Il Tarocco Siciliano

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Studio preliminare sul Tarocco Siciliano

di  Αδελφός Ακκυαρύσ

trionfo V

Doloroso è parlare,doloroso tacere.

197 ,Prometeo Incatenato

 

Molto è stato scritto e detto sul gioco chiamato Tarocco, e ancor più è stato detto e scritto sul suo indiscutibile valore Misterico. Non facile é il suo studio, ma proprio per quella universalità che ne ha decretato il largo uso,  esso è divenuto il miglior alleato per lo studio e la pratica delle Arti Ermetiche. La versatilita stessa delle immagini e le diverse intepretazioni dei semboli lo rendono perfetto per gli usi esoterici, dalla divinazione, grandiosa arte che mette in relazione l’uomo con il Divino, all’uso rituale, che mira a porre il divino nella sfera dell’umana volontà.

Lo studio quindi del tarocco è un passaggio pressoché obbligatorio nella ricerca di ogni esoterista.

Sulla sua storia e sulla sua diffusione non dirò nulla in questo breve trattato introduttivo poiché ogni possibile informazione è facilmente ed esaustivamete reperibile on-line. Quella che qui esporrò è una teoria nuova, una congettura mai tentata e frutto di deliberati voli pindarici, la quale non ha pretese di verità, ma che, dimostra una certa validità della quale il lettore potrà facilmente rendersi conto. Non ho timore di affermare ciò consapevole della relatività di ogni affermazione ed associazione, poiché proprio in virtù di ciò ogni cosa è contemporaneamente vera e falsa. Come in intestazione questo è uno studio preliminare, molte cose devono essere adeguatamente sperimentate, il lavoro durerà con ogni probabilità un’intera vita, cio va detto senza rammarico ma con la consapevolezza di chi non vedrà la fama della propria progenie, ma con la gioia di chi ha bevuto per primo alla fonte sgorgata nel deserto.

Il tarocco siciliano é unico ed assolutamente sorprendente nei suoi contenuti,nelle illustrazioni e nella sua inrtrinseca suddivisione che differisce  dagli altri mazzi di tarocchi più blasonati, certo meriterebbe senz’altro più dellla notorietà di cui ora gode, ma nutro la speranza che con tale studio la sua diffusione presso gli studiosi possa accrescersi.

Non mi discosterò dalla tradizione esoterica che afferma che un antico ed universale messaggio sia stato racchiuso nei tarocchi affinché potesse sopravvivere a discapito delle ere, nel presente studio anzi, partendo proprio da questo assioma fondamentale inizierò la mia digressione su questo mazzo.

La teoria universalmente accettata pone  i tarocchi in relazione al giudaico albero della vita col suo sistema di 32 vie (da qui in avanti in riferimento all’albero della vita prenderemo il mazzo Rider-Wait riconducibile al mazzo detto Marsigliese, progenitore del tarocco oggi conosciuto) . Ancora una volta non posso dilungarmi nella digresione ma il materiale necessario per chi volesse approfondire è interamente reperibile on line(consiglio vivamente lo studio del materiale donato dai Maestri della Golden Dawn, in primis il Maestro Therion e il Maestro Regardie).

Tutte le scuole Misteriche sono concodi nel porre in relazione diretta i 22 arcani maggiori con le 22 lettre dell’alfabeto ebraico. Le 40 carte numerate sono fatte corrispondee ad ogni sfera a secondo del numero, così ad esempio tutti i tre saranno assegnati a Binah, tutti gli 8 ad Hod e così via, mentre le carte di corte o figure sono state assegnate a Malkut, Tiphereth, Binah e Chokmah. Il mazzo Rider-Waite largamente studiato  ha dato nel corso degli anni  i risultati desiderati, dimostrandosi valido e funzionale per il sitema Ebraico, fondamento della dottrina esoterica Ocidentale,ma non risponde altrettanto bene per quello Ellenico.

Durante il mio studio  mi sono imbattuto fortuitamente nel mazzo siculo, il quale non trova applicazione se trasposto tal quale all’albero della vita. Oltremodo il mazzo che serviva a me doveva rispondere ad una diversa forma ed una diversa cabala che non saprei se definire dimenticata o mai tentata. Corrispondenza che esiste nel tarocco Siciliano, e non in quello R-W. Ciò mi ha portato a congetturare che all’interno di tale mazzo, e cullato dall’orgoglio isolano, sia sopravvissuta sino a noi  una conoscenza si antica e di tipo iniziatica, non facente capo alle scuole Egizie come affermato dalla tradizione, bensì a quelle  Elleniche.

Questa mia conclusione é supportata dall’osservazione del tarocco, e da vari elementi ivi contenuti, uno su tutti della presena del Dio Sovrano nel trionfo XX che mostra come la religione ellenica e i suoi insegnamenti possa essere sopravvissuta sino ad oggi,non indenne, ma ben celata.

Da quì in poi, compiremo un volo pindarico, dove le corrispondenze saranno mosse all’esasperazione, sia avvertito il lettore il quale non deve tuttavia demordere o essere affrettato nelle proprie conclusioni.

 

Maneggiando il tarocco siciliano notiamo subito che i disegni sono assimilabili nelle illustrazioni per somme linee alle piu comuni carte da gioco dette Napoletane. In aggiunta ogni carta é ricca di particolari e simboli che nulla hanno a che spartire con le cugine Napoletane ne con il fratellastro Bolognese. È su questo che si è focalizzata la mia attenzione, ma è il caso di procedere con ordine senza aver timore di rivelare troppo.

Il mazzo si presenta composto da 22 carte dette Trionfi, venti di esse presentano il numero in alto a destra, mentre due ne sono sprovviste. A differenza dei mazzi più conosciuti, non recano impresso il nome, il quale però è stato tramandato dalla tradiziome orale.

Rispetto al tarocco R-W  sono assenti alcuni arcani e quellei simili hanno un ordine diverso in alcuni casi. Esistono poi 16 carte di corte: 4 Re,4 Regine, 4 Cavalieri e i fanti diventano Principesse, in accordo con la definizione Crowleyana. Infine sono presenti 6 carte numerate per ogni seme tranne che per i denari,dove oltre alle carte dal 10 al 5 sono presenti il 4 e l’Asso. L’asso di denari non riscontra nessun interesse ai fini cabalistici perché come apprendiamo dal sito www.giocotarocchisiciliani.jimdo.com (dal quale ho tratto la maggior parte delle informazioni storiche) esso venne introdotto nel 1862 con funzione di imposta di bollo,la carta quindi recava  il timbro della speciale tassazione riservata al gioco di carte, la sua introduzione é un espediente moderno.

Compariamo il tarocco Siculo al mazzo Rider-Wait per aggiungere necessari spunti a questo studio introduttivo:

 

tarocchi siciliani

Rider-Wait Tarocco Siciliano
Il Bagatto I Picciotti
La Papessa L’Imperatrice
L’imperatrice L’Imperatore
L’Imperatore La Vittoria
Il Papa La Temperanza
Gli Amanti La Forza(o Fermezza)
Il Carro La Giustizia
La Forza Gli Amanti
L’Eremita Il Carro
La Ruota della Fortuna La Ruota della Fortuna
La Giustizia L’Impiccato
L’Appeso L’Eremita
La Morte La Morte
La Temperanza La Nave
Il Diavolo La Torre
La Torre La Stella
Le Stelle La Luna
La Luna Il Sole
Il Sole Atlante
Il Giudizio Zeus
Il Mondo Il Fuggitivo
Il Matto La Miseria

 

Non esiste corrispondenza diretta tra le due colonne, unico punto in comune è la crata numero 13 La Morte. Un breve accenno se pur tardo nella desamina, va fatto sull’importanza delle denominazione delle carte numerate fino al venti. Oltre ad avere un nome proprio vengono denominate generalmente Trionfi, e non Arcani come nei mazzi comuni. Adduco a ulteriore prova della mia tesi, cioè che i trionfi mostrino qualcosa di oggettivo ed universale, la definizione data dal vocabolario della lingua italiana:

  1. Arcano: Misterioso, occulto, enigma.
  2. Trionfo: Vittoria gloriosa, splendida, successo strepitoso.

Sulla scelta del termine, inoltre, in relazione alla sopravvivenza del culto Ellenico pongo all’attenzione l’ origine di tale parola, essendo derivante dal greco thriambos nome di un inno in onore di Dioniso.

Alcune carte sono simili ma in posizioni diverse, intendo porre all’ attenzione il fatto che questo ordine risponde esattamente alle esigenze di questa cabala dimenticata mentre non avviene con l’ordine presente nei comuni mazzi.

Particolare attenzione meritano le due carte non numerate “Il Fuggitivo” e “Miseria”. Erroneamente la prima viene assimilita al Matto, ma a mio avviso è una conclusione affrettata ritenendo personalmente che il Fuggitivo, rappresenti ben altra cosa. Essa va posta in relazione all’altra carta non numerata, solo così  acquista valore. “La Miseria” raffigura un uomo avvinto in catene, culminanti in un cubo rosso, il lettore tenga a mente questa simbologia e i più perspicaci avranno già individuato il nesso con un’altra carta ben nota.

Il Fuggitivo è l’uomo che ha vinto questa prigionia, e la storia che il tarocco racconta é la sua ascesa verso la fusione con il Divino Ordinatore. A tal giudizio ci induce un fattore da troppo tempo trascurato nello studio dei tarocchi: il valore di gioco. Ha infatti valore 10, quota assegnata ad altre 2 sole carte: I Picciotti e Zeus. Ciò ci induce a rapportarci in maniera nuova a questo trionfo, visto che le sue pari in valore rappresentano una l’inizio del cammino, l’altra la fine. Nel collocare questa carta bisogna farla coincidere con Il Mago, e non con il Folle. Anche qui occorre una piccola nota. Per meglio comprendere il tarocco siculo vorrei far notare che in realtà gli arcani maggiori dovrebbero ,e lo sono nella realtà dei fatti, essre 23, poiché Il Bagatto ed Il Mago, non sono a mio avviso la stessa carta. Il Mago è di successiva introduzione, contemporanea all’idea che il tarocco racconti le tappe del cammino iniziatico ( Bagatto è colui che pratica la Bagattella altro nome  del gioco dei bussolotti quindi a tutti gli effetti un truffatore).

Per quanto riguarda il valore di gioco, non a torto dico che è un aspetto trascurato di tale ampio studio. Esso nasce come “giuoco” e presuppongo quindi che i suoi segreti non solo sono accessibili attraverso le immagini ma anche attraverso le regole del gioco per il quale sono nati, nel presente studio terrò conto di tale valore. Si tenga ben a mente che il valore massimo della giocata è 109,  in questo numero é rachiusa tutta la creazione, altro indizio dell’importanza monuentale del Tarocco Siciliano.

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Nel consueto studio del tarocco in relazione con la cabala ebaica, viene insegnato che nelle le immagini si nascondano le chiavi dei sentieri che compongono il glifo dell’albero cella vita, mostrando al riceractore come  questo “antico e sacro libro” contenga le chiavi per una migliore comprensio e delle vie.

Dallo studio del tarocco siculo in relazione a questa cabala dimenticata tuttavia, emerge un risultato sconcertante: questi arcani non mostrerebbero le vie, ma in gergo ebraico, le Sephirot. Sono giunto a codesta conclusione sovrapponendo casualmente i trionfi sul Simbolo Antico ottenedo una corrispondenza totale di attributi e figure.

Ora questo Glifo oscuro di sapienza Ellenica presenta 10 sfere anch’esso. Ogni sfera o Sphaira presenta due contraddistinte nature, sia pratiche sia evolutive. Ed ecco che 20 forma due serie di 10, ecco che il Fuggitivo e Miseria sono più simili a carte di corte che a trionfi , raffigurando in pratica due individui e non due realtà oggettive ed immutabili.

Questo sorprendente mazzo inizia a disporsi automaticamente secondo un ordine che poco ha di casuale.

Una delle differenze che potrebbe colpire è l’assenza del tarocco il Diavolo. Anche qui debbo condurre il ricercatore ad una nuova chiave interpretativa. Per farlo devo richiamare alla mente la carta Il Diavolo nel mazzo Bolognese del Mitelli.

Il Diavolo in questione differisce totalmente da quello presente nel mazzo Marsigliese, ed è ben lungi dal Baphometto di Levi. Questo del Mitelli in effetti ha più le sembianze di Posidone cavalcante un tritone e con in mano il Tridente donato, che il tardo-cristiano Satana.

Ed ecco che nel tarocco isolano, compaiono due carte che apparentemente non sembrano collegate: la Nave e la Miseria.

La Nave rimanda a Poseidone, signore dei mari, e questa sostituzione sembra suggerire che  all’ideatore del tarocco siculo non fu imposto di eliminare le carte che urtavano la sensibilità del giocatore, come dimostra la presenza della carta l’Impiccato, ma avesse riportato il Diavolo alla sua origine allegorica, non Pan quindi, ma Poseidone. In effetti la carta opportunamente collocata rimanda a questa nuova interpretazione. Certo non ignoro che nel “giuoco” detto delle “minchiate fiorentine” compaiono contemporaneamente sia la  Nave sia il Diavolo, ma sostengo che questo scambio avvenuto in Sicilia sia stato deliberato e non accidentale.

Parlando invece della carta la Miseria essa presenta un importante immagine che la asssimila ad un altra carta ed ad un altro mazzo, parlo del mazzo Marsigliese e anche li dell’arcano detto Il Diavolo. Entrambe mostrano un cubo rosso al quale viene avvinto un uomo, con le opportune differenze sceniche, ma nell’esenza così può essere riassunta. Ora proprio perché è sopravvissuto nel cuore dei Siciliani lo spirito Ellenico, questa carta così spudoratamente cattolica, non poteva rientrare ne convivere con Zeus,Athena o Atlante. Così non solo è stata scomposta ma anche declassata, con disprezzo, e non a torto, per lo stesso motivo per cui nel mazzo siculo non compaiono ne Papa né Papessa, che concludono in quadrato delle carte di derivazione Cristiana: Papa, Papessa,Diavolo e Giudizio nessuna delle quali trovò posto nel superlativo mazzo isolano. Chi è pratico di Arte Divinatoria, riuscirà a comprendere immediatamente la sintesi estrema operata, sintesi che è totalmente coerente col pensiero Ellenico, quindi uno sforzo che mira all’origine dell’idea senza successive e contorte elaborazioni,la carta non urtava la sensibilità del giocatore(come apprendiamo dal sito sopracitato) ma semplicemente l’intelletto che compose il mazzo non lo ritenne veritiero, non lo ritenne degno di partecipare alla sintesi del cammino di ascesa a Dio.

Quindi, sintetizzando, la carta Il Diavolo, non ritorna a Pan, come fin’ora sostenuto dai più, ma a Poseidone, divenendo La Nave, mentre la sua iconografia viene sintetizzata nella carta La Miseria, che secondo questa mia Cabala, non appartiene neppure ai trionfi, ma è una via di mezzo tra carte di corte e trionfi, tale affermazione è ancora prematura allo stato attuale della discussione.

Visto che nel paragrafo precedente se ne fa menzione, è il caso di continuare la desamina del mazzo con l’analisi delle 16 carte dette di “corte”. Queste carte, presentano come gli altri mazzi 4 figure principali vestite in 4 semi diversi, così che ogni seme abbia un Re, una Regina ecc. Nel mazzo Siciliano, queste si vestono di un incredibile e complesso simbolismo, tali da renderli non semplicemente uniche ma addirittura eccezionali.

Non essendo numerate stabilire il giusto ordine è cosa non di poco. Per la loro giusta collocazione  dobbiamo dare uno sguardo alle modalità di gioco. Scopriamo così che la carta dal valore più basso e la carta che nel R-W é detta fante. In questo mazzo però non vi è dubbio alcuno della sua sessualità e per dare loro il nome corretto ci affidiamo al maestro Therion, il quale le definiva Principesse. Ottima intuizione, che nel corso del mio studio si è dimostrata esatta.

Ora i dettagli presenti in queste quattro carte sono sconcertanti, e da soli bastano a confermare la mia intuizione di un insegnamento Ellenico velato nell’allegoria. Dapprima non sapevo come districarmi nell’interpretazione, finché non le collocai sulla figura Antica. Li presero il posto che le spettava. In effetti, tale riscontro è possibile al lettore che beneficia di una migliore preparazione della mia, pur non conoscendo la Sacra Figura, purché si concentri su un piccolo ma importante particolare. Osservando le Principesse, salta agli occhi la presenza in ognuna di esse di uno scudo raffigurante un volto, due Principesse recano il loro seme con la mano destra mentre altre due nella destra portano un oggetto diverso. Nella fattispecie la Principessa di spade mostra con orgoglio un fiore, quella di bastoni un uccello, quella di denari e di coppe non recano con loro altro simbolo che quello del seme (do per scontato che il lettor se pur neofita, conosca l’elementale assegnazione dei 4 semi).

Il fiore, portato da una fanciulla reale è l’immagine iconograficamente corretta delle Hore. Quindi sappiamo che queste quattro principesse altro non sono che la rappresentazione delle quattro stagioni e cioè la forma di Divino Intelletto che influenza la vita al livello più terreno, ma non ancora umano. La principessa di spade è quindi l’apristrada ed ella sola reca quindi il fiore. Particolare attenzione va posta allo scudo  al volto ivi impresso ed alla sua forma. Troviamo la rappresentazione di tre reggenti elemetari, satiri, ninfe terrestri, ninfe marine. Solo la Principessa di spade reca sullo scudo quello che sembra un lupo. Allo stato attuale del mio studio, ciò non ha ancora acceso l’opportuno punto della mia anima, appare quindi a me oscuro. So che ha a che fare con la cura della prole, ma non so collocarlo mitologicamente. Oltre al lupo ed al corvo, nelle carte in esame compare un leone  impresso sullo scudo del Re di coppe.

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Posso solo accennare, non perché non voglia condividere i risultati ma perché ancora necessitano di ulteriore studio, all’ identità dei volti sugli scudi.

La principessa di bastoni ha sullo scudo Pan, maggiore fra i Satiri.

La Principessa  di coppe reca l’effige di Euribia, figlia di Pontos e genitrice di marine potestà.

La Principessa di denari infine reca Urano, in quanto padre delle Melie.

E qui taccio sull’argomento ed il lettore non sia avventato nell’uso di tali corrispondenze, accennerò solo al fatto che ognuno di essi ha una strettissima relazione con le forze elementali collegate al seme, rappresentandone difatti il Sovrano per il mondo inferiore. Rimane un nodo da sciogliere, rappresentato dalla principessa di spade, ma confido nella santità di tale strumento, santità che sarà divestita totalmente entro la mia fine.

 

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L’esame delle altre carte è un viaggio estremamente vasto e va ben oltre l’obbiettivo di questo studio preliminare, che ha come scopo quello di attirare lo studioso serio vesro una regione inesplorata ma estremamente prospera di grandi tesori.

Vi sono, ai fini meditativi,  tre ordini in cui collocare queste carte, ed ogni ordine svela una serie di corrispondenze smisurate.

Il primo ordine di collocazione segue il valore  di gioco. Secondo tale ordine si porrà per prima la principessa che ha valore due, successivamente si pone il Cavaliere che ha valore tre, la Regina di valore quattro, il Re di valore cinque e infine quattro trionfi nell’ordine che è la chiave. I quattro trionfi di valore cinque sono: Atlante, Il Sole, La Luna e infine La Stella.

Il secondo metodo é dispore dapprima le carte numerate a ritroso secondo l’ordine consueto, collocando poi Principessa, Cavaliere, Regina e Re, disponendoli secondo il glifo antico , dividendoli per seme ed essi non deluderanno il ricercatore.

Il terzo sistema è in assoluto quello che svela i più sconcertanti segreti. Come ho precedentemente accennato, le quattro principesse vengono fatte corrispondere alle quattro Hore, rimangono così 12 carte. Queste vengono poste sullo zodiaco e fatte corrispondere ai 12 segni. L’ordine meditativo cambia. Partendo dalle gelide profondità del cosmo sino ad arrivare alla terra che è centro dello zodiaco, seguendo la suddivisione in segni Cardinali, Fissi e Mobili, avremo: Regine, Re, Cavaieri, Principesse e infine il quattro di denari, Signore della Manifestazione.

L’ordine secondo lo Zodiaco, riversa un gran numero di informazioni e corrispondenze nello studioso. Sorprende il modo in cui le carte così disposte intaragiscano tra loro, come gli sguardi, le posizioni delle mani, oggetti raffigurati, posizioni corporee non siano affatto casuali ma rispondano ad una precisa logica occulta. Il lavoro da intraprendesi sullo zodiaco è davvero sconfinato, al momento sembrerebbe che in ogni quarto vi sia un ordine esplicativo diverso. Ogni carta presente in un dato quarto (comprese le carte numerate) va a compore la Figura del Cosmo in scala ridotta ed ogni figura racconta una discesa dettagliatissima di precise energie iperuraniche, al momento sto spingendomi davvero oltre ed il lettore non dovrà, per il bene della propria integrità, prestare ascolto a tali voli pindarici, ancora una volta la chiave è 10.

Dopo i Trionfi e le Carte dette di Corte, che senza paura d’errore potremmo definire Signorie Zodiacali, incontriamo le carte numerate.

Anche qui il mazzo eccellentemente ideato, riserva delle sorpese. Dal mazzo composto da 63 carte, a questo punto dello studio, possiamo eliminare:

 

  • 20 carte numerate dette Trionfi;
  • 2 figure non numerate(Miseria e Fuggitivo);
  • 16 figure dette Carte di Corte, o Signorie Zodiacali;
  • l’Asso di denari, il cui unico scopo come sopraccennato, era quello di recare il bollo di una precisa tassazione.

 

Rimangono così 25 carte numerate. Anche qui il mazzo Siciliano si dimostra unico. Il Marsigliese è composto da 10 carte numerate che vanno dall’Asso al 10 e ciò per ogni seme. Il tarocco detto del Mitelli, presenta le carte numerate fino al 10 a partire dal 6, comprendendo però l’asso.

Il tarocco Siculo invece presenta le carte dal 10 al 5 per tre semi, mentre i denari hanno una carta più: il 4. Completamente assenti sono gli assi. Superfluo é ai fini dello studio soffermarsi come già detto al valore puramente artistico di codeste carte, ma il lettore compiacendosene nuovamente non farà altro che nutrire con lo sguardo la propria anima, traendone immenso beneficio.

Qui esporrò la chiave di volta di tutto il mio sognare.

Il Sacro Diagramma come detto, similmente all’albero della vita ebraico é composto da dieci Sphaire. Queste sono collegate fra loro da 27 vie.

Tale numero risponde anch’esso ad una precisissima logica geometrica e matematica, e trova un riscontro sorprendente nell’alfabeto Ellenico.

Sottintendendo più di quanto vorrei, e avendo rivelato che le carte non numerate dette Il Fuggitivo e La Miseria non sono trionfi, né Signorie Zodiacali, trovano il posto, secondo il mio ardire e secondo l’Intelletto, fra le carte numerate, le quali mostrano fenomeni soggettivi ma tuttavia comuni, mostrano in sostanza la vita nelle sue sfaccettature, arriviamo così al numero 27, vero numero di ogni Formazione.

La suddivisione in 27 carte soggettive, e l’assenza rispetto ai comuni mazzi  delle carte numerate dall’asso al quattro, introducono un diverso approccio divinatorio.

Fin’ora ho volutamente evitato la trattazione di questo aspetto, perché ritengo che questa destinazione d’uso sia arrivata in un secondo tempo rispetto all’uso magico-rituale. Tale aspetto non può e non deve essere trascurato. Allo stato attuale del mio studio però posso solo continuare con le personali fantasie, mancando i necessari i dati scientifici e statistici, dati che saranno al centro di un prossimo studio.

Per quanto riguarda le cartine numerate, abbiamo già visto che compongono il numero 27 con l’aggiunta logica delle due figure di Fuggitivo e Miseria. Salvo quindi queste ultime, il cui significato divinatorio è evidentemente  legato alla loro immagine, le altre presentano un notevole enigma. Per risolverlo eseguo un’ulteriore suddivisione, metto da parte le carte non comuni ai 4 semi ( il Signore della Manifestazione, Il Fuggitivo e La Miseria.) rimangono 24 carte. Ed ecco la via: sovrapponendo in un preciso ordine aiutati dallo schema zodiacale, l’oracolo delle lettere tramandatoci dalla tradizione Ellenica, alle 24 carte numerate,  le corrispondenze continuano in un modo talmente matematico da non poter essere casuale. Rimangono tre lettere non presenti nella documentazione tradizionale, ma come dicevo, fatto salvo il 4 denari il resto è assimilabile al significato divinatorio attribuiti largamente  alle carte il Diavolo e il Mago (preciso ancora Mago e non Matto). Il quattro di denari é posto al centro dello zodiaco e prende il significato di manifestazione e sintesi. È suo potere ed uso, quello di manifestare la Volontà sul piano puramente fisico, da cui il suo nome.

Ricapitolando: come avviene per l’albero della vita, le vie sono assimilabili alle lettere ma assumendomi il peso del mio ardire, queste sono le carte numerate e quindi di valore soggettivo, e non i Trionfi, come fin’ora tramandatoci dalla tradizione esoterica occidentale, i quali invece portano all’umana comprensione forze iperuraniche quindi non oggettive.

Le Signorie Zodiacali saranno interpretate secondo la loro corrispondenza astrologica. Le Hore avranno per significato divinatorio la stagione corrispondente, senza tralasciare  il volto sullo scudo. Esse sono quindi assimilabili agli elementi e li rappresentano negli aspetti della vita umana.

 

A questo punto della trattaziome sia concessomi un piccolo esempio esplicativo: un gruppo di persone compiono un lungo viaggio con l’intento di nascondere un tesoro affinché possa essere recuperato dalle generazioni future. Essi percorrono molte strade e passano per molte nazioni. Giungono infine esausti a destinazione, scavano la buca e finalmente occultano il loro tesoro. Decidono di comporre una mappa. Essi però non segneranno la strada percorsa, consapevoli che nel corso degli anni che seguiranno alcune cose potranno naturalmente cambiare,segnano invece ciò che nel tempo rimarrà immutato. Così potrebbero segnare il punto di partenza, quello d’arrivo, ed una serie di nazioni per le quali bisogna passare, e non quindi le autostrade che nel corso dei secoli potrebbero venire distrutte. Nella loro preveggenza, lasceranno la scelta delle autostrade alla discrezione dei posteri, ma sulla mappa annoteranno che per passare da una nazione all’altra i beneficiari ultimi del tesoro, dovranno necessariamente adeguarsi alla lingua, alla moneta ed alle usanze locali, cosicché durante il viaggio essi possano essere accresciuti ed aiutati dalle esperienze, il punto di controllo è dato dalle Nazione attraversate in quanto dato oggettivo, comune a tutti.

 

Per comprendere i trionfi, pur agevolati dalle immagini, bisogna che essi vengano letti come somma di quattro fattori:

  •  la posizione occupata sulla Sacra Figura;
  •  l’allegoria delle immagini;
  •  secondo la mitologia Classica;
  •  secondo il valore numerico che è la chiave di ogni comprensione.

Ancora una volta devo fermarmi a causa della mancanza di riscontri, mosso come sono da una semplice intuizione.

Posso però tenendo davanti agli occhi i 20 Trionfi, evidenziare alcuni interessanti punti, che rappresentano piccoli e timidi  passi verso la  comprensione, non altro posso dire per ora, non prima di ulteriori indagini.

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Nella carte detta I Picciotti, compaiono tre figure in ordine crescente di età. Il più giovane di essi ha le vesti  dell’uomo raffigurato nella carta La Miseria. Il tavolo e le monete parlano di desiderio materiale, qui vediamo una triplice storia: quella del giovane inesperto che viene condotto e istruito(ma anche l’inesperto che viene condotto e truffato)la storia del conduttore sul lato sinistro(sinistro istintuale) e infine quella dell’uomo in rosso. Quale migliore esempio dell’inganno operato dal guscio mortale? Non il Mago-Mercurio, ma Iniziato-Terra, non uno in quanto principio ma in quanto fine.

Il secondo trionfo reca i  mano una sfera che presenta i colori dei tre elementi primordiali, austera regina, Madtre Terrestre.

Il terzo trionfo reca invece una sfera dorata sormontata da una croce, segno della presa di coscienza che la materia altro non sia che spirito condensato, questa sfera mostra la presenza dell’Agathos Daimones, o Santo Angelo Custode. Padre terreno datore della scintilla animica, il reggente coscenzioso.

La quarta carta viene detta erroneamente Costanza. Tuttavia collocandola  nella Sacra Figura essa può mostrarsi per intero, ciò secondo la volontà precisa del disegnatore che non si perde in dovizia di particolari: oltre a vestirla di una splendida armatura ed ergerla vittoriosa, colloca sul suo pettorale un volto inquietante. Da questi indizi con precisi riferimenti all’iconografia classicta  posso affermare che essa altri non sia che Athena.

La quinta carta mostra la manipolazione delle energie vitali, e ha a che fare con la purificazione della linfa, il verde dell’abito è coperto dal rosso il passaggio non è indolore, la donna distoglie lo sguardo ma non demorde, guarda a destra, guarda il futuro e per quella non casualità che muove tutto il mio fantasticare, nella posizione occupata sulla Sacra Figura,  guarda la carta successiva.

La sesta carta mostra nch’essa una donna. Ella abbraccia una colonna verde. Viene detta Forza poiché pur sedendo sulla terra può operare sotto i dettami del Sé superiore. Colonna verde venusiano, di quel potere che genera in preda all’estasi. La colonna e un legame tra cielo e terra. Le scale ci ricordano la salita delle energie per la colonna centrale, sostegno del tempio, chi ha familiarità con il linguaggio capirà.

La settima carta che rappresenta la quarta su un diverso piano, mostra Dike, la Giustizia. Non un giudice, ma quella forza a cui tutto sottostà. A differenza degli altri mazzi Ella regge la bilancia con la destra e la spada con la sinistra. Con ambedue le mani Ella mostra un bilanciamento, la spada alzata mostra come la punizione è diretta conseguenza. La bilancia retta con la destra mostra come il giudizio riservato dipenda dal nostro volere e non dal caso. Giustizia che è immutabile legge, garanzia di ogni esistenza, signora delle sfere inferiori ordinatrice della Materia.

L’ottava carta è straordinaria, discostandosi nettamente da ogni simile carta nei diversi mazzi. Presenta gli stessi personaggi, il cupido, un uomo ed una donna (non due come nei Marsigliesi ) , ma essi compiono un’azione unica. Potrebbe essere semplificata nella frase “Amore sotto il dominio della volontà”, ma più non vado oltre.

Nella nona carta un uomo innalzato sopra gli altri rischiara la propria via col globo della carta tre.Ottiene il dialogo col Daimones. I due splendidi cavalli con lo stesso passo pur  guardando in direzioni diverse vengono posti sotto il volere insindacabile del Sé Superiore e dei suoi simboli: l’Anima Mundi, a veste scarlatta,la Corona, la Spada ed il dorato trono.

Nella carta dieci, che conclude la prima decade, l’uomo divinizato innalza il suo potere generativo e il suo Intelletto sopra la creazione. È androgino, di doppia natura, non è più un comune essere umano. La ruota mostra i destini umani ( il paragone con la ruota Zodiacale è un mio azzardo) ed egli li ha del tutto trascesi.

Nell’undicesimo trionfo viene mostrata un’immagine sconcertante. Essendo la prima della seconda decade non può che mostrare la morte del corpo. L’albero è terra il ramo cielo. La decisione terrena sale al cielo e ricade sull’uomo. Le mani dietro la schiena formano una omega rovessciata.

La dodicesima carta mostra il Profeta. Esso con la luce rischiara il proprio volto, vivifica con la conoscenza il proprio bastone che diventa dorato. È ricerca su se stessi è somma di conoscenza il suo vero nome è Tiresia.

Il tredicesimo trionfo mostra la Morte senza varianti rispetto agli altri mazzi. Da notare la falce esposta come uno stendardo  nella posizione inversa rispetto a quello mostrato da Athena. L’unico elemento chiaramente cristiano viene posto ai suoi piedi.

Sulla quattordicesima carta ho già detto sopra. Essa è Posidone, ed invita all’attraversamento delle sconfinate acque procedendo infatti dalla sinistra alla destra.

La quindicesima carta merita una digressione. Essa rapresenta un’ulteriore differenza rispetto ai consueti mazzi, differenze che altro non fanno che rendre  eccezionale il mazzo siculo. Ci troviamo difronte ad una torre merlata. Non vi sono finestre ma una sola porta, una sola via di accesso. Non sono presenti elementi quali il fulmine e gli uomini precipitanti, nulla di tutto ciò,  anzi tutto è apparentemente immobile. Il suo colore e il colore della pelle, la sua porta è rossa e ad i suoi piedi spande un liquido rosso. È di molteplice e non semplice  interpretazione, ma non a torto è stata detta Casa Di Dio. Nell’uomo raffiguara la disgregazione e il processo di metabolizzazione di una nuova consapevolezza. Nel cosmo rappresenta il momento di incubazione, dove la lava, il fuoco inarrestabile, viene a stento posto al servizio della forma che acquista così l’anima.

La sedicesima carta è a dir poco emozionante. Rappresenta l’eroe che afferra la sfera divina e in preda alla commozione non dirò oltre.

La diciassettesima e diciottesima carta sono uniche sotto ogni punto di vista.

Nella diciassettesima, La Luna, non compare né il cancro, né i cani, né tantomeno le torri, simboli che le hanno dato una certa notorieta. Siamo sicuramente in presenza di un paesaggio notturno. Non abbiamo incontrato altre volte la donna mentre l’uomo compare nell’undicesimo trionfo, esso è ai piedi dell’albero al quale é stato impiccato. Non dorme, è morto: una mano sul centro dei sentimenti l’altra sul centro della ragione, poiché in lui tutto tace. Le sue armi sono al suolo, è inerme. La donna mostra che ciò che l’uomo rappresenta è stato vinto definitivamente.

La diciottesima carta,  Il Sole mostra la vittoria sul Chaos e il conseguente ordinamento delle forze. L’uomo a terra segna con la mano la sua natura, la figura in rosso che brandisce il bastone abbandonato nel trionfo diciasettesimo, esegue il segno della della sintesi.

Sia il sole e la luna appaiono velati dalle nubi, ciò perché appartengono ad un piano ben superiore alla terra, forze che si idetificano con tali astri, ma che con essi non vanno confusi.

Nella carta chiamata La Palla, vediamo Atlante. La sua è una punizione, sia tenuto a mente. Alle sue spalle templi ed edifici dorati. Non rappresenta il reggitore del cosmo,ma la divisione e la separazione. Crea così l’idea ed il pensiero, l’opinione e la conseguente differenziazione dal primo principio.

Sul ventesimo trionfo, il libro più vasto di tutti i tempi è stato scritto, il ricercatore indaghi i cieli  e lo troverà.

 

Ho parlato fin qui  non solo di principi universali, ma per porli ad un  certo livello della comprensione, ho dovuto  mostrare alcune loro conseguenze sull’uomo. Non sia il lettore tratto in iganno da codesto espediente: il principio esiste, la sua chiave è il numero la strada della sua comprensione e l’allegoria.

 

 

In conclusione possiamo sentetizzare tutto questo dire in pochi essenziali punti

  1. il gioco di carte detto Tarocchi è ben più che un semplice gioco ludico. Esso contiene un insegnamento di tipo iniziatico tramandato tramite le allegorie ed i numeri in un sistema quaternario. Il suo sistema è talmente vasto da racchiudere in se tutte le teorie cosmologiche, matematiche, geometriche e Mitologiche. Il tarocco Siciliano composto da 63 carte, ingloba elementi straordinari ed unici e vari elementi avvalorati da una certa sperimentazione confermano che al suo interno sia celata la somma e la pratica del pensiero magico-iniziatico derivante dal sapere ereditato dall’antica  Magna Grecia e sopravvisuto non solo nel tessuto sociale ma anche in ulcuni ambienti segreti.
  2. per il suo studio bisogna tener conto dei valori di gioco. Il valore massimo di partita è 109 un numero che contiene in se tutti gli altri.
  3. tale mazzo si sposa ad una nuova cabala composta da 10 principi oggettivi e 27 stadi di particolarizzazione. In questa cabala sintetizzata nel Glifo Perfetto, sono nascosti alla comprensione altri 1+2 elementi, quando sarà ufficializzato un sistema a 12 pianeti essa sarà davvero completa. Più non dico finché non riceverò l’ordine contario.
  4. esistono 20 carte numerate dal’1 al 20. Tali carte sono detti trionfi (e non arcani poiché essi mostrano e non celano) formano due decadi e definiscono i principi immutabili sia come risultanza dell’equilibrio di due opposti, sia come la loro presenza nel micro e macrocosmo.
  5. vi sono 18 carte  raffiguranti persone ma che non presentano impresso alcun  numero. 16 di esse sono comuni a 4 semi (bastoni, coppe, denari e spade) e sono Re, Regina, Cavaliere e Principessa, e sono dette Signorie Zodiacali. Le rimanenti 2 carte non comuni ai semi hanno ai fini di gioco  valori di 10 ( Il Fuggitivo) e 0 ( Miseria). Ciò li rende una via di mezzo tra Trionfi e Signorie Zodiacali.
  6. rimangono 25 carte numerate. Esse vanno da 10 a 5 e sono ripetute per i quattro semi, in aggiunta il seme di denari ha una carta in più il 4, detto Signore della Manifestazione. Aggiungendo alle 25 carte numerate le due figure non comuni otteniamo 27.
  7. esse si sposano con lo Zodiaco. In ogni quarto sono presenti 10 carte che formano in scala una nuova Figura, che come un DNA mostra come queste energie si compongono fra loro.
  8. questo Tarocco ha anch’esso valenza divinatoria. Vi potrebbe essere una sovrapposizione tra le 27 carte e l’oracolo alfabetico tramandatoci dalla tradizione. Mentre le Signorie Zodiacali tengono conto del segno corrispondente, i 20 trionfi vengono dedotti dalle immagini che le compongono.  Esso sarà la materia di un prossimo studio.
  9. questa teoria rivoluzionaria deve ancora essere ampliata e molti dati devono essere raccolti e riscontrati, lo scopo di tale studio preliminare è quello di richiamare il serio ricercatore allo studio di  questo incredibile mazzo superstite alla croce e ad i suoi emissari superstite di uno splendore imperituro, testimone dell’incontrastabile dominio degli Antichi Dei.
  10. ultima chiave dilettura è rappresentata dalla comparazione con l’Alchimia.

 

Involontariamente ho racchiuso tutto in Dieci punti, quale miglior modo per concludere lo studio preliminare che questo?

 

 

 

Bibliografia

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ALEISTER CROWLEY “Liber T”, “Il libro di Thoth”, “Liber 777”, “Greek Qabalah”

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FRANCESCO PISCIUNIERI, Opere tutte online

GIUSEPPE FAGGIN “Inni Orfici”, ed. Asram Vidya

ROBERT GRAVES “I Miti Greci”

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ESIODO “Teogonia”

 

Risorse Web

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