmi a questo dualismo della Wicca, anche se ritengo che maschile e femminile siano degli stereotipi culturali?

  2. redazione scrive:

    Certo, la mia é una riflessione che parte da ciò che é considerato Maschile e Femminile nella Tradizione Esoterica occidentale, nella tradizione sciamanica ed in quella taoista. Il perché certe cose sono considerate espressioni del Maschile o del Femminile é appunto, l’oggetto della riflessione. Certo non é solo una questione di tradizione, per cui passati certi anni la cosa diventa accettata. Non dipende solo da questo. Perché furono gli uomini a cacciare nelle primitive società? C’è sempre un motivo e a volte questo motivo é più grande di quello che la nostra mente comprende. E ciò che la mente non comprende, spesso la banalizza. Questo é quello che penso io

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