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Nuova segnaletica per la Via Romana agli Dei

Roma, critica sull’obbligo di svolta a destra

di Marzio de li Trabucchi

Incaricato dalla Communitas Populi Romani

a nome e con la collaborazione dell’altra faccia del Tradizionalismo Romano

 

Leggendo l’articolo Viaggio nel Tradizionalismo Romano di Davide Marré, salta subito agli occhi una lettura che tende a porlo come una forma di paganesimo esclusivamente di destra.

Ahinoi da un punto di vista storico è corretto, proprio in virtù del fatto che nel primo secolo della sua vita, il Tradizionalismo Romano si è sempre visto portato avanti da un ambiente esclusivamente di destra.

I motivi di tutto ciò sono numerosi.

Prima della Seconda Guerra Mondiale l’immagine di Roma era per tutta l’Italia un punto di riferimento anche ideale: la bandiera della Repubblica Cisalpina portava un fascio littorio, l’Altare della Patria (iniziato nel 1885, quindi non fascista come molti pensano) e tutte le sue aquile, fu poi lo stesso Garibaldi a dire per primo <O Roma, o morte> eppure già Cavour lo temeva perché comunista.

Nel dopoguerra invece, per demolire il fascismo, ogni bandiera politica ha voluto detestare i riferimenti alla romanità. Fatto salvo la destra.

Ancora oggi capita, infatti, di sentir dire che vi è uno stretto legame tra Roma antica e fascismo.

Tra gli esempi infatti di tradizionalismo non fascista, merita di essere citato Reghini, il quale a seguito dell’avvicinamento del fascismo alla Chiesa ed alla Monarchia, perse il posto di docente universitario dopo che egli aveva rifiutato di giurare fedeltà al governo Mussolini, in quanto Dignitario Massonico. Fu così che dopo i Patti Lateranensi anche le componenti Tradizionaliste furono emarginate, e tali si mantennero anche nei periodi di scontri politici successivi alla guerra.

Da 6-7 anni a questa parte la tendenza al monopolio di destra si sta allentando.

Molti si sono stancati di doversi costringere in un ambiente che non appartiene loro. Oppure gli appartiene ma trovandosi ad ascoltare per lo più discorsi nostalgici o veder inserito il “problema ebraico” ovunque, se ne lamentano.

Si aggiunge una schiera sempre più numerosa di persone che preferiscono lo studio diretto delle fonti classiche e dei testi accademici, alle considerazioni di carattere filosofico ed esoterico (vedasi i blog di Traditio Romana attivo dal 2011, ed Ad Maiora Vertite dal 2012).

Su queste basi si è iniziato a formare un sempre più nutrito numero di tradizionalisti che in modo indipendente o comunitario hanno portato avanti il Culto in chiave apolitica.

Ovviamente come in ogni processo, alcuni si sentono pienamente rappresentati dalle descrizioni già fatte da Marré, motivo per cui non c’è bisogno di parlarne in questa sede.

 

Coloro che si sono mantenuti al tradizionalismo “esoterico”:

Così come è stato descritto nell’articolo vi è sempre una preminenza di destra, con posizioni favorevoli al mito Iperboreo e ad altre teorie di carattere razziale.

Una visione che pone al centro una divinità solare appoggiandosi alle teorie riguardanti gli indoeuropei, così come studi esoterici di diversa natura. Una struttura associativa molto rigida che spesso fa capo ad un unico “maestro”.

Stufi della politica vogliono evitare che il Tradizionalismo sia inserito in una categoria partitica sulla base delle idee personali degli appartenenti, poiché Dei e politica centrano poco nulla.

Il legame con l’esoterismo spinge certamente anche ad apprezzare testi, culti e misteri più greci che romani.

Si aggiunga una tendenza (condivisa dal mondo accademico per la verità, ed alla base del Rinascimento) a seguitare un fortissimo sincretismo tra culto greco e romano, considerando il primo come un perfezionamento del secondo.

In questo ambito esistono persone che invece favoriscono il legame politica di destra e religione, poiché considerano le due cose necessariamente un tutt’uno.

Fra gli esempi che si possono fare: una politica di destra che vuole l’annessione dell’Istria e della Dalmazia è anche religiosamente corretta perché vuole l’unità territoriale italiana (che come ogni terra possiede in sé una divinità).

Tutto questo, e soprattutto l’esoterismo, portano ad essere schivi verso la pratica comunitaria ed ancor di più in spazi pubblici (come giustamente messo in evidenza dall’articolo riportando il pensiero dell’MTR).

 

Coloro che hanno scelto un tradizionalismo più “storico”:

Tra questi invece l’argomento politica è quasi tabù, per rispetto verso gli altri sodali e per estensione della regola antica che vietava di parlarne vicino a templi e sacelli.

La stragrande maggioranza ha posto in seconda istanza le teorie razziste, quindi si parla soltanto di Romani in termini di “sentir proprio”.

Quindi non <romano è chi il romano fa> ma <romano fa, chi in cuor suo romano è>.

Si contrappone alla preminenza di un culto solare, la presa in considerazione di tutto l’immenso Pantheon Romano. Molto al di là dei 12 Dei Consenti vi sono infatti dalle divinità familiari, fino a divinità considerate normalmente come “minori” e che nella vita quotidiana sono più vicine a noi.

Proprio in questo sta l’attualizzarsi del Culto Romano, poiché tanto ieri quanto oggi l’essere umano è fatto nella stessa maniera, bisogni, desideri e sogni sono sempre gli stessi, così la natura e così anche gli Dei.

Per quanto concerne i culti misterici non vi è una posizione univoca, molti continuano a seguire il pensiero descritto anche nell’articolo: misteri tramandati da alcune famiglie fino ad oggi, in una ininterrotta linea iniziatica.

Altri hanno una visione più razionale ritenendo che in primo luogo sono per lo più culti di importazione greca, e che comunque essendo stati interni ai templi sono scomparsi con la fine del mondo antico.

Sottolineo il punto dell’importazione di divinità proprio perché non si vede il culto greco come uno strumento di perfezionamento del culto romano, bensì come due realtà nate in luoghi diversi, con premesse sociali, territoriali, e sacre diverse, giunti ad una convergenza per un’importazione forzata da parte della classe dirigente romana (pensiamo al “Circolo degli Scipioni”), che ha portato in parte a far scomparire o a ridursi  importanza e funzioni di alcuni Dei Indigeni.

Come accadde per la Dea Laverna, prima dea infera dei ladri e delle ombre, oltre che dei morti, successivamente sostituita in buona parte da Proserpina con l’importazione nel 249 avanti l’era volgare.

Così come, proprio per uno studio più storico e meno filosofico, si mette in risalto il legame con altri popoli italici che hanno influenzato il Culto Romano nelle sue fondamenta. Etruschi e Latini per primi.

Questo non crea un contrasto tra greci e romani, ma se ne sottolinea le differenze anziché mischiarli come fossero un’unica realtà.

Le strutture associative restano rigide, proprio per le basi stesse del mondo romano, ma con maggiore mobilità in senso verticale. Questo come ovvio risultato del fatto che non esistendo dei “maestri spirituali” ma soltanto persone che hanno avuto la fortuna di iniziare prima a studiare, non vi è un diverso livello di qualità tra le persone, ed in genere le cariche sono elettive (come avviene nella Communitas Populi Romani).

Non c’è a questo punto bisogno di mettere in evidenza che molte pratiche sono comunitarie e fatte in luoghi pubblici senza alcuna vergogna.

Ovviamente tutti sono infinitamente riconoscenti alle realtà che hanno portato in auge il Tradizionalismo Romano dalle origini fino ad oggi, ma forse proprio la divisione dell’MTR ha imposto la necessità di nuovi presupposti, liberandosi finalmente di quel grosso peso che è la politica. Ovvero che la politica rimanga come idea personale del singolo, ma non ideale generalizzato di un Culto. Non uso volontariamente la parola religione, sulla scia dell’insegnamento di Cicerone.

 

Similitudini

Nell’approccio “storico” sicuramente maggiori che in altri.

Il Culto Romano delle origini era di tipo animista, si è poi tramutato in panteista fino a divenire politeista, ma ha mantenuto tutti i suoi caratteri fino alla fine.

E forse parrebbe stupefacente scoprire che per un Romano era normale fare offerte al Genio del Luogo tanto in campagna quanto in città; che i boschi avessero divinità proprie quanto i fiumi: il Dio Tiber era il fiume Tevere, se non addirittura che esistesse una quercia che veniva venerata dai pastori sotto cui Romolo stesso pose le spolie optimie; o ancor più stravagante che venerasse la coppia divina Fistulus e Fistula…. divinità delle tubature idrauliche!

Questi sono alcuni esempi di una forma di venerazione per ogni cosa nel mondo, che non limita né esclude il politeismo canonico, anzi lo completa, e può essere un punto d’unione con un neopaganesimo particolarmente legato alla natura.

Così come anche il Culto di Magna Mater (la Grande Dea Madre) era presente in Italia da prima della nascita stessa di Roma, e da essa colto a piene mani.

Inoltre il fatto che

<Il primo [tradizionalismo romano] è legato prevalentemente al culto solare e civile, alla regalità intesa come fenomeno solare, la seconda [wicca] legata idealmente ai culti dionisiaci e alla Dea, al concetto di seconda nascita, di viaggio nell’oscurità dell’inconscio, di accettazione dei limiti dell’Io solare e di sua trasformazione, di adesione alla gioco della polarità.>

(cit. articolo di riferimento)

in questa accezione de-politicizzata non vi è più un contrasto, poiché la forza e la capacità del Culto Romano è stata proprio quella di unire culti e religioni più diverse, e quindi non esiste in realtà nel mondo Romano una contraddizione nel considerare validi entrambi i percorsi qui citati.

Che poi il Culto Romano sia prevalentemente urbano, come molti sospettano (è una precisazione che tengo a fare in genere) è un’illazione, poiché tanto vi erano pratiche pubbliche e private per l’area urbana e per quella extraurbana.

Anzi i Lari Compitali sono proprio quelli degli incroci in campagna, ed avevano una festa nel Calendario a loro dedicata (3 gennaio Compitalia).

Non solo, in genere gran parte del calendario è basato su feste agricole e “selvatiche”, esterne alla civiltà umana, che solo in un secondo momento sono state fissate su un calendario solare, perdendo il suo legame con la natura.

Inoltre l’unica fonte scritta di riti romani riportati da capo a piede è Catone “De Agri Cultura”, un manuale su come gestire il fondo terriero, sia da un punto di vista sacro che profano.

 

Differenze

Al di là delle meno rilevanti differenze su come si applica il culto, senza dubbio vi è una maggiore rigidità nelle norme rituali e la fortuna/sfortuna è quella di avere numerosi fonti spesso molto precise (in alcuni casi in disaccordo!), che danno tante informazioni ma spingono anche verso un ricostruzionismo apprezzabile fintanto che non si sfocia nella rievocazione storica.

L’aspetto spirituale è senza dubbio prettamente legato alla filosofia, ma non vi è scritto da nessuna parte che sia vietato approcciarsi a ricerche spirituali di altro tipo.

In antichità il singolo romano nel suo privato importava divinità straniere. Arcinoto è il caso del Mithraismo, propagatosi nell’impero tramite i legionari di ritorno dal fronte, quindi non c’è ragione perché non lo si faccia anche noi, cum grano salis.

Per alcuni un’impostazione così storica con un ridotto supporto esoterico e/o spirituale è visto come un arido ricostruzionismo, una forma di scientismo addirittura. In realtà tutt’altro: i romani erano tanto precisi nei riti che ai Ludi Plebei del 216 aev si dovette ripetere il rito per ben tre volte a causa di alcuni errori.

Se oggi abbiamo delle fonti che riportano buona parte delle indicazioni rituali è corretto seguirle in modo preciso.

Il risultato?

Unendo questo ad una condizione di cuore castus et purus, come precisa Cicerone, si ha un rito ove le energie sono estremamente forti.

Come sappiamo tutti incantesimo viene da in-cantum “fatto in modo cantato”, e quindi la sonorità nella magia è importante tanto quanto l’intento e le parole, e se gli antichi usavano determinate formule, che per altro si ripetono, un motivo c’è.

 

Il ponte è possibile

Se un ponte sia possibile, questo dipende soltanto dagli stessi appartenenti ai due gruppi.

Nella CPR esistono membri che nel privato si occupano di reiki, di esoterismo, di vari studi energetici, di wicca perfino, mentre a livello di culto comunitario partecipano ai riti Romani.

Anche se Roma è circondata da altri popoli, non c’è ragione di provare disprezzo reciproco.

Si è passata tutta l’esistenza della paganità a creare divisioni, per la necessità che ogni realtà ottenesse una propria identità.

Adesso bisogna, forti delle diversità, unirsi.

I neopagani dovrebbero però comprendere, ed i tradizionalisti romani ricordarsi, che Roma non è né destra, né sinistra, non è scusa per forzare differenze, non è punto di riferimento per dire cose è bene o cosa è male.

Da sempre la grandezza di Roma si fondò sulla collaborazione tra romani e “barbari”, Roma è diventata immensa su questo presupposto di solidarietà reciproca religiosa, politica e militare.

Del resto chiunque è barbaro per qualcun altro.

Roma è un ideale universale di unità, è l’ala protettrice sotto cui chiunque possa dire senza paura

<io venero liberamente i miei Déi, e onoro gli ideali universali della romanità>.

La tradizione molteplice: viaggio nel Tradizionalismo romano

Veteropaganesimo e Neopaganesimo, un confronto nella prospettiva del Tradizionalismo romano e della Wicca

di Davide Marrè

Nel nostro paese è esistito un paganesimo moderno molti decenni prima che correnti propriamente neopagane attecchissero in Italia. Questo moderno paganesimo è la Via romana agli Dei, anche detta Tradizione Romana o Tradizionalismo romano. Non è possibile capire l’ampio spettro di ciò che, almeno antropologicamente, può essere definito il paganesimo italiano moderno, senza capire le profonde differenze che esistono tra alcune delle sue correnti.

Per fare questo occorrerebbe un saggio, e non un articolo divulgativo come questo, con tutti i suoi limiti e le sue inevitabili generalizzazioni. Il tipo di paganesimo moderno a cui si fa riferimento in questo articolo, quello tradizionalista, non ha radici totalmente diverse da quell’altro paganesimo moderno, il cosiddetto neopaganesimo, ma ha avuto invece sviluppi radicalmente opposti.

Credo sia doveroso chiarire anche la posizione di chi scrive. Del tradizionalismo romano storico ho sempre apprezzato la capacità di fare cultura, il suo aspetto intellettuale e filosofico, ma mi ha sempre turbato l’incapacità di distaccarsi da un discorso politico di destra, anzi di estrema destra, frutto di un’ingenuità idealistica che è e resta il suo peccato delle origini: il mito della sapienza italica.

Chiarito questo, per semplificare la distinzione tra queste due aree del paganesimo italiano moderno, già anni fa, con l’uscita de L’essenza del neopaganesimo, avevo sentito l’esigenza di distinguere questi due movimenti accomunati soltanto da un nome troppo generico, paganesimo (che peraltro come vedremo i tradizionalisti storici rifiutano), e da un equivoco sostanziale che è andato avanti negli anni. Ai tempi chiamai questi due regni che cadono sotto la definizione storica e antropologica di paganesimo moderno: veteropaganesimo e neopaganesimo.

Per chiarire ancora di più ciò che sono queste due aree, diremo generalizzando che nel nostro paese la corrente principale del primo è costituita in prevalenza dal cosiddetto Tradizionalismo Romano, mentre la corrente principale del secondo è la Wicca. Per principale non intendo solo in senso strettamente numerico, ma anche per storia, evoluzione, esposizione mediatica, pubblicazioni.

Il Tradizionalismo romano, è geneticamente differente da qualsiasi forma di neopaganesimo, inteso come quell’insieme di correnti religiose e spirituali sviluppatesi parallelamente o cresciute attorno alla Wicca, o addirittura nate prima di questa, parlo del druidismo, del reclaiming, delle varie forme di spiritualità femminile, delle molteplici tradizioni avaloniane, dei neosciamani, cioè quelle correnti spirituali che cadono sotto la definizione di Earth Based Religion.

I padri del tradizionalismo romano

Per comprendere il tradizionalismo dobbiamo partire da lontano. Da un pensatore italiano quale fu Arturo Reghini. Reghini aderì al movimento teosofico e alla massoneria, e rielaborò il pitagorismo. Il suo scritto Imperialismo Pagano e tradizione italica,  del 1914, lo rende uno dei padri della Tradizione Romana.

Riemerge in questi anni, un’idea che sembrava essere ormai definitivamente estranea al nostro panorama culturale e filosofico, ma che viene recuperata in seno alla propaganda nazionalista, l’idea di una sapienza italica[1]. È un’idea cruciale nel Tradizionalismo Romano, cioè l’idea dell’importanza fondamentale di Roma come capitale spirituale: la sapienza metafisica è patrimonio di tutti coloro che in ogni luogo e tempo se la immedesimano […]. Pure, come vi sono sopra la terra regioni più fredde e più calde, più fertili e più aride, così vi sono regioni dove la pianta iniziato cresce meglio che altrove. Il linguaggio e la razza non sono le cause di questa superiorità metafisica, essa appare connaturata al luogo, al suolo, all’aria stessa. Roma, Roma caput mundi, la città eterna, si manifesta storicamente come una di queste regioni magnetiche della terra.[2]

In Imperialismo Pagano e Tradizione Italica, il compito di Roma dovrebbe essere quello di rappresentare, con la sua monarchia imperiale in grado di gerarchizzare il mondo, l’ordine cosmico nell’ecumene umano, ricomporre ad unità le Nazioni, in una visione armonica sinanco del conflitto bellico, nel gioco d’equilibri della libertà individuale e collettiva[3].  Questa visione di Reghini è quella stessa che lo rende un interventista nella I Guerra Mondiale (assieme a diversi altri intellettuali).

Imperialismo pagano sintetizza quella che fu una visione nata dall’incontro con un altro importante massone, Nicola Armentano, conosciuto nel 1907. Armentano si riteneva esponente di una corrente iniziatica pagana pitagorica. Ancora oggi in alcuni ambienti egli è considerato l’ultimo esponente di una corrente iniziatica continua, a cui venne iniziato anche Reghini. Insieme tentarono una riforma della massoneria in senso pagano, cercando di sostituire il simbolismo giudaico cristiano, ritenuto corrotto, con quello appunto pitagorico.

Quest’idea di una prisca sapientia, pitagorica, italica e pelasgica, è un mito che viene da molto lontano e che ha influenzato nei secoli la nostra cultura, nel bene e nel male. Che ha visto personaggi come Pitagora, Numa, Virgilio, Dante, Vico, sistemati idealmente nella catena iniziatica con cui nei secoli si è manifestata questa sapienza.

Affascinato dal fascismo, Reghini ebbe l’illusione che proprio questo, resuscitando la simbologia imperialista, potesse portare Roma ad assolvere al suo compito. Inizia in questi anni il profondo legame tra il Tradizionalismo romano e la destra storica. Sono gli anni della breve collaborazione con Evola che incontrò Reghini nel 1927.

Assieme al ritorno al paganesimo si sviluppa anche in modo compiuto il concetto di tradizione. Per Evola esistono due tradizioni, in primo luogo la Tradizione che non è una data forma tradizionale, ma una sapienza posta per essenza, alle origini e al di sopra di ogni forma tradizionale che si è manifestata nel tempo e quindi nella storia. La Tradizione è, nella sua essenza, qualcosa di metastorico e, in pari tempo, di dinamico: è una forza generale ordinatrice in funzione di principi aventi il crisma di una superiore legittimità -se si vuole, si può anche dire: di principi dall’alto- forza la quale agisce lungo le generazioni, in continuità di spirito e di ispirazione, attraverso istituzioni, leggi, ordinamenti che possono anche presentare una notevole varietà e diversità.[4] La seconda forma di tradizione è quella temporale.  Cioè la forma che la Tradizione assume nel tempo nel mostrarsi in una data civiltà. Quindi se la Tradizione Primordiale è alla base di ogni tradizione legittima, le varie tradizioni scaturiscono da un’unica fonte. Nelle ultime opere di Evola la tradizione diventa la struttura fondamentale di una civiltà di tipo organico, differenziato e gerarchico in cui i domini e tutte le umane attività hanno un orientamento dall’alto e verso l’alto.[5]

Il Tradizionalismo romano diventerà quindi una delle espressioni più nobili della Tradizione, che avrebbe per la verità secondo Evola le sue origini più pure nella tradizione iperborea. Un altro concetto cardine del tradizionalismo evoliano. La Tradizione Primordiale era stata appannaggio infatti di una mitica razza iperborea. Un concetto, senza alcun fondamento storico, ma diffuso con sfumature differenti non solo nell’esoterismo italiano. Un esoterismo alimentato inoltre dalle diverse filosofie razziste diffuse tra il XIX e il XX secolo che hanno portato ai risultati che ben conosciamo.

Più avanti Evola chiarirà i limiti del suo libro del 1928, chiamato anche da lui Imperialismo Pagano, giustificando lo stesso nome di tradizione romana, a discapito dell’uso del termine paganesimo: la carenza di […]più vasti punti di riferimento e l’accentuazione della polemica anticristiana costituiscono uno dei limiti essenziali di quel mio libretto di battaglia, limite visibile già nel suo titolo, perché, in realtà, non era il caso di parlare di « imperialismo », […] e perché « pagano » è un termine dispregiativo da respingere usato proprio dai cristiani. Piuttosto si sarebbe dovuto parlare, per un riferimento storico, di una « tradizionalità romana ».[6]

Nascita del movimento

Gli anni dalla fine del dopoguerra fino agli anni di piombo, sono gli anni di formazione di quello che emergerà negli anni ’80 come un vero e proprio movimento. In questi anni si forma una galassia composita che esprime diverse sensibilità e una lunga rielaborazione anche critica dei concetti spirituali e filosofici espressi da Reghini ed Evola. Va detto che quest’ultimo sviluppando il tradizionalismo si allontanerà molto dal paganesimo.

Una delle idee portanti che porta alla nascita ufficiale del Movimento Tradizionalista Romano nel 1986 è quello di creare un’elite culturale di destra. Ripresa di una tensione tra la rozzezza del fascismo squadrista e la finezza intellettuale di pensatori come Reghini ed Evola, che è del resto da sempre presente nella destra italiana.

Il movimento fu concepito da Salvatore Ruta, Renato Dal Ponte e Roberto Incardona che si erano uniti nella pubblicazione de La Cittadella. Subito dopo, fra il 1985 e il 1988, lo svolgersi in Sicilia di tre incontri (chiamati I, II e III Conventum Italicum – il primo il 28 agosto 1985, sotto il patrocinio della Dea Vittoria, il secondo il 27 agosto 1986, sotto il patrocinio del Dio Volturno), cui partecipano i rappresentanti (sempre Salvatore Ruta, Renato del Ponte e Roberto Incardona) delle tre comunità convergenti in quella che verrà chiamata la «Via Romana agli Dei». Al termine di questi incontri nasce finalmente il Movimento Tradizionalista Romano (dal 1998 Movimento Tradizionale Romano, MTR), organismo che intende riunire i gruppi che propongono in Italia la «Via Romana».[7] Renato Dal Ponte arrivava dal tradizionalismo evoliano. Salvatore Ruta si era formato nel del gruppo dei Dioscuri, cui si deve un decisivo impulso alla creazione di una corrente pagano-romana nel tradizionalismo italiano, attivo negli ambienti dell’estrema destra romana.  Roberto Incardona veniva dall’esperienza messinese del Centro Studi Tradizionali di Trabia.

Il Movimento Tradizionalista Romano che cambierà poi nome in Movimento Tradizionale Romano, era articolato in gens, gruppi, che operavano in diverse città tra cui Roma, Genova, Messina, ecc. Al di là delle considerazioni sul pensiero politico e filosofico troppo connesso a quello religioso, si tratta di una sintesi eccezionale durata quasi vent’anni, non solo culturale, ma anche un sodalizio spirituale che aveva elaborato una sua gerarchia secondo l’ideale di ordine romano. Il Movimento tradizionalista romano si autodefinisce non un movimento politico, bensì l’espressione, sul piano culturale della Nazione, di un Centro spirituale che alla fine del secondo millennio dell’Era Volgare testimonia della continuità e della viva presenza della Tradizione romano-italica in Italia.[8] Il Movimento pubblica nel 1988 il pamphlet Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale che riassume i principi del tradizionalismo romano.

Nel 1992 entrerà a far parte del movimento l’ Associazione Romània Quirites, e verrà istituita la Curia Romana Patrum come supremo organo dirigente. Alla Curia partecipano i patres, cioè i leader, di ogni gentes, gruppo.

Sempre in questi anni si tenterà di far entrare senza successo nel Movimento il direttore della rivista «Ignis» (1990-92) Roberto Sestito, proveniente dalla reghiniana Associazione Pitagorica di Sebastiano Recupero. E più avanti si prova la stessa cosa con Roberto Corbiletto che tra il ’94 e il ’97 dirige la rivista e il gruppo romano di «Mos Maiorum».

I principi del tradizionalismo romano

Nel testo Sul problema di una tradizione romana nel tempo attuale si mette in evidenza il problema dei gruppi che si autodefiniscono arbitrariamente pagani (già negli anni ’80 il problema era sentito!) e si indicano gli orientamenti dottrinali del Tradizionalismo romano. Si chiarisce poi l’equivoco del “neo-paganesimo”, riprendendo lo stesso Evola. Si afferma qui che se si andasse al fondo del problema ‘neo-pagano’ si scoprirebbe che esso non ha nessuna solida base dottrinale o spirituale. La parola neopaganesimo insomma non può essere applicata al Tradizionalismo romano e nemmeno il termine paganesimo.

Per tradizone romano-italica si intende qui la forza che sta dietro il permanere di un’immagine archetipica dell’Italia nell’inconscio collettivo delle sue genti e di un’identità spirituale che coinvolge l’uomo e l’ambiente di questa terra, avente da sempre il proprio cuore pulsante e vivificante in Roma.

Nel 1993 come supplemento a La Cittadella è stato proposto  un interessante Manifesto in quindici punti in cui si manifesta la volontà di incidere in ambito pubblico, con una specifica attenzione al tema della Patria, della Nazione, dello Stato e della Religione. L’MTR non guarda a se stesso come espressione di una realtà in competizione o contrapposizione con qualsivoglia religione: fa infatti propria l’idea, già romana, dalla pluralità delle forme del Sacro. Emerge però l’idea che possa esistere uno Stato tradizionale minimo, il cui modello è uno Stato alla giapponese. Dove lì esiste ancora lo Shintoismo, sebbene non ci sia più l’impero, qui in Italia quel ruolo avrebbe potuto essere assolto da culto degli Déi di Roma. E in questo senso il MTR assicurava fin da adesso che, nell’eventualità si addivenisse a un simile Stato, il pluralismo religioso sarebbe mantenuto… Tuttavia, riprendendo l’ottica di Imperialismo Pagano, veniva anche auspicato che lo Stato del Vaticano venisse meno, col trasferimento fuori dai confini d’Italia della sede papale, il che peraltro è nei voti di non pochi cattolici di tutto il mondo.

IL MTR di quegli anni si dichiara un movimento non politico, tuttavia in queste due opere, si fa cenno, alle questioni di Nizza, dell’Istria,  e sul piano etico dell’aborto (con posizioni non dissimili dalla chiesa cattolica) e delle altre etnie (con considerazioni simili al leghismo emergente proprio in quegli anni). Essi non si consideravano in questo senso fascisti perché il fascismo era ritenuto un’espressione imperfetta della Tradizione romano – italica a cui si fa riferimento. Lasciando ovviamente libertà a ciascuno di scegliere il proprio orientamento politico e a se stessi la libertà di favorire chi desideri lavorare per il ritorno visibile dell’astro di Roma-Amor, luce del mondo intero.

Nel manifesto esistono altre indicazioni piuttosto chiare relative ai principi della Via romana agli dei. La Patria è vista come terra dei padri, e il suolo più sacro di questa patria è quello che fu via via occupato dalle etnie umbro-italiche fino alla stessa fondazione di Roma e oltre. La Nazione come l’insieme degli italiani che sono stati latinizzati nel corso dei tempi, unificati e plasmati dalla “Tradizione di Roma”, il richiamo di questa tradizione è quindi virtualmente presente in ognuno.

Lo Stato per l’M.T.R. del 1993 è l’imminente Seconda Repubblica purché non assuma tratti decisamente sovversivi rispetto ad ogni residuo valore legato alla tradizione patria. Mai previsione fu più fosca di questa, considerata la propulsione che la destra diede all’avvento del berlusconismo e ai suoi valori.

La Religione infine è quella religione di stato dell’antica Roma. Riti pubblici avrebbero senso solo se praticati dalle istituzioni di uno stato sacrale, pertanto si auspica una pratica nella forma del culto privato, gentilizio e familiare. In tutto questo permane l’idea che il culto romano è il solo autenticamente indigeno, nazionale.

In questi scritti riassuntivi dei principi del tradizionalismo si toccano anche la pietas romana attuale, e il ruolo della donna. Ha fatto poi seguito la stesura di un Kalendarium che indicava le date delle celebrazioni cultuali comunitarie personali.

Evoluzione e frammentazione dei movimenti tradizionalisti

Gli anni tra il 2007 e l’inizio del 2009 segnano un profondo travaglio nel movimento. Il movimento perde la rivista La Cittadella, diretta da Sandro Consolato. Mentre il gruppo di Roma vede una crisi interna che porta la Curia a espellere Daniele Liotta per comportamenti incompatibili con il mos maiorum: La Curia Romana Patrum (CRP), organo direttivo del Movimento Tradizionale Romano (MTR), comunica quanto segue: […] è stata decisa l’espulsione del Liotta dalla stessa Curia, e di conseguenza dal MTR, a far data giuridica e sacrale dal 23 agosto corrente (Volcanalia).[9]

Daniele Liotta nel settembre 2009, ha rivendicato il nome del Movimento Tradizionale Romano, avvalendosi di una immediata registrazione notarile che i fondatori del MTR non avevano mai effettuato.  Non c’è da stupirsi particolarmente in quanto tutti i movimenti religiosi di matrice esoterica hanno alla base una grande litigiosità, questo che riguardi il tradizionalismo nostrano o il paganesimo di matrice anglosassone. Essi sono inoltre sensibili più che mai oggi alle evoluzioni della tecnologia che consentono una più rapida diffusione delle informazioni, ma anche la nascita di nuovi gruppi e gruppettini.

Il fenomeno del praticante fai da te (che sia solitario o in gruppo) che si definisce wiccan dopo aver letto su internet qualche notizia e aver completato la sua cultura con Scott Cunningham, non è un problema esclusivo della Wicca. Il fenomeno è diffuso, almeno in tutta l’area pagana.

Lo sfaldamento del MTR non ha certo aiutato. Molti di coloro che si dichiarano tradizionalisti infatti, non sanno nulla del tradizionalismo, ma si definiscono tali perché semplicemente ritengono di seguire una qualche tradizione con l’equazione alla Forrest Gump, “romano è chi il romano fa”. Esistono quindi molti tradizionalisti che non fanno capo a nessun gruppo riconosciuto della galassia del tradizionalismo romano – italico. Questi cosiddetti tradizionalisti deboli fanno affermazioni come il Gruppo di Ur non è mai esistito, oppure che il concetto di tradizione di Evola era un concetto deviato, il tutto tra goffi tentativi di citare frasi latine e reclamare a se l’eredità degli antichi.

È un problema sottolineato anche da Incardona che afferma: Una delle finalità contingenti che si poneva il Movimento Tradizionalista Romano, era quella di radicarsi come un solido e sicuro punto di riferimento, soprattutto culturale, per quanti, allora non tantissimi, volgevano i loro sguardi verso il mito di Roma e manifestavano interesse verso forme di spiritualità pre-cristiane o non-cristiane.

Si riteneva, così, di poter fornire anche eventuali indicazioni <<rituali>> per una corretta pratica della pietas, sfrondandola da tutte le possibili ricostruzioni arbitrarie e personali che, già allora, erano circolanti e diffuse.

Un tale ambizioso ed impegnativo progetto non ha prodotto, però, nessuno dei suoi esiti sperati. Tant’è che oggi assistiamo all’incontenibile proliferare, specie sulla cosiddetta <<rete>>, di circoli, gruppi ed associazioni che si professano <romani> e sulla cui reale intenzione (culturale, politica, religiosa, archeologica, “esoterica”?) è perfino difficile pronunciarsi.[10]

Il problema è forse ancora più grave, per un semplice motivo: nella Wicca esistono moltissime pubblicazioni divulgative che pur fornendo spesso una realtà distorta di ciò che la Wicca è effettivamente, non sono di difficile comprensione o di difficile lettura. La letteratura tradizionalista invece, dai suoi albori è pensata quasi esclusivamente per un’elité culturale, per la rivoluzione dall’alto. Sono oggettivamente in pochi quelli che si possono inoltrare in una lettura proficua dei testi di Evola o Reghini come anche di autori più moderni.

Al di là di questo problema che affligge anche la Wicca, che non è il problema dei solitari, ma il problema di coloro che si sentono rappresentativi di qualcosa senza esserlo, a causa di questioni di scarsa o nulla cultura, assenza di una storia personale, ecc. e che genera una notevole confusione, che cos’è oggi in Italia il Tradizionalismo romano? Esiste un  gruppo in Italia rappresentativo del tradizionalismo romano? Dopo la diaspora del 2007, la vita della Via romana agli Dei è affidata a diversi gruppi, molti dei quali non vengono nemmeno riconosciuti dai fondatori storici dell’MTR.  Si tratta di gruppi che organizzano anche oggi diversi incontri per lo più culturali.

Paradossalmente proprio questa diaspora ha consentito una revisione degli stessi principi del MTR storico, così legato alla sfera politica della destra radicale.

In primo luogo ci sono i gruppi che sono originati dall’MTR storico, il Movimento Tradizionale Romano e il Movimento Tradizionalista Romano.

Il Movimento Tradizionale Romano

È il Movimento Tradizionale Romano a cui è a capo Daniele Liotta, una realtà diversa dal Movimento Tradizionale Romano storico fondato da Dal Ponte, Ruta e Incardona. Per il Movimento Tradizionale Romano, La Via Romana agli Dei – chiamata anche Tradizione romana o romano-italica o italica-romana-italiana, o anche Politeismo romano – è la riproposizione moderna del culto agli Dèi dell’antico mondo romano. Stimano che questo culto è praticato in Italia da alcune centinaia di persone riunite in una pluralità di associazioni, cui va aggiunto un numero imprecisato di liberi pagani, praticanti o meno, che non aderiscono a nessun gruppo o si pongono come semplici simpatizzanti di quelli esistenti. La religiosità romana secondo il Movimento Tradizionale Romano è di tipo politeista ma si riconosce che alcuni gruppi pongono anche l’accento sull’unità di fondo del Divino, di cui la molteplicità sarebbe espressione, essa è coltivata esclusivamente in ambito privato singolarmente, familiarmente e/o comunitariamente. Come per l’MTR storico, la riproposizione di un culto pubblico è impossibile in quanto il religione romana era una religione di stato, quindi il culto pubblico in senso stretto appare al momento impraticabile, in quanto occorrerebbe restaurare la Respublica, ovvero lo Stato romano tradizionale. Il concetto fondante del culto […] trasferito in ambito privato, designa il patto non scritto tra il/i praticante/i e le proprie Divinità, patto che viene stabilito e mantenuto attraverso il culto. Nell’alveo del tradizionalismo romano storico, ipotizzano, tra le altre cose, una continuità iniziatica con il culto romano antico, che si sarebbe mantenuta all’interno di alcune importanti famiglie che la hanno segretamente tramandata fino ad oggi. Imperialismo Pagano, pubblicato da Reghini rimane il punto di riferimento. A cui aggiungono il saggio Della tradizione occidentale, che può essere considerato il manifesto novecentesco della spiritualità iniziatica romano-pagana, […] insieme al più noto libro Imperialismo Pagano di Evola. Ritengono di essere la realtà più significativa, per lo meno in termini “pubblici”, del paganesimo romano-italico. L’M.T.R. ha un suo specifico profilo culturale e religioso e si richiama ritualmente ai soli culti della Romanità, non senza un interesse metafisico verso il neoplatonismo.

Movimento Tradizionalista Romano

Dopo la scissione del 2009 Renato del Ponte ha mantenuto per il suo movimento la denominazione di tradizionalista e la direzione di quello che restava della Curia Romana Patrum. Ancora nel 2013, Renato Del Ponte precisa che: il sottoscritto, all’epoca riconosciuto da tutte le gentes (anche da quella del Liotta) come princeps della Curia Romana Patrum, successivamente alla morte di Salvatore Ruta, nonché pater della Gens Pico-Martia, di comune accordo col pater della Gens Castoria di Palermo, con lui riunitosi in Curia, ha espulso il 23 agosto 2009 dal consesso del MTR lo stesso Liotta, per motivi che attengono la moralità dovuta ad un pater del MTR.Nel 2010 partecipa a Bologna al congresso del WCER (World Congress of Ethnic Religion) come rappresentante del Movimento, ma il giudizio generale è pessimo: ho partecipato nell’Agosto 2010 al Congresso Internazionale del WCER, svoltosi proprio in Italia, a Bologna, e debbo evidenziare come  la situazione generale non sia propriamente entusiasmante, […] a tacere di certe deprecabili frange “stregonesche” operanti soprattutto nel Veneto, e che squalificano tutto un ambiente, dopo alcune premesse che parevano buone, la situazione ha subìto ultimamente un’involuzione, anziché svilupparsi e questo per il ben noto difetto nazionale: l’individualismo sfrenato e il pressapochismo.[11]

Attualmente il confronto tra i vari frammenti del tradizionalismo romano è promosso da EreticaMente un gruppo molto attivo. Va menzionata anche l’associazione Ignis di Roberto Sestito che è attiva nella ripubblicazione delle opere di Reghini e di Armentano.

Accanto alle costellazioni più brillanti del tradizionalismo romano, si muovono altre organizzazioni di area tradizionalista o quantomeno spirituale. Per comodità le divideremo tra organizzazioni a destra e a sinistra dei movimenti sopra citati.

Alla destra…

A destra dei gruppi e delle associazioni del tradizionalismo romano, ci sono le organizzazioni che pur avendo una componente spirituale che chiameremo iperborea, agiscono più sul piano culturale e politico, anche in questo senso li colloco alla destra, per una preponderanza politica rispetto all’attività culturale e spirituale. Per esempio La Thule Italia, che pur dichiarandosi apolitica non manca di esaltare aspetti del nazionalsocialismo. Le pubblicazioni vanno da testi sulle rune a libri su Hitler.

Dal nazionalismo estremo di destra si passa al localismo di estrema destra, cioè quei nazionalismi indipendentisti regionali come l’associazione Doma Nunch che hanno anche essi un risvolto spirituale, in questo caso insubrico, ma che attualmente ha sospeso l’attività politica.

Si tratta comunque di uno spettro molto variegato di gruppi politici con i più disparati risvolti.

Alla sinistra…

A sinistra della costellazione tradizionalista storica dei due MTR abbiamo invece gruppi che si rifanno a un diverso concetto di tradizione e che abbracciano un più ampio spettro culturale, tra cui le teorie junghiane che sono in aperto contrasto con la demolizione che Evola opera in Introduzione alla magia. Si tratta di gruppi che danno preponderanza agli aspetti spirituali ed esoterici, più che a quelli politici. Ne scelgo due di esempio perché conosco indirettamente il primo gruppo e direttamente il secondo.


Associazione Tradizionale Pietas

Di recente costituzione (almeno rispetto alle associazioni storiche) questa’Associazione sottolinea come la Tradizione classica, a differenza di altre, tende all’evoluzione, alla ricerca ed alla scoperta, non staticizza su se stessa cadendo nel tradizionalismo, ma si dinamizza vivendo nuove esperienze in una continua ascesa per migliorarsi. Pietas è il sentimento del dovere (così indicato nei dizionari latini), doveroso affetto per i genitori, i figli, i congiunti, per gli amici, il doveroso sentimento di giustizia per gli uomini e per gli dèi, cioè per tutte le idee religiose, dunque tolleranza e rispetto globale.

Il Cervo Bianco

È la rivista di ermetismo e scienze esoteriche attorno a cui si coagula il lavoro di un gruppo di matrice tradizionalista e kremmerziana. Non appartiene in realtà all’universo del veteropaganesimo, ma la rivista è aperta a diverse suggestioni (comprese quelle provenienti dall’area neopagana). Durante il secolo scorso molti esponenti della tradizione facente capo a Kremmerz si sono uniti al tradizionalismo, con minore o maggiore enfasi. Anche per Kremmerz, come per Armentano e Reghini, del resto il pitagorismo era una delle fonti primarie del sapere tradizionale. Kremmerz tuttavia non disdegnava i sistemi come la Cabala: la Cabala, per chi non lo sa, è la fisiologia delle leggi assolute e degli elementi immutabili della natura fisica, intelligente e mentale, della natura nella sua espressione concreta. La Cabala è forma ebraizzata della stessa filosofia orfica, egizia e pitagorica. La pitagorica è la più completa, ma è più difficile per intelletti non esercitati[12].  Anche la rivista de IlCervoBianco, sembra abbracciare diverse forme del sapere tradizionale nella consapevolezza che i Misteri, lo Gnosticismo, la Cabala, l’Alchimia, la Cavalleria, rappresentino tutti la stessa medesima cosa: una Forma attraverso la quale si manifesta la Sapienza Primordiale, che assicura il collegamento tra il piano dell’immanente e quello del trascendente.

Pietas ha collaborato assieme al Movimento Tradizionale Romano, alla recente conferenza, promossa dal sito di cultura di destra EreticaMente ed Il Cervo Bianco, Platonismo, Tradizione Romana, Misteriosofia, le Vie al Sacro d’occidente.

L’esperienza dell’ECER

L’European Congress of Ethnic Religion raduna diverse tra le realtà sopra menzionate che si considerano a tutti gli effetti religioni etniche, tra cui i due MTR, e Pietas.

Si tratta di un organizzazione nata a Vilnius in Lituania nel 1998 e che ha radunato diversi gruppi religiosi etnici europei, in primo luogo la religione Romuva. ma anche l’Asatru, gli ellenici, ecc.

Di recente ha realizzato una terza dichiarazione sottoscritta da diversi gruppi in cui si pone l’accento di appartenenza alla cultura indigena del luogo, il rispetto per gli antenati, la richiesta di restituzione dei luoghi sacri, l’accento sul rispetto della terra e dell’ambiente. La dichiarazione ha avuto ampia risonanza, anche perché può essere condivisibile da un ampio numero di pagani.

Rimangono però alcune evidenti contraddizioni su come per esempio un gruppo “etnico” che promuove ancora la superiorità della romanità rispetto ad altre spiritualità possa sedere accanto ai barbari.

Quali similitudini?

È inutile negarselo, tra la Wicca delle origini e il Tradizionalismo romano delle origini esistono alcune similitudini. Prendendo la Wicca delle origini né Gardner e neppure Alex Sanders erano dei progressisti, ma dei conservatori. Inoltre l’esoterismo inglese come quello italiano si sviluppano nella borghesia colta del tempo. Una delle maggiori associazioni pagane anglosassoni nasce come Pagan Front, Fronte Pagano, richiamandosi esplicitamente ai valori della destra (quella inglese). Solo dopo il 1970 si assisterà alla sua evoluzione. Anche nella Wicca ancora negli anni ’60 era forte la convinzione che la linea iniziatica potesse contemplare solo sangue inglese.

Come Reghini entra in contatto con un gruppo pitagorico, così anche Gardner entra in contatto con un gruppo Rosacrociano, che si richiama agli ideali pitagorici, la Crotona Fellowship fondata da George Alexander Sullivan, la fratellanza di Crotone (la città di Pitagora). Il simbolo della Wicca è quello stesso pentalfa che compare sulla copertina del libro di Reghini: il numero cinque o pentalfa è il simbolo dell’armonia, e quindi anche il simbolo della fratellanza pitagorica come la stella fiammeggiante è il simbolo della fratellanza massonica cementata dal bro-therly love.[13]

È di questo gruppo esoterico che facevano parte le streghe della New Forest, eredi di un antico culto pagano ininterrotto. Anche nel tradizionalismo romano è spesso presente l’idea che alcune famiglie abbiano conservato culti e tradizioni del passato.

Come Reghini, Gardner era un massone: nel 1910 fu iniziato nella Sphinx Lodge No. 107 a Colombo, affiliata con la Gran Loggia Irlandese,  successivamente entrò nella Johore Royal Lodge No. 3946.

Le influenze della teosofia in misure diverse sono presenti in questa fase iniziale in entrambi i movimenti.

Anche rispetto al concetto stesso di tradizione esistono delle analogie tra il tradizionalismo e Gardner (o la Murray se preferite), Gardner come la Murray ritiene che esista una tradizione originaria che si trasmette dal paleolitico, cioè dall’inizio della civiltà, fino ad oggi. Il culto delle streghe è solo un esempio di questa tradizione sotterranea che si è perpetuata anche attraverso i culti misterici. Dico sotterranea perché è la tradizione del buio delle caverne, (la Murray fa riferimento alla sciamano delle Trois Freres), che si è propagata attraverso i cerchi di pietre, i culti misterici (in Witchcraft Today Gardner parla ampiamente dei misteri e dell’orfismo), e le espressioni della religiosità rurale. La differenza è che Gardner individua una fonte originaria che non è la medesima del tradizionalismo, la Tradizione. La sua concezione rimane sempre sul piano antropologico e non su quello filosofico.

Le differenze

Proprio a partire da questo terreno, si sono prodotte quelle differenze così abissali che esistono e persistono tra il tradizionalismo romano e la Wicca.

La prima è una corrente religiosa filosofica, la seconda una corrente religiosa di stampo antropologico. Il primo è legato prevalentemente al culto solare e civile, alla regalità intesa come fenomeno solare, la seconda  legata idealmente ai culti dionisiaci e alla Dea, al concetto di seconda nascita, di viaggio nell’oscurità dell’inconscio, di accettazione dei limiti dell’Io solare e di sua trasformazione, di adesione alla gioco della polarità. In un’iperbole si potrebbero paragonare il tradizionalismo romano e la Wicca a Confucianesimo e Taoismo.

Inoltre la Wicca ha subito un profondissimo fenomeno di trasformazione tra gli anni ’60 e gli anni ’70 e di fioritura internazionale. È migrata negli Stati Uniti, in Canada e in Australia e dalla fine degli anni ’70 anche in Germania e successivamente in Olanda, in Belgio e in Austria. Ha assimilato nel suo percorso alcune delle istanze del femminismo, cosa non difficile vista la centralità che già ai tempi di Gardner era riservata al culto della Dea e al ruolo della Sacerdotessa, ma anche di altri movimenti di controcultura come quello LGBT.

In questo senso la Wicca e il neopaganesimo sono agli antipodi del tradizionalismo romano rifiutando in blocco la cultura patriarcale, e anche un certo modello di famiglia.

La Wicca è apolitica ed è fortissima anche nel neopaganesimo soprattutto europeo la distinzione tra vita religiosa e scelte politiche. La maggio parte dei gruppi wiccan e neopagani appoggiano forme di attivismo ecologista, animalista, e le lotte per diritti umani, ecc., ma soprattutto in Europa tollerano pochissimo gli interventi apertamente politici, come il sostegno a un partito, o un area politica connotata, considerando la politica una sorta di contaminazione della spiritualità e della religione. Nei gruppi tradizionalisti spesso il discorso religioso si accompagna ad un preciso orientamento politico, a un’area ben distinta, e nei siti legati a gruppi e associazioni spesso si vedono ospitati anche articoli di politica.

La maggioranza delle associazioni neopagane che avevano aderito al defunto progetto paganitaliani.net, una parte delle quali ha dato vita all’Unione Comunità Neopagane, negli anni hanno concordato inoltre sul principio di rifiutare la violenza in qualunque sua forma, e di ripudiare  pertanto qualunque forma politica dittatoriale e liberticida, come i regimi comunisti o nazifascisti e di occuparsi esclusivamente di spiritualità e di informazione intorno alla stessa, relegando qualunque dibattito politico alla dimensione dell’ individuo.

La maggior parte dei neopagani rifiutano sistemi eccessivamente gerarchizzati, alcuni sono esplicitamente anarchici, almeno a parole, mentre un’organizzazione gerarchica è alla base del tradizionalismo romano, essendo del resto anche la base dell’organizzazione della società romana.

Gran parte del veteropaganesimo inoltre è antieuropeista sulla scia dei movimenti ultraconservatori e di estrema destra, e il movimento tradizionalista romano non è estraneo all’idea di ritenere che un nuovo fascismo è possibile […] e dovrebbe cominciare ad agire in termini politici moderni. […] Ecco di cosa l’Europa ha bisogno, di un Risorgimento, per risorgere e per liberarsi dal dominio dello straniero.[14] L’obiettivo limite resta quello di una rinascita della religione romana come culto pubblico di uno Stato italiano rinnovato su basi integralmente romane e, tendenzialmente, come fondamento di un Impero sopranazionale[15].

Non è impossibile invece essere un wiccan che abbraccia gli ideali della destra liberale, o della sinistra radicale, o persino dell’antipolitica, la Wicca si pone in modo trasversale rispetto all’espressione politica, ma certo la condanna del nazifascismo e del comunismo e dei sistemi totalitari e liberticidi da cui nascono i roghi (di uomini o di libri non ha importanza) è unanime e senza appello.

All’interno del neopaganesimo c’è la diffusa convinzione che nessuna civiltà meriti di essere resuscitata come uno zombie, ma che ogni civiltà del passato possa essere fonte di ispirazione, in particolare per quanto riguarda il campo della spiritualità. È la differenza che intercorre tra celtismo e druidismo. Nel primo caso il celtismo, quando diventa in qualche modo recupero della civiltà dei celti, diventa una’identità etnica con dei risvolti politici, nel caso del druidismo l’identità è spirituale mentre il risvolto etnico e politico è spesso scarso o inesistente come accade in movimenti come l’OBOD o il Druid Network o Brendan Mayer. Chiaramente esiste un celtismo veteropagano e un druidismo neopagano e in mezzo il celtismo come mera riproposizione culturale. Questa distinzione è stata operata anche da altri per cui è evidente il nesso tra revival celtico e movimento leghista, il fenomeno ha più profonde radici nella destra radicale, ma di tutt’altra natura la riscoperta, nel corso degli anni ’80, di un paganesimo di ispirazione druidica.[16]

Anche l’etenismo ha una configurazione simile con una complessità in più, quella della Asatru che si pone come sopravvivenza di una religione pagana in continuità con il  passato. In questo senso l’Asatru è almeno nell’approccio molto lontano dal tradizionalismo italico perché non si ripropone il ritorno alla società dei vichinghi tout court, né soprattutto alcun risvolto politico. Questo accade  anche ad altre forme di etnismo inserite in un ottica più neopagana che tradizionalista ed etnica. L’Asatru è una religione inserita nella modernità (e quindi anch’essa benché etnica è in senso lato neopagana): L’Alleanza Asatruar è apolitica; non deve funzionare da fronte ideologico né promuovere alcuna visione politica sia di destra che di sinistra. I nostri sacri templi, i boschi e gli incontri devono rimanere liberi da qualsiasi manifestazione politica. [17]

Aggiungiamo che le forme di etenismo nei diversi paesi dell’occidente a volte si considerano etniche (alcune parte dell’ECER), ma altre volte non solo sono più vicine al neopaganesimo, ma comprendono delle matrici di stampo fortemente esoterico.

La galassia del veteropaganesimo assieme al tradizionalismo romano può quindi essere arricchita di gruppi celtici, germanici, ecc che pur avendo visioni diverse della tradizione pongono la questione dell’identità etnica e del ricostruzionismo alla base della loro filosofia spirituale. In particolar modo l’identità etnica è spesso avvertita anche come rivendicazione di tipo politico.

Destra e sinistra nel Neopaganesimo

Anche nel neopaganesimo, chiariamolo esistono dei profondi distinguo. Alcuni neopagani non avvertono il neopaganesimo come un insieme di religioni o di correnti religiose, ma come una generica spiritualità della natura, senza principi specifici: come un ombrello sotto cui tutto può stare senza distinzioni di sorta.

Altri avvertono la debolezza di una concezione del genere che ovviamente esalta il modello di spiritualità fai da te, a favore di una visione più organizzata, cioè come un insieme di religioni o una denominazione religiosa che possa stare alla pari di altre religioni come il buddismo o di altre confessioni riconosciute nel nostro paese.

I primi costituiscono un neopaganesimo più anarchico che si pone potremmo dire all’estrema sinistra, mentre i secondi appoggiano un neopaganesimo organizzato che è più a destra, o al centro se preferite. Utilizzo le categorie destra e sinistra per mera comodità.

All’interno della sinistra neopagana militano quei gruppi e associazioni che non si rifanno ad una precisa identità, che hanno un organizzazione che definiremo minima. Inoltre ci sono tutti quei singoli che non desiderano appartenere ad alcun gruppo definito. Dove anche solo la definizione wiccan spesso risulta non una definizione, non una ragione di identità, ma una mera etichettatura. In questo contesto si preferisce una spiritualità poco articolata e si rifiutano schemi prefissati. Che sia quello della Wicca o del Druidismo o di altra corrente neopagana, tutto ciò che è organizzato è avvertito come una chiesa. E in questo senso anche il Tempio di Delfi o quello di Eleusi, in quanto realtà organizzate e gerarchiche, ricadrebbero sotto la denominazione di Chiese.

La gran parte delle associazioni neopagane e Wiccan organizzate (e i loro soci) stanno invece in quell’area più centrale e moderata, assieme a tutte le tradizioni wiccan di matrice iniziatica che riconoscono una struttura più o meno stabile al proprio interno, tra cui l’organizzazione in congreghe, ecc. Una parte di questi gruppi e associazioni ha dato origine di recente all’Unione Comunità Neopagane.

Un ponte possibile?

La domanda a questo punto è: quale rapporto può intrattenere la Wicca e le altre correnti del neopaganesimo con il celtismo politicizzato, con una spiritualità iperborea che ha alla sua base elementi legati al nazionalsocialismo o con quel tradizionalismo romano che si propone un nuovo fascismo? Ovviamente nessun rapporto. L’abisso etico è incolmabile.

Tuttavia è certamente possibile un confronto tra le associazioni potremmo definire più centrali all’interno del neopaganesimo, cioè quelle realtà che hanno un’identità e un’organizzazione, e alcune realtà moderate del tradizionalismo romano che hanno posto l’accento sulla ricerca spirituale, piuttosto che sulla politica. Alcuni tentativi di dialogo, ma anche di collaborazione, tra la associazioni wiccan e gruppi appartenenti al tradizionalismo, o appartenenti al neopaganesimo sono già stati fatti. Penso alla collaborazione tra IlCervoBianco e l’associazione wiccan L’Anticotrivio, o quella tra Circolo dei Trivi e Cavalieri degli Antichi Culti.

Il maggiore ostacolo risulta sempre quello della politicizzazione di alcune realtà. Per chi scrive e per i principi che negli anni si è dato il movimento neopagano rimane improponibile qualsiasi forma di totalitarismo. Guardiamo con favore al fatto che movimenti come l’MTR abbiano firmato la dichiarazione dell’ECER in cui si obbietta all’utilizzo del termine pagano da parte di gruppi politici estremisti di qualsiasi tipo, perché ha un riflesso negativo sulla reputazione dell’ECER.

È possibile che all’interno dei movimenti afferenti alla Via romana ci sia oggi un rinnovamento tale da sganciarli una volta per tutte dall’ideologia politica dell’estrema destra? Mettendo nel cassetto personaggi come Mussolini che la storia ha condannato senza possibili appelli? Sarebbe auspicabile.

Nella mia mente per il momento rimane impossibile immaginare una Phyllis Curott o una Starhawk celebrare non dico con dei neofascisti, ma con persone che vorrebbero riproporre anche solo sul piano spirituale un modello patriarcale romano o ellenico, in senso ricostruzionista.

Certo, anche in queste condizioni, resta comunque più semplice un dialogo a destra che a sinistra. Quella Wicca che ha un’identità iniziatica e in qualche modo tradizionale si trova inevitabilmente più a suo agio a dialogare con quella parte illuminata di tradizionalismo che ha trattato in lungo e in largo il tema dell’iniziazione e del sapere iniziatici, del rito e della continuità rituale, e ha iniziato un allontanamento da quegli estremismi improponibili.

Certo restano profonde differenze in campo per cui Neopaganesimo e Veteropaganesimo sono religioni distinte o insiemi di religioni distinte come potrebbero esserlo Buddismo e Induismo.

Il bagaglio culturale del tradizionalismo romano – italico, nella sua vasta complessità, è comunque uno spunto di riflessione, una forza generatrice di identità (anche contrapposte) e di differenze, ma portatrice di un modello di organizzazione possibile, rispetto alla totale anarchia di un certo modo di concepire il paganesimo… ahimé quasi tutto in area neopagana.

Chissà che questo in futuro non possa essere un terreno di confronto e dialogo interreligioso pur nella specificità delle differenze,

 

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[1] P. Casini, L’antica sapienza italica, Il Mulino, 1998, pag. 310

 

[2] A. Reghini, Del simbolismo e della filologia in rapporto alla sapienza metafisica, in Ultra, Agosto 1914

 

[3] Arturo Reghini e la tradizione pitagorica di Riccardo scarpa in politicamente anno vii, n. 68 – gennaio 2012

 

[4] J. Evola, Gli uomini e le rovine, Volpe, Roma 1972, pag. 20

 

[5] Julius Evola, Il cammino del cinabro, Alchemica, pag. 35

 

[6] Julius Evola, Il cammino del cinabro, Alchemica, pag. 31

 

[7] Cenni storici sul Movimento Tradizionale Romano http://www.lacittadella-web.com/forum/viewtopic.php?f=55&t=54

 

[8] Manifesto, p. I

 

[9] Espulsione Pater Gens Iulia Primigenia in http://www.lacittadella-web.com/forum/viewtopic.php?f=55&t=55

 

[10] Ereticamente intervista Robert Incardona in http://www.ereticamente.net/2014/08/ereticamente-intervista-roberto-incardona.html

 

[11] Ereticamente, Intervista a Renato del Ponte, http://www.ereticamente.net/2013/06/intervista-renato-del-ponte-per.html

 

[12] Giuliano Kremmerz, I Tarocchi dal punto di vista filosofico

 

[13] A. Reghini, I numeri sacri nella tradizione Pitagorica Massonica,

 

[14] Ereticamente, Roberto Sestito: risposta ad alcune critiche http://www.atuttadestra.net/index.php/archives/128087

 

[15] MTR Statuto 2007.

 

[16] Ugo Maria Tassinari, Il Capodanno Celtico a Milano in http://www.fascinazione.info/2010/10/il-capodanno-celtico-milano.html

 

[17] The Asatru Alliance – preamble to the bylaws