Il sacerdozio e la visione: il cammino della Wicca

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Non tutti siamo nati per fare i sacerdoti della Wicca, ma non per questo la Wicca non può essere una religione anche per i profani.

di Davide Marrè

Se si diventa cattolici (o cristiani) col battesimo che avviene in uno stato di totale inconsapevolezza e ‘ignoranza’, infondo si può ben diventare wiccan con un libro e un’autodedicazione (o una dedicazione)… Un conto è essere wiccan, un conto è essere sacerdoti wiccan (per cui occorre un cammino iniziatico).


La definizione di wiccan
Mi rendo conto che esistono due interpretazioni distinte… quello di una minoranza, nella Wicca tradizionale europea si è wiccan solo dopo l’iniziazione, e tutti gli altri sono definiti ‘pagani’, e quello di una maggioranza, la Wicca americana, dove si opera la distinzione tra sacerdoti wiccan e l’ampio pubblico degli eclettici wiccan (D. Lipp).
Io ho sempre preferito questa seconda versione, anche se troppo spesso wiccan eclettici e solitari senza alcuna esperienza si arrogano il diritto di insegnare e pontificare, dando un’immagine grottesca di questa religione. Ma è un male necessario: che senso ha un sacerdozio senza una comunità di riferimento? Diventa un puro e semplice ‘cenobitismo’ (con tanto di regola presente nel Libro delle Ombre).

Il sacro e il profano
Non tutti dobbiamo diventare sacerdoti, ma a tutti deve essere permesso di avvicinarsi agli dei e alle festività stagionali in una forma ‘comunitaria’, religiosa e non semplicemente spirituale. La spiritualità è qualcosa che il singolo vive quando pratica per esempio un’autoconsacrazione, la spiritualità è qualcosa di libero ed individuale, un’esperienza che può anche essere particolarmente profonda. Quando sentiamo però il bisogno di condividere la nostra spiritualità e le nostre esperienze mistiche, entriamo nell’ambito del religioso, perché cerchiamo il legame con altre persone. Lucrezio, anche se in un’accezione negativa parla di religione come dei legami che uniscono gli uomini a certe pratiche (religare), mentre Cicerone afferma che  coloro che riconsiderano con cura e, per così dire, ripercorrono tutto ciò che riguarda il culto degli dei sono chiamati religiosi da relegere. Nell’una o nell’altra accezione il fenomeno religioso ha un carattere collettivo.
Se la Wicca è una religione, ancorché misterica, a tutti deve essere concesso di avvicinarsi a quelli che sono i più semplici di questi misteri: per esempio il ciclo della Ruota dell’Anno che illustra i misteri del ciclo vitale e della Natura a cui ognuno può accostarsi. Ma anche l’autoconsacrazione, cioè l’instaurare un rapporto personale con il divino, la ritualità personale, o la più complessa dedicazione che è iniziare a percepire una corrente magica e un flusso di energia, fanno parte di questi misteri minori, che possono essere colti da molti.

Il sacerdozio
Il sacerdozio non è per tutti. Significa penetrare misteri più grandi, spostarsi dall’essoterico all’esoterico, misteri che comportano più grandi sacrifici. Oltre ai diversi gradi di profondità in cui si esprimono con l’iniziazione che il sacerdote affronta, gradi di conoscenza di se stessi e del proprio rapporto con l’Universo e con gli Dei, un Sacerdote wiccan deve farsi carico di almeno uno di questi tre elementi: la liturgia (la celebrazione per gli iniziati o per i profani, o entrambe), il servizio (rendersi disponibile per la comunità, quella degli iniziati o quella dei profani, o entrambe), e il più ostico, l’insegnamento (agli iniziati e ai profani che lo richiedono). Non tutti i sacerdoti debbono essere versati in tutte queste attività e ognuno ha i suoi doni che impara a esprimere nel corso del tempo attraverso la conoscenza. Quella conoscenza che nella nostra tradizione è rappresentata dalla spade, l’elemento aria: ogni conoscenza comporta sempre un cambiamento e ogni cambiamento è sempre foriero di uno ‘stress’, di un’uscita dalla posizione di confort. ‘Per imparare devi soffrire.’ 

La via del dare

Ognuno dei tre elementi indicati, liturgia, insegnamento, servizio, comporta un’attitudine fondamentale, la propensione verso gli altri e verso il Cosmo. Amare la Natura può sembrare semplice (non lo è), ma aprirsi agli ‘altri’ è la cosa più difficile. All’inizio spesso si rivela uno scoglio insormontabile: molte persone credono che gli altri debbano risolvere i loro problemi e che la religione sia una facile soluzione alle crisi esistenziali o a problemi più concreti. Non comprendono la loro chiusura al Mondo: persi nelle mille voci dei loro problemi personali non si fermano mai a chiedersi perché il Mondo dovrebbe fare qualcosa per loro. Solo noi abbiamo la chiave dei nostri problemi, comprendere quello che possiamo dare e non quello che dobbiamo prendere, è un passo fondamentale verso l’altro. Una domanda che risolve molti problemi: quando si finisce di chiedersi che cosa può fare per me la Wicca e si passa al ‘che cosa posso fare io per la Wicca’.

Armonia
Stare insieme in armonia in una religione che muove i primi passi, è naturalmente impossibile… è come chiedere a un vulcano in eruzione di calmarsi un attimo. C’è troppa energia: l’energia degli inizi. Si creano gruppi, piccoli comunità in rapido cambiamento, luoghi di aggregazione, templi, gruppi di studio, coven, C’è bisogno di rapida selezione, di distinguo, di definizioni, di scritti, di pensamenti e ripensamenti, di scissioni, riavvicinamenti, anatemi, bandi, guerre e riappacificazioni. La storia delle religioni e costellata di questi ‘grandi’ momenti iniziali. Eppure dopo le esplosioni anche la lava segue i suoi fiumi e anche distanza di pochi anni è possibile scorgere delle correnti e dei flussi. Non è dato sapere quale di questi flussi spegnendosi darà origine a un bosco o quale accostandosi al mare dei gas venefici. Non ha importanza, in questa fase l’armonia è la consapevolezza che ognuno in questa esplosione ha un ruolo, che ognuno cerca di agire per il meglio… l’armonia allora diventa la visione di qualcosa di più grande ed è quando si riesce a tratti a condividere questa visione immensa che l’esplosione comincia a pacificarsi.

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