Neopaganesimo: verso una definizione

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Neopaganesimo: verso una definizione

La galassia del moderno paganesimo sta acquisendo nuove consapevolezze. Le differenze sono il punto di partenza attraverso cui conoscersi meglio.

di Cronos

Sette anni fa, in un paragrafo de L’essenza del Neopaganesimo, parlavo di ricerca di una definizione, ma molte cose sono cambiate da allora all’interno della variegata comunità neopagana. Quella ricerca si è approfondita negli ultimi anni grazie a diverse iniziative, tra cui il Progetto articolo 8 che ha suscitato un notevole dibattito.

Questo progetto ha costretto loro malgrado, favorevoli e contrari a schierarsi e a misurarsi nelle loro differenze e questo confronto ha creato e sta creando la fondamentale consapevolezza tra i “nuovi pagani” che esistono delle aree diverse nel moderno paganesimo italico. Una linea di confine sembra essere quella che separa i “tradizionalisti” dai neopagani.

Neopagani e veteropagani

Entrambi questi gruppi si rifanno in modo diverso al vasto numero di religioni che viene oggi incluso nella definizione di paganesimo antico. Queste religioni precristiane dell’area europea e mediterannea erano per lo più legate ad un popolo specifico ed erano religioni che presentavano anche localmente spesso notevoli differenze tra di loro.

Tutte queste religioni erano legate ad un appartenenza al gruppo sociale, che chiameremo per comodità etnos, anche se il termine si presta a notevole confusione. Fino ad un certo punto della storia se eri romano praticavi la religione romana, se eri greco la religione greca o una delle sue varianti misteriche, riservate a una fetta assai ridotta della popolazione (orfismo, misteri di eleusi, pitagorismo), se eri egizio praticavi la religione locale di una delle città dell’Antico Egitto, se appartenevi ad una delle varie popolazioni celtiche una declinazione locale della religione dei druidi. La religione era un tutt’uno con l’appartenenza culturale ad una società, quella di un villaggio di campagna o di una città all’interno di un popolo.

È qui che inizia una prima distinzione tra i moderni pagani, quella tra neopagani e veteropagani3, l’approccio con il passato. Per i primi il passato è un’ispirazione, la cui interpretazione tra l’altro cambia a seconda del periodo storico, per i secondi il passato rappresenta talvolta addirittura un’età dell’oro i cui valori (non solo quelli riferiti alla religione) devono essere riportati all’età presente. Inoltre in questo passato ci sono le radici di un’identità etnica tuttora esistente secondo la loro ottica. Chi pratica una qualche forma di religiosità legata alla tradizione romana si conforma in qualche modo anche all’etica della Roma antica, per quanto possibile nell’età contemporanea, cercando di far risorgere i valori di Fides, Pietas, Majestas, Virtus, Gravitas.

I neopagani, pur prestando attenzione alla storia, acquisiscono invece modelli etici più tipici dell’età contemporanea, penso alla filosofia e all’etica dell’ecologia profonda, alle influenze della Legge di Thelema (fa ciò che vuoi), ai movimenti per i diritti civili (femminismo, ecc.) ed anche alla New Age. Da tutto ciò  consegue per esempio una morale sessuale più aperta e inclusiva di tutte le differenze, una visione della famiglia legata al rapporto armonico con la natura (che tiene conto della devastante sovrappopolazione), il rispetto profondo per la vita animale, e non solo quella umana, che si traduce spesso in regimi vegetariani, se non vegani, la coscienza di essere parte di un ecosistema, il pacifismo e il rifiuto della violenza, la parità di diritti e opportunità tra i sessi, il rifiuto delle forme di governo totalitarie di qualsiasi orientamento politico, per dirne brevemente qualcuna. È solo in seconda battuta che vengono recuperati dei paralleli con il paganesimo antico ogni volta che è possibile (e spesso lo è!).

 

Ricostruzionismo e decostruzionismo

Le tendenze ricostruzionistiche, cioè la riproposizione di una pratica spirituale (o persino di uno stile di vita) che sia il più possibile simile quello dei nostri antenati pagani, hanno in realtà operato in entrambi i campi. Ma ovviamente esse sono preponderanti in tutti quei gruppi veteropagani, o tradizionalisti che dir si voglia, che si rifanno a un etnos e che cercano di recuperare o ricostruire il passato perduto.

Questa non è un esigenza fondamentale per i neopagani.  Non hanno la necessità di radicare la propria identità etnica in questo o quel popolo. Per esempio nel druidismo si sente sicuramente il fascino fortissimo della tradizione celtica, ma le suggestioni sono molteplici, e come religione viva sente l’influsso anche di altre spiritualità indoeuropee o di suggestioni contemporanee o di reinvenzioni (non molto si sa del resto della religione dei druidi). Se il Druidismo nelle sue origini è neopagano, non si può dire altrettanto del celtismo, che si rifà invece all’identità etnica (questione che apre notevoli problemi storici) dei popoli celtici (e che talvolta è succube di strumentalizzazioni politiche). Seppur spesso confusi Druidismo e Celtismo non sono la stessa cosa.

Indubbiamente il confine non è netto, ma i praticanti del druidismo si sono diffusi ben oltre l’area di influenza celtica, e si sono trovati di fronte alla sfida di ridare vita ad una religione seguendo l’ispirazione dell’Awen, e non solo le tradizioni celtiche o il folklore di questo o quel luogo che non avrebbero potuto colmare da sole la lacuna.

Questo seguire l’ispirazione ha dato per esempio origine a quello che è oggi il calendario delle festività neopagane, la Ruota dell’Anno, il calendario di otto festività seguito dal Druidismo, dalla Wicca, dal Reclaiming, e da diverse altre correnti neopagane. Ross Nichols nel crearlo operò non tanto un processo di ricostruzione, ma un processo di decostruzione, a cui seguì una riformulazione di quello che era il calendario delle festività dell’Ancient Druid Order.

Laddove si decostruisce altrove si ricostruisce, per esempio le religioni etniche tendono a riproporre  i calendari civili (a cui corrispondono i calendari religiosi) dell’etnos di riferimento. Per esempio il calendario delle festività civili romane.

 

Una diversa percezione del tempo

Certo il problema qua si fa molto più complesso, nel corso della storia romana i calendari cambiarono, e addirittura potevano esistere diversi calendari tra l’Urbe romana e le campagne, con festività di importanza diversa. Il calendario agricolo romano era legato, come quello celtico ai fenomeni stellari e portò i romani a suddividere l’anno in 8 parti in cui gli Equinozi e i Solstizi indicavano il periodo centrale delle stagioni. L’inizio delle stagioni era invece legato alle levate eliache delle Pleiadi, o del tramonto di Lira.  L’inizio della primavera era scandito da un fenomeno metereologico: il primo soffio dello Zeffiro o Favonio, un vento dolce che proveniva da Ovest e che iniziava a farsi sentire intorno al 7-9 di febbraio come spiega Ovidio nei Fastes1.

Nell’Antica Grecia invece avveniva più o meno lo stesso, Esiodo in Le Opere e i Giorni spiega minuziosamente i riferimenti astronomici del calendario agricolo. La levata eliaca delle Pleiadi, circa 2500 – 3000 anni fa avveniva alla metà di maggio2 che era anche un dei riferimenti seguiti dai Celti nel calcolo della festività di Beltane. Ma il calendario agricolo anche qui poteva differire dal calendario della polis e delle sue festività civili e religiose, un tempo a cui vorrebbero rifarsi i praticanti dell’ellenismo.

Io credo che esista una diversa percezione del tempo che distingue fondamentalmente il neopaganesimo dal veteropaganesimo. Nel primo la proposta è quella di un tempo nuovo che sia fedele al ritmo della terra e al ciclo delle stagioni. Nel secondo c’è la riproposizione di un tempo antico che sia fedele all’etnos e all’ethos rappresentato in questo tempo, un tempo di ricorrenze religiose, ma anche civili (penso alla fondazione di Roma, alla morte di Cesare, ecc.).

In questo non c’è un meglio e un peggio, ma semplicemente due prospettive differenti.

 

Religioni della Terra e Religioni Etniche

La maggior parte delle religioni neopagane si considerano religioni della Terra4, della Natura se preferite, mentre una buona parte dei tradizionalismi considera se stesso come religione etnica, perché la tradizione finisce per rappresentare un etnos identitario che non esclude ovviamente un legame con il luogo, ma che vede un legame prima di tutto con il territorio, inteso come specificità locale che ospita l’etnos. Il neopaganesimo vede la Terra come Madre globale, e in secondo luogo fa riferimento al Genius Loci. La religione etnica ha più a cuore il legame col territorio particolare. Anche qui le prospettive non sono in contraddizione, sono volti della stesa medaglia, anzi a volte convivono in uno stesso gruppo.

Anche a livello internazionale i riferimenti sono diversi, non è un caso che il Movimento Tradizionale Romano, faccia parte dell’ECER, l’European Congress of Ethnic Religion, mentre le organizzazioni neopagane hanno come riferimento la filosofia della Pagan Federation5.

 

Il guado

Individuare queste, che sono solo alcune delle differenze tra neopaganesimo e veteropaganesimo, non significa tracciare una muraglia, ma bonificare una palude in cui realtà diverse si confondono tra di loro per un uso un po’ spregiudicato del termine paganesimo, in un’area, l’Italia che ha già visto diversi paganesimi moderni. I termini a volte vengono usati impropriamente come delle entità onnicomprensive sotto cui si pretende debbano stare tutti: si guarda alla parola senza curarsi del significato e soprattutto del senso che essa assume nel contesto.

Ma ora che il guado è visibile è anche possibile parlarsi da una sponda all’altra nel rispetto delle reciproche differenze. Abbandonando quell’atteggiamento difensivo e derisorio dove gli uni vedono solo i difetti degli altri. I passi che verranno compiuti nei prossimi anni all’interno dell’uno e dell’altro campo determineranno comunque il destino di entrambi. C’è già sufficiente storia del veteropaganesimo per capire probabilmente la forma che prenderà in futuro, mentre è tutto da vedere se il neopaganesimo si dimostrerà in grado di strutturarsi come religione (o insieme di religioni) in grado di influenzare l’epoca presente o resterà un movimento sconnesso di spiritualità alternative e di alternativi, molto attivi nel mondo virtuale, ma incapaci di fare fatti: la partita è ancora tutta da giocare.

 

1 Silvia Cernuti, La patera di Parabiago, in L’Astronomia n. 237, pag 44 – 52.

2 Davide Calonico, Riccardo Oldani, Il tempo è atomico: breve storia della misura del tempo, Hoepli editore

3 Per la distinzione si veda anche AA. VV “L’essenza del neopaganesimo”, pag  , e John Halstead,  Defining Paganism e Neopaganism in http://www.patheos.com/blogs/allergicpagan/2012/09/19/defining-paganism-and-neopaganism/:   If you are attempting to reconstruct a Pagan past, then you are more of a “Retro-Pagan” (thanks Pagan Princess for the term) than a Neo-Pagan.

4 La dicitura anglosassone è earth based religion.

5 E oltre alla PF, le organizzazioni wiccan guardano alla Covenant of the Goddess e all’Aquarian Tabernacle Church, quelle druidiche al Druid Network e all’OBOD, ecc.

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3 Responses

  1. Maurizio Scorcia scrive:

    Ottimi e interessantissimi articoli!

  2. Maurizio Scorcia scrive:

    Interessanti

  3. Maurizio Scorcia scrive:

    Bellissimi

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