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Religione della natura: che cosa vuol dire?

Sentiamo molto spesso il termine religione della natura, ma non sempre abbiamo chiaro il suo significato, soprattutto nel mondo contemporaneo.

di Erica Gazzoldi

L’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, datata al maggio 2015 (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html ), riportò alla pubblica attenzione il  carattere sacro del rapporto con la natura. Una questione certo non recente, né limitata a una sola tradizione spirituale – anche se non tutte propongono il medesimo approccio.

 

La Natura nella religione

È famoso, per esempio, l’amore tributato dalla cultura giapponese alla natura, sotto gli stimoli dello Shintoismo e del Buddhismo zen. Come recita la corrispondente voce su Treccani.it (http://www.treccani.it/enciclopedia/shintoismo/ ), lo Shintoismo considera i fenomeni naturali come espressione di forze divine, dette Kami, presenti in ogni cosa esistente. Sicuramente, chiunque conosce il disco solare che campeggia sulla bandiera giapponese: da Amaterasu Omikami, dea del Sole, sarebbe discesa proprio la dinastia imperiale, secondo una credenza anteriore al 1946. (Vedasi anche, sempre su Treccani.it: “Shinto”, in Dizionario di storia (2011) http://www.treccani.it/enciclopedia/shinto_%28Dizionario-di-Storia%29/  ).

Il Buddhismo zen (www.monasterozen.it ), invece, non propone divinità. Questo, però, non significa che disconosca l’importanza centrale del rapporto uomo-natura. Daisetz T. Suzuki attribuisce all’ascetismo zen questa caratteristica: offrire alla natura tutto il rispetto che merita, in quanto compagna dell’uomo nel cammino verso la “buddhità”. Questo rispetto favorisce anche la salute umana, condizionata da quella dell’ambiente circostante. (Cfr.: Daisetz T. Suzuki, Lo Zen e la cultura giapponese, Milano 2014, Adelphi, p. 283. Traduzione di Gino Scatasta. Tr. it. di: Zen and Japanese Culture, 1959, Bollingen Foundation Inc., New York, N.Y).

La tipica traduzione letteraria di questo atteggiamento è lo haiku, che, per l’appunto, trae spesso ispirazione dall’osservazione di un elemento naturale.

Sull’altare zen, non ci sono immagini da adorare. Ma, fra le cose che non mancano mai, c’è un elemento naturale come i fiori freschi in un vasetto d’acqua. Non per abbellimento estetico, ma come simbolo della natura viva della quale si è parte integrante: così precisa Tetsugen Serra, aggiungendo che l’intero universo è il nostro corpo. (Cfr.: Tetsugen Serra, Zen, Milano 2005, Fabbri Editori, pp. 84-85)

Entrambi i testi citati vengono dalla penna di maestri zen contemporanei. Un’attenzione animata dall’urgenza è, per l’appunto, tributata alla natura proprio nel periodo storico attuale. Si tratta di cercare un equilibrio tra le conquiste tecnologiche e la preservazione dell’ambiente, senza il quale è impossibile la stessa vita. Si tratta anche di saper apprezzare la bellezza e la grandiosità intrinseca della natura, per cibarsi della meraviglia che parte della nostra psiche richiede, senza andarla a cercare in “dimensioni altre” di dubbia esistenza. Ecco che “religioni della natura” sono i neopaganesimi. Dai paganesimi antichi riprendono la ricerca del divino nelle forze naturali, dalla quali non è realmente disgiunto o distinto. Di odierno hanno (oltre alla conoscenza della psicanalisi junghiana e degli esperimenti sul cosiddetto biofeedback http://www.treccani.it/enciclopedia/biofeedback_res-1ea8bf48-98ea-11e1-9b2f-d5ce3506d72e_%28Dizionario-di-Medicina%29/ ) la preoccupazione per la sorte della Madre Terra.


Ethnos e Natura: la distinzione tra veteropagani e neopagani

Per amor di chiarezza, è ora bene distinguere questo tipo di indirizzo da quello detto “veteropagano”, maggiormente incentrato sulla ricostruzione delle religioni antiche e sul legame fra esse e l’ethnos di riferimento.  È tipico di taluni veteropaganesimi, come il Movimento Tradizionale Romano, porre l’accento su aspetti della spiritualità non legati al ciclo della natura: principalmente, la cosiddetta Pax Deorum (hominumque), il patto fra gli Dei e la comunità umana, stabilito con modalità giuridiche. (Cfr: Attualità e storia del M.T.R., su Saturniatellus.com – Sito ufficiale del Movimento Tradizionale Romano http://www.saturniatellus.com/storia-del-mtr/ ).

Altro esempio è quello della Religione Etnica Ellenica, o Ellenismo (https://hellenismos.org/2012/12/31/hellenismos-religion-of-the-ethnic-hellenes-and-hellenic-polytheists/ ) – giustamente, da non confondere con correnti neopagane dal nome simile. Il suo scopo è salvaguardare e riabilitare le tradizioni religiose dell’antico politeismo greco. (Cfr.: Consiglio Supremo degli Ellenici Gentili: https://www.ysee.gr/html/ital/index.html )

La Comunità Odinista, invece, mira alla rinascita della tradizione tribale longobarda, espressione religiosa di un Volk, ovvero di un popolo.  (Cfr.: Comunità Odinista – Chi siamo, Comunitaodinista.org http://www.comunitaodinista.org/chisiamopageco.htm )

Ciò non significa, però, che i veteropaganesimi siano tout court estranei all’amore per la natura. Diversi di essi (come il M.T.R. e l’Ellenismo) fanno parte dell’ECER, lo European Congress of Ethnic Religions – ex WCER, World Congress of Ethnic Religions. La sua Declaration si richiama agli antichi ethos, che valorizzavano e amavano la Terra, invitando l’uomo a trovare il proprio spazio nella vasta rete della vita. Anche questo fa parte della recupero delle radici religiose indigene.  (Cfr.: http://ecer-org.eu/about/declaration/ )
Il neopaganesimo come religione della Natura

Per tornare al discorso precedente, il mondo dei neopaganesimi è assai multiforme – sicuramente, non esauribile in questo luogo. Ci limitiamo a offrire alcuni spunti da autori wiccan noti alla sottoscritta:

“…l’uomo è l’unica specie ad aver cambiato la faccia di questo pianeta. […] crediamo che la scienza stessa debba offrire delle nuove risposte e insegnarci il rispetto per la complessità del mondo che ci circonda […] Tutte le scienze in realtà, nel tentativo di spiegare la natura, ci mostrano anche le sue meraviglie e molto spesso anche la delicatezza, la forza e il potere di quello che osserviamo.” (Cronos (Davide Marrè), Wicca. La nuova era della Vecchia Religione, 2015, Aradia Edizioni, p. 106)

“Una prima legge fondamentale della magia e dell’ecologia: tutto è interconnesso. […]

Se crediamo a questa frase in quanto gente magica e praticanti di un percorso spirituale che onora la Terra, allora dobbiamo rivedere il nostro comportamento. Se veramente crediamo che ciò che facciamo oggi, nel nostro appartamento o nella nostra casa, nei nostri giardini e vialetti, avrà un effetto sulla salute degli animali che ci vivono accanto, dei bambini che giocano nei vicini giardini e parchi, e persino degli animali e persone sull’altro lato del nostro Pianeta, allora vivremo in un modo più sostenibile. Per esempio dobbiamo riciclare di più, tagliare i nostri consumi in generale e il nostro uso di carburanti fossili; dobbiamo conservare (risparmiare) acqua ed energia nelle nostre case, e così via.” (Francesca Ciancimino Howell, Wicca e Natura: vera Spiritualità della Terra, trad. Maurizia Merati – rev. Davide Marrè, in: «Athame – I Principi della Wicca», a cura di Cronos (Davide Marrè) e Carmilla (Ines Tedeschi), Anno IX Numero 25, pp. 138-139).

 

Le conseguenze logico-pratiche dell’amore per la Terra, qui descritte dalla Ciancimino Howell, non sono le uniche attuate dai neopagani. Janet e Stewart Farrar, con Gavin Bone, suggeriscono un uso delle odierne tecniche di comunicazione per ridurre i viaggi giornalieri nelle città, laddove si tratta di lavori di routine gestibili a distanza tramite Internet (cfr. Il Sentiero Pagano, 2016, Anguana Edizioni, pp. 126-127). Ciò limiterebbe l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto.

            Ma gli stessi autori menzionano casi di vero e proprio attivismo ambientalista in nome della spiritualità neopagana. Ciò avvenne durante le manifestazione contro la costruzione di una strada attraverso il sito di Twyford Down nell’Hampshire. Molti pagani (racconta la succitata opera) si ritrovarono a doversi sdraiare davanti ai bulldozer durante il giorno e a fare da sacerdoti e sacerdotesse di notte. La ditta di sicurezza privata incaricata di controllarli non si fece scrupolo di usare metodi crudeli, come versare acido sulle mani.  (Cfr. op. cit., p. 135).

Né il bisogno di spiritualità orientale, né le correnti occidentali che apprendono dalle religioni antiche possono dunque risolversi in una “fuga dalla realtà”. Gli esempi qui portati mostrano come la loro vocazione possa compiersi solo in un servizio al mondo, qui e ora. L’attenzione alla natura, oltre che essere dovuta al loro “senso del sacro”, è indispensabile per ogni uomo che voglia mantenere le basi della propria sussistenza fisica e psicologica.

            Quando non sono impegnati in proteste dure come quella di Twyford Down, gli adoratori della Madre Terra non sarebbero fuori luogo in servizi di pubblica utilità come la pulizia dei parchi. Ed è lecito sognare gli “scout pagani” – ma questa è un’idea ancora troppo ambiziosa, per le risorse organizzative ed economiche attuali. L’importante, oltre a realizzare concretamente la propria spiritualità, sarebbe sfatare il mito dell’ “inutilità” o dell’ “estraneità” alla società delle religioni minoritarie. “Inutilità” spesso dovuta, più che altro, a un’organizzazione non centralistica e alla limitata disponibilità di denaro da investire in iniziative. Ma questa è un’altra storia e andrà raccontata un’altra volta.

Una strega in cerca della Natura

Cronache semiserie

di Pietro Colombo

 

Cronache semiserie di una strega in cerca della Natura

 

 

 

Dalla campagna alla città, tra stivaloni di gomma e aperitivi

 

Gli occhi di tritone e il pungiglione di orbettino sono ormai in disuso, le streghe shakespeariane sono forse rimaste senza nulla da rimestare nel loro grande e fumante calderone. Per citare liberamente il Bardo, padre della letteratura anglosassone: “Quegli esseri dei quali parliamo, sono stati qui veramente, o noi abbiamo mangiato di quella radice insana che fa prigioniera la ragione?”[1]

 

La trasmutazione del fare societario in pillole

 

Ogni strega moderna, nel suo percorso religioso, affronta nella società odierna una ricollocazione semantica del suo rapporto con la natura, con i cicli stagionali e relazione con la terra. D’altra parte abbiamo scelto questo sentiero, un divino immanente, presente nella materia, stillato nella naturalità intorno a noi, dentro di noi.  C’è poco da fare. Essere streghe oggi vuol dire riconsiderare completamente la rappresentazione del neopaganesimo, il “vivere naturale” e il proprio personalistico rapporto con i cicli stagionali, le piante, gli animali; tutto questo comparato ad una società moderna iperstrutturata e autoproclamatasi padrona e garante legale dell’ambiente naturale.

Il passaggio fondamentale, da una società legata a doppio filo con l’ambiente a un fare sociale diversificato avvenne grazie alla rivoluzione industriale, alla grande migrazione dalle campagne alle città, al passaggio dall’artigianato alla produzione tayloristica ma soprattutto grazie alla diffusione ed all’utilizzo della corrente elettrica. La luce, con le prime lampadine ad incandescenza, mutò completamente i costumi ed i ritmi biologici delle persone, dai borghesi agli operai fino ai contadini. Il sole non decretava più il dictat temporale sulla sveglia e la messa a letto, il camino non era più il punto di ritrovo della famiglia ed il luogo di narrazione, l’inverno veniva svestito dalla sua funzione di riposo e radicamento della casa.

Ed ora? Col mutare continuo della nostra società, con la realtà della nostra Italia, patria di fasce climatiche, ambienti e culture diverse, come ci rapportiamo noi “gattoneromunite” moderne con la partecipazione e la celebrazione della natura? Per riprendere le parole di Einstein “la natura non è né ingegnere né imprenditore, e io stesso faccio parte della natura”[2] ma diamo una lettura più leggera e meno nozionistica a tutta la vicenda.

 

Le streghe di campagna e quelle di città

 

L’autoironia è cosa buona e giusta e devo dire che auto-praticarla fa riconciliare con molti aspetti del vivere il sé. Io sono nato e pasciuto in un piccolo centro, un villaggio nel nord della toscana; è in quest’ambiente che ho abbandonato definitivamente il “broom closet” diventando (facendo spallucce a My Little Britain) “the only witch in the village”. Successivamente mi sono trasferito a Roma, città dove ora vivo e tento di lavorare, per completare il percorso universitario.

Personalmente, fin dai primi anni del mio percorso nella stregoneria, ho classificato, vivendole in prima persona, due macrocategorie di wiccan moderni: le streghe di campagna e quelle di città. I topoi delle streghe di campagna sono quei neopagani che vivono in piccoli centri immersi nel verde, il cui contatto con la terra e i contadini è dolorosamente o fortunatamente obbligato. È la fattispecie di donne e uomini che hanno assunto il pragmatismo dei vicini di casa, la passione per i racconti delle contadine che ancora portano i cesti sulla testa, donne e uomini che spesso o per necessità vedono nel web una delle forme aggregative della comunità neopagana moderna. Le streghe amanti delle lunghe passeggiate nei boschi si trovano in questa macroarea, spesso si riconoscono per i capelli arruffati, pieni di rametti, le mani perennemente armate di “cucchiarella” e la bocca arricciata al passaggio dei cacciatori.

Le streghe di città, invece, si diversificano. I condomini-alveari e il grande affollamento fanno sviluppare, dal mio punto di vista, un bisogno psicofisico di ogni ente che richiami l’ambiente naturale. È così che la strega cittadina, se è dotata di pollice verde, riempie la sua casa con foreste di piante; segue a volte, a discapito del perenne smog, uno stile di vita e alimentazione salutista e si rifugia nei pochi parchi pubblici appena ne ha la possibilità. Gli aperitivi con altre streghe sono, per molti, una consuetudine; da qui la strega cittadina riceve gioie e dolori, confronti e chiacchiere da bar.

Ma la natura che ruolo gioca nelle due macrocategorie? Certamente entrambe le tipologie semplicistiche e, diciamocelo chiaro, stereotipate di streghe seguono un sentiero orientato all’animismo e alla permanenza del divino nella materialità ma l’ambiente del vissuto quotidiano gioca un ruolo fondamentale nel percorso del proprio orientamento religioso.

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Un cambio di paradigma

 

A differenza dei piccoli paesini, le città; con la loro peculiare ecosfera, attraverso la maggiore aggregazione sociale e la modificazione della fauna e flora locale, rendono difficoltoso ma non impossibile il relazionarsi diretto con l’ambiente circostante e far proprio il senso religioso legato alla naturalità così come la campagna impedisce, se non rende difficile, un confronto vis a vis più teorico. Da qui dobbiamo, noi streghe, compiere un passo successivo. La relazione con l’ambiente circostante non è che il livello superficiale. Abbiamo il dovere di leggere, attraverso la filosofia, la sociologia e le testimonianze delle streghe passate come viene rappresentato il concetto di natura. Da qui non darò una definizione ma spunti poiché ognuno ha il diritto-dovere di ragionare con la propria testa. Senza cadere nelle fallacie “dell’epoca d’oro” (ciò che c’era prima è migliore dell’oggi) e in quella della “non causa pro causa” (detta anche della “falsa pista” che consiste nell’assumere illecitamente come causa qualcosa che non lo è) proviamo a fare una riflessione “balenga” secondo il linguaggio della Litizzetto. La natura, soprattutto nel pensiero post-cattolico e post-società industriale è osservata come esterna all’uomo, il concetto di naturalità, vedesi dibattito attuale sulla famiglia tradizionale-naturale, è visto come interno e legittimante. Ma è così? Dobbiamo interrogarci: cos’è il fare sociale? Che ruolo ha il corpo dell’uomo o della donna nella naturalità? In che modo possiamo avvicinarci o reinterpretare secondo la nostra testa e il nostro sentire individuale il concetto religioso e formale di “natura”? Riflettiamo. Doreen Valiente scriveva nel suo Charge of the Goddess[3]:

 

“For I am the Soul of Nature, who giveth life to the universe; from me all things proceed, and unto me must all things return; and before my face, beloved of gods and mortals, thine inmost divine self shall be unfolded in the rapture of infinite joy. Let my worship be within the heart that rejoiceth, for behold: all acts of love and pleasure are my rituals. And therefore let there be beauty and strength, power and compassion, honour and humility, mirth and reverence within you”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] William Shakespeare; Macbeth; Act 1 Scene 3

[2]Albert Einstein; What I Believe, Forum and Century; pp. 193-194

[3] visionabile nella sua interessa all’indirizzo www.doreenvaliente.com 

Onorare la Terra

La stagione autunnale e la sua sintonia all’elemento Terra. In che modo possiamo onorarla e quali suggestioni spirituali ci può trasmettere.

di Vivianne Crowley

 

Sono il fresco suolo di Primavera lavato dalla pioggia,

nettare per le narici, in cui tutti i semi fioriscono;

Sono i soleggiati campi d’Estate,

caldi al tocco, letto degli amanti;

Sono il sottobosco in Autunno,

ricoperto di foglie, proteggo ciò che sotto giace;

Sono la terra ghiacciata in Inverno,

sembro arida, ma in me c’è vita.

Vivianne Crowley, Earth Charge

 

Per me, l’autunno è la stagione più in sintonia con l’elemento Terra. Intorno alla nostra casa nella campagna francese, i campi sono stati spogliati del grano dorato dell’estate. La terra è arata e ricca di concime per le colture invernali. Il mais è secco e imbrunito, pronto per essere raccolto. Le foglie sotto ai piedi nei boschi sono anch’esse secche e marroni, e castagne di un marrone inteso sono disseminate qua e là. L’odore della Terra è intenso nelle mattine nebbiose e cariche di rugiada.

 

In autunno è tempo di onorare la Terra

Abbiamo celebrato il raccolto del grano, ora è tempo di celebrare il raccolto dei frutti della Terra. Onoriamo la terra che ci dà ricchezza e abbondanza. La Terra ancora produce abbastanza cibo per la maggior parte di noi, ma man mano che la nostra popolazione cresce, aumenta anche il nostro appetito per il cibo, come le proteine animali che consumano molte delle risorse della Terra e creano gas serra. Diventiamo sempre più coscienti della fragilità dell’economia agricola globale che ci tiene in vita. Ci preoccupiamo della biodiversità dei semi e della diminuzione della popolazione di farfalle e api che impollinano le coltivazioni di cui abbiamo bisogno. Scopriamo che le grandi compagnie hanno preso possesso delle risorse dei semi e cercano di tutelarle e controllarle. L’interconnessione dell’economia globale rende difficile capire cosa possiamo fare come individui pagani o come comunità. È facile sentirsi  tanto impotenti da credere che non si possa fare nulla per cambiare qualcosa.

 

Siamo i figli della Terra

Non tutti i pagani sono eco-pagani. Abbiamo pagani da Tempio e pagani da natura selvaggia. Vi sono alcuni che trovano la loro più alta espressione spirituale da soli sotto le stelle, la luna, o il sole; altri che trovano l’intensità del Divino durante i rituali in un tempio sacro. Non tutti vogliono occupare Wall Street, ma tutti noi siamo figli della Terra, i figli di Gaia. Uno dei fili unificatori del variopinto arazzo che è il paganesimo contemporaneo, è l’amore per la natura e per la Terra. È banale, ma è vero, se vogliamo adorare la natura dobbiamo avere una natura da adorare. Il successo della nostra specie è straordinario su molti livelli, ma a un prezzo alto. La Terra e gli altri esseri che condividono questo pianeta stanno pagando questo prezzo. La perdita del nostro mondo naturale è un disastro per tutte le specie della Terra, ma per i pagani il dolore ha una dimensione dolorosa ulteriore; per noi la terra è un essere senziente con coscienza e volontà.

 

Riparare l’Etere

Un buona notizia che in parte ha dato speranza è stata data qualche giorno fa:  almeno una parte dell’elemento etere inizia a ricostituirsi dal danno che abbiamo provocato. La novità dal World Meteorological Organization e dalla United Nations Environment Programme è che l’attuazione del Protocollo di Montreal del 1987, che prevedeva la cessazione della produzione di gas CFC di refrigerazione e degli spray aerosol, sta iniziando a riparare il danno allo strato di ozono. La cattiva notizia è che i gas atmosferici di serra hanno raggiunto livelli da record.

C’è ancora molto da fare e c’è bisogno di tutta la nostra energia e pressione sui governi affinché qualcosa venga fatto. Quando i problemi sono così grandi, ci sentiamo schiacciati. Se soccombiamo alla mole di problemi reagiremo con il rifiuto, o persino disperazione. Possiamo arrivare anche ad odiare e disprezzare la nostra stessa specie, dimenticandoci che siamo creature di bellezza e ingenuità così come di distruzione.

Canterò per Gaia

Canterò per l’antica Gaia,

Madre di Tutto, più antica della creazione,

Tu che nutri tutti gli esseri del mondo,

tutto ciò che dimora sulla terra,

tutto ciò che nuota nei mari,

tutto ciò che vola –

tutti sono nutriti dalla tua abbondanza.

Attraverso te, siamo benedetti con figli

e con raccolti abbondanti.

Tu hai il potere di dare la vita – e di portarla via.

Dall’ Inno omerico a Gaia, VII sec. AEC

 

Per onorare la Terra possiamo fare rituali per lei, possiamo offrire libagioni per lei, possiamo lasciare regali o offerte nei suoi luoghi sacri. Tutti questi atti di devozione ci ricordano ciò che è importante e sacro e ciò che apprezziamo. E come i nostri antenati pagani hanno fatto, possiamo cantare per lei. Ma possiamo trasformare la devozione in azione. Possiamo onorare Gaia attraverso le scelte che operiamo riguardo all’energia che usiamo, il cibo che mangiamo, i beni che compriamo, e le organizzazioni che supportiamo. Rendere verde il pianeta renderà verde anche il nostro spirito. Fare le scelte giuste ci da energia e potere. Quando ci sentiamo potenti abbiamo il coraggio di agire e di fare di più. Creiamo una spirale in cui un’azione ne ispira un’altra.

 

Trovare rifugio nel piccolo

i_ching_09_hsiao_chu Ciò che spesso mi viene in mente quando penso a queste cose, è l’antico sistema di divinazione e filosofia cinese I Ching, il Libro dei Cambiamenti. L’esagramma 9 dell’I Ching è Hsiao Ch’u. I vecchi testi inglesi lo traducono come “Il Potere Addomesticante del Piccolo”. Testi più recenti parlano di “Attenzione al dettaglio” o “Piccolo raccolto”. Appare spesso quando siamo in una condizione di debolezza e abbiamo bisogno di di focalizzarci sui piccoli cambiamenti che accumuliamo per raggiungere l’obiettivo che cerchiamo. Quando dobbiamo raggiungere la sostenibilità per il nostro pianeta, se tutti noi facessimo dei piccoli cambiamenti, ne otterremmo uno più grande. Bisogna anche dire che quando il viaggio è lungo, può essere difficile iniziare, quindi iniziamo con piccoli passi – e andiamo avanti.

 

Azione collettiva

All’Equinozio molti di noi nel mondo si recheranno a New York, Rio, Bogota, Santiago, Amsterdam, Parigi, Londra, Madrid, Roma, Milano, Berlino, Varsavia, Delhi, Melbourne, e in altre grandi città e piccoli centri nel mondo per il People’s March Against Climate Change per dimostrare che le persone ordinarie vogliono agire per il cambiamento climatico. Chi di noi abita in una democrazia dove le manifestazioni pubbliche sono permesse sono in una posizione invidiabile. Molti altri non possono protestare, non possono avere voce così, noi che possiamo, dobbiamo parlare anche per loro. Ma camminare per Gaia non è sufficiente. Possiamo operare cambiamenti nel nostro stile di vita, e possiamo anche persuadere gli altri. Le parole possono essere potenti ma le azioni simboliche come i rituali di una comunità  possono essere d’ispirazione per gli altri. In quanto pagani, possiamo usare ciò che ci riesce meglio, perciò facciamo dell’autunno la stagione della Terra e con le parole, le azioni, le canzoni e i rituali muoviamo con gli altri qualche piccolo passo avanti.

 

 

traduzione di Valentina Ferracioli

 

 

Il cambiamento climatico? – Il sole che brucia, l’urlo dell’uragano

Il sole che brucia, l’urlo dell’uragano – che cosa possiamo fare per il cambiamento climatico?

di Vivianne Crowley

Io sono il sole che brucia, l’urlo dell’uragano,

la terra che trema e l’oceano in piena,

l’arido deserto e la calotta di ghiaccio che si scioglie,

le acque che aumentano, l’incendio boschivo,

il fiume prosciugato, l’erosione del dirupo.

 

Quando pensiamo al Divino nella Natura, pensiamo alla sua bellezza – la terra verdeggiante e la candida luna fra le stelle – ma la natura può essere sia spaventosa che bella. I nostri antenati veneravano la natura perché la temevano e la adoravano, poiché sapevano di essere totalmente dipendenti da qualcosa di molto più potente di loro. Nei rituali pagani contemporanei, noi addomestichiamo gli elementi. Il sole diventa una candela; la terra una ciotola di terra; il vento diventa incenso; mari e fiumi una ciotola d’acqua. Isolati dagli elementi nelle nostre case di città, è facile dimenticare che le forze naturali possono schiacciarci e distruggerci. Ci illudiamo di poter controllare la natura; ma non possiamo ordinare alle pioggia di cadere, al sole di brillare e al vento di non spirare.

 

La paura può essere buona

Negli ultimi anni, in ogni parte del mondo abbiamo assistito alla forza della natura nelle inondazioni, negli incendi boschivi, nei terremoti, nelle valanghe e negli uragani. Da bambina ho sempre amato le tempeste. Quest’inverno, mentre il vento sradicava le radici degli alberi nel nostro terreno abbattendoli sulla casa dei nostri vicini, per la prima volta ho avuto paura dell’elemento aria. Ma la paura può essere positiva se ci fa rendere conto che qualcosa sta accadendo. Tutto non è più come prima. I gas serra creati dall’attività umana stanno causando il riscaldamento dell’atmosfera del nostro pianeta. I climi esistenti sono stati turbati e stanno diventando più estremi.

 

Le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto livelli senza precedenti

Alcune parti del pianeta stanno perdendo la quantità di precipitazioni necessaria per sostenere l’agricoltura; in altre parti, l’aumento del livello del mare rende la terra inabitabile. I problemi ecologici non sono nuovi. Da quando la nostra specie ha imparato ad accendere il fuoco, abbiamo influenzato il nostro ambiente in peggio. Ma ora il problema è aumentato esponenzialmente. La World Meteorological Association e l’Intergovernmental Panel on Climate Chenge delle Nazioni Unite hanno riportato questa primavera (IPCC 2014) che le emissioni sono aumentate più velocemente tra il 2000 e il 2010 rispetto alle tre decadi precedenti.

 

I politici hanno ceduto all’arresto del riscaldamento globale

Gli sforzi della politica internazionale si stanno concentrando ora sul mantenimento stabile della temperatura a due gradi Celsius al di sopra delle norme precedenti. Per raggiungere questo obiettivo, entro la metà del secolo dovremo abbassare l’emissione globale dei gas serra del 40-70% rispetto al 2010. I paesi occidentali producono la maggior parte dei gas serra, ma le emissioni dei paesi in via di sviluppo stanno aumentando nel tentativo di raggiungere gli standard dell’occidente. Ciò significa che noi ad Occidente dovremo consumare meno risorse mondiali se vogliamo raggiungere una sorta di stabilità globale.

 

Come sopra, così sotto

La magia della terra è un approccio, ma la magia necessita di connessioni con il piano materiale. Il modo più semplice per guarire la terra è di cambiare il comportamento umano. Il micro-livello è il punto più facile da cui iniziare – noi stessi. Le scelte che facciamo ogni giorno sono come onde in uno stagno. Ogni cambiamento culturale inizia da individui che anticipano lo zeitgeist. Coloro che hanno vissuto negli anni ’70 si ricorderanno che solo gli hippy e gli über-geeks si preoccupavano del cambiamento climatico. Cinquanta anni dopo, abbiamo il protocollo di Kyoto e altri accordi internazionali. Per quanto imperfetti possano essere, essi mostrano come la volontà di agire stia prendendo piede.

 

Possiamo ottenere molto focalizzandoci sulle grandi fonti di emissioni

La più grande fonte di emissioni è l’energia; la seconda è l’agricoltura, la selvicoltura e lo sfruttamento del suolo (AFOLU); terza la produzione industriale; e la quarta i trasporti (IPCC, 2014).

IPCC2014

Fonte: IPCC (2014)

 

Possiamo aiutare a ridurre il riscaldamento globale in base a come riscaldiamo o raffreddiamo le nostre case, cosa mangiamo, cosa compriamo, e come viaggiamo. Qui ci sono cinque modi per iniziare.

  1. Energia:  Consumiamo meno – spegniamo il riscaldamento e l’aria condizionata, spegniamo le luci e gli apparecchi quando non li usiamo. Scegliamo fonti di energia ecologiche – molti paesi hanno mercati energetici competitivi. Fate un contratto con il fornitore di energia che usa le risorse più ecologiche.
  2. Cibo: Mangiate meno e meglio – comprate prodotti locali che non necessitano di trasporti internazionali, riduciamo il consumo di proteine – mangiate meno carne o non mangiatela, coltivate verdure – cresceranno rigogliose anche in un vaso sulla finestra.
  3. Consumo della merce: Comprate meno, comprate prodotti locali, comprate l’usato, diventate fan di e-Bay.
  4. Trasporti : Camminate invece di andare in macchina, andate in bicicletta invece di guidare, comprate localmente e online al posto di guidare fino ai centri commerciali, prendete il treno, se dovete volare scegliete linee aeree che abbiano un’offerta compensativa.
  5. Investire e donare: Investite alcuni risparmi in sistemi che finanziano attività ecologiche; donate alle organizzazioni che sfruttano l’energia solare e le altre energie rinnovabili. Le piccole donazioni si sommano se migliaia di persone le fanno.

Premete i tasti giusti

Nel livello di mezzo delle comunità, dobbiamo persuadere gli altri ad agire. Potrebbero non reagire parlando animatamente di Gaia, ma le persone sono interessate a come risparmiare soldi – riducendo il consumo di energia, al benessere e al perdere peso – scegliendo cibi migliori e i trasporti, e a come vengono visti dagli altri. Qui ci sono 5 cose che possiamo fare:

  1. Gruppi magici e spirituali: Quando facciamo magia, possiamo fare qualcosa per il pianeta? Come quando compriamo candele gialle per un intento solare, possiamo incoraggiare i nostri membri a donare a una charity per l’energia solare?Possiamo portare prodotti locali e fatti in casa da condividere ai sabba, condividere un’auto o viaggiare sui trasporti pubblici per andare agli eventi, incoraggiare gli organizzatori a rendere ecologico il nostro festival preferito?
  2. Lavoro: Le aziende e le organizzazioni pubbliche amano le credenziali ecologiche – vanno a vantaggio della loro immagine – e amano risparmiare soldi. C’è un gruppo per la sostenibilità che promuova politiche e pratiche ecologiche? Se non c’è, possiamo persuadere i nostri datori di lavoro a crearne uno?
  3. Vicinato: C’è un gruppo per la sostenibilità nel nostro condominio o vicinato? Possiamo collaborare con i vicini per tagliare le spese del condominio, per creare orti nei giardini comuni, per monitorare i bambini affinché vadano a scuola a piedi o in bicicletta piuttosto che in macchina?
  4. Scuole e università: Gli edifici pubblici consumano tantissima energia. La scuola o il liceo dei nostri figli o nipoti ha un gruppo per la sostenibilità? Informano i giovani riguardo al cambiamento climatico?
  5. Social network: I social media possono essere dei grandi influenzatori. Condividiamo informazioni e idee, e promuoviamo prodotti, corporazioni, amministrazioni, e iniziative amiche dell’ambiente.

Abbiamo più influenza come insider che come outsider

Su un macro-livello, tutti i partiti politici possono essere ecologici – che siano di destra o sinistra – se pensano che possa importare agli elettori. Firmiamo per il partito che più è compatibile con la nostra visione della società e facciamo pressione per una politica ecologica. Non è solo questione di politica nazionale e internazionale. I politici locali possono promuovere piani ecologici per i trasporti pubblici, per la gestione dei rifiuti, per la costruzione di edifici, e per usare i soldi dei contribuenti nella pubblica amministrazione. Influenziamoli perché facciano le scelte che vogliamo.

 

Possiamo sostenere l’azione del cambiamento climatico con la magia, i rituali e la preghiera

Agire sul cambiamento climatico è difficile, ma la nostra spiritualità pagana può ispirarci e sostenerci. I nostri dei sono gli dei di questo mondo e vogliamo che si sviluppi e che sia ancora qui nell’avvenire. Siamo sacerdoti e sacerdotesse di Gaia. ServiamoLa nel Suo momento del bisogno.

 

Link utili

Reduce your carbon footprint: www.carbonfund.org/reduce

Eco-investing: http://en.wikipedia.org/wiki/Eco-investing

Greening small business: www.epa.gov/osbp/pdfs/smart_steps_greening_guide_042101.pdf

Healthy Schools Campaign: http://www.healthyschoolscampaign.org/about/