Leland e la stregoneria italiana

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Leland e la stregoneria italiana

di Cronos Davide Marrè

È curioso pensare come anche qui in Italia una delle fonti principali per i praticanti e gli autori della stregoneria tradizionale italiana, la cosiddetta stregheria, sia Aradia: il Vangelo delle Streghe, oltre ad Etruscan Roman Remains, e Legends of Florence di C. G. Leland, cioè i libri di un americano e non la tradizione orale o gli scritti di un autore italiano. Questa è una curiosità che ci deve permettere di aprire una riflessione sulla natura di questa corrente neopagana che è nata e ancora vive nell’illusione di essere più “tradizionale”, più vera, e più genuina della Wicca. È arrivato il momento di suonare la sveglia.

Questo non significa mostrare che la pratica della cosiddetta stregheria sia qualcosa di negativo, ma solo far comprendere come questa corrente sia al più figlia della Wicca e rientri nel novero della spiritualità neopagana o di quella veteropagana[1]. Neopagane sono infatti quelle correnti spirituali moderne che si ispirano al paganesimo antico consapevoli che esiste una divisione tra il paganesimo antico e quello contemporaneo e che “ai greci non si torna”[2] e veteropagane invece quelle correnti spirituali altrettanto moderne, ma che non hanno alcuna consapevolezza storica e vivono nell’illusione della continuità ininterrotta con il passato.

 

La Wicca e la fama di C. G. Leland

Prima di procedere nella nostra riflessione è necessario ricordare che Gerald Gardner e Doreen Valiente, i “genitori” della Wicca, oltre a conoscere i testi di Leland, furono i primi ad usarli “efficacemente” nella “ristrutturazione” della moderna stregoneria pagana[3]. A questo aggiungiamo la considerazione pressoché nulla che in Italia aveva ed ha Leland nel mondo accademico: alla stregua di un forestiero con l’hobby di collezionare favole. Favole che con un po’ di fantasia e qualche spicciolo con cui nutrire l’immaginazione popolare, in tempi in cui per il “popolo” l’emigrazione era assai comune e i viaggi per l’America erano assai cari, si sarebbero potute raccogliere probabilmente in qualsiasi regione d’Italia. Come dimostra del resto “Il romanzo dei settimini” di Giuseppe Cavagnari del 1889. Ma Cavagnari non era Leland e quindi oggi non abbiamo anche un vangelo delle streghe lombarde.

A fronte di questo è possibile affermare che senza la Wicca anche in Italia, non si parlerebbe affatto di stregoneria tradizionale (intesa come culto delle streghe), né di stregoneria italiana e nemmeno di stregheria (altro termine piuttosto moderno che risale alla metà del XVIII secolo a cui le “vere” streghe italiche sono particolarmente affezionate)[4]. Lo dico senza alcuna paura di essere smentito. È poi assolutamente evidente che se Gerald Gardner e Doreen Valiente non avessero attinto da Leland probabilmente non avremmo sentito molto parlare di lui.

 

Lotta per l’eredità

La nascita della Wicca, che si è posta come erede della stregoneria storica, ha inoltre messo alcuni ricercatori spirituali nelle condizioni di reclamare un pezzetto di questa eredità. Reclamare questa eredità significa per loro sentirsi in qualche modo più “veri”, più “originari”, più “tradizionali” della Wicca stessa. Figli legittimi del passato insomma. La Wicca ovviamente ha già superato da tempo la “sindrome delle origini”, è consapevole per lo più che alla base di ogni spiritualità esiste un mito della nascita e che il nostro mito è quello che ci ha dato Gardner quando ha descritto il suo incontro con le streghe della New Forest. Beninteso si è trattato di un evento reale, ma che ha assunto i contorni del mito soprattutto per gli sviluppi che ha avuto[5]. Gli odierni praticanti della “stregheria” (utilizzerò adesso questo termine, a loro caro, per indicare tutta la “moderna” stregoneria tradizionale italiana) non hanno superato questa sindrome. La loro necessità di sentire che la propria pratica spirituale affonda le sue radici nella continuità della storia, li fa sentire suoi eredi più legittimi: infondo non sono molto differenti dai cristiani che sostengono la storicità del giardino dell’Eden.

Si tratta di un’ingenuità che sarebbe assolutamente possibile mettere da parte se non fosse che, non tanto gli autori, ma i vari ed eclettici praticanti “italiani” della “stregheria”, infarciti di letture fantasiose, non facessero continuamente respirare a chi gli sta intorno quest’aria di superiorità e se non spacciassero per tramandate di generazione in generazione pratiche al più riprese da Leland, quando non completamente inventate, o estrapolate dalla stessa Wicca.

 

Stregheria pratica

Esiste del resto più di un libro scritto da autori italiani che parla della pratica della “stregheria”, si tratta di opere per lo più di fantasia, cariche di un “tradizionalismo” che non disdegna l’innovazione del libro rispetto alla tradizione orale. In questi testi spesso si trovano cose che lascerebbero assai perplesso un reale conoscitore della Wicca e della stregoneria storica: la stregheria, in sostanza, pur disdegnando la Wicca, è ad ogni modo assai wiccan perché il modello della “stregheria” dei giorni nostri è proprio questa!

L’altro punto di riferimento come abbiamo già detto è Leland! Ovviamente abbiamo già sottolineato come sia paradossale che una strega tradizionale italiana (qualunque cosa questa parola voglia dire) segua il testo di un autore estero per ritrovare le sue origini, ma è certamente più comprensibile che questo eserciti un grande fascino fuori dall’Italia.

 

La “visione” di Leland

Nei paesi esteri Leland sembra avere “riscoperto” le tradizioni stregonesche italiche… ma che cos’è che ha davvero scoperto questo autore americano? Per capire l’ottica di Leland dobbiamo comprendere il modo con cui tendenzialmente un autore straniero si avvicina all’Italia: le cose dall’ottocento ad oggi non sono molto cambiate! Come qualsiasi indagine antropologica anche l’indagine folkloristica risente dell’influenza della cultura di provenienza di chi indaga e di quella di origine di chi è oggetto di indagine[6]. Leland era uno straniero piuttosto facoltoso che si era trovato a raccogliere storie e leggende del folklore toscano, in un periodo in cui la Toscana (e l’Italia in genere) esercitava un notevole fascino sulla cultura inglese. La visione romantica degli inglesi (ricordiamo che Leland aveva studiato in Inghilterra) rispetto alla Toscana e all’Italia è ben sintetizzata dal romanzo “Camera con vista” di Foster (di qualche decennio più recente dell’opera di Leland), dove l’autore crea un opposizione ideale tra Inghilterra e Italia[7], in cui l’Italia gioca il ruolo di terra di libertà e di espressione sessuale, una sorta di terra promessa ancora legata al mondo naturale e rurale che aveva ispirato molti inglesi desiderosi di sfuggire alle costrizioni sociali del proprio paese. È evidente che Leland risente di questa formazione: i temi della libertà, dell’espressione della sessualità, della natura e della ruralità infatti sono gli assi portanti di Aradia: il vangelo delle streghe. Ben prima di discutere della storicità del Vangelo e dell’autenticità delle fonti, infatti, è necessario premettere che Leland trova in Italia quello che voleva trovare: questo a me sembra uno dei punti essenziali da cui partire nell’analisi di questo testo così controverso. Questa stessa opinione viene formulata in modo un po’ diverso da Jeffrey Russell. Secondo questo storico Leland “lesse entusiasticamente nelle parole di Maddalena (la fonte del materiale che compone Aradia. N.d.A.) ciò che già sapeva – o credeva di sapere – circa la stregoneria”[8].

 

Criticità di Aradia

Come afferma Lorenza Menegoni, una delle poche serie studiose italiane che si è presa la briga di tentare di dare un fondamento ad alcuni elementi del lavoro di Leland (tra cui il nome Aradia, pressoché sconosciuto in Italia sia nel medioevo che nell’età moderna), nel suo saggio introduttivo ad una delle più interessanti edizione italiane del Vangelo delle streghe, “la questione del suo valore storico e della sua autenticità rimarrà sempre aperta”[9]. La Menegoni critica le obiezioni di uno dei maggiori critici di Aradia, Elliot Rose. Sostiene che gli elementi sovversivi presenti nel Vangelo non siano moderni, come pensava Rose, ma derivino dalla figura dell’antica Diana romana protettrice degli schiavi[10]: questa posizione nasconde in realtà una trappola. È certamente giusto ritenere come fa lei che quando la Diana del testo prende i tratti della Diana che appare nei processi inquisitoriali legati alla “Signora del gioco”, come narrata nei processi milanesi di Sibilla e Pierina alla fine del XIV secolo[11], siamo davanti ad una probabile prova di una sopravvivenza del paganesimo rurale. Ma quando in Aradia appare la Diana classica piuttosto che la “Domina Ludi”, la “Signora del gioco”, è un segno che sul Vangelo c’è stato un intervento di influenze “colte”. Lo stesso fatto che compaia Diana, nel mito di Aradia, e non più la Tana di Etruscan Roman Remains o delle Legends of Florence, suscita qualche perplessità. L’impressione è che gli elementi classici siano mutuati da una o più fonti “istruite” e probabilmente relativamente moderne: compare anche Virgilio[12] del resto, il più importante poeta della classicità, in una versione “popolare”. A questo aggiungiamo che non esiste un solo caso di stregoneria storica in cui siano presenti così tanti elementi legati al paganesimo classico. Anche nel caso della Signora del Gioco, la guida della “Compagnia di Diana”, cioè Madonna Oriente, questa “dea” ha dei tratti molto diversi dalla Diana classica e che rispecchiano in questo caso un’idea popolare e rurale della divinità femminile che governa la compagnia delle streghe.

Non è possibile quindi pensare che l’elemento sovversivo in Aradia sia legato alla figura della Diana classica, perché questa figura arriva da tempi recenti. Inoltre questo elemento non sembra essere un’eco dell’antichità, per il semplice fatto che la Diana classica pur protettrice degli schiavi, non aveva alcun carattere rivoluzionario, al contrario le sue feste erano inserite in un sistema “sociale” ben preciso[13]. Se guardiamo invece all’anticlericalismo presente in Aradia, che fa un tutt’uno con lo spirito “rivoluzionario” del testo, questo è al di là di ogni ragionevole dubbio figlio delle rivoluzioni del 1848 (a cui ricordiamo che Leland aveva partecipato attivamente a Parigi[14]), del risorgimento italiano e delle suggestioni socialiste. Anticipa quell’anticlericalismo così nostrano, molto bravo a parole e molto poco nei fatti, che caratterizzerà la vita italiana del XX secolo.

Naturalmente le conclusioni di Lorenza Menegoni circa la stratificazione del testo in diversi periodi temporali sono del tutto condivisibili soprattutto se si parte dal presupposto che la cultura popolare italiana aveva (ed in alcune zone ancora ha) questa stessa complessa stratificazione. Più che una testimonianza della vera stregoneria italiana, che mi sembra più un mito “romantico” che un’entità reale, Aradia è lo specchio di una cultura popolare “stratificata” di un’area della Toscana del XIX secolo: una sintesi magistrale condita dallo spirito della necessità (anche questa in quegli anni faceva parte di questo spirito popolare). Nel testo oltre a questa cultura popolare convergono anche elementi letterari colti che si inseriscono come frammenti piovuti dall’“alto”, suggestioni rivoluzionarie e background cristiano. Quali necessità avrebbero reso possibile la sintesi di Aradia? È noto che Maddalena, al secolo Maddalena Taluti, avesse intenzione di emigrare in America[15], ben difficilmente col suo lavoro di cartomante[16] avrebbe potuto pagare i soldi del viaggio in breve tempo, non è quindi difficile immaginare che questi soldi che le avrebbero permesso di emigrare erano almeno in parte siano venuti dal suo lavoro di ricerca svolto per conto di Leland e dal compenso ricevuto per il manoscritto.. Sembra che Maddalena in realtà non realizzò i suoi piani, ma si trasferì a Genova, dove lavorò per un periodo prima di tornare a Firenze.

Chiariamolo subito: questo non getta certo un ombra su Aradia. Vi aggiunge un altro fattore tipico della cultura popolare dell’epoca, che è appunto la prospettiva dell’emigrazione. Pensando ad altre località (e forse anche ad altri tempi) un italiano non si sarebbe certo stupito se a Leland avessero procurato qualche osso di Aradia, oltre ai brandelli del suo vestito, il suo bastone e così via.

Questo aspetto può apparire scandaloso al lettore straniero e solo un po’ fastidioso (considerato che cosa siamo ancora oggi abituati a vedere in Italia) al lettore italiano. Ma apriamo per un attimo una parentesi sulla visione che ancora oggi alcuni italiani hanno dello “straniero” (considerando comunque che spesso a Milano anche un napoletano si sente straniero e viceversa!). Quando il forestiero lo guarda come un fenomeno antropologico, cioè come una specie di “aborigeno” della “vita bella” ed è alla ricerca di “cimeli autentici” della sua civiltà, le reazioni sono per lo più due: sfrutta l’opportunità di dare il servizio che gli è richiesto oppure ne è particolarmente infastidito. Troppo spesso ancor oggi chi arriva dall’estero fa fatica ad uscire da quella visione “artefatta” dell’Italia fatta di pizza, mafia e mandolino. Sfugge ai più che siamo in un paese in cui le tradizioni spesso convivono con le innovazioni, per cui sapere usare internet non esclude saper ballare la taranta o saper cucinare la polenta coi funghi e sfugge anche che l’Italia è uno stato regionale, il che significa che aree vicine hanno spesso usanze molto diverse… ai tempi di Leland anche lingue molto diverse, considerata la scarsa diffusione della lingua italiana in quel periodo. Già solo questo ci porta a comprendere come sia assurdo parlare di stregheria o stregoneria italiana, quando la strega in Piemonte è la masca, nella confinante liguria è la bajua, in Campania è la janara, ecc.

 

Aradia: un’opera frutto della creatività popolare italica

Quindi la stregoneria toscana (e non italiana!) con cui era entrato in contatto Leland che cos’era? Che cos’era la “stregheria” di Maddalena? Un espediente per pagarsi un viaggio costoso in America? Ovviamente no. Non c’è alcun dubbio, leggendo il Vangelo, che Maddalena abbia svolto un grande lavoro: forse non ha fornito a Leland un testo uscito dalle braccia della storia, ma gli ha regalato uno spaccato del suo tempo, quello di Maddalena. Probabilmente aveva in mano pezzi di un mosaico da rielaborare con la sua creatività, la creatività che le ha consentito di cucire l’abito adatto al suo cliente. Può essere che la fantasia di Maddalena sia stata stimolata dalla prospettiva di guadagnarsi l’accesso alle Americhe e che l’abbia spronata a fare di Aradia un’opera “organica”. Ma in tutto questo da italiano leggo solamente la grandissima creatività tipica della nostra terra, una creatività che anche quando sembra nascondere malizia, in realtà non né ha alcuna. Maddalena certamente non mentiva sul Vangelo delle Streghe perché quello era il suo autentico Vangelo.

Mi sembra che non si possa trascurare questa lettura della vicenda che certamente ha dei tratti che la assimilano ai racconti di Boccaccio[17], uno dei padri della lingua italiana (e toscano come Maddalena!), che ha messo più volte in risalto nei suoi racconti la capacità italica di  affidarsi a piccole astuzie e a voli pindarici, a volte in modo consapevole e a volte no, che si trasformano in un esercizio del genio italico. Anche nella favola di Pinocchio di Collodi (altro autore toscano, contemporaneo di Maddalena) il contrasto tra bugia e fantasia è sottolineato ad ogni passo, ma alla fine a vincere è la fantasia[18]. Il burattino si trasforma in essere umano. Allo stesso modo non ho motivo di dubitare che nelle mani di Maddalena, ad un certo punto, una semplice raccolta di “suggestioni” di diversa origine si sia trasformata in Aradia.

 

La “moderna” stregheria

L’unica cosa che può infastidire un wiccan italiano (come chi scrive) è la costante accusa che viene fatta alla Wicca, come forma di neostregoneria, da alcuni praticanti di queste cosiddette vie più tradizionali di essere una sorta di corrente di rango inferiore che non ha nessuna “tradizione” alle spalle. A volte queste accuse sono frutto di una tale ingenuità da parte di chi le formula e di una tale inconsapevolezza da lasciare disarmati. Con buona pace dei “moderni tradizionalisti” che praticano la “vera” (e modernissima ribadisco io) stregheria italiana, che hanno avuto ora rivelazioni che gli hanno permesso di ricostruirla, ora hanno semplicemente attinto da Leland o dal Libro delle Ombre gardneriano, dopo la sua pubblicazione in vari testi, traducendone degli stralci e trasformandoli in stregoneria tradizionale italiana.

 

Una moda americana

Del resto quella che da noi oggi viene chiamata “stregheria”, riprendendo il termine che usava anche Leland per definire il culto stregonesco e la Vecchia Religione, è un passeggero di ritorno dagli Stati Uniti. Il termine stregheria, come si è detto, è un termine sostanzialmente moderno, lo utilizza quasi esclusivamente Girolamo Tartarotti, milanese, la cui opera a metà del XVIII secolo “si può a ben ragione considerare come il punto di arrivo del più che secolare ripensamento sulla questione della stregoneria”[19]. Infatti il termine stregheria viene usato in questo contesto per identificare sostanzialmente il fenomeno delle streghe e la credenza nella “compagnia di Diana”, una credenza illusoria che Tartarotti considerava diffusa in tutta l’Europa. Le streghe per Tartarotti sono “vecchie libidinose e malinconiche che si eccitano ai più sudici racconti e con l’aiuto di speciali unguenti credono di vivere ciò che sognano”[20]. Successivamente il termine è presente nel “Vocabolario Piemontese – Italiano di Michele Ponza” del 1859, per la cronaca un sacerdote, nel “Vocabolario Bolognese – Italiano” di Carolina Coronedi Berti (1874), nel “Nouveau dictionnaire italien-francais et francais-italien” di Costanzo Ferrari e Arthur Enkenkel (1900), dove il termine stregoneria e stregheria hanno due diverse connotazioni: il primo si riferisce sostanzialmente all’arte di operare incantesimi e malefici, mentre il secondo ad una forma organizzata di stregoneria legata al sabba, una distinzione forse utile, ma anche fittizia. Oggi sia nel “Vocabolario della lingua italiana” di Zingarelli che nel Devoto – Oli, viene abolita in quanto il termine stregoneria comprende sia l’uno che l’altro senso, nella sua prima accezione (e anche storicamente) è connesso ad operazioni di rituali sinistri (appunto il sabba) ed in senso estensivo alla pratica di incantamenti e malefici. La parola ricompare in E. Verga nel 1899[21], riferendosi a due casi di stregoneria avvenuti nel milanese, ma  in sostanza il termine stregheria tornerà in uso dopo Leland, per lo più grazie a Raven Grimassi[22], noto autore americano che ha pubblicato una serie di libri sulla stregheria, di discutibile attendibilità, in cui stregheria sta ad indicare pressoché esclusivamente la Vecchia Religione di Leland.

La professoressa Sabina Magliocco, pur criticando alcune affermazioni presenti nel lavoro di Grimassi[23], ha mostrato come l’espansione che l’autore ha fatto della leggenda di Aradia, deve essere compresa nel suo contesto come la continuazione di una leggenda nata molti anni fa: il folklore stesso del resto, secondo la studiosa, si trasforma in accordo ai nuovi paradigmi[24]. Sia Leland che Grimassi appaiono quindi autori strettamente neopagani nei loro contenuti: Grimassi stesso ammette infatti che gli immigrati italiani hanno adattato alcuni elementi della Wicca nella loro pratica[25]. Certamente può essere che Grimassi abbia “ereditato” alcune pratiche della magia popolare di qualche area italiana e le sue pratiche di guarigione: ovviamente entrare in contatto con queste pratiche popolari non è difficile nel nostro paese e certo esse non testimoniano del “culto stregonesco”. Il lavoro di Grimassi sulla stregheria per quanto discutibile e a tratti ingenuo[26], resta comunque molto più profondo, incisivo e complesso di quello degli autori italiani che si sono occupati del medesimo argomento. Oltre ad avere il merito assieme al ben più autorevole Frazer (il grande antropologo inglese), di aver riportato in auge la località di Ariccia sul lago di Nemi.

Il fenomeno della stregheria, parte quindi da una moda americana, in cui davanti alle critiche mosse alla Wicca riguardo alle sue origini, ha spinto alcuni a ricostruire la “stregheria” come culto più tradizionale e connesso a delle autentiche radici storiche, con l’unico risultato di vedersele contestate: lo stesso Grimassi è stato in più occasioni smentito, e gli è stata contestata persino l’italianità della sua famiglia[27]. Questa stregheria è una moda post-gardneriana che ha spinto all’interno e all’esterno della Wicca ad una sorta di corsa all’oro in merito alla propria autentica origine tradizionale, in cui del resto uno dei primi ad esserne coinvolto fu proprio Alex Sanders che affermò di appartenere ad una linea ereditaria familiare per tramite della nonna[28].

 

Gardner, la Wicca e l’Italia

Come abbiamo visto anche qui in Italia, quando si parla di stregheria si tenta, in maniera ben più grossolana e approssimativa, lo stesso procedimento che aveva tentato Gardner: ricostruire un culto da alcuni elementi. Per questo motivo trovo difficile che possano essere queste forme postmoderne un po’ raffazzonate di stregoneria ad essere eredi delle “streghe” e degli “stregoni” italiani, consegnati alla storia della “caccia”, e del lavoro di Leland.

Per quanto riguarda quest’ultimo può essere tracciato un parallelo tra il mosaico ricomposto da Maddalena con il suo aiuto e quello ricomposto, seppur per ragioni diverse, da un altro uomo, dal grande spirito creativo e avventuroso: Gerald Gardner. È noto, come dimostrano i lavori di Ronald Hutton e Philip Heselton, che Gardner nella ri-composizione del Libro delle Ombre si sia trovato davanti ad una moltitudine di suggestioni e materiali e all’esigenza di dare vita a qualcosa di organico che rispecchiasse la sua esperienza dell’Arte. Così il “Ye book of ye art magickal” si è trasformato nel “Libro delle Ombre” cioè nella Wicca. Il “burattino” ha preso vita grazie alla “fata turchina” della creatività. Non è certo strano che tra queste suggestioni ci fosse Aradia.

Con tutta probabilità anche per Gardner il Vangelo delle streghe era un testimonianza della stregoneria storica. Nel suo viaggio in Italia non fu però così fortunato come Leland, da incontrare un’altra Maddalena. Incontrò invece Evola, uno dei massimi esoteristi italiani, nonché araldo del tradizionalismo patriarcale. Dall’incontro emerge con chiarezza il grande entusiasmo di Gardner, non dissimile da quello dello stesso Leland, che contrasta con l’esoterismo di Evola, vissuto più come esperienza intellettuale astratta piuttosto che come pratica esoterica e misterica. Evola è l’altra faccia della medaglia dell’atteggiamento dell’italiano davanti allo straniero, quella infastidita. Ci racconta che Gardner “[…] eravenuto per informarsi circa lo stato dellamagia e delle streghe in Italia. Avendogli detto che nonmi interessavo a simili sottoprodotti e che di essi benpoco sapevo, egli precisò di aver in vista qualcosa di altro. Da una borsa a rete come quelle usate dalle massaieper fare la spesa egli trasse un album contenente la riproduzionedegli affreschi che si trovano nella Villa deiMisteri di Pompei. Come è noto, si tratta di scene chevengono interpretate come quelle di una iniziazione. Vifigura una donna nuda che, fra l’altro, viene fustigata,che è terrorizzata per la visione in uno specchio e cheinfine è ammessa alla contemplazione di simboli fallici edionisiaci. Generalmente si ritiene che si tratti di allegorie,che la ragazza simbolizzi l’anima nel corso delle sueprove. Ma il mio ospite non era di questo parere. Ritenevache tutto fosse reale e mi chiese se in Italia esistevanodei prolungamenti di tale tradizione. Io risposi chesupporre ciò era assurdo, già per la grande distanzatemporale.”[29]

Da questo incontro emerge che Gardner credeva un po’ ingenuamente nella possibilità di ritrovare in Italia non solo la pratica stregonesca, ma gli stessi rituali pagani degli antichi. Il contrasto tra la capacità visionaria di Gardner e la “dotta” miopia di Evola, che certo non conosceva l’opera di Leland, è lampante. Quest’ultimo nemmeno poteva immaginarsi, nella sua visione “cerebrale” della religione antica, che la rappresentazione della Villa dei Misteri potesse essere quella di un “reale” rituale iniziatico.

In Gardner c’è l’entusiasmo di chi ha rimesso insieme il mosaico con lo stessa “creatività” di Maddalena ed è in cerca di altri tasselli. Certo le fonti di Gardner sono diverse: a sua volta Aradia: il Vangelo delle streghe è divenatato una fonte. Ma Gardner è il primo a comprendere le potenzialità del testo di Leland e a trasferire il suo “spirito” alla Wicca. Il filo ininterrotto dell’ispirazione collega Maddalena a Leland e Leland a Gardner. Come afferma Lorenza Menegoni “l’influenza di Leland sul revival della Wicca si manifesta non solo nella concezione della stregoneria come “la vecchia religione”, ma anche nell’incorporazione di alcuni elementi di Aradia nei riti di Wicca”[30], oltre al fatto che Aradia stessa diventa, assieme a Cernunnos, una delle incarnazioni di riferimento della Dea, come ci ricorda la Witches Rune. Quando molti anni fa mi sono avvicinato alla Wicca è stato perché era piuttosto chiaro che questa fosse la legittima erede dell’opera di Leland e della ricerca di Maddalena e che molto dello spirito della “tradizione” italica vi si fosse trasferito: con tutta probabilità non si tratta propriamente di antiche tradizioni stregonesche, almeno non come le intendevano Leland e Gardner, ma di certo una parte dell’anima e della tradizione italiana sta qui, molto più che nella moderna stregheria. Ed è ovvio che con la crescita della Wicca nel nostro paese, quest’anima, che è lo spirito di Aradia, sia tornata a casa.

 

BIBLIOGRAFIA

“Il Neopaganesimo – Alla ricerca di una definizione” di Davide Marrè, in “L’essenza del Neopaganesimo”, AA. VV, Circolo dei Trivi

Salvatore Natoli, “I nuovi pagani”, Il Saggiatore

Ronald Hutton, “The Triumph of the Moon”, Oxford

Girolamo Tartarotti, “Del Congresso notturno delle Lammie libri tre”, 1749

Philip Heselton, “Gerald Gardner and the Couldron of inspiration”

J.F.C. Fuller, “The Black Art” in Form

Carlo Ginzburg, “I benandanti”, Einaudi

Luisa Muraro, “La signora del gioco”, La Tartaruga

C. G. Leland, “Aradia, il Vangelo delle Streghe”, Leo S. Olschki Editore

S. Abbiati, “La Stregoneria – diavoli, streghe, inquisitori dal trecento al settecento”, Oscar Mondadori

Rendiconti del R. Istituto storico lombardo di scienze e lettere, n. 32, 1890

Raven Grimassi, “The Way of Strega”, 1995

Sabina Magliocco, “Spells, Saints, and Streghe: Witchcraft, Folk Magic, and Healing in Italy”, The Pomegranate: the Journal of Pagan Studies, issue 13.

Sabina Magliocco, “Who Was Aradia? The History and Development of a Legend”, The Pomegranate: The Journal of Pagan Studies, issue 18.

Julius Evola, “Ultimi scritti”, Controcorrente

G. Cavagnari “Il romanzo dei settimini”, 1889

 


[1] Davide Marrè, “Il Neopaganesimo – Alla ricerca di una definizione” in “L’essenza del Neopaganesimo”,  AA. VV, Circolo dei Trivi, pag. 11

[2] Salvatore Natoli, “I nuovi pagani”, Il Saggiatore, pag.22

[3] Ronald Hutton, “The Triumph of the Moon”, Oxford, pag. 234

[4] Girolamo Tartarotti, “Del Congresso notturno delle Lammie libri tre”, 1749

[5] Philip Heselton, “Gerald Gardner and the Couldron of inspiration”, Capall Bann Publishing, pag 17

[6] Adriana Destro, “Complessità dei mondi culturali”, Patròn, pag. 197

[7] Sandra Patrignani, “Camera con vista di E. M. Foster”, Il 3′ Anello – Ad Alta Voce – Radio Tre (Aprile 2008)

[8] Jeffrey Russel, “A History of Witchcraft”, Thames and Hudson, p. 148

[9] C. G. Leland, “Aradia, il Vangelo delle Streghe”, Leo S. Olschki Editore

[10] Introduzione a cura di Lorenza Menegoni in C. G. Leland, ibid., p. XI

[11] Muraro, ibid., p. 198

[12] Leland, ibid., p. 59

[13] Frazer, “Il ramo d’oro”, Newton, cap. XVI

[14] Menegoni, ibid, p. VII

[15] “The International Folklore Congress: Papers and Transactions”, 1891. On page 454 in Raven Grimassi “Charles Godfrey Leland: A Biography”, http://www.stregheria.com/leland.htm

[16] E. M Pennel, “C. G. Leland: A byography”, p. 319

[17] Giovanni Boccaccio, “Il Decamerone”, varie

[18] Paul Hazard “La letteratura infantile in Italia” in Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio”, Armando editore, p. 43

[19] “La Stregoneria – diavoli, streghe, inquisitori dal trecento al settecento” di S. Abbiati, Oscar Mondadori

[20] G. Tartarotti, “Del congresso notturno della lammie”, 1749

[21] “Intorno a due documenti inediti di stregheria milanese del secolo XVI, in “Rendiconti del R. Istituto storico lombardo di scienze e lettere”, n. 32, 1890

[22] Raven Grimassi, “The Way of Strega”, 1995

[23] Sabina Magliocco, “Spells, Saints, and Streghe: Witchcraft, Folk Magic, and Healing in Italy”, The Pomegranate: the Journal of Pagan Studies, issue 13.

[24] Sabina Magliocco, “Who Was Aradia? The History and Development of a Legend”, The Pomegranate: The Journal of Pagan Studies, issue 18.

[25] Raven Grimassi, ibid., cap XVIII

[26] Vedi l’uso del Liquore strega i Grimassi, “The Way of Strega”

[27] In quella che viene definita una vera e propria guerra tra streghe per le legittima italianità, Grimassi (Raven Grimassi – A BIRD’S EYE VIEW: Rebuttals e vari autori tra cui David Griffin (http://hermetic-golden-dawn.blogspot.com/2011/05/rebuttal-to-lewellyn-author-raven.html), si sono affrontati in uno scontro epistolare, a dir poco grottesco per chi vive in Italia!

[28] June Jones, “Alex Sanders : King of Witches”,Coward, cap. 2

[29] Julius Evola “Ultimi scritti”, Controcorrente, pag. 46

[30] Menegoni, ibid, p. XXIV

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4 Responses

  1. Nino Nick Romano scrive:

    Sono italo-american e cosi’ mi riesce un po difficile comprendere tutti i significati di questa lettura sulla stregoneria e come e connessa a l’origini del la Vecchia Religione (Old Time Religion) in Europa del Sud, cioè, in Italia ed l’Impero di Roma. E’ una presentazione molto interessante e mi ci vorra’ tempo capirla bene. Saro’ molto felice ricevere vs. notizie e per caso anche incontrare altri qui negli Stati Uniti, stato di New York, Hudson Valley.
    Grazie e con cordiali saluti . . . . Nino R.

  2. Annalisa Rossi scrive:

    Interessante articolo. Posso però, se mi si permette, aggiungere che una realtà italiana o regionale di stregheria o stregoneria era di certo viva almeno fino ai primi del Novecento. Parlo per conoscenza personale, per così dire. Nella mia famiglia, ramo materno veneto, ho sentito storie sin da bambina sulla mia bisnonna Cherubina, vissuta a cavallo tra l’800 ed il ‘900. Era ostetrica e guariva con preparati di erbe. Praticava la magia in maniera sistematica, per bene ed anche per male: riuscì ad impedire per lungo tempo il matrimonio di mio nonno con espedienti magici, che qui non racconto per non allungare il messaggio, e poi “maledì” il matrimonio, al punto che mia nonna non riuscì ad avere figli, perché nascevano morti, fino alla dipartita di Cherubina. Alla sua morte mio nonno, il figlio, chiamò un esorcista per liberare la casa dal suo spirito poco benevolo. Si racconta che venne vista più volte volare, per lo più per recarsi velocemente ad assistere le partorienti. Non so se certe “qualità” si tramandano geneticamente… Sta di fatto che la mia vita è piena e strapiena di eventi paranormali e “magici” , dei quali ho anche diversi testimoni. Non appartengo a società magiche, fino a pochi mesi fa non sapevo nemmeno dell’esistenza di Wicca e Stregheria. Diciamo che sono, quindi, strega per discendenza familiare…;-) Resta il fatto che, se veniva praticata dalla mia bisnonna in maniera sistematica, ritengo sia probabile che una tradizione ci fosse. Che poi venisse tenuta nascosta il più possibile, visto il contesto sociale italiano (completamente cattolico) mi sembra ovvio. Come ovvio è desiderare di trovare più conferme documentali, anche se temo, visto sempre il contesto, che siano tutte o quasi disperse per sempre. Grazie per l’attenzione.

    • Davide Marre' scrive:

      Per stregheria oggi si intende un culto più o meno organizzato con tanto di divinità specifiche, qualcosa che è lentamente scomparso. Nessuno ha dubbi, nemmeno io, che un secolo fa (e persino oggi) esistesse una realtà viva di pratiche e credenze magiche documentate, talvolta chiamate stregoneria, legate a una tradizione di guaritori, medicina popolare, magare, fattucchiere, ecc.

      Un conto però è un insieme di pratiche magiche o poteri che possono tranqullamente inserirsi anche nella cornice del cattolicesimo, dove divinità che un tempo apparivano definite o sincretiche rispetto ai santi per esempio, si sono dissolte, un conto invece è un culto organizzato, che Leland documenterebbe, ma che in realtà probabilmente esistette realmente solo nella sua mente (e in quella di Maddalena). Nemmeno Ginzburg con i suoi studi così dettagliati è riuscito a dimostrare l’esistenza certa di una pratica stregonesca legata a un culto pagano dell’antichità (di un insieme di credenze si).

      Così anche i praticanti della cosiddetta stregheria annaspano in ricostruzioni e ricostruzionismi fantasiosi che hanno poco a che vedere con la tradizione di cui tu stessa mi parli nel tuo racconto. Grazie 🙂

  1. 16 giugno 2016

    […] Leland e la stregoneria italiana di Cronos (Davide Marrè) […]

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