Chi ha iniziato il primo wiccan?

Approfondiamo brevemente una questione che spesso come il canto di una sirena può smarrire anche il cercatore più navigato.

di Davide Marrè

È la domanda delle domande che il piccione che gioca a scacchi, cioè il medio lettore fermo a Scott Cunnigham, getta sul tavolo come un poker d’assi. Tra i fan della religione del “faccioquelca…chevoglio” corrente riformata dei “rigorosamente senza regole”, questo quesito è un brivido che corre giù per la schiena: è infatti l’inganno retorico da quattro soldi che Scott ci presenta nel suo capolavoro Wicca – A guide for the solitary practitioner.

La domanda viene posta per la prima volta nel capitolo 10 del libro suddetto: Concerning Initiation, uno dei più retorici e banali “attacchi” all’idea che possa esistere un percorso iniziatico, amministrato da “esseri umani”. Su questo capitolo mi sento di dire che viene meno la confusione comune anche in Cunningham dell’utilizzare come sinonimi il termini witchcraft (stregoneria) e Wicca, perché Scott fa direttamente riferimento alle tradizioni iniziatiche, mostrandone di non averci capito quasi nulla, ma cercando al contempo una giustificazione per il suo testo, che ha aperto le porte a un inesistente questione, se cioè una persona che non è mai stata iniziata al percorso di cui vorrebbe parlare nel suo libro, abbia i titoli per autorizzare chiunque ad autoproclamarsi tale, facendosi nientemeno che interprete della volontà degli dei tutti… in un delirio perdonabile solamente in riferimento agli anni in cui scrive, gli ’80, dove anche gli Europe credevano di essere un gruppo rock e Sandy Marton un cantante.

Religioni misteriche

Alla domanda delle domande, chi ha iniziato il primo iniziato, più di duemila anni fa avevano già risposto altre religioni misteriche come nel mito dell’istituzione dei misteri di Eleusi, dove a causa di un evento straordinario, Demetra a causa del rapimento di Core fugge dall’Olimpo e trova rifugio ad Eleusi. Per ringraziare dell’ospitalità tenta di rendere immortale Demofonte, bruciando la sua parte mortale, ma questa via si rivela impraticabile. Troppo diretta e cruenta per i delicati mortali: allora istituisce i Misteri, quel percorso iniziatico che porterà all’immortalità dell’anima e ad un diverso destino dopo la morte:

…e Demetra a tutti mostrò i riti misterici,
a Trittolemo e a Polisseno, e inoltre a Diocle,
i riti santi, che non si possono trasgredire nè apprendere
nè proferire: difatti una grande attonita atterrita
reverenza per gli dei impedisce la voce.
Felice colui – tra gli uomini viventi sulla terra –
che ha visto queste cose:
chi invece non è stato iniziato ai sacri riti,
chi non ha avuto questa sorte
non avrà mai un uguale destino, da morto,
nelle umide tenebre marcescenti di laggiù.

Inno omerico a Demetra – VII secolo a.C.

Chi ha iniziato il primo sacerdote dei misteri di Eleusi? Chi ha iniziato i successivi? I sacerdoti (Omero ne elenca tre) che Demetra aveva iniziato dando origine a una catena iniziatica e alla celebrazione dei Misteri. Perché Demetra dovrebbe scomodarsi ogni qualvolta un essere umano lo chiede e ripetersi in una sequela di misteri già insegnati e disponibili attraverso un percorso e un obolo alla sua Casa in terra? L’istituzione dei riti richiedeva anche per un Dio, un’occasione di eccezionalità. Un’eccezionalità non frequentemente ripetibile soprattutto all’interno di una stessa civiltà.

Le indicazioni di Isisde

Questo fatto assieme all’idea che le divinità non inizino affatto tutti indistintamente non appena si fa una preghierina, come vorrebbe fare intendere Scott Cunningham, è molto chiara in un altro testo dell’antichità, quello delle Metamorfosi di Apuleio.

La storia è nota, Il protagonista Lucio, arrivato in Tessaglia, terra di maghi e streghe, ospite del ricco Milone e di sua moglie Pànfile, esperta di magia, riesce a conquistarsi i favori della servetta Fòtide e la convince a farlo assistere di nascosto a una delle trasformazioni cui si sottopone la padrona. Alla vista di Pànfile che, grazie a un unguento, si muta in gufo, Lucio prega Fotide che lo aiuti a sperimentare tale metamorfosi. Fotide sbaglia unguento, e Lucio diventa asino, pur mantenendo facoltà raziocinanti umane. Un’avventura che lo condurrà a sopportare ogni genere di prova in un lungo percorso di purificazione verso l’apparizione di una Dea che lo salverà dalla sua condizione asinina che spetta a coloro che usano la magia senza averne compreso il mistero, come ci viene ricordato anche nella Wicca: “devi essere più forte del potere che evochi”.

L’apparizione della Dea Iside è un attimo di estasi mistica e al contempo consolatoria, ma ciò che salta subito all’occhio è che la Dea Iside che si accosta con tanta intensità a Lucio, non lo inizia ai suoi misteri, pur mantenendo l’idea del rapporto diretto con la divinità, Apuleio ci mostra come Lucio venga mandato dai sacerdoti di Iside che lo avrebbero finalmente iniziato:

Sta’ ben attento, invece, agli ordini che ti do: il giorno che sta per nascere da questa notte, come vuole un’antica tradizione, è consacrato a me. […] Dunque, con animo puro e sgombro da timore, tu devi attendere questo giorno a me sacro.

Infatti ci sarà un sacerdote. in testa alla processione, che per mio volere porterà intrecciata al sistro una corona di rose. Senza esitare tu fatti largo tra la folla e segui la processione, confidando in me, poi avvicinati a lui come per baciargli devotamente la mano e afferrargli le rose. Vedrai che in un attimo ti cadrà questa brutta pelle d’animale che anch’io già da tempo detesto.

Ma ricordalo e tienilo bene a mente una volta per tutte, che la tua vita, fino all’ultimo giorno, è ormai consacrata a me.”

Seguiranno poi i riti di iniziazione che porteranno Lucio all’interno dei Misteri di Iside che la dea stessa gli ha indicato.

Questi due episodi sono paradigmatici di quello che rappresenta l’iniziazione in una tradizione misterica, a cui si potrebbero aggiungere molti altri esempi, come quell’enorme scuola iniziatica che fu l’Orfismo e che vede in Orfeo appunto e in Dioniso prima, i capostipiti della scuola orfica, ma che esulano per forza di cose da questa trattazione.

Wicca

La Wicca fin dalle sue origini si è configurata come tradizione iniziatica, misterica, segreta. Non c’è alcun dubbio relativamente a questo. Iniziatica perché prevede una linea di iniziazione da un primo che è riconosciuto nel Padre della Wicca, Gerald Gardner. Gardner venne iniziato in un gruppo di esoteristi / streghe realmente esistente. Si realizzò uno di quei casi piuttosto “eccezionali” nella storia, di nascita di una nuova religione misterica attraverso la voce degli Dei, Cernunnos e Aradia. Chi ha iniziato Gardner, il primo wiccan? Edith Woodford Grimes (Dafo) una sacerdotessa di quella particolarissima congrega che annoverava tra i suoi membri, iniziati della Golden Dawn, rosacrociani, comassoni e teosofi.

Propriamente preparato

Qual è l’altro ingrediente di successo che avevano reso Gardner il primo wiccan: quello di essere “propriamente preparato”,  come si ribadisce sempre ai candidati come Lucio dopo il suo viaggio nelle vestigia di un asino, oppure Trittolemo, Polisseno e Diocle, oppure come Orfeo dopo la sua discesa negli inferi. Questa preparazione può naturalmente essere differente a seconda della scuola iniziatica… può essere un semplice esame del candidato e delle sue qualità morali, può essere un vero e proprio trial come si richiede nella Wicca tradizionale e in generale nelle correnti esoteriche, può essere anche una preparazione acquisita in più contesti iniziatici. Gerald Gardner era un massone, faceva parte dell’Ancient Druid Order ed era un quarto grado OTO, prima di accostarsi all’ordine rosacrociano dove avrebbe conosciuto la coven della New Forest. Una commistione unica di eventi che si sono centrati su una persona particolarissima e particolarmente curiosa (come Lucio) che aveva fatto un lungo viaggio di scoperta in altri continenti, come il protagonista della storia di Apuleio.

La meta non è il percorso

Nella sua retorica ignorante (relativamente al percorso iniziatico), Scott Cunningham confonde la meta con il percorso, il sentire individuale con l’esperienza collettiva, l’ammissione a un club con un rito di passaggio.

Mi rendo conto quanto sia terribilmente frustrante, dopo aver studiato per anni le discipline esoteriche e magari la stessa Wicca, sentirsi dire che no non siamo ancora wiccan. Questa stessa frustrazione se provata autenticamente, che io stesso ho sentito a un certo punto del mio percorso, è lo sprone che ci dovrebbe portare alla ricerca del Graal… e quindi di un gruppo che faccia per noi e che ci spalanchi le porte. Certo ha ragione Cunningham quando dice che l’iniziazione è un processo: se non siamo ‘propriamente preparati’, il rito non avrà alcun effetto su di noi, e tuttavia il rito è spesso talmente potente in sé, la sua forza simbolica talmente reale che potrà avere effetto anche in seguito.

Quando Cunningham dice che l’iniziazione reale avverrà mesi o anni dopo dice semplicemente che l’integrazione di quel rito unico potrà avvenire mesi o anni dopo e di fatto è spessissimo così. Ma l’iniziazione è un fatto reale che accade fuori dal tempo ordinario: non fatevi ingannare. La ‘reale’ iniziazione sarà avvenuta sempre in quel momento, un momento quasi eterno, dove un addestramento si è compiuto, una prova è stata superata e noi siamo stati accolti da una comunità. Contrariamente quello che dice Cunningham, il rito iniziatico, pur istituito dagli dei, pur alla presenza degli dei, è un rito fatto da una persona, o da un serie di persone su un’altra. Non si sfugge da questo.

Ho ricevuto due iniziazioni al primo grado in due tradizioni wiccan diverse… esse vivono con me in modi diversi, e sono state un peso intenso da portare, nonostante gli anni che le han separate, ma sono sempre con me, come momenti eterni. Le porto incise dentro e le integro costantemente perché nonostante oggi sia avanzato nel mio percorso, resto sempre anche un apprendista, per utilizzare un gergo massonico. E tutto, le mie prove e il mio percorso, hanno assunto un  significato diverso.

Potreste trovare il passaggio dell’iniziazione confuso, perché non siete pronti a viverlo, perché nella profonda agitazione non siete in grado che di cogliere poche cose, ma se siete dei veri cercatori del Graal, o di Itaca:

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.”

Poesie – Kostantinos Kavafis

Non sono i tramonti

Le considerazioni sull’iniziazione fatte da Cunnigham, gridano a secoli di tradizioni che pure mutando in modi straordinari, sono focalizzate sulle idee che abbiamo visto brevemente fin qui. Sono come sirene sul vostro percorso che vi incantano facendovi diventare degli iniziati per autoproclamazione (la famosa autoinziazione): non c’è a mio avviso peggior inganno di questo, a cui l’Io abbocca facilmente.

Sono le sirene che promettono a Ulisse tutta la conoscenza del mondo, la vera conoscenza, che non si può che iniziare a ottenere se non attraverso l’esperienza dell’iniziazione e il suo lungo processo. Potete consacravi ad una divinità, o ad un insieme di divinità, ovviamente, potete dedicarvi al percorso della stregoneria: questi sono atti del vostro cammino solitario. L’iniziazione alla Wicca è un’altra cosa, non si diventa wiccan per autoproclamazione, ma l’Io lo ribadiamo è facile preda del canto delle Sirene che vi porterà a perdervi nelle acque del tramonto.

Sentire un’incommensurabile gioia mentre guardate un tramonto o il sorgere della Luna, saper riconoscere le divinità tra gli alberi, percepire l’energia pulsante della Terra non vi rende degli iniziati, ma dei nuovi pagani che non hanno la presunzione di pensare che gli dei siano sempre lì a disposizione per renderci tali. Questo semplice pensiero, allontana la hybris di pensare che il divino sia lì solo per noi, un’attitudine che ci ha portato a pensare che ogni cosa su questa Terra fosse nostra.  Questo atto di armonia è quello che dovrebbe mettervi sulla strada di essere voi a disposizione di questa forza più grande e di essere anche al ‘servizio’ degli dei.

Share Button
Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *