L’anima della psicologia o la psicologia senz’anima

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[revisioni dell’introduzione del testo “La psicologia esosterica” di Davide Marrè -ed Xenia]

Negli ultimi cento anni il termine psicologia (dal greco psyché (ψυχή) = spirito, anima e da logos (λόγος) = discorso, studio), come studio dello spirito e dell’anima, è profondamente mutato, adeguandosi alle nuove prospettive scientifiche e alla loro metodologia. La psicologia nel mondo contemporaneo non è più lo studio dello spirito, ma piuttosto lo studio dei meccanismi che regolano le funzioni mentali, siano esse cognitive (memoria, intelligenza, percezione, ecc.), dinamiche (istinto, pulsione, attaccamento) o comportamentali. La psicologia non è più una disciplina dello spirito, ma della mente, intesa come il luogo dove questi fenomeni hanno luogo, mentre lo psicologo è colui che studia questi fenomeni applicando il metodo scientifico.

Non c’è dubbio che l’approccio scientifico alla psiche abbia dato frutti importanti, ma allo stesso tempo ha relegato un’intera disciplina nell’ambito di una prospettiva unica, appunto, quella della scienza che ha come oggetto ultimo il cervello, il suo funzionamento e l’espressione della sua attività, la “mente” appunto. I cosiddetti psicologi, quelli che si iscrivono al rispettivo albo, non sono affatto scienziati dell’ “anima” o studiosi dell’ “anima” (in greco psyché) essi sono piuttosto dei moderni frenologi (da phrén, mente in greco). Sfortunatamente questo termine è legato a quella pseudoscienza, la frenologia che ha costretto gli scienziati della mente ad appropriarsi di un termine psiche che nella tradizione classica corrisponde a un concetto di ‘anima’, più o meno smaterializzata. Per questo stesso motivo gli psichiatri sono piuttosto neuroiatri, essendo l’obiettivo odierno e costante della loro disciplina quella di associare le patologie della mente, del phrén, ad uno scompenso biochimico dei neuroni, come accade con patologie come la schizofrenia.

L’ambito naturale dove aleggia la psiche, infatti, non è la psicologia scientifica, ma piuttosto le religione, la spiritualità, le tradizioni misteriche ed esoteriche. Disquisizioni sull’anima e sullo spirito, non possono essere relegate nel buio. Il sapere simbolico e segreto degli antichi, che pure si occupavano dell’ “anima”, intesa diversamente da una “mente” prodotta dal cervello, ma come quell’essenza immateriale e numinosa che è il fondamento dell’essere umano e della sua consapevolezza, deve essere recuperato. Questo solo può consentire alla psicologia di sopravvivere come disciplina dei mondi interiori in cui l’anima è presente e compie il suo viaggio: un ambito della religione, della spiritualità e del sapere misterico, non certo una scienza. Questa psicologia ‘non scientifica’, questa psicologia della anima, è una delle basi della pratica del counseling che si nutre anche di altre discipline – quali la filosofia, la pedagogia, l’antropologia, la sociologia.

E’ quindi tanto più necessario tracciatre un distinguo tra la neuroiatria e la moderna frenologia che il mondo accademico e non chiama comunemente e rispettivamente pischiatria e psicologia scientifica e la psicologia, quella vaga disciplina dell’anima, che ha poco a che fare col metodo cartesiano e la res extensa.

La psicologia junghiana, la psicosintesi, ma talvolta anche anche la psicanalisi freudiana, la cui scientificità è messa spesso in crisi da tutti gli altri ambiti sperimentali della psicologia, ci mostrano molto bene come essi siano approcci diversi ad una materia che spesso è la medesima delle discipline spirituali ed esoteriche. Si tratta di uno sconfinamento della scienza nel campo dell’anima, qualcosa che per sua natura non può essere studio dell scienza. L’oggetto (o meglio il soggetto) delle filosofie occulte, che stentiamo a chiamare magia, visto il discredito in cui è caduta questa disciplina nel nostro tempo, grazie alla ciarlataneria di certi personaggi, è infatti il medesimo: l’anima, lo spirito. Cambiano le visuali e soprattutto i risultati. Se il risultato principale di una psicologia (frenologia) che si sviluppa in un ambito medico, cioè scientifico, è quello di dare vita ad una terapia, come la terapia psicanalitica, nel caso di Freud, una psicologia esoterica, una psicologia dell’anima e una relazione di ‘counseling’ che non parte dal progetto di verità proposto dal metodo scientifico, sia esso descrittivo o sperimentale, ha come obiettivo la guarigione spirituale, intesa come percorso soggettivo ed individuale che preserva oppure salva la persona dal malessere interiore.

Se da una parte abbiamo detto che la psicologia scientifica e la psicologia spirituale ed esoterica ci offrono interpretazioni differenti, schemi di lettura diversi, dobbiamo quindi anche dire che possiamo decidere quale di queste discipline sia più utile per la risoluzione dei nostri problemi, cercando però di non confonderle. Questo può avvenire solo se abbiamo ben chiaro che cosa sia la scienza e che cosa siano invece la spiritualità, la religione e l’esoterismo stesso a cui una parte della scienza ha cercato di sostituirsi con metodi che ricordano più le pratiche dei santuari pagani dell’antichità (dove i sacerdoti interpretavano i sogni) che la pratica del metodo scientifico.

Purtroppo la confusione dei termini e del linguaggio ha portato l’esoterismo a psicologizzarsi e una certa psicologia ad uscire fuori dal campo della scienza, rendendo a tutti gli effetti alcuni professionisti dei ladri d’ ‘anima’ e spesso di ‘anime’. Il ritorno a dei distinguo può essere auspicabile nel momento in cui esiste la consapevolezza della profonda diversità che passa tra un approccio spirituale / esoterico e un approccio scientifico all’uomo.

L’esoterismo è un termine che indica quelle dottrine di carattere segreto i cui insegnamenti possono portare non tanto alla “verità”, ma ad un’interpretazione personale di una verità che già sta in noi e che risiede in quella dimensione che noi chiamiamo spirito. Mentre la scienza diversamente si propone di giungere ad una descrizione precisa della realtà del mondo delle cose per giungere ad una verità che sia universalmente condivisa.

Una psicologia esoterica non si fonda certamente su quest’ultimo presupposto, quello dell’universalità, ma proprio sul contrario quello dell’infinita possibilità interpretativa rispetto alla verità del mondo interiore. Q differenza di una terapia psicanalitica essa non tenta una terapia dell’interpretazione, basata su un modello, ma un percorso di guarigione, in cui all’interpretazione è sostituita l’esperienza viva dei simboli che sono in definitiva impossibili da interpretare perché già immagini interiori di una dimensione che non appartiene al mondo delle cose, ma del soggetto che li incontra, per esempio in un sogno e in un rituale.

Chiederci se i demoni delle discipline esoteriche e della religione siano quindi complessi psicologici rimossi che fanno parte del nostro inconscio e che ci tormentano, o se gli angeli rappresentano i nostri ideali più alti, oppure se gli spiriti della natura siano rappresentativi di alcune nostre qualità, nell’ottica della psicologia esoterica non ha nessun senso, perché sarebbe già un atto interpretativo. Il demone o l’angelo sono già simboli (e persino l’uomo stesso è un simbolo), modi in cui la verità dello spirito, della nostra essenza ci si consegna, con un messaggio che non può essere decifrato attraverso il logos, la ragione. Allo stesso modo pensare che nevrosi e psicosi siano originate da entità nefaste, come propone un certo esoterismo di maniera, o che la percezione di forze spirituali avverse non sia niente altro che la manifestazione di una nevrosi, come fa una psicologia altrettanto di maniera, sarebbe come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Esiste quindi la necessità di determinare una psicologia che sia più affine al linguaggio esoterico,  ricondurre una certa psicologia alla casa dello spirito, che integri alcuni elementi della psicologia dinamica, senza tuttavia creare sovrapposizioni. Chiameremo questo terreno di confine, ancora interno in realtà all’esoterismo, “psicologia esoterica”.

Lungi quindi dal determinare quindi se uno “spirito”, sia un complesso psicologico, come lo intendeva Jung, o un’entità dotata di un’individualità e di un’autonomia come potremmo pensarla in un’ottica animista, la psicologia esoterica non può che rispondere al problema con un sonoro: non importa!

L’approccio in questo caso può essere squisitamente empirico, proprio come empirica fu la psicologia delle origini nella formulazione di William James. Ciò che percepisco è reale e il piano interpretativo deve essere, almeno inizialmente, accantonato.

Nell’esperienza spirituale e quindi anche nell’esperienza degli “spiriti”, delle energie, delle forze che animano il Cosmo, siano esse una sensazione, un segno, o una manifestazione tangibile, dobbiamo porre al centro l’uomo che fa questa esperienza e l’anima che di questa esperienza è oggetto, salvando innanzitutto la percezione dell’esperienza, sempre soggettiva. Integreremo questa percezione con un atteggiamento che più che psicologico in senso tecnico dovremmo piuttosto definire esistenziale. Cercare continuamente significati occulti o interpretazioni ai fenomeni in cui si entra in contatto esplorando il mondo interiore e che vengono a volte definiti, per certe caratteristiche, soprannaturali, non è produttivo. Al contrario spesso nel tentativo di interpretare non facciamo che ridurre l’esperienza, razionalizzarla, soprattutto perché la maggior parte di noi non possiede, almeno all’inizio, quei riferimenti essenziali che sono alla base dell’esperienza.

Ben prima che delle risposte infatti, il contatto con le forze sottili che ci circondano, suscitano altre domande. Queste domande sono la chiave per comprendere le esperienze interiori e per trasformare il persocorso di una psicologia di questo tipo anziché in terapia, in crescita personale e guarigione spirituel. Questa è “psicologia esoterica”, il portare ad una disposizione d’animo che sia simile a quella dell’iniziato che si trova davanti alla domanda. L’importanza non sta in realtà nel “pensare” la risposta, ma nel viaggio di ricerca. La ricerca del Graal conta ben più del trovare il Graal, e una volta compreso questo autenticamente, il Graal appare senza essere pensato.

Di fronte a un sogno o ad una visione, non ci dobbiamo chidere subito che cosa vuol dire, né perché questo o quel simbolo visto in sogno sono apparsi. La domanda fondamentale non è questa, ma è piuttosto perché ho fatto o ho cercato questa esperienza in quel dato momento. Non è detto che si trovi subito una risposta, ma certo è che non andrò a dare un significato immediato alle immagini e alle parole, semplicemente mi focalizzerò su di esse, le lascerò agire. I simboli hanno un loro potere indipendente dalla razionalizzazione, da qualsiasi interpretazione: questo, a differenza di quanto avviene in un’analisi, deve essere l’altro pilastro della psicologia esoterica che in questi anni ha dato prova di se in una serie di lavori di settore che si sono occupati degli ambiti più disparati dello spirito, dalla reincarnazione, al channeling, all’ecospiritualità.

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